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L’ ascesa dei Romanov e Alessandro I

Nel XVIII secolo Pietro il Grande  estese e trasformò in un impero l’ antico principato  Moscovia portando la Russia tra le grandi potenze europee, seguito dal regno  di  Caterina II che ne continuò l’ opera istituzionale e con l’ ascesa della dinastia Romano. si espandeva il dominio  dell’ impero con l’esercizio del potere assolutista zarista nella lunga storia russa.

Paolo I

Alla morte di Caterina  la Grande. il figlio Pavel Petrovič Romanov salito al trono come lo zar Paolo I di Russia  nel 1796, diversamente dalla madre esercitò il potere  dispotico anche sull’aristocrazia di corte se non mostrava assoluta fedeltà, come i sospettati di aver partecipato alla congiura di Caterina nel 1762 per prendere il potere finita con l’assassinio del padre Pietro III che celebrò solennemente trasportando le spoglie dalla chiesa di Aleksandr Nevski nella cattedrale di Pietro e Paolo, mentre fece violare la tomba dell’amante  e fido consigliere della madre che partecipò alla congiura Grigory Potemkin. Fin dall’ inizio e per tutto il suo regno  si manifestò sempre di più la singolare personalità e reputazione di Paolo I  dall’ imprevedibile assolutismo autoritario e tra le prime iniziative,  per limitare il potere l’ aristocrazia e nobiltà russa della Dvoryanstvo, venne esautorata dalle cariche amministrative e con un editto Ukaze nel 1797 ne ridusse l’influenza sul lavoro forzato dela servitù della gleba Serfdom cercando di migliorarne le miserabili condizioni, tentando poi di riformare i codici e l’ organizzazione nell’ esercito dell’ armija imperiale estromettendo tutti gli ufficiali fedeli a Caterina anche dalla potente Guardia Reale di Palazzo Leyb. Inizialmente aderì con gli altri regni europei nella seconda coalizione contro la rivoluzione francese, ma con l’ ascesa al potere di Bonaparte in Francia e l’ inizio dell’ era Napoleonica dal 1801 divenne ostile all’ Inghilterra  progettando una grande offensiva assieme ai francesi contro l’ Impero Britannico con l’ inviò un contingente di cosacchi guidata dall’ atamano Matvej Platov per un spedizione in in India  senza esiti, ma questa ed altre imprevedibili iniziative, per le potenze europee dell’ epoca mise l’ impero russo dello zar Paolo al centro delle attenzioni internazionali.  Nel frattempo ad est il kartl-k’akhetis samepo, o regno di Kartli-Kakheti  islamico nel territorio della Georgia governato dalla dinastia persiana dei  Qajar, divenne  protettorato russo con il trattato di Georgievsk nel 1783 e poi con l’ invasione dell’ esercito imperiale culminata nella vittoriosa battaglia di Krtsanisi combattuta nei pressi di Tiblisi nel  1795, vi fu la completa annessione della Georgia all’ impero russo. L’imprevedibile  esercizio del potere, le riforme tentate per scardinare quelle della madre Caterina in Russia, le varie vicende belliche e diplomatiche nel regno di Paolo I, alimentarono il risentimento mai sedato della nobiltà e dell’esercito nei suoi confronti e nel 1801 venne deciso di porre fine al suo potere con una congiura ordita da alcuni fedeli di Caterina ed altri divenuti  protagonisti del periodo succesivo. Il principe Platon Zubov,  favorito ed ultimo amante di Caterina ed entrato nella corte di Paolo ne fu uno degli ispiratori con il fratello Nikolaj, assieme all’ altro nobile di origine tedesca Von Pahlen divenuto generale  dell’armata imperiale russa  tra i congiurati,  assieme al compatriota generale  Von_Bennigsen, alla congiura  aderì anche il diplomatico e vice cancelliere Panin, il generale georgiano veterano delle guerre contro l’ impero ottomano Yashvil e l’ ammiraglio di origine  spagnola Josep de Ribas y Boyons al servizio della marina russa noto come Deribas e iI velato appoggio dell’ ambasciatore britannico a Pietroburgo Whitworth. Con la complicità della guardia reale i congiurati si recarono di notte nella sua residenza imperiale di Mikhailovsky a Pietroburgo cercando di costringerlo ad abdicare e lo uccisero ponendo fine al regno di Pavel Petrovič Romanov e quella notte nel palazzo era anche suo figlio Aleksándr Pávlovich che senza prevederne l’ assassinio aveva dato il suo consenso alla detronizzazione, divenendone il successore come Alexander I  di Russia.

Alessandro I

Come il fratello minore e principe  Konstantin anche Il giovane zarevič Aleksándr Pávlovich, salito al trono come  Aleksàndr I, era stato cresciuto ed educato nella corte della sua celebre nonna  Caterina  la Grande e da lei prese parte dello spirito che lo accompagnò durante il suo regno, come precettore ebbe lo studioso svizzero  Frédéric-César de La Harpe, tra gli illuministi alla corte di Caterina e da La Harpe il futuro zar ne apprese le idee,  come tutore militare l’ anziano feldmaresciallo Nikolay Saltykov che lo  fu anche del padre e i suoi fratelli, mentre la sua educazione religiosa fu affidata il prelato ortodosso Andrej Afanasevič Samborskij. Nel 1793 sposò giovanissimo la principessa tedesca Luisa Maria di Baden ribattezzata a corte Elisaveta Alekseevn e per loro venne edificata la reggia nel palazzo di  Alexander su progetto del celebre architetto italiano tra i protagonisti del neoclassicismo russo Quarenghi, terminato nel 1796 poco a sud di Pietroburgo nella città imperiale di  Tsarskoye_Selo. Nel 1801, subito dopo la congiura con l’assassinio del padre Paolo I, Il giovane Aleksandr Pavlovič Romanov ne venne nominato successore come il nuovo  lo zar Aleksandr I  di Russia, come primo atto per riformare il vecchio sistema di governo istituì  un suo privato Komitet  che, per la sua formazione illuminista avrebbe  dovuto trasformare il potere assolutista in una monarchia costituzionale. Il Comitato Privato era costituito dai più fedeli amici di Alessandro come l’ ucraino Viktor Pavlovich conte di Kochubey poi nominato principe e ministro, l’altro nobile Nikolay Nikolayevich conte di  Novosiltsev, del titolo di aiutante generale dello Zar venne  poi insignito  il militare Pavel Alexandrovich di Stroganov e come ministro degli esteri il principe di antica casata lituana Adam Jerzy di  Czartoryski. Alla cerchia dei suoi fidi consiglieri si aggiunse poi il liberale Mikhail Speransky che, assieme a varie riforme progressite per l’ epoca con lo zar e gli altri ministri, fu tra i promotori della grande riforma di governo di Alexander con l’ abolizione della vecchia istituzione amministrativa ministeriale dei dodici Collegium sostituiti con più moderni nuovi ministeri riuniti in un Consiglio dei Ministri  presieduto dallo Zar  e  il Consiglio dello stato Gosudarstvennyy sovet per l’attività legislativa, affiancato da una Corte Suprema  presieduta da un Prokuror come  procuratore generale che legava il potere del sovrano al  Senato , ma nella nuova costituzione le leggi non furono poi codificate nel corso del suo regno. Nella sua visione moderatamente liberale dello stato, lo zar illuminato desiderava prima di tutto riformare le miserabili condizionei della servitù della gleba russa Serfdom e fin dall’inizio del suo regno cominciò ad estendere il diritto alla proprietà della terra ai sudditi anche a quelli della servitù statale stabilita con l’  istituzione della Gosudarstvennye krestiane e nel 1803 creò la nuova categoria degli  svobodnyy fermer per i contadini  liberati dai padroni, ma la piaga della servitù servile venne  abolita solo nel 1861 con la riforma dell’ Emancipazione nota come la  Krest’janskaja reforma del suo discendente Aleksandr Nikolaevič Romanov, salito al trono  di Russia come  Aleksandr II.

La coalizione contro Napoleone

Nel frattempo dilagavano in Europa  le guerre napoleoniche  iniziate dalle monarchie  assolutiste,  prima contro la repubblica proclamata in Francia dopo la rivoluzione del 1789 e poi contro il primo Impero_francese fondato da Napoleone Bonaparte,  inizialmente lo zar aderì alla neutrale  lega del Nord  assieme alla Prussia, Svezia, Danimarca e Norvegia durata solo anno fino ai conflitti tra i regni nel 1801, raggiungendo un’ intesa con la Francia di  Napoleone che gli appariva come uno stato moderno intriso di quel liberalismo che ammirava per la sua formazione illuminista. Ben presto l’ammirazione per Napoleone venne a mancare per essersi rivelato un tiranno come venne descritto dal suo vecchio  precettore e consigliere Frédéric-César de La Harpe,  Le relazioni con la Francia vennero interrotte e Alessandro divenne uno degli oppositori al’ espansionismo napoleonico. Nel 1804 si alleò nella Terza_coalizione con gli imperi austriaco e britannico oltre la Svezia e altri regni per la guerra culminata nella  battaglia di Austerlitz  combattuta in Moravia il due dicembre del 1805 con la vittoria della Grande_Armèè napoleonica  che si scontrò  con la coalizione dell’ armata austriaca comandata dal generale Von Weyrother e quella imperiale russa guidata da Michail Illarionovič Kutuzov, lo stesso celebre generale Kutuzov che poi fu protagonista della vittoria contro i francesi nella disastrosa disfatta alla fine della campagna di RussIa .

Le guerre ottomana e persiana

Dopo la sconfitta della Terza Coalizione ad Austerlitz, su incitamento del vittorioso impero francese napoleonico, il sultano turco  Selim III, fece deporre i governi filo russi di Valacchia e gli altri territori orientali della Moldavia riducendoli a vassalli e i russi combatterono contro l’espansionismo dell’ impero ottomano ad ovest  dal 1806 nella la guerra con la Turchia. Venne combattuta per sei anni con alcune  battaglie ed alterne vicende  finita  nel 1812 con il trattato di Bucarest ove gli ottomani rinunciarono alle pretese sulla regione Zakavkazye nella Transcaucasia e quella occidentale già annessa all’ impero russo all’ inizio del secolo della Georgia, mentre iturchi mantennero il controllo sul territorio georgiano di popolazione armena dell’ Akhalkalaki, sull’ estremità  costiera orientale del Mar nero con il porto e la città di Poti  e nel limitrofo Krasnodarsky kray quello attorno all’ altra città costiera di Anapa. Nello stesso periodo il regno iraniano della dinastia Qajar iniziò il conflitto per espandere i controversi confini settentrionali sulla Georgia  , iniziato con la reazione russa  nell’ offensiva sul  Kanato azero di Ganja  o Gəncə xanlığı nella regione del Caucaso meridionale  conquistato dopo l’ assedio e la battaglia di Ganja nel 1804, dando inizio a quella che fu la vittoria russa nella  seconda guerra Persiana. Ancor più della contemporanea guerra contro gli ottomani, si trascinò per nove anni fino al 1813 e con il trattato di Gulistan  gli sconfitti persiani furono costretti a cedere l’ antico territorio caucasico del Dagestan ad est della Georgia russa e gran parte dell’altra storica  regione  che per la sua popolazione venne chiamata Azerbaijan.

La campagna di Russia

Mentre parte dell’ armata di Alessandro era impegnata nelle guerre ad est, iniziava   l’invasione francese dell’ impero nel 1812 con la campagna di Russia, la Grande Armée napoleonica avanzò rapidamente affrontata dall’ esercito imperiale nel sanguinoso  scontro della Moscova, meglio noto come la battaglia di  Borodino per essere combattuta nei pressi dell’ omonimo villaggio. Poco dopo gli eserciti si affrontarono nell’ altra violenta battaglia di Smolensk anch’essa vinta dai francesi con la distruzione della città incendiata dai russi prima della ritirata che riuscirono così a riorganizzarsi e due giorni dopo la retroguardia per contenerne avanzata si scontrarono ancora nella  battaglia di Valutino  sulla sponda settentrionale del fiume Dniepr, finendo  annientati dall’ armata napoleonica guidata dal maresciallo Michel Ney. A settembre quella che sembrava l’ incontenibile avanzata francese raggiunse Mosca e mentre entravano in città il governatore Fyodor Vasil’evic conte di Rostopchin fece minare ed esplodere diversi edifici, scatenando quello che è ricordato il grande incendio di Mosca del 1812, Napoleone vi rimase per un mese  spostando poi l’ armata nel territorio sud occidentale del  Kaluga  inseguendo l’ esercito russo ritirato che lo arrestò cadendo nel trucco strategico del generale Kutuzov e costretto a ritirarsi nei territori ove i russi avevano  distrutto gran parte dei centri di rifornimento adottando la tattica della terra_bruciata. Degli oltre seicentomila che avevamo invaso la Russia la Grande Armée napoleonica ne perse trecentottantamila morti  in gran parte di fame e stenti oltre che nelle battaglie con dall’ Armiya dell’ esercito imperiale russo e nella guerriglia della milizia contadina assieme alle incursioni dei cosacchi,   almeno centomila catturati  in quella che passò come la grande disfatta di Napoleone nella campagna di Russia che, come altri prima e dopo che ne tentarono l’ invasione, non aveva tenuto conto anche dell’ insidioso generale inverno che finì di sterminarne  l’armata. Inesorabilmente inseguita dall’ esercito imperiale comandato dal generale Kutuzov la ritirata continuò verso Smolensk ove i francesi vennero attaccati subendo altre gravi perdite nella battaglia di Krasnoi a metà novembre e, ridotti a meno di trentamila stremati soldati, alla fine del mese attraversando il fiume Berezina in Bielorussia  si scontrarono ancora con i russi che li inseguivano nell’ ultima  battaglia della Beresina  da dove i sopravvissuti della potente  Grande Armée riuscirono finalmente a lasciare il suolo russo. Dopo la vittoria nella  disastrosa campagna di Russia francese , lo zar Alexander I venne celebrato come il grande difensore della terra e il popolo russo, mentre l’ impero britannico e la monarchia austriaca, fin dal congresso di Vienna per ristabilire l’ ordine europeo dopo la disfatta napoleonica, cercarono di contenere la crescente potenza russa che aveva reso come vassallo il nuovo Regno del Congresso in Polonia costringendo lo zar a concederne l’ indipendenza.  Dopo altre vicende il  sovrano, che rimaneva per il suo popolo Alessandro  difensore della Madre Russia,  nel 1825 con la famiglia e la corte  si trasferì nella regione di Rostov a Taganrog e, dopo un viaggio i Crimea ammalato di tifo, nel dicembre dello stesso anno  lasciò questo mondo e il suo trono ai posteri.

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