
L’Arte Giapponese: Un Viaggio Tra Storia, Estetica e Tradizioni
L’Arte in Giappone: Le Radici dello Shintoismo e del Buddhismo
La storia dell’arte giapponese è profondamente intrecciata con la sua antica cultura e le tradizioni, in gran parte radicate nello Shintoismo, che ne costituisce il fondamento etico e religioso, espresso attraverso i monumentali e decorati santuari Jinja. A ciò si aggiunge l’influenza del Buddhismo giapponese, che ha lasciato in eredità suggestivi templi e monasteri, spesso coesistenti con i santuari Jinja in un sincretismo Shinto-Buddhista. L’estetica nipponica si è manifestata in tutte le varie arti tradizionali e nella ricca letteratura.
L’Arte Giapponese nei Santuari Jinja
L’arte giapponese si è espressa nei santuari Shinto, sorti nei secoli in tutte le regioni del Giappone. I venerati Jinja hanno mantenuto il monumentale e decorato aspetto dello stile Shinto tradizionale, solitamente circondato dal recinto Tamagaki. Al sacro spazio si accede attraverso il più grande portale Torii, da dove inizia la via che prosegue con il percorso del Sandō, segnato da numerosi e minori cancelli rossi Torii con iscrizioni, fino alla fonte per le abluzioni rituali chōzu, ospitata nel padiglione Chōzuya. I sentieri del giardino interno sono decorati dalle tradizionali lanterne in pietra Tōrō, assieme alle sospese kaitomosh di metallo e le kondō-dōrō in bronzo, per il padiglione Maidona che ospita la sala della tradizionale danza cerimoniale Kagura e le rappresentazioni mitologiche di origine cinese della Bugaku, accompagnate dalla musica imperiale religiosa Gagaku. Oltre ai recinti, i padiglioni per le offerte mikeden e la vasca per le abluzioni, il centrale e più sacro Honden ospita la divinità per i rituali dei sacerdoti, di fronte al padiglione del culto Haiden. Nei più antichi, le immagini e statue all’interno evocavano le divinità e spiriti Kami raffigurati come nobiltà di corte, mentre nel tardo medioevo si diffusero le rappresentazioni negli affreschi e dipinti. Da un passaggio coperto nello stile tradizionale Zukuri all’Honden è collegato il padiglione per il culto dei devoti Heiden, aperto al pubblico. A volte non è presente nei santuari delle montagne sacre con gli altari del sacro recinto divino Himorogi, mentre in altri luoghi sacri si trova il santuario tutelare Chinjusha di un villaggio, quartiere o edificio, venerato come Ujigami, diffusi in tutte le regioni
tra le migliaia di santuari Shinto. Diversi dal più monumentale e decorato stile, sono considerati tesoro culturale ed artistico Kokuhō.
L’Arte in Giappone: L’Architettura dei Templi Jiin
Come per lo Shintoismo, nella lunga storia del Buddhismo giapponese, fin dalla sua diffusione, le varie scuole si sono espresse nella monumentale architettura e nell’arte decorativa dei numerosi monasteri e templi del Giappone. Inizialmente ispirata all’architettura cinese dai primi del VII secolo, si è poi evoluta in diversi stili per le epoche successive in tutte le regioni, spesso insieme ai venerati santuari Shinto, nella secolare coesistenza, condividendone in parte la tradizionale architettura nipponica Kenchiku. Fin dalla prima diffusione e per i secoli successivi, nei vari periodi e scuole, in gran parte nei quattro stili principali: dal più antico Wayō, diffuso dall’inizio dell’VIII al XII secolo, alla fine del XII durante il lungo periodo di Heian, ispirato ai cinesi dell’epoca delle scuole esoteriche giapponesi Shingon dei mantra e della fiori del Dharma Tendai, essenziale e privo di decorazioni. Anch’esso di ispirazione cinese, dall’inizio del XIII secolo si diffuse lo stile Daibutsuyō, più monumentale e decorato. Nello stesso periodo, fondato sulla dottrina Zen, più semplice ed adeguato alla meditazione, si impose lo stile Zenshūyō. Dal XIV secolo, nel successivo periodo Muromachi, dalla fusione dei tre precedenti si diffuse lo stile Setchūyō. Derivata dall’antico stupa, nei templi più antichi su diversi piani si trova la pagoda Tōba che ospita statue di divinità, come la più antica su cinque piani nel tempio Hōryū-ji vicino a Nara. Nei templi dell’epoca, dal monumentale portale Sanmon decorato, consacrato al culto, si accede al padiglione centrale Kon-dō, e nel periodo Kamakura fu aggiunto il padiglione Butsuden che ospita le statue. Dal centrale diramano le sette sale Garan nei padiglioni del Shichidō garan. Per le sacre abluzioni purificatrici, il Chōzuya, l’Hōdō per le prediche, la sala delle riunioni Kōdō, e il padiglione shoin per l’insegnamento e lo studio dei sutra e le sacre ospitate nel Kyōzō. Oltre la torre Shōrō, gli edifici principali comuni a tutti i templi, mentre dal sincretismo Shinto, consacrato al Kami tutelare del tempio, a volte si trova il minore santuario Chinjusha. Nei templi più grandi spesso si erge l’imponente portale Niōmon su
due piani tra le statue dei due guardiani Niō per i padiglioni principali, a volte collegati dal porticato kairō. Nei santuari Shingon e Tendai rimane la pagoda Tahōtō a due piani, mentre diffusa nei templi Zen è la sala Zendō per la pratica della meditazione svolta anche nel tradizionale giardino Karesansui.
L’Arte Giapponese: L’Estetica Bigaku e le sue Forme
Nella lunga storia del Giappone, la sua variegata cultura Bunka ha percorso i secoli attraverso le varie epoche, come le varie espressioni dell’arte nipponica Bijutsu. Anche con l’introduzione del Buddhismo, si è perfezionata l’estetica artistica del Giappone con concezioni fondate sulla visione del mondo Wabi-sabi come imperfetta bellezza, derivata dalla concezione buddhista dell’anitya nella loro transitorietà, ed è legata alla concezione Mujo per comprendere la vita attraverso la sua, la sensibilità per la natura e la vita nel Pathos del Mono no aware delle cose che mutano, applicata all’arte tradizionale assieme al concetto Johakyū, dove ogni azione inizia lentamente, poi aumenta e termina velocemente, applicato nelle varie arti. Attraverso l’arte, la poesia e le cerimonie si esprime l’estetica del mistero Yūgen che trascende la bellezza del mondo verso l’indefinito nella contemplazione di ciò che è fuori dalla comprensione. Altro ideale estetico tra i più antichi è il Miyabi dell’eleganza, raffinatezza e cortesia. La bellezza nella sua discreta semplicità è espressa dallo Shibui, tutto ciò degno di considerazione nell’eleganza e sensualità dell’arte nel concetto dell’Iki. La scuola giapponese del buddhismo Zen ha ispirato le diverse concezioni estetiche tradizionali nella meditazione che si rifletta anche nel dipinto circolare Ensō come simbologia dell’Assoluto, tra gli altri furono espressi dal monaco Zen artista e pittore del XIV secolo Sesshu-toyo. Oltre le altre forme artistiche ispirate dall’estetica, dai più antichi ai più recenti diversi generi, la musica Ongaku che spesso accompagna le cinque più diffuse forme tradizionali e popolari danze anche nelle rappresentazioni teatrali e cerimoniali. Nei periodi Kamakura e Muromachi, dal XII al XVI secolo, si diffuse lo Yohaku-no-bi come estetica del vuoto nell’ordinare gli spazi, fondata sulle concezioni Zen del nulla mu e del vuoto kū, simile all’altra concezione del vuoto tra due elementi Ma che, oltre alla pittura e calligrafia come raffinata espressione estetica del Ma, dall’epoca della sua diffusione è applicata alle rappresentazioni del teatro Nō,
dove è anche presente l’altro concetto estetico del Kire, tra i fondamenti delle arti popolari, dall’eleganza essenziale del giardino Zen per la meditazione all’arte delle composizioni floreali Ikebana.
L’Arte in Giappone: Evoluzione e Stili Storici
Le prime forme artistiche si esprimevano in semplici sculture rituali. Dopo gli antichi periodi Jomon-Yayoi, vi fu una grande evoluzione nell’arte decorativa dal I secolo d.C. nei monumentali sepolcri del periodo Kufu. Poi, assieme ad altre forme artistiche, la raffinata pittura Yamato-e, con temi in parte applicati all’antica arte del tatuaggio irezumi.
L’Arte Giapponese nei Periodi Antichi (Kodai)
Alla fine del VI secolo, fu introdotto il Buddhismo in Giappone che si diffuse predominante nel periodo di Asuka fino all’VIII secolo. Dai modelli cinesi integrati ai tradizionali giapponesi del primo stile Asuka nella decorazione, statue del Buddha, sculture in legno, affreschi nei templi, oltre opere calligrafiche e dipinti di ispirazione cinese. Nello stesso periodo vi fu la rinascita e l’inizio nella lunga storia della scultura in Giappone con i monaci ed artisti nella regione di Nara, e dall’epoca sorse la grande scultura Buddhista, tra i grandi tesori artistici nazionali del Giappone in statue, rilievi ed opere sulla vita e le varie manifestazioni del Buddha. Nel successivo periodo Nara, dall’VII secolo, in gran parte ispirata dalla cultura cinese Tang, vi fu un grande impulso artistico e decorativo nei templi come nel maestoso Todaiji di Nara, interamente in legno, che ospita la grande statua Daibutsu del Buddha ed altri decorati da sculture. Mentre si diffondeva la pittura Nara negli affreschi decorativi religiosi nei templi buddhisti e il raffinato stile sumi-e per i dipinti ad inchiostro di paesaggi e scene di corte. Il periodo Heian, dalla fine dell’VII secolo al XII, è celebrato come l’età aurea della cultura classica in Giappone nelle varie espressioni. Oltre lo stile unico nella grande arte buddhista dell’Heian, nella pittura si estese e fu perfezionato il raffinato stile yamato per illustrare i testi su rotoli su seta, cotone o carta Emakimono nelle narrazioni religiose, epiche e storiche come il Genji Monogatari dell’Emaki. Dalla fine del XII secolo, nel fiorente periodo Kamakura, oltre ai templi, l’arte si è affermata nella scultura dallo stile realistico ispirata dalle scuole buddhiste del Kamakura, la pittura sempre nello stile yamato,
la ceramica e la raffinata lacca Makie. Nello stesso periodo, con la diffusione del Buddhismo nella tradizione Zen, le forme artistiche assunsero lo stile semplice con le raffigurazioni in pose di contemplativa serenità e i dipinti ad inchiostro esprimendo l’essenza dei soggetti e paesaggi.
L’Arte Giapponese nel Medioevo (Chūsei)
Dal 1336 al 1573, nel periodo Muromachi, religione e cultura continuarono in parte ad essere influenzate dal buddhismo Zen, così come la letteratura e le arti popolari assunsero un proprio stile Zen. Ispirate dagli ideali meditativi ed estetici come il concetto Wabi dell’imperfetta bellezza nello stile poetico classico giapponese Haiku, ma ne derivarono anche le arti ispirate alla riflessione come il giardino tradizionale Zen di pace e meditazione, l’arte della composizione floreale Ikebana e nella tradizione popolare il misticismo della cerimonia del tè Chano yu. Per esaltare la bellezza nella semplicità e l’armonia, la ceramica Raku, le porcellane bianche e blu e nei vari stili della ceramica tojki. Nelle arti figurative, la pittura ad inchiostro di paesaggi e scene di corte della scuola Kano fondata a Kyoto nel XV secolo e rimasta nelle epoche successive. Nella seconda metà del XVI secolo iniziarono a giungere gli europei in Giappone mentre iniziava il lungo periodo di Edo con lo shogunato di Tokugawa. Mentre si affermavano le altre forme artistiche dell’Edo, vi fu un declino nello stile dei templi e monasteri Buddisti, in parte sempre più legato a quello dei santuari Shinto, continuato nella restaurazione Menji. Nella pittura vi fu una ripresa della scuola Kanō, assieme alle tradizionali Yamato-e e Kara, e fondata a Kyoto nel XVII secolo la nuova scuola Rinpa dal vistoso stile decorativo, la raffinata della scuola meridionale Nanga, calligrafia e poesia, oltre le raffinate stampe Ukiyo-e di paesaggi e scene di vita, ispirando anche i motivi nell’abbigliamento tradizionale del Tokugawa.
L’Arte in Giappone: L’Era Moderna (Gendai)
Con la restaurazione dell’autorità imperiale nel periodo Meiji, fu riorganizzata anche la vita religiosa limitando il Buddhismo e recuperando le tradizioni con l’istituzione dello Shinto di stato. Mantenendo parte dell’estetica classica, vi fu anche il rinnovamento dell’arte, la tradizionale nei raffinati dipinti e stampe Ukiyo-e dalle immagini del mondo fluttuante. Tra i vari autori è rappresentata dal più celebre maestro iconico Kunichika. La
dinastia regnante iniziò a commissionare agli artisti della casa imperiale Teishitsugigein, mentre tra gli altri i più rappresentativi il pittore Gahō che assieme ad altri fu tra i fondatori della scuola in stile Nihonga, il pittore e il più celebre artista della lacca Zeshin, maestro nell’arte dello smalto Takaoka e nello stile decorativo Takaukibori il la grande ceramista Kōzan. Tra le altre forme artistiche, la raffinata porcellana tradizionale Jiki fu destinata all’esportazione, così come la decorata della ceramica Satsuma tradizionale dal XIX secolo, esportata in Europa come Kyō del Satsuma. L’arte giapponese del periodo ha influenzato correnti occidentali nel Japonisme come ispirazione culturale e stilistica per gli artisti europei dell’epoca. Nella diffusione del Japonisme, tra gli artisti nipponici più influenti il maestro di stampe Utamaro ha ispirato alcuni impressionisti, come le opere di Hokusai, lo stile ukiyo-e ha ispirato anche la successiva Art Nouveau. Oltre le variegate forme artistiche, gli oggetti in lega di oro e rame shakudō finemente lavorati, come quelli in rame e argento patinato shibuichi dai vari usi in avorio, metallo o legno kiseru, le opere in miniatura e statuette nello stile netsuke, di ispirazione Zen dalla più antica tradizione l’arte del Bonsai. Iniziato nel 1926 nel lungo periodo Showa con l’imperatore Hiroito dal regime autoritario, ogni forma di espressione non controllata era duramente repressa. Ereditata dal Meiji, rimase la pittura della corrente Nihonga dai vari raffinati temi tra tradizione e modernità. Fu attivo l’artista divenuto maestro di origami Yoshizawa, mentre tra gli altri che creavano all’estero il pittore Foujita dallo stile in inchiostro adattato alla corrente francese del Simbolisme, mentre negli Stati Uniti l’architetto e scultore fu attivo con le sue opere Isamu Noguchi. Dopo la sconfitta e la resa dell’impero di Hiroito dal 1945, con la rinascita del Giappone sociale, economica e culturale nei decenni successivi, mantenendo in parte le ispirazioni tradizionali si affermarono correnti ed avanguardie con i numerosi artisti dai vari nuovi stili arte moderna e contemporanea in Giappone.
L’Arte Giapponese: Scrittura e Calligrafia
Dalla più antica Jōdai estinta si è evoluta in varie fasi la lingua giapponese Nihongo, prima espressa in caratteri cinesi poi nei vari sistemi di scrittura Kakikomi. Alla fine del III secolo d.C. dalla società e cultura Han cinese furono introdotte
le prime forme ideogrammatiche, continuando dalle dinastie Jin e successive. Secondo annali storici del Nihongi, fu lo studioso coreano Wani ad introdurre i caratteri cinesi Hànzì, inizialmente adoperati come decorazioni, poi fondamento dell’alfabeto sillabico Kana nei due tipi hiragana e katakana dalla scrittura Kanji, dove l’ideogramma comprende i radicali Bushu dai vari tratti e posizioni. Dagli ideogrammi deriva l’alfabeto fonetico Hiragana con i caratteri in corsivo e il sillabico proprio giapponese Katakana, mentre dal cinese la lettura del suono gli On’yomi che completano la lettura semantica giapponese del Kun’yomi. Infine, alcuni sinogrammi sono utilizzati nel fonetico senza considerare il significato nel man’yōgana. Molto più tardi, come varianti del kana, i più recenti caratteri Hentaigana, ai tre sistemi tradizionali di scrittura giapponese Kakidomi, si aggiunse la traslitterazione nell’alfabeto latino Kunrei e poi nel sistema il più semplificato in caratteri latini Hepburn, elaborato all’inizio del XX secolo con le diverse varianti fino al più moderno rōmaji.
L’Arte in Giappone: La Calligrafia Shodō
Dal VI secolo fu introdotta l’antica arte calligrafica cinese shūfǎ, utilizzandone inizialmente i caratteri usati nella scrittura dei sigilli tensho decorativa, quella cerimoniale e istituzionale dei funzionari reisho, la meno elaborata regolare e più diffusa kaisho dai caratteri angolari, a sua volta diviso nel gyosho fluido e corsivo, infine il più sintetico e veloce sosho. Come via della scrittura artistica ne è derivata la calligrafia giapponese Shodō, a lungo adoperati nella forma cinese dalla codificata posizione e uso del pennello nella pratica e scelta del testo per trasmetterne l’emozione attraverso l’abile uso degli strumenti shodo. Dall’antico cinese Yatate deriva il pennello fude utilizzato dai maestri calligrafi come il bastoncino d’inchiostro Sumi più diffuso sulla tradizionale carta di gelso giapponese Washi, contenuti nei tradizionali cofanetti Suzuri-bako in legno laccato decorati assieme al contenitore per l’acqua suiteki, il panno shitajik, il fermacarta bunchin; i portapennelli fudeok e fudemaki. Nel buddhismo Zen giapponese dal XVII secolo iniziò la diffusione della calligrafia e pittura nello stile Zenga, codificata come la via di meditazione attraverso il pennello della scuola Hitsuzendō fondata sulla concentrazione e l’unione nel significato dei caratteri, rappresentata dai grandi maestri calligrafi Zen che ha ispirato anche pittura a inchiostro negli acquarelli dello stile Sumi-e.
L’Arte Giapponese: La Ricca Letteratura Bungaku
Nei vari sistemi di scrittura sono stati
redatti i testi della letteratura giapponese Bungaku dalla lunga storia. Nel primo periodo Nara all’VIII secolo la più antica cronaca Kojiki di Ōno Yasumaro, seguita dagli Annali giapponesi del Nihongi. Tra le altre opere della letteratura Nara allo stesso periodo risale l’antologia poetica Man’yōshū di numerosi autori come prima vasta opera letteraria. Mentre si diffondeva il Buddhismo giapponese con le varie scuole, nella storia della letteratura in Giappone dalla fine dell’VIII secolo per il lungo periodo di Heian, divenne dominante la calligrafia iKana in gran parte adoperata nelle opere letterarie dai vari autori dell’Heian e come storia di miti e leggende si affermò il genere Setsuwa. Tra le opere più rilevanti all’inizio del IX secolo il Nihon Ryōiki, redatto dal monaco buddista Kyōkai della scuola Shingon, nel tardo periodo Heian l’antologia narrativa Konjaku ispirato alla tradizione popolare buddista. All’inizio dell’XI secolo la poetessa Murasaki della corte imperiale fu la redattrice della storia moongatari di Genji inaugurando il genere che ha poi ispirato molti autori. Nel fiorire della letteratura medioevale in Giappone dalla fine del XII secolo, mentre si diffondeva il buddhismo con le scuole di Kamakura, iniziò il periodo di conflitti per cinque anni nella guerra del Genpei e la vittoria dei Minamoto che fondarono lo shogunato di Kamakura. Gli eventi furono narrati nel monogatari dell’Heike inaugurando il genere dei monogatari come racconti di guerra Gunkii. Tra i più noti nel 1320 la storia dell’era Hōgen seguito dal monogatari con la storia dell’Heiji. Tra le opere più rilevanti della letteratura Kamakura narrativa classica la raccolta monogatari dell’Uji shui, le varie antologie imperiali, come la Senzaishù nel 1187 e poco dopo la nuova raccolta poetica Shin Kokin, nella prima metà del XIII secolo il più celebre poeta Fujiwara Teika considerato tra i trentasei nuovi immortali Poesia medioevale. Nel 1212 eremo fu redatto l’Hōjōki dallo scrittore e musicista di fede shintoista Nàgaakira, dal simile genere e in parte ispirati alle pratiche Zen il secolo successivo la raccolta di prose Tsurezuregusa del monaco buddista e scrittore Kaneyoshi. Dal Kamakura fino al XVI secolo continuò il periodo Muromachi con vari conflitti che influenzarono la letteratura bellica nello stile del Gunki, ma dal più antico stile poetico Tanka fu mantenuto il pacifico estetismo e
dal XV secolo si diffuse lo stile Renga introdotto dall’antologia poetica Tsukubashū, oltre i racconti nel popolare stile narrativo otogizoushi. All’epoca risale la forma più classica del Teatro Nō nella rappresentazione drammatica e l’uso di maschere, nello stesso periodo il più popolare kyōgen dalle rappresentazioni satiriche, più tardi la forma classica del teatro Kabuki. Alla fine del XVI secolo vi fu la grande rinascita dello Shintoismo, mentre iniziarono a giungere gli europei si impose lo shogunato Togugawa iniziando dal 1603 il lungo periodo del rinnovamento Edo anche nella letteratura con lo stile gesaku nei diversi generi, così come la poesia nello stile Haiku divenuto classico nelle opere dei principali autori Haiku, mentre iniziava la narrativa romanzata con Kyokutei Bakin.
L’Arte in Giappone: Letteratura Moderna e Contemporanea
Nel periodo Meiji dal 1868 con la restaurazione imperiale e la modernizzazione, assieme al rinnovamento culturale con la letteratura Meiji, iniziò la moderna Gendai bungaku, mentre il sistema in caratteri latini del rōmaji fu introdotto all’inizio del XX secolo. Iniziava il novo stile romanzo con Tsubouchida, curatore della rivista letteraria Bungaku di Waseda veicolo della nuova letteratura, tra i primi vari autori Futabatei Shimei, della corrente realista, del romanzo naturalistico Tayama Katai, contemporaneo al romanticismo letterario di Kitamura Tōkoku, oltre altri autori il più rappresentativo del naturalismo fu Shimazaki Tōson. Ispirata dall’esistenzialismo europeo la narrativa di Natsume Sōseki, mentre nella poesia come innovatore con le sue opere Masaoka Shiki, con l’apertura all’occidente la cultura e la nuova letteratura Meiji, ebbe protagoniste anche varie scrittrici, tra le altre Kashi con vari saggi e opere come la contemporanea Tazawa e come la più celebre autrice dell’epoca la scrittrice e poetessa Ichiyō Higuchi. Al Meiji dal 1912 seguì il breve nazionalista periodo Taishō e la letteratura ne esaltava lo spirito, ma mantenendo l’influenza occidentale nella narrativa sociale e anche rivoluzionaria marxista. Con la rivista Shirakaba sorse un movimento del genere esistenzialista nella narrativa shishōsetsu come romanzo individualista, tra i vari autori i più rilevanti Naoya Shiga con diverse opere seguite da quelle del contemporaneo Osamu Dazai fino al più recente del genere esistenziale di Shūsaku Endō. Dagli anni venti si affermò il movimento letterario del Bungaku proletario dai temi sociali e rivoluzionari, tra i vari impegnati autori Takiji Kobayashi con opere militanti come l’altro
della corrente proletaria Denji Kuroshima, del movimento femminile con la scrittrice Yuriko Miyamoto sulle condizioni della classe operaia e delle donne come Ineko Sata. Nel 1926 salì al trono l’imperatore Hiroito iniziando il lungo periodo Showa dell’aggressione imperialista in Asia poi nella guerra del Pacifico, mentre la cultura e la letteratura nell’oscuro periodo Showa doveva adeguarsi al regime nell’ideologia Tenkō rinunciando ad ogni posizione oltre il nazionalismo. All’inizio della letteratura contemporanea Genzai bungaku, oltre il poeta Nakahara si affermarono autori dalla nuova narrativa come Tanizaki. Sul secondo conflitto mondiale le opere di Ashihei Hino, la narrativa del giornalista e scrittore Tatsuzō Ishikawa e le opere belliche del romanziere Umezaki. Vi furono autori oppositori alla guerra, tra gli altri Kuroshima nelle sue opere antimilitariste come quelle del romanziere Kaneko oltre le varie di narrativa di Jun Ishikawa. Ai disastrosi eventi bellici si ispirò il genere Gembaku sulla bomba atomica, tra gli altri autori vi fu impegnato Inoue dalle tematiche sociali. Nel dopoguerra sorse la corrente Burai-ha dal decadente esistenzialismo con l’esponente più rilevante Dazai Osamu. Nella nuova letteratura tra gli altri autori si affermò Ōoka, nella narrativa esistenziale e psicologica Kawabata, primo Nobel giapponese per la letteratura nel 1966. I numerosi romanzi ed opere di Mishima esaltando le tradizioni assieme alla sua controversa ideologia militarista, fondatore della milizia Tatenokai per restaurare la tradizione imperiale, opere di grande successo legate alla vita sregolata culminata nel 1970 con lo spettacolare suicidio rituale di Mishima. Un’avanguardia che tra gli altri fu rappresentata dall’eclettico Kōbō Abe. Poi con la rinascita economica e sociale del Giappone dagli anni settanta autori nei vari stili, tra gli altri Matayoshi Eiki di Okinawa con diverse opere, influenzata dall’occidentale la narrativa sociale e filosofica di Kenzaburō Ōe, nel 1994 secondo Nobel giapponese. Negli ultimi decenni i nuovi generi e tematiche della letteratura giapponese contemporanea interpretati dai vari stili come Ryū, tra altre forme di espressione il fondatore nell’animazione manga Osamu Tezuka, nell’affermazione culturale femminile Hayashi Mariko, tra le diverse scrittrici e la più nota internazionalmente Banana Yoshimoto dalle opere tra le più tradotte all’estero assieme ai romanzi di Haruki Murakami.
“La raffinatezza giapponese è la più persuasiva che esista al mondo, poiché i mezzi attraverso cui si esprime sono i più puri, umili, naturali.” (Fosco Maraini)





