La Paz

La Paz


Nella lunga storia della Bolivia comparvero per la prima volta gli europei poco dopo che i conquistadores guidati da Francisco Pizarro invasero i territori  del vasto impero incaico del limitrofo Peru, scesero nella regione ove fiorì l’ antica cultura di Tiahuanaco, sull’ altipiano dominato dal massiccio andino dell’ Illimani ad oltre tremilaseicento metri sorgeva il villaggio indigeno di Laja ove si apre la valle del rio Choqueyapu, fondato anch’ esso come altri in epoca incaica dagli indigeni del  popolo Qulla, vi sorse il primo insediamento spagnolo boliviano poi spostato nella vicina valle di Chuquiago dove nel 1548  Alonso de Mendoza vi fondò la città di Nuestra Señora de La Paz per celebrare la pace dopo  la guerra civile seguita all’ insurrezione di Gonzalo, fratello di Francisco Pizzarro.  Il territorio boliviano come  Alto Perù o provincia del  Charcas  fu annesso alla colonia spagnola del  Perù  fondata nel 1542  divenuta Virreinato del Perú e la città andina  di Nuestra Señora de La Paz fu il centro della Real Audiencia de Charcas con il suo territorio che dal XVIII secolo venne governato dall’ Intendencia La Paz, a questo periodo e al secolo precedente risale Il centro storico del Casco Viejo che dirama dalla Plaza Murillo con gli edifici coloniali che affacciano sulle vecchie vie e case colorate su vicoli in un tortuoso labirinto.  Venne attaccato nel 1781 dalla rivolta indigena guidata dal condottiero indio Julián Apaza che prese il nome di Tùpac_Katari, occupò la città per quattro mesi difesa dal contingente spagnolo del governatore Segurola  per essere poi liberata da quello che fu detto il  pacificatore del Perù, reprimendo ogni rivolta, Bolivia La PazIgnacio Flores. Anni dopo nel 1809 i coloni della città oppressi dal dominio spagnolo si ribellarono nella rivolta guidata da  Domingo Murillo  che, dopo gli scontri infuriati in città e nei dintorni, fu ben presto soffocata dall’ armata coloniale del generale Goyeneche che fece impiccare Murillo  con i suoi seguaci dopo la repressione di quelli che sono considerati i primi moti indipendentisti boliviani. La guerra per l’ indipendenza continuò vittoriosa assieme agli altri paesi sudamericani guidati da Simón Bolívar e liberati dalla colonia spagnola per essere uniti nella confederazione repubblicana della Gran Colombia che  poi si divisero negli stati nazionali con l’  Alto Peru che proclamò l’ indipendenza nel 1826 chiamandosi Bolivia per onorare il nome di Simòn Bolivar ispiratore tutti i successivi movimenti di emancipazione popolare sudamericani come Bolivarismo. Nel 1827 il nuovo Congresso costituente  repubblicano cambiò il nome  coloniale di Nuestra Señora de La Paz in  La Paz de Ayacucho per celebrare la vittoria indipendentista repubblicana nella peruviana città di Ayacucho, nello stesso anno divenne centro del nuovo Departamento e dal 1899 definitiva capitale con sede del governo  boliviano quando il generale Manuel Pando  salì alla presidenza dopo la guerra civile, durata un anno che inaugurò un lungo seguito di dittature militari, chiamata  guerra federale. La capitale più alta del mondo è stata al centro dell’ intera  storia boliviana proseguita nel novecento tra ispirazioni libertarie socialiste come nella popolare e vittoriosa rivoluzione del 1952 che portò alla presidenza Victor Paz Estenssoro, sconfitta e seguita dall’ infame sequenza di colpi di stato e feroci dittature militari con l’ appoggio dei governi statunitensi  iniziate nel 1964 con il regime oppressivo di René Barrientos , seguito dall’ altrettanto violento colpo di stato militare del generale Hugo Banzer che cercò poi di legittimarsi nei brogli elettorali del 1978, finendo sconfitto due anni dopo dalla  democratica  Lidia_Tejada, subito spodestata dall’ altro altro violento e sanguinario golpe  che portò al potere il generale García Meza. La prima volta che sono stato a La Paz infuriava quel golpe e ne pubblicai uno dei miei primi reportage di guerra che intitolai  Morire a La Paz, ci sono tornato poi in tempi meno tenebrosi per capire e raccontare questa città che si stende dai quartieri più poveri arrampicati sulle montagne che la circondano a quelli più ricchi e residenziali nella parte bassa.

La Paz coloniale

Salendo sul Mirador di Killi Killi da dove la vista spazia magnificamente su La Paz, dall’ altra parte sopra il parco di Sopocachi nell’ omonimo quartiere quello del Monticulo o salendo per la città alta sui rilievi circostanti con il recente Teleférico. Scendendo nello storico centro del Casco Viejo  si trova Plaza Murillo , che ospita il Palazzo del Governo, il Congresso Nazionale, edifici e varie chiese coloniali  affacciate sulla piazza continuando nelle vie che ne diramano. La  Basilica de Nuestra Señora de La Paz, nota anche come Catedràl La Paz fu costruita nel 1831 su progetto dell’architetto Manuel Sanguja, alla sua scomparsa venne completata da Antonio Camponovo in stile neoclassico con facciata divisa in due e cinque portali, ove affaccia sulla calle Socobaya si trova il suo ricco museo di arte sacra, poco distante  il sontuoso palazzo Diez de Medina  contiene il Museo Naciònal de Arte con una grande collezione di dipinti coloniali, nei pressi del contemporaneo Palazzo Presidenziale chiamato Quemado per essere stato incendiato in una rivolta nel 1875,  davanti l’altro palazzo dell’  Asamblea Legislativa Plurinacional dove ha sede il Parlamento  . Sempre nei pressi di Plaza Murillo per l’ antica via del Comercio all’ angolo con quella Còlon, dove sorgeva il cinquecentesco Convento della Misericordia, all’ inizio del XVIII secolo venne edificato il neoclassico tempio di La Merced dalla semplice ed austera facciata, all’ interno  tre navate separate da pilastri,  su una si trova un crocifisso scolpito da Manuel Sanahuja, Il pulpito principale costruito nel 1609 è inciso e decorato  da figure in filigrana. All’ angolo della stessa via Còlon nei pressi del novecentesco palazzo del Concistoro  in Calle Mercado, alla fine del XVII secolo sorse l’ altro tempio di  San Agustín ,  sul rio Choqueyapu si trova il Convento con la basilica consacrata a San Francisco fondato nel 1548 dal  frate Francisco de Morales, danneggiato nel XVII secolo da una devastante nevicata, nel 1790 fu ricostruita con una nuova architettura della Basilica dalla  facciata  in stile barocco come il sontuoso  interno a tre navate. Nel 1885 fu innalzato il campanile a metà del novecento sulle rovine del convento, dalla suggestiva Cripta  che conserva l’arte della basilica, sorse il centro culturale omonimo con il museo sempre dedicato a San Francisco . Nel 1790 venne edificata sempre in stile barocco  l’ altra chiesa francescana consacrata a San Pedro  con i primi elementi neoclassici dalle splendide colonne scolpite con immagini di leoni e conchiglie, sul pavimento sono incisi i nomi dei sacerdoti che l’ hanno amministrata fin dalla fondazione. Da Plaza Mendoza per la calle Bozo, si trova la chiesa fondata nel 1548 e ricostruita nel XIX secolo  consacrata a  San Sebastián e nel quartiere El Rosario sull’ Avenue America l’ ottocentesca iglesia detta la  Recolecta costruita nel 1894 in stile  neogotico con le torri neoclassiche. Sull’ angolo tra le vie Ingavi e Yanacocha la chiesa  in stile barocco mestizo dagli arredi interni neoclassici consacrata a Santo Domingo  sorta su quel che rimaneva dell’ omonimo convento fondato alla fine del XVI secolo. Progettata nel 1609 da Francisco Jimenez de Singueza, solo la parte principale è del XVII secolo interamente in stile barocco con le piccole colonne decorate, le tre navate sono state ricostruite nel XIX secolo in stile neoclassico con una splendida Cappella privata e decorazioni in stile indigeno con raffigurazioni di pappagalli ed altri animali esotici . Proseguendo tra le chiese di La Paz, al 1718 risale la barocca Iglesia del Carmen parte dell’ omonimo convento, dalla facciata settecentesca si accede all’ interno con una  sola navata dalle decorazioni gotiche che contrastano con l’ insieme barocco e lo splendido frontale sacro in argento. Nel 1764 su una più antica chiesa demolita fu edificata anch’ essa in stile barocco quella di San Juan, mentre a metà del novecento fu costruita in art dèco la Basilica consacrata a Maria Auxiliadora.

Palazzi e musei

Tra gli altri sontuosi palazzi coloniali quello del Condes de Ariana edificato alla fine del XVIII secolo in  tardo barocco con due portali principali ed un’ entrata  inferiore che accede al salone, contiene il vasto  Museo de Arte  con grandi collezioni di sculture, arti grafiche e decorative, la Pinacoteca Nacional Pérez de Holguín e altre raccolte di artisti e pittori boliviani di epoca coloniale fino al XIX secolo come Melchor Pèrez e Gregorio Gamarra, oltre ad opere di artisti latinoamericani. All’angolo delle vie Ingavi e Jenaro Sanjinés nel palazzo dei Marchesi di Villaverde edificato alla fine del XVIII secolo si trova il Museo Etnografìco  che espone manufatti precolombiani e coloniali, maschere, ceramiche, tessuti e artigianato tradizionale andino, costumi e strumenti musicali chiamato anche Musef o Museo Nacional de Etnografia y Folklore. Molto frequentato dai boliviani il museo Murillo noto come Casa de Murillo nel palazzo dove abitava il martire rivoluzionario indipendentista Domingo Murillo, mentre il  Museo costumbrista Juan de Vargas  racconta la storia di La Paz dalla fondazione all’  epoca repubblicana, il museo Litoral  è dedicato alla guerra del pacifico con il Cile, trofei, mappe e reperti bellici, in un altro sontuoso palazzo  museo detto De Oro  o dei Metales Preciosos  con una grande collezione di reperti precolombiani. Tra tutti gli altri  d’ indubbio fascino è Il Museo Arqueologico , diviso anche nelle sezioni naturalistiche  di biologia, zoologia, botanica e geologia, ma il suo tesoro è racchiuso nella collezione che dal 1922 espone ceramiche e reperti raccolti dall’ archeologo Arturo Posnansky rivenvenuti nel centro dell’ antica cultura di Tiahuanaco. Lasciando i  quartieri centrali dal Casco Viejo  diramano sulle grandi vie come l’ Avenida del Prado, l’Avenida Arce, la  Mariscal Santa Cruz e Camacho, il vasto Parque Urbano Central divide il distretto di Miraflores collegato dal Puente de las  Americas e da ampi due viali, grande centro residenziale che ospita l’ università di San Andrés  e il gigantesco stadio di calcio usato anche per varie manifestazioni di Hernando Siles, tra gli altri edifici di Miraflore si trova il Museo de Textiles Andinos Boliviano noto come Mutab con una vasta  collezione di tessuti e  costumi tradizionali andini.

Quartieri e mercati

Attorno alla grande Plaza Sucre si stende il quartiere San Pedro con edifici più moderni e residenziali accanto ai più vecchi vicino al Mercado i Rodriguez, qui  si trova il grande e singolare  penitenziario di  San Pedro come una città carceraria a parte, i detenuti hanno le loro attività affittando o acquistando le celle dove spesso vivono con mogli e famigliari, governato da capi eletti dalla comunità carceraria vi possono accedere visitatori per acquistare cocaina, oltre ad altri ospitati in un vero albergo del carcere. Non distante dal centro nel  distretto di Cotahuma si trova il grande quartiere residenziale che ospita sedi diplomatiche, vicino nel vecchio quartiere Sopocachi è sorto uno dei primi centri residenziali attorno alla Plaza Abaroa,  uno dei quartieri più esclusivi di La Paz è  San Jorge dove si trova il centro finanziario con banche, edifici di multinazionali, imprese internazionali e gran parte delle ambasciate,  grattacieli  dominati dai più alti edifici boliviani della Torre Azul e Torre Girasoles, tra lussuosi uffici, boutique alberghi e ristoranti si allunga la grande  Avenida Arce. Mentre i quartieri più poveri sono arrampicati in agglomerati di modeste case sulla parte più altra della città, in quella più bassa sono quelli più ricchi, dove si stende il distretto meridionale che ospita alcuni dei quartieri residenziali più esclusivi come Calacoto divenuto il secondo centro finanziario e commerciale della città, passando  per gi altrettanto ricchi di  La Florida, Achumani, Irpavi e  Obrajes. L’ anima della città si sprigiona anche dai suoi mercati, nella centrale Plaza Mayor , dove affaccia la basilica di San Francisco, lungo Calle Pichincha  si apre il moderno mercato alimentare coperto sempre animatissimo chiamato Lanza come quello tradizionale che ha sostituito, tra gli altri mercati popolari quello dal nome un po’ sinistro  di  Mercado negro dove  tradizionalmente si trovavano merci di contrabbando e nei pressi del cimitero il varipinto e profumato Mercado de las flores .

Il mercato delle streghe

Nell’ antico quartiere di San Sebastian si incrociano strade coloniali di Sagarnaga,  Jiménez,  la lunga  avenida Mariscal di  Santa Cruz e calle de las Brujas come è chiamata popolarmente la via Linares  dove vi si trova il singolare museo dedicato alla coca che racconta la storia e l’ antica tradizione andina delle foglie di coca dichiarata, patrimonio della cultura boliviana nella Costituzione, distinguendola didatticamente dalla droga che se ne ricava come cocaina. Tra queste vie si trova il cuore indigeno della città e centro ne è il  Mercado de las  Brujas dove, nella variopinta animazione  degli indios nei costumi tradizionali, le streghe Brujas esercitavano misteriose pratiche magiche e la medicina andina indigena tradizionale degli iniziati nella conoscenza o Callahuayas ereditata dall’ antica cultura Kallawaya, tra piante, erbe curative d’ ogni genere, rimedi tradizionali, amuleti che scacciano gli spiriti e feti di lama dalle recondite propietà. Se questo Mercado de las  Brujas è ormai un’attrazione per i visitatori, posso assicurare che la cultura e la medicina indigena è ancora fondata sugli  spiriti delle forze naturali, che hanno origini nella mitologia delle antiche culture andine e nella tradizione religiosa ereditata dai culti cerimoniali Inca, vengono evocati offrendo cibo, bevande alcoliche, tabacco e coca come gli antenati. Da quelle ritualità  derivano le pratiche dello sciamanesimo andino delle brujas e curanderos, per acquisire capacità divinatorie e comunicare con gli spiriti, da sempre l’antico centro di La Paz è frequentato dagli  indios andini che hanno conservato culti e molte delle  antiche tradizioni precolombiane ereditate come  Figli del Sole.

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