Himalaya: sulle vie dei pellegrini

Himalaya: sulle vie dei pellegrini


Verso la metà del II millennio a C. le potenti tribú nomadi Arya provenienti dall’ altopiano iranico irruppero nel territorio dell’ India settentrionale ponendo fine alla secolare cìviltà dell’ Indo ed imponendosi etnicamente e culturalmente nell’ intero subcontinente indiano dove originarono la grande civiltà hindù. Delle antiche popolazioni originarie sono rimaste solo le testimonianze archeologiche della Valle dell’ Indo e piccoli gruppi che ancora sopravvivono nelle foreste dell’Orissa dove si rifugiarono sfuggendo al dominio indoeuropeo.Gli ariani occuparono anche l’intera fascia subhimalayana organizzandosi in una avanzata società agricola che si sviluppò nella complessa struttura sociale e religiosa hindu come accadde nel resto dell’ India una unità culturale che è sopravvissuta fino alla penetrazione buddista e alle pressioni delle popolazioni Tibetane che in seguito si insediarono nelle altro valli himalayane adattandosi perfettamente all’ambiente e alla rigidità climatica.La popolazioni hindù del “basso” Himalaya, pur mantenendo a lungo un’ unità culturale, si costituirono progressivamente in stati indipendenti, inizialmente formati da confederazioni tribali e poi in veri e propri regni, tra cui il Kashmir che acquistò un ruolo determinante nei commerci tra India e Cina con la sua posizione geografica e le caratterístiche ambientali che ne facevano ùn passaggio obbligato delle rotte carovaniere dell’ Asia Centrale verso la Valle dell’ Indo.Con il controllo di questa importantissima rotta carovaniera, il Kashmir ebbe un grande sviluppo economico e culturale, sotto il re Lalitáditya il regno ebbe la sua massima espansione dal Laddakh al Punjab divenendo un grande centro di cultura hindu sanscrita.L’accresciuta potenza economica permise al sovrano grandi investimenti in opere pubbliche, centri urbani, nuovi sistemi di irrigazione e importanti centri culturali quali il tempio di Mártánda dove si svilupparono grandi scuole di shivaismo e buddismo in un clima di tolleranza e collaborazione voluta dagli studiosi Bhaita o Pandit Kashmir che furono a lungo i maggiori depositari della tradizione sancrita nell’intera regione settentrionale del subcontinente indiano.Nel frattempo, le tribù tibetane che tra il VI e il VII secolo si erano insediate nel Ladakh si convertirono progressivamente al buddismo e nel IX secolo un discendente dei primi sovrani tibetani le aggregò fondando il primo regno del Ladakh che si estendeva dal passo Zoji-la ad ovest a Ruthong ad est, ma ben presto si stabili una sorta di regime di principati attorno a monasteri fortificati o cittadine quali Tingsmogang, Basgo e Shey.Nell’ XI secolo il sovrano Lhachen Utpala riunificò il regno sotto la sua autorità, vi incorporò le regioni dello Zanskar, Kulu e Purang, sottraendo definitivamente al Kashmir il controllo di buona parte della rotta carovaniera con il Turkestan cinese, poi l’ invasione islamica travolse il regno confinante nella sua irresistibile avanzata.Tutto il Kashmir fu progressivamente convertito fino al Kargil al confine con il Ladhak la cui tenace resistenza e le difficoltà ambientali del territorio montuoso fermò l’avanzata islamíca nell’ alto Himalaya, cosi anche la Via del Kashmir tra Asia centrale, Cina ed India entrò a far parte di quell’ mmenso ed articolato sistema di rotte commerciali del mondo islamico che ne fece una . delle più grandi potenze economiche della storiaNell’ VIII secolo le tribù Newar che colonizzarono la Valle di Kathmandu fondarono il primo regno nepalese che in breve riuscì a controllare i valichi himalayani con il Tibet, favorendo l’apertura di un’ altra via carovaniera tra Cina ed India che passava per il Tibet e il Nepal in alternativa a quella che si diramava dalla Vìa della Seta aggirando l’ Hindokush e passando per il Kashmir verso la Valle dell’ Indo.Ciò permise al Nepal un notevole accrescimento della propria potenza economica e politica, staccandosi dall’influenza indiana ed accogliendo la penetrazione buddista, come testimoniano i templi edificati in quel periodo a Kathmandu e Pathan.Il Nepal riuscì a resistere alle pressioni islamiche da occidente e da sud, diventando il rifugio per hindù e buddistí fuggiti dal Kashmìr e dall’ India nord occidentale; l’unica via commerciale dalla Cina all’ India non controllata dall’ Islam rimase quella delle alte piste Tibetane che permetteva di raggiungere il regno nepalese e da qui la Valle del Gange.

Le vie dei pellegrini

In questo periodo gran parte delle aree hindu himalayane subirono una profonda trasformazione sociale e culturale con il buddismo e l’ islamismo, tuttavia gli antichi centri di pellegrinaggio induisti sopravvissero anche in queste zone costituendo vere e proprie isole culturali hindu.Attorno a questi centri, tutt’ora frequentatissimi da pellegrini provenientì da ogni parte del subcontinente indiano, sorsero piccoli agglomerati per accogliere i fedeli, recinti per il bestiame e mercati provvisori, importanti punti di riferimento che per secoli hanno assicurato i collegamenti tra le varie zone della vastissima regione, l’ India e il Tibet.Súi sentieri di queste Vie dei pellegrini assieme ai fedeli viaggiavano anche merci e notizie, contrìbuendo al mantenimento dei contatti e gli scambi tra le alte valli himalayane e l’ India anche in zone culturalmente e politicamente molto diverse tra loro, in gran parte delle quali l’induismo era definitivamente decàduto.Nel Kashmir mussulmano da secoli pellegrini di ogni ceto ed età provenienti da ogni parte del subcontinente indiano affrontano i ripidi sentieri tra le montagne verso il campo di Panchtarni dove si accampano davanti alla grotta di Amarnath a tremilaottocento metri di altitudine: uomini e donne, giovani e anziani, assíeme a santoni Baba Sadhu e Guru, maestri di Yoga, si concentrano a migliaia nel plenilunio di agosto per celebrare il culto shivaista del Lingam di Ghiaccio.All’ interno della grotta rappresentazioni del sesso maschile e la  formazione fallica di ghiaccio ricorda che, secondo la tradizione, in questo luogo Shiva rivelò il Segreto della Salvazione alla Consorte Parvati, mentre i loro due servi si trasformarono in colombe che ancora sorvolano la grotta durante le cerimonie come vuole la leggenda.Attraverso le montagne del Kashmiri la Via di Amarnath permetteva l’ incontro tra gli Hindu indiani e i mussulmani Kashmiri e prima di Baltal, da dove inizia il Sentiero Sacro lungo di essa sorgevano mercati e piccoli empori che assicuravano il piccolo commercio e scambi culturali tra le differenti popolazioni, per loro altrettanto importanti di quelli ufficiali.Nell’ alta valle del Gange ai piedi dei  colossi himalayani sorsero importanti centri di pellegrinaggio a Badrinát, Kedarnát, Gangetri e Jamnotri dove gli hindu delle pianure indiane si incontravano con quelli della vasta zona montuosa e del Nepal accomunati dalla fede, ma delle vie da essí aperte approfittarono anche mercanti e artigiani sopratutto nei periodi in cui le condizioni politiche delle varie regioni subhimalayane rendevano difficile l’ uso delle normali vie commerciali.Nella zona immediatamente più a sud vennero creati agglomerati che ospita vano templi, scuole di sancrito e centri dí mediazioni a Devaprayág, Rishakesh e Hardawar, questi ultimi vere e proprie cittadine con mercati e bazaar che ancora oggi possiedono un rilevante ruolo economico oltre che religioso.

Ancora più importanti, anche dal punto di vista commerciale e politico, furono i centri induisti nepalesi sorti attorno ai templi di Kathamndu e al complesso sacro di Pasupatináh che, assieme a Benares e Rishkesh, uno dei luoghi più importanti per le cerimonie funebri hindù e meta di pellegrini provenienti da ogni parte.In Nepal le vie di collegamento adoperate dai pellegrini furono anche rotte mercantili del commercio ufficiale, oltre che per quello consueto popolare, si diramavano tutte dall’ asse principale che collegava la città santa di Benares al grande mercato di Patna per poi proseguire verso i confini nepalesi a Lumbíni, che dette i natali al Budda, fino alla valle di Kathmandu.Altro importantissimo centro di pellegrinaggio, infine, è costituito dal Monte Kailas e dal vicino lago Manasarovar tra le montagne del Tibet occidentale, uno dei luoghi più sacri anche per il buddismo e per l’antica religione TIbetana del Bon-Po.Per gli hindu la montagna sacra costituisce il Trono di Siva, una delle divinità della sacra Trimurti, la cosmogomia buddista la identifica con il mitico Monte Sumeru e il sacro lago Manasarovar rappresentatla Coscienza Trascendente del buddismo, per la tradizione Bon il Kailas assicura protezione e prosperità al popolo tibetano.La circundeambulazione della montagna sacra costituisce la più importante manifestazione di devozione rituale per i fedeli delle tre religioni e da secoli quotidianamente i pellegrini affrontano l’ impegnativo giro attorno al Kailas ad un’ altitudine di oltre cinquemila metri nelle rigide condizioni climatiche della ragione, spesso a piedi nudi e coperti da pochi indumenti, sostenuti da un eccezionale misticismo e volontà che forse non ha egualìial mondo.Prima della diffusione del buddismo, la regione del Kailas era già un importante centro di pellegrinaggio tibetano Bon-Po e indiano hindu, collegato sia al Tibet orientale e al Nepal con una pista lungo il fiume Tsangpo o Bhramaputra, sia al Kashmir e l’ India nord occidentale con un’altra pista lungo l’ alto Indo, che costituirono la struttura originaria del sistema carovaniero himalajano .Sotto il regno indiano di Ashoka il Grande nel III sec. d.C., il buddismo cominciò a diffondersi ad ovest fino all’attuale Afghánistan e nei territori attraversati dalle più importanti vie carovaniere tra Asia Centrale CIna e India sorsèro centri religiosi e monasteri.Seguendo la Via della seta e le sue diramazioni dall’ Asia centrale, il buddismo penetrò nel Turkestan e da qui nell’ Impero Cinese, mentre la traduzione dei testi originariamente redatti in sanscrito favorivano un’ integrazione della base culturale indiana del buddismo con quelle centroasiatiche e cinese.Le nuove esigenze religiose e commerciali di questa internazionalizzazione del buddismo portarono, tra l’altro, al collegamento dell’ antica Via dei pellegrini himalayna con le principali rotte commerciali dell’ epoca e già nel VII sec. la pista occidentale del Kailas lungo l’alto Indo si congiungeva alle carovaniere che attraversavano il Ladakh per il Turkestan e il Baltistan, nell’ attuale Pakistan settentrionale, e verso l’ Afghanistan, entrambe diramazioni della Via della Seta.La pista orientale lungo il Bhramaputra pcil Tijget occidentale, a Lhasa si collegava con una nuova rotta carovaniera che attraversava le aspre montagne del Qinghai provenendo da Lanzhou, importante centro commerciale del Gánsu nel tratto iniziale della via della seta, un’altra via arrivava da est nella capitale del regno tibetano proveniente dal Sizhuan e il bacino dello Yang-Tze.

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