Antichi

Esplorazioni

Sahara esplorazioni romane

Oltre i limes africanus Dopo la terza delle guerre puniche, con la fine di Cartagine sorsero i regni berberi di Mauretania e di Numidia, ma l’incontenibile espansione del romano  impero con le augustee campagne stabilì infine il limes africano e ne fece le province di quell’ Africa proconsularis ove  fiorirono le regioni  di Numidia e  di Mauretania e tali rimasero dal I al VI secolo. Dalla settentrionale Africa romana ai limiti del Sahara l’ immensa regione splende di antichi insediamenti punici e della romanizzazione ciò che furono i centri  che hanno lasciato i loro siti sulle vie del  nord africano. Avamposto sul limes verso l’ immenso Sahara era l ‘oasi sperduta di Gadames dall’ antico centro che i Tuareg chiamano Tidamensi,

Storia

Alessandro Magno: il Grande

Tra storia e mito Su colui che fu Mègas Alèxandros si legge nei Libri dei  Maccabei  “..intraprese molte guerre, si impadronì di fortezze e uccise i re della terra; arrivò sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra si ridusse al silenzio davanti a lui; il suo cuore si esaltò e si gonfiò di orgoglio…” Da  secoli lo si racconta come affascinante epica e, come per molti protagonisti di viaggi, esplorazioni ed antiche vie, anche di Alessandro ho cercato i luoghi percorrendone gli itinerari dalle rovine d’ Egitto all’ occidente dell’ Asia, dall’ antica Turchia attraverso l’ iranica  Persia  per il martoriato Afghanistan e laddove sorse la Civiltà  dell’Indo ,  per le lunghe  Vie

Antichi

Pitea

Mari del nord Alla fine del quarto secolo l’ignoto settentrione atlantico  sulle Vie del Nord fu affrontato per la prima volta dal greco Pitea della colonia Massalia, sebbene i suoi racconti non furono creduti, ebbe credito da  celebri studiosi di  astronomia e alcuni illustri geografi dell’ antichità, da  Ipparco  di Nicea e Kleomèdès al grande  Eratostene di Cirene nonché i più tardi Artemidoro di Efeso e Gemino, mentre non ebbe fortuna con Polibio e soprattutto Strabone nella sua Gheographikà che ha fornito ai posteri le notizie della sua impresa. Riprese molto più tardi da  Virgilio nel primo  libro delle sue  Georgiche scrivendo del mito di Thule che il greco Pitea affermò di aver raggiunto nel suo viaggio avventuroso tra le

Esplorazioni

Annone

Nel quinto secolo Erodoto parlò per primo degli ignoti territori oltre il deserto del Saharae raccontò che cent’ anni prima il faraone Necao II inviò  una spedizione con alcune navi di  abili navigatori Fenici dal mar  rosso che fece rotta lungo le coste del continente e in tre anni vi girò attorno fino alle Colonne d’ Ercole  tornando nel Mediterraneo. Si disse poi, e ne accennò Posidonio secoli dopo, che Eudosso di Cizico ripetè la leggendaria impresa della spedizione  partendo dall’  Arabia Sabea estesa tra lo Yemen e l’ omanita  Dhofar per seguire le coste dell’ Africa orientale  all’ estremo capo  meridionale  che superò per entrare nel versante atlantico e risalirlo fino alle colonne.  Mentre Erodoto raccontava le sue Storie,

Esplorazioni

Fenici: culto, religione e cultura

Nella grande iscrizione di  Karnak si racconta che correva la XX   dinastia quando Il faraone Merenptah parla di minacciosi popoli provenienti  dal mare che poi  Ramses III fronteggiò con le sue armate, esse erano  popolazioni di varia origine come i Lukka, i popolo Denyen, gli Shardana e i Šekeleš noti come  Popoli del Mare, secondo tradizione sconfitti dal faraone, in realtà solo  fermati sul delta del Nilo nella seconda metà dell’undicesimo secolo e tali popolazioni si fusero con quelle locali  d’ Egitto. Nel frattempo cresceva l’ impero della potente  Assiria che cercava sbocchi sul mare in Libano, ad esso i locali piccoli reami davano tributi e  racconta il sacerdote del tempio di  Amon e ambasciatore Wenamun che si recò a

Antichi

Sahara: via dei carri

La via dei carri Le origini della più antica rotta carovaniera del Sahara furono scoperte dall’archeologo francese Henri Lhote. Hoggar tra i rilievi del Tassili n’Ajjer mentre cercava di interpretare lo straordinario archivio rupestre rupestre lasciato dagli antichi abitatori del deserto con i loro fantastici graffiti e dipinti che per secoli ne hanno raccontato l’ ambiente, la vita, le leggende e le tradizioni fin dal neolitico. Lhote che rivelò tra i primi questo patrimonio, nell’ Adjefou trovò una parete dipinta con figure che  rappresentavano l’ arrivo di popolazioni straniere e la scoperta di altri dipinti di carri e cavalli stilizzati ricordarono il quarto libro delle Historìai ove il greco Erodoto citava il popolo dei Garamanti che usavano carri con cavalli