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Rio de Janeiro

All’alba della travolgente conquista europea dell’ America dopo la scoperta del continente, quando la spedizione portoghese di Alvares Cabral giunse sulla costa del Nuovo Mondo, una delle caravelle della sua flotta comandata dal capitano De Lemos entrò nella Baia di Guanabara nel gennaio del 1502 avvistando la costa che sembrava la foce di un fiume e la battezzò Rio de Janeiro. Popolata dagli indigeni Tupinamba di stirpe Tupi e quando vi sorse la colonia portoghese, la consuetudine europea a sottomettere le popolazioni tradizionali, provocò una lunga rivolta dei Tupinamba con altre tribù della regione dal 1554 per tredici anni contro i primi coloni, riunendosi nella confederazione di Tamoios. Alleandosi con gli indigeni ne approfittarono i francesi con la flotta comandata dall’ ammiraglio Villegaignon che nel 1555 riuscirono a prendere la baía di Guanabara e su una delle sue isole edificarono una fortificazione per difenderla che divenne il primo dominio francese in terra brasiliana noto come Fort Coligny. Dieci anni il terzo governatore generale portoghese del Brasile inviò una flotta comandata dal nipote Estácio de Sá che sbarcò sulla costa della baia edificando una poderosa fortezza ove è poi sorto il quartiere di Urca che fu il primo centro della nuova città di São Sebastião do Rio de Janeiro ai piedi del Morro da Cara de Cão e il colle chiamato Pão de Açucar, distesa tra i monti e il mare, da essa vi sorse poi la Cidade maravilhosa con le sue glorie e miserie.

Viaggiando più volte in ogni regione di questo sconfinato Brasile, ho sempre percepito Rio come un mondo a parte che ne esalta lo spirito e ne accentua le contraddizioni.

 

Il Carnevale carioca

Conoscendo la gente di Rio ho cercato di capirne quello spirito che va dalla saudade, forse di un nostalgico passato, al desespero che sale dalla disperazione delle favelas fino alla straripante felicidade che esorcizza la miseria nella trasgressione popolare con O Carnaval. Ai visitatori che poco sanno di quello spirito appare una grande festa di allegria popolare, ma per i carioca quei quattro giorni di sfrenato Carnevale celebrano la tradizione della loro storia con la trasgressione liberatoria dalla spesso triste quotidianità e scendono dalle favelas gli strabordanti costumi racimolati dai sacrifici di un anno, danzando freneticamente e mascherandosi per trovare identità nascoste. Così come facevano gli antenati dei neri portati schiavi dall’ Africa che cercavano di sollevarsi dalla disperazione mutando aspetto con costumi di piume e maschere invocando ataviche divinità per scacciare la malignità degli spiriti che li avevano sprofondati in quella miseria. Danzano nel frenetico ritmo del Samba arrivato anch’ esso dall’ Africa con i neri che, quando giunsero a Rio dopo l’ abolizione della loro drammatica condizione di schiavitù nel 1888, andarono a sopravvivere nei poveri quartieri tra la Cidade Nova e Praça Onze, all’ inizio del nuovo secolo divennero i centri di quella musica e danza all’ origine delle scuole di Samba che si esprimono magnificamente nella grande parata carnevalesca proprio in quella Pequena Africa di Praça Onze, oltre la frenesia coinvolgente della Banda di Ipanema e nei suggestivi spettacoli popolari indimenticabili del sambodromo Sapucaí. Non si può capire lo spirito e la cultura dei carioca solo da spettatori estranei di una grande festa, se si capita a Rio in quei giorni ci si dovrebbe immergere nella popolare trasgressione di questo Carnaval.

 

Tra i quartieri di Rio

Rio de Janeiro è una città molto frequentata da turisti e visitatori, ma che pochi conoscono nella variegata realtà, distesa come la si trova su centosessantadue vasti e popolati quartieri da scoprire in itinerari tra le glorie e miserie dei Barrios. Nella zona settentrionale si trova il meno noto e frequentato di Abolição così chiamato per celebrare l’ abolizione della schiavitù, parte delle sue strade diramano dal lungo viale Câmara e tagliato dalla grande Avenida Carlos Lacerda ove corre l’autostrada nota come Linea gialla o Amarela, tra Rua da Abolição e la grande Avenida Dom Hélder Câmara centro ne è il Largo da Abolição, da dove diramano le più distanti vie residenziali alberate come Bráulio Muniz e Silva Xavier. Se l’ Abolição non è frequentato da stranieri per essere meno noto e privo di attrazioni, difficilmente entrano nel non distante e povero barrio di Acari che prende nome dall’ omonimo fiume che lo attraversa, fino al XIX secolo era un sobborgo agricolo in parte occupato dalle piantagioni di canna da zucchero della grande Fazenda Irajá, la costruzione della ferrovia Rio d’Ouro nel 1875 attirò la popolazione che ha fondato il quartiere cresciuto come lo si trova a partire dagli anni quaranta del secolo scorso, quando fu aperta la grande Avenida Brasil. E’ dominato dalla sua miserabile favela che, come le altre, è divenuta centro per traffici di droga, armi e bande criminali, ma anche qui la gente vessata cerca di risollevarsi con il Favo de Acari che ospita una scuola di samba e si celebra il carnevale. Continuando nella zona settentrionale, disteso sotto i rilievi della Serra dos Pretos-Forros, si trova il quartiere di Agua Santa, così chiamato per le sorgenti minerali sorto sul primo centro fondato dagli schiavi fuggitivi neri quilombos nel XIX secolo, anch’ esso poi cresciuto con una decina di favelas dalla consueta povertà e criminalità ed è qui che negli anni settanta del secolo scorso in Rua Violeta è stata costruita la sovrafollata prigione di Ary Franco. Scendendo nella zona centrale sul colle che ne porta il nome e tra le sue vie tortuose si stende il quartiere di Santa Teresa sorto a metà del XVIII secolo quando fu edificato l’ omonimo Convento voluto dalle sorelle monache carmelitane Jacinta e Francisca Rodrigues Ayres sul Morro do Desterro da una cappella costruita nel 1629 da Antonio Gomez do Desterro. Dall’ epoca si èspanso divenendo uno dei quartieri più affascinanti della città con una magnifica vista sul centro e sull’altro colle del Morro da Gloria ove si erge la chiesa barocca settecentesca consacrata alla Madonna della Gloria Outeiro. Dalla fine del XIX ci si sale con la linea del vecchio tram o bonde di Santa Teresa che qui conserva le più antiche carrozze nel curioso museo dedicato alla storica tramvia, tra storici edifici e palazzi si attraversa il Parque das Ruínas con il suo centro culturale per il grande e ricco museo d’ arte antica e moderna ospitato a Chacara do Céu e dai vicini giardini di Burle Marx si gode una splendida vista del vecchio centro di Rio fino alla vasta baia di Guanabara e il colle che si erge con il Corvocado. Dal convento a Rua Joaquim Silva si scende per la magnifica scalinata Selaròn dall’ affascinante quartiere che racconta i tre secoli di storia affacciati sulle vie di Santa Teresa, giungendo al largo do Guimarães nel cuore del barrio Rua Almirante Alexandrino, che divenne uno dei vari centri nelle feste del celebre Carnevale. Più oltre verso la zona meridionale della città si trova il moderno quartiere residenziale di Lagoa con il frequentato parco Tom Jobim e circondato dalle spiagge della laguna che si anima la notte con vari locali. Ai margini della baia di Guanabara conserva ancora diversi edifici coloniali il più moderno quartiere di Catete e, verso i colli ove si stende quello Botafogo, si trova il l’altro barrio di Flamengo vicino al centro della città con i palazzi dall’ architettura in gran art deco come il museo Miranda dedicato alla popolare attrice e cantante brasiliana Carmen Miranda nel grande parco Brigadeiro Eduardo, meglio noto come parco dei giardini Flamengo, con altri musei e centri culturali, proseguendo il vasto edificio che ospita le grandi collezioni di arte moderna nel Museu do Rio . Tra i colli di Santa Marta, Mundo Novo e Morro de Sao Joao si stende il quartiere Botafogo dove, oltre ad edifici che ospitano il Museo Nativo Brasiliano, Casa Rui Barbosa e il Museo Villa Lobos, si trovano vari animatissimi locali, il mercato di Cobal e a Rio Sul uno dei più grandi centro commerciali della città. L’altro vasto barrio di Leblon che affaccia sul mare è uno dei più ricchi tra quelli residenziali allungato sull’ omonima lunga spiaggia Leblon, molto più esclusiva di quella che si stende lungo il litorale sulla striscia di Ipanema o l’altra ancor più popolare e conosciuta sul celebre lungomare di Copacabana. Fino alla metà del XVIII secolo era chiamata Sacopenapã ed ospitava un piccolo villaggio di pescatori, fino a quando vi sorse la chiesa con l’ immagine della Madonna di quando venne costruita una cappella votiva di Copacabana, dal nome della città boliviana ove è il suo santuario, divenne poi il popolato quartiere con il barrio di Copacabana che si stende sullo stretto territorio tra i colli e l’oceano per circa quattro chilometri, frequentatissimo la notte tra i molti locali aperti fino all’ alba , in parte concentrati ungo l’ omonima spiaggia che ha reso famoso Copacabana. Affacciato anch’ esso sul mare l’ altrettanto celebre e popolato quartiere di Ipanema sempre frequentatissimo dagli edifici più moderni, negozi e locali tra i più sofisticati sulla via Garcia D’Avila e riservati alla frequentazione gay sulla Garcia D’Avila, mentre l’ intero quartiere si allunga sulla nota e popolare omonima spiaggia Ipanema.

 

O centro da cidade

Il vasto Centro Storico della città è compreso tra il colle del Morro de São Bento a nord fino al litorale con il monumento ai morti della seconda guerra mondiale a sud, verso il limite orientale si trova Praça XV sulla via del lungomare, un tempo chiamata Largo do Carmo e poi Largo do Paço, da dove diramano tra i più antichi edifici e palazzi della città come il sontuoso palazzo coloniale settecentesco Paço Real che poi fu residenza dei sovrani brasiliani dall’ inizio del XIX secolo, divenuto un centro culturale e patrimonio architettonico della città. Poco distante dal palazzo chiamato anche Paço Imperial, la vecchia via ove affacciano altri edifici che passa per l’ arco di Teles verso la sontuosa fontana della Piramide un tempo una delle icone nel centro São Sebastião con il monumento di Chafariz. Nella zona di Praça XV tra le altre vecchie e storiche chiese si erge la Cattedrale Vecchia, con il suo convento e la cappella fondata nel XVII secolo, come è chiamata la barocca Igreja do Carmo. Da qui si allunga quella che un tempo era la via più frequentata del centro di Rio come rua Primeiro de Março dove, tra gli altri edifici storici, affaccia quello che ospitava il vecchio palazzo ottocentesco del Banco do Brasil, sulla via una volta chiamata Praia e Rua do Peixe dal lato sinistro affaccia quella che ospitava l’ antico mercato nella rua do Mercado , ne diramano altre con alcuni edifici storici come il neoclassico palazzo della Casa França Brasil aperta nel 1820 su progetto dall’architetto francese Grandjean de Montigny e così chiamata Francia Brasile, che doveva ospitare la borsa finanziaria con la Praça de Comércio. Anche l’ imponente edificio del Banco do Brasil costruito alla fine del XIX secolo è divenuto un centro culturale che si staglia con la sua cupola di vetro dai sontuosi pavimenti di marmo con pareti e pilastri scolpiti che affaccia sull’ animata piazza. Venendo dall’ arco di Teles percorrendo la Travessa do Comércio per Rua do Rosário si trova l’ animatissima Rua Ouvidor, proseguendo per il lato destro del lungomare su Largo da Misericórida tra i vecchi edifici si sale per la Ladeira da Misericórdia per il Morro do Castelo sul colle che ospitava i primi insediamenti portoghesi fino alla fondazione della Villa Velha sul morro del Cara de Cão dove la città iniziò a fiorire. Verso l’ antica Ponta do Calabouço si trova la chiesa di Nossa Senhora Bonsucesso e la vicina Santa Casa de Misericórida in Rua Santa Luzia, nei pressi l’ altra chiesa di Santa Luzia sotto il Morro do Castelo. A Ponta do Calabouço si trovava un vecchio forte che dall’altro di una roccia guardava l’ Arsenale militare poco distante il palazzo che ospita il Museo Storico, scendendo verso la Rua Dom Gerardo si arriva alll’antica e vasta piazza Maua ove, assieme alla sua chiesa e l’abbazia di Nostra Signora di Monserrate si erge il barocco monastero di São Bento dai sontuosi interni riccamente decorati da sculture in legno del XVII secolo e dipinti di Frei Ricardo do Pilar. Dalla piazza verso il porto si stende il Barrio da Saùde con l’ antico quartiere ormai soffocato dagli edifici moderni che si allunga verso quello di Gamboa, tornando sul trafficato Largo Carioca tra edifici coloniali, la chiesa di Santo António e quella della Penitenza si trova il seicentesco convento di Santo António. Lasciando il Largo Carioca poco più a sud il settecentesco parco attraversato dal Passeio Pùblico vicino a Largo da Lapa con una terrazza che affaccia su parte del litorale ove si stende suggestiva la baia di Guanabara , proseguendo per Rua da Carioca si arriva in La Praça Tiradentes con vari edifici d’ epoca coloniale con al centro la Statua del sovrano Dom Pedro I. Davanti la Central do Brasil si apre la piazza della Repubblica dove era il vecchio campo Santana che alla fine del XVIII secolo segnava i limiti della città verso São Cristóvão da dove si stendeva la palude di Sâo Diogo, poi incanalata nel canale Mangue che parte dall’ Av. Presidente Vargas attraverso il viale Bicalho Avenue da dove è sorta la Nova Rio de Janeiro . Nel quartiere di Lapa agli inizi del XVII secolo vennero edificati i quarantadue omonimi grandi archi di Lapa dove è stata poi eretta la moderna Catedral de São Sebastião nota anche come la Cattedrale Metropolitana di San Sebastiano dalla monumentale forma piramidale e all’ interno le imponenti vetrate dai suggestivi effetti di luce, nei pressi tra gli edifici si trovano il Fundição Progresso e la Sala Cecília Meirelles. Tornando sulla centrale Plaza XV si trova la vecchia e grande cattedrale di Rio Nossa Senhora do Carmo consacrata alla Nostra Signora di monte Carmelo dove venivano incoronati i sovrani della Famiglia reale all’ epoca dell’impero brasiliano, eretta in stile rococò e barocco consacrata nel 1770 su una più antica cappella portoghese. La chiesa di Candelaria iniziata nel 1775 dalla facciata barocca e terminata il secolo successivo con i sontuosi interni neoclassici, così come la cattedrale di São Francisco da Penitênciaè decorata da grandi e preziose incisioni d’ oro. Sull’ altra grande piazza Floriano affacciano varie edifici e palazzi art deco e liberty ottocenteschi come la Biblioteca Nazionale e il municipale Teatro, nella zona centrale si trovano anche diversi musei come quello delle Belas Artes, che dagli anni trenta del secolo scorso accoglie numerose collezioni, mentre dal vecchio Forte di San Giacomo di Misericordia edificato nel nel 1603 è stato costruito il palazzo che ospita il Museu Històrico . Da quelli che erano gli eleganti e frequentai giardini del settecentesco parco di Rio e gli imponenti archi dell’ Acquedotto Carioca , divenuto il viadotto transitabile dell’ Acqueduto, passa la vecchia linea di tram costruita alla fine del XIX secolo che da una stazione vicino alla Cattedrale di San Sebastiano sale per i colli del vicino quartiere di Santa Tereza.

 

O coração do Rio

Il cuore della città verso il centro si stende per il vecchio ed animato quartiere di Cosme Velho da dove si eleva suggestivo il colle Corcovado che domina la città e la foresta tropicale con il parco di Tijuca che lo ricopre, salendo tra le strette strade che si snodano nella lussureggiante fitta vegetazione ove emergono suggestive cascate, sulla sommità si erge la grande statua del Cristo Redentore da oltre ottant’ anni simbolo di Rio de Janeiro, edificata su progetto dello scultore francese Paul Landowsky. Dal’ alto lo sguardo spazia magnificamente sul centro e a destra sulla spiaggia di Copacabana , scivolando sull’altra altrettanto famosa e suggestiva di Ipanema, oltre lo spettacolo del mare blu che si tinge quati vermiglio al tramonto sulla splendida laguna di Freitas. Dall’ altro lato sul Pão de Açúcar, il picco isolato o Pau-nd-Acuqua come era chiamato dagli indios, per la sua forma noto come Pan di zucchero, magnificamente affacciato sul mare dalla baia di Guanabara e l’ Atlantico, ci si arriva passando per il quartiere Botafogo da dove si raggiunge il vicino ed animato quartiere noto come barrio di Urca, qui la funicolare porta prima all’ omonimo monte Urca e poi sale per la suggestione di quel colle a Pan di zucchero che domina anch’ esso come o Cristo Redentor il centro della città verso la magnifica baia di Guanabara con le sue spiagge atlantiche di Flamenco e Botafogo, oltre le più note di Copacabana ed Ipanema, ma da visitare tra le varie spiagge di Rio si trovano le più meridionali e frequentate dai carioca di Sào Conrado e Barra de Tijuca.

 

Favelas: l’altra Rio

L’ altra Rio è quella delle Favelas ove sopravvivono a migliaia in agglomerati miserabili devastati dalla povertà e a lungo funestati da bande criminali e trafficanti di droga, solo recentemente è stata scatenata quella definita Guerra di Rio alla criminalità con violenta guerriglia urbana e sanguinosi scontri che ne ha coinvolte gran parte come a Manguinhos, dove la favela è stata assediata ed espugnata da mezzi blindati e quasi un migliaio di agenti armati della Policiais_especiais, operazioni simili estese tra le varie altre favelas come quella del complexo di Alemão e, sempre nella zona meridionale, nella più vasta di Rocinha aggrappata lungo costa di un rilievo incastrata tra ricchi quartieri residenziali. Oltre a Rocinha, sempre a sud sotto il monte Morro Dois Irmãos e vicino quella di Vidigal, che prende nome dall’ omonimo quartiere, ove la parte più povera del barrio è la favela di Chácara do Céu, più oltre nel quartiere Botafogo la gente chiama Dona Marta l’ altra favela dalle case e baracche con i tetti variopinti di Santa Marta. Come la gran parte da poco sono proclamate pacificate, ma la miseria di quella gente è rimasta, tra le molte altre favelas sull’ omonimo monte, che domina i frequentati ed animati Copacabana e Botafogo, si trova la Ladeira dos tabajaras dal nome dalla tribù di indios Tupì Tabajaras che popolavano la regione, anch’ essa fino ad qualche anno fa dominata dalla criminalità, così come la più antica del Morro di Providência sorta alla fine del XIX secolo, recentemente in gran parte popolata da immigrati del Nord est e dove anche qui si è tentato di frenare la violenza e traffico di droga l’ istituzione dell’Upp come è abbreviata la Unidade de Polícia Pacificadora. Nell’ ultimo decennio sono almeno cinquecentomila brasiliani le vittime di omicidi nel paese, a Rio de Janeiro solo negli ultimi due anni quasi dodicimila persone sono state assassinate, poco meno di diecimila gli scomparsi nella triste lista dei desaparecidos che hanno avuto simile sorte, mentre nella polizia si contano oltre millequattrocento omicidi in dieci anni e solo trecento in servizio. In questa città è la funesta contabilità che testimonia la perversa alleanza tra polizia corrotta, le bande criminali che dominano le favelas e le organizzazioni di loschi trafficanti di droga e armi, si aggiungono poi quelli che erano poliziotti e membri delle squadre speciali organizzati come paramilitari che combattono coloro che considerano criminali ammazzandoli dove li trovano. La Polícia Militar ha organizzato il sue corpo speciale nel Batalhão de Operações Policiais Especiais noto come Bop e dalla selezionata Tropa de Elìte vengono i famigerati Esquadrões da morte che, assieme ad ex poliziotti e civili armati, si proponevano di sgominare i criminali e trafficanti di droga, passando poi ad uccidere e torturare semplici ladruncoli delle favelas miserabili, a volte i bambini orfani che riempiono le strade per accattonagio o furtarelli noti come meninos de rua. Divenuti i tristemente noti e famigerati squadroni della morte spesso ingaggiati da commercianti ed imprenditori minacciati dalla criminalità dilagante o anche solo per ripulirne le vie. Attraverso il lungo percorso tra il centro e la miserabile periferia della baixada Fluminense, periodicamente reparti di polizia armati chiudono la grande autostrada detta Linea rossa o Vermelha che collega il centro con più alta densità di popolazione del continente con oltre un milione di abitanti a São João di Meriti, ingaggiando violenti scontri a fuoco con gli abitanti delle locali favelas che lasciano la loro scia di morti e feriti.

E’ l’altra Rio de Janeiro, così vicina ai quartieri residenziali, i locali animati e le celebri spiagge che tutti conoscono, ma così lontana con la sua storia di miseria, disperazione e violenza che si deve capire e raccontare in questo Brasile, così come le glorie e miserie del resto del mondo che ho sempre cercato di comprendere.

 

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