Olmechi – Prima civiltà mesoamericana

Olmechi – Prima civiltà mesoamericana


Gli Olmechi. La prima grande civiltà mesoamericana, attraverso la  storia, mitologia, arte  e città  che anno ispirato tutte le successive sorte nei secoli nell’ affascinante  mondo precolombiano

Nella storia precolombiana del Messico la prima civiltà venne fondata da quello che venne chiamato in lingua nahuatl Popolo della Gomma Olmech e da essa discesero le successive culture mesoamericane,  dalla più antica dei Maya tra lo Yucatan e il Petèn guatemalteco  fino  all’ ultima sorta nei territori centrali messicani degli Aztechi.

Dalle origini misteriose e di idioma ignoto, forse una delle antiche lingue Mixe-Zoque, sembra si definissero Popolo del giaguaro dal mito ancestrale che originava la loro stirpe dall’ unione di un giaguaro con una donna in quello che gli  Aztechi chiamarono il  Paese del caucciù  Olmán che si stendeva sul Golfo di Vera Cruz coperto da foreste tropicali e paludi ove gli antenati giunsero nel  XVIII secolo a.C., originando poi la prima  cultura classica della regione e dell’ intero territorio mesoamericano.

Qui  iniziò la loro storia con la prima cultura che preso nome dal sito di  San Lorenzo  fiorito  tra il XII e il IX secolo a.C., seguì quella chiamata come il loro grande centro di La Venta per cinquecento anni fino al IV secolo a.C. e infine altri due secoli di dominio con la cultura definita Epiolmeca dal grande e fiorente centro rinvenuto a Tres Zapotes, quando fu raffinata la forma di scrittura chiamata istimiana o epiolmeca dai glifi e caratteri pittografici simili a quella dei Maya. Da quest’ ultimo periodo iniziò la decadenza ed è ancora avvolto nel mistero il declino olmeco con l’ abbandono dei centri forse per mutamenti climatici, siccità, distruzione di foreste per l’agricoltura e conflitti tribali con le popolazioni vicine.

La prima civiltà mesoamericana per secoli venne dimenticata fino al ritrovamento dei siti olmechi ove erano sorti i primi edifici, palazzi, grandi centri cerimoniali, templi, piramidi, sepolcri, sempre orientati da un’ ispirazione cosmologica, con decorazioni e statue, i campi per il Gioco della Pelota Tlachtli  e tutto ciò che fu ereditato dalle successive civiltà mesoamericane.

Dopo il declino iniziato nel suo ultimo periodo successivo al IV a.C. dalla civiltà olmeca  nella regione  si consolidò quella che viene definita  Cultura Veracruz  che ebbe tra i vari centri la  Città del tuono El Tajin, quella chiamata Colle degli altari adagiata nel Cerro las Mesas e la città costiera che ha lasciato i suoi resti nel  sito di  Remojadas.

Dopo la decadenza l’ antico territorio olmeco venne occupato dal popolo dei Totonachi che ne ereditarono gran parte della cultura fondando il loro dominio chiamato dai Mexica Totonacapan che fiorì tra il IV e il IX secolo resistendo ai tentativi di invasione dei Toltechi dai territori limitrofi e poi dai settentrionali  Chichimeca, riuscirono a rimanere indipendenti anche dai potenti Aztechi, ma anch’ essi travolti dai conquistadores spagnoli nella loro incontenibile  conquista del Messico.

Società e cultura olmeca

Dopo il primo periodo tribale con relativa uguaglianza sociale, con  la crescita del’ agricoltura e commercio i villaggi si trasformavano in  vere città, con la concentrazione della propietà agricola e delle ricchezze derivanti dai commerci, iniziò una società stratificata diretta da un’ autorità solitamente sacerdotale  che deteneva il potere sociale assieme a quello religioso.

La  società olmeca divenne integrata e gerarchica,  gran parte  della popolazione  aveva una quotidianità scandita dall’ agricoltura intensiva  bruciando gli appezzamenti per la semina di ortaggi  patate dolci, pomodori e mais introdotto  successivamente che divenne fondamentale tanto da dedicargli una divinità, nelle paludi, sulle rive dei laghi e la costa si dedicavano alla pesca anche di alligatori, per la carne  cacciavano selvaggina e allevavano cani.

Nella vita quotidiana  adoperavano utensili di pietra come martelli, cunei, mortai e pestelli per  il mais e altri cereali, mentre importavano l’ossidiana per il coltelli e armi, abili  ceramisti per vasi, piatti e pentole da cucina di terracotta  di uso quotidiano, pregevoli statuette e ceramiche dipinte per usi cerimoniali.

Gran parte della popolazione lavorava nei campi, dedicandosi anche alla pesca e la caccia,  periodicamente era impegnata alla costruzione di edifici e centri cerimoniali o a spostare gli enormi macigni per lunghe distanze adoperati per le grandi sculture in pietra di troni e teste colossali.

La casta sacerdotale e nobiliare avevano posizione di prestigio e privilegiata con ricche residenze  nelle parti più alte delle città, nella scala sociale seguivano guerrieri, funzionari, mercanti ed artigiani.

L’ intera popolazione di tutte le caste si riuniva periodicamente nei centri cerimoniali ove avvenivano le ricorrenze collettive e  i sacerdoti  ne praticavano i riti a volte con sacrifici umani e cannibalismo rituale.

L’ appartenenza di ogni individuo a famiglie e clan propri dagli stretti  legami e gerarchie rese possibile il controllo delle caste al potere  di ogni comunità, esteso poi alle popolazioni vicine spesso impiegate nel’ immane opera di trasporto delle gigantesche rocce vulcaniche dai loro territori per  gli edifici e le sculture colossali.

Come per tutte le altre culture evolute il passaggio dalla società tribale alla civiltà più avanzata  fu l’ abbondanza dell’ agricoltura e la crescita dei commerci che produssero una grande ricchezza adoperata nella costruzione di città e centri cerimoniali ove la religione era aggregazione collettiva ed esercizio del potere da dove nasceva una nuova classe che doveva edificare palazzi, templi, statue e oggetti d’ arte che celebravano quel potere.

Gli abili mercanti olmechi  avevano contatti con altre popolazioni e  culture dall’ America centrale alla Valle del Messico, oltre a prodotti agricoli e artigianali  scambiavano ceramiche decorate, maschere,  raffinate statuette e oggetti artisti con  ossidiana, pietre dure, conchiglie, pelli di caimano, sale, cacao e piume preziose, assieme a tutto ciò portarono modelli artistici e culturali.  Attraverso i commerci  si estese quell’ iconografia olmeca in gran parte del territorio  mesoamericano ed assieme ad essa un controllo per  negoziare con le popolazione più vicine le materie prime indispensabili ed i prodotti necessari alla loro società e da ciò l’ influenza Olmeca  ispirò gran parte delle successive culture mesoamericane.

La cultura olmeca  fu la prima ad edificare città e  fondamento delle altre che vennero dopo prosperando  lungo la costa del Golfo del Messico tra il XII e il IV secolo a.C. , da secoli scomparsa quando giunsero gli spagnoli e la si conosce solo dai resti nei  siti olmechi rinvenuti molto dopo a partire dal XIX secolo.

Erano grandi centri  religiosi e di potere c che accoglievano residenze regali, di sacerdoti e funzionari di rango con palazzi e templi cerimoniali, come ne sito di San Lorenzo  e l’altrettanto vasto dai resti  rinvenuti a  La Venta, mentre la popolazione viveva in piccoli villaggi di poche, quelli più grandi avevano al centro la residenza  della famiglia più di rango e un piccolo santuario consacrato alla divinità protettrice.

Religione olmeca

La religione olmeca  era originata da un antico animismo con pratiche sciamaniche rivolti agli spiriti della natura, ne venne  una particolare cosmologia dalle  varie divinità che interagivano con gli umani attraverso le pratiche sciamaniche  e ritualità della casta sacerdotale in centri cerimoniali.

Fu la prima a concepire un suprema divinità creatrice identificata nell’ essenza divina del Giaguaro rappresentata nei centri cerimoniali con le raffigurazioni dal significato poco noto dei  giaguari olmechi, ad essa si aggiunsero poi altre divinità del mais, la pioggia e il sole che influenzarono parte di  alcuni miti religiosi dei Maya  che a loro volta avevano ispirato credenze delle altre culture mesoamericane fino a quelle Mexica della religione azteca.

La loro mitologia religiosa  ispirò i culti  consacrati ai vari dei Giaguari , ai protettori della fertilità ed agricoltura che furono i vari e venerati  dei del mais, al  benefico dio della pioggia  che alimentava la terra e l’ agricoltura  simile al  dio Maya  Chaac  e il potente  dio del Sole che la riscaldava ed illuminava, divenuto per i Maya Kinich Ahau,  fino alla divina essenza  dell’ essere cosmogonico noto come   Serpente piumato.

Sorta dai culti animisti e le pratiche sciamaniche fu l’ antica  religione Olmeca che per prima completò una più ampia  interpretazione mistica del cosmo osservando le forze della natura e gli elementi nell’universo conosciuto diviso in tre parti  dominati  dai vari Dei Olmechi raffigurati con diversi attributi umani, uccelli, rettili e felini. Derivati dagli esseri soprannaturali dell’ originario animismo, se ne sono persi i nomi e le associazioni divine, ne sono rimaste rle raffigurazioni nelle statue, pitture rupestri e ceramiche che li fanno identificare come creature mostruose in forma di  Drago , Pesce e Uccello,  gli antropomorfi  gli dei del Mais  e dell’ Acqua, come animali mitici il Giaguaro Nero e il Serpente Piumato.

Sulla terra abitata dall’ umanità  regnava il Dio Drago dall’ aspetto di coccodrillo a volte raffigurato con tratti umani, di giaguaro o aquila con le fauci spalancate, divinità del fuoco, fertilità, agricoltura e ciò che beneficiava la terra, ispiratore delle divinità Azteche come il  venerato dio delle acque  raffigurato  da coccodrillo Cipactli e  probabilmente l’ altro potente dio del fuoco  Xiuhtecuhtli.

Nel mondo sotterraneo invaso dalle acque regnava il Mostro  Pesce raffigurato come terrificante  squalo  nelle incisioni rupestri, vasellame e altari di pietra che ne accoglievano i riti, mentre il Mostro Uccello che regnava sui cieli e il sole dominando  l’agricoltura era raffigurato come un uccello mostruoso dall’ aspetto di serpente che aveva il suo supremo santuario a La Venta  e che ha originato il successivo mito del  Serpente Piumato.

Da esso venne una divinità associata  raffigurata da un serpente a sonagli con piume di uccello sulla testa che fu l’ ispirazione per il potente  Kukulkan  venerato tra i Maya che poi nella cultura nahua azteca divenne  Quetzalcoatl.

Il misterioso Dio bendato dall’ aspetto umano raffigurato  sempre di profilo, anche Il Dio del mais appare come una figura umana con una pianta sulla testa spesso raffigurato assieme ai sovrani ad esso era associato il Dio dell’Acqua protettore della fertilità dei campi dall’ aspetto di rubicondo nano o neonato, ma dal viso inquietante, probabile ispiratore dei  successivi dèi acquatici mesoamericani come il Chaac dei Maya e Toltechi, potente divinità della pioggia ripreso dalla cultura  azteca come Tlaloc.

La diffusa rappresentazione di un essere sovrannaturale come  giaguaro olmeco dal significato ancora ignoto è raffigurata come bambino umano dai tratti felini dormiente o defunto, probabilmente  derivato da un più antico rito animista che lo invocava rappresentando la trasformazione di uno sciamano in un giaguaro.

Nel passaggio dal’ antica religiosità animistica gli esseri sovrannaturali con sembianze animali sono divenuti divinità venerate nelle cerimonie ove i sacerdoti continuavano una ritualità di tipo sciamanico con l’ uso di allucinogeni e forme sacrificali ereditate dalle successive culture mesoamericane.

L’ arte degli Olmechi

La civiltà olmeca è stata la prima cultura mesoamericana a fondare una società variegata ed organizzata che ha trovato le sue espressioni estetiche cominciando da quella che si definisce arte del corpo e nell’ abbigliamento, praticavano la  deformazione cranica  comprimendo il cranio dei neonati e la mutilazione dei denti anteriori come  segni di riconoscimento della classe dominante, uso poi diffuso tra i  Maya.

L’ abbigliamento popolare maschile  era semplice tunica taparabo simile all’azteco mátlatl con un mantello invernale quello femminile un gonna con tunica huipil, ma normalmente a seno scoperto, ai piedi entrambe calzature huaraches. Nobili, dignitari e sacerdoti portavano corpetti di pelli o liane,  sulle teste rasate copricapo  di cuoio, tessuto o turbanti,  come ornamenti  bracciali e ajorcas, collane, pettorali e pendenti alle orecchie e al naso, diffuse  grandi ed eleborate maschere indossate durante le cerimonie, e mascherine usate come ornamento.

L’ arte olmeca si esprimeva nella scultura monumentale, ma anche nella ceramica di vario stile e colori da quella bianca caolina  fino alla marrone e nera decorate da linee ed  incisioni con motivi di vario genere  come artigli, zanne, sopraciglia, macchie da giaguaro. Il vasellame di  escudillas, piatti di sagome composte, recipienti con becco versatore e vasi zoomorfi, in gran parte con figurine scavate o in rilievo di uomini, donne, bambini e giocatori da palla, alcuni vestiti e altri nudi.

Di elevato livello la scultura di pregevoli e raffinate statuette raffiguranti  personaggi umani e mitologici dall’ inconfondibile stile,  bambini nudi dai volti enigmatici e privi di genitali, figure umane  dette  uomo allungato  in pietra serpentina verde intarsiata , inquietanti raffigurazioni di esseri simili a nani, statuette votive in serpentino, giada e granito  come le sedici rinvenute a La Venta in semicerchio davanti a sei manufatti di giada.

Tra le varie statuine olmeche  si trovano, altre che raffigurano  le trasformazioni umane in felini, aquile ed animali, le raffigurazioni dell’ Uomo Giaguaro di varie dimensioni dalle più ridotte di giada alle grandi di pietra,  personaggi dal suggestivo realismo come quello chiamato il lottatore, oltre le molte di diversi tipi e stili assieme alle ceramiche rinvenute a nel ricco sito di Las Bocas.

La più alta espressione artistica di elevato livello estetico e simbolico si trova nella monumentale  scultura olmeca che ha lasciato molti resti di vario tipo dalle incisioni su pietra, rilievi, steli, enormi troni sacerdotali e regali scavati in  grandi blocchi squadrati di basalto intagliati e decorati con raffigurazioni di  umani che trasportano neonati di giaguaro o enigmatici nani.

Statue e megaliti come le grandi statue cerimoniali  raffiguranti gemelli umani rivolti verso un giaguaro di ispirazione mitologca  rinvenute nel sito di  El Azuzul, probabile prima raffigurazione artistica di quelli che poi furono i mitici Eroi Gemelli Hunahpu e Xbalanque della successiva tradizione religiosa fondamentale nella mitologia dei  Maya.

Queste come altre rinvenute  nel vasto sito monumentale di Tres Zapotes, nei pressi del  vulcano San Martín Pajapan, oltre che  nel  centro cerimoniale di La Venta, hanno influenzato la scultura delle successive culture mesoamericane.

Dal significato ancora misterioso l’iconografia dei delle sculture e rilievi mitologici  nei  monoliti degli altari e i troni monumentali con fauci di giaguaro che contengono esseri umani a volte con bambini piangenti che rappresentano il mito del Dio Giaguaro e della  caverna primordiale che ha generato gli antenati, a volte altri personaggi in posizioni  che fanno pensare a culti sacrificali.

Ancora poco noto anche il significato delle Teste colossali pesanti tra le sei e le otto tonnellate ed alte fino a quattro metri, scolpite  tra il XII e il IX secolo a.C. in grandi blocchi di pietra, volti enigmatici dal nobile aspetto diverso da tutte le raffigurazioni delle popolazioni mesoamericane, probabili raffigurazioni di sovrani o personaggi legati ai  giochi rituali della Pelota.

In parte abbattute o sfregiate forse in una rivolta o conflitto nel X secolo,  dal suggestivo  realismo ed imponenza erano  aggruppate nei centri cerimoniali come a San Lorenzo dove sono state  trovate in grandi quantità e ancor più nel grande  centro di La Venta.

Le città olmeche

Fu la prima grande civiltà mesoamericana che generò le successive dalla più antica dei Maya fiorita poco a sud tra lo Yucatan messicano e il Petèn guatemalteco all’ ultima nella centrale Valle del Messico  degli Aztechi, fu la madre di tutte quelle culture che vennero dopo ispirate dalla loro religione con un’interpretazione del cosmo dalla complessa mitologia e una varietà di divinità raffigurate nei grandi centri cerimoniali dalle opere degli abili  artisti olmechi.

Rimasta ignota per secoli, la storia, cultura ed arte di questa prima grande civiltà precolombiana è narrata dai siti olmechi rinvenuti nel territorio che dominarono sulla costa meridionale del Golfo del Messico e l’ entroterra, tra le pianure e le foreste tropicali attraversate dai fiumi  che per secoli furono il cuore  culturale  dell’ area olmeca.

Uno dei più antichi popolato da agricoltori che già producevano vasellame, fiori’  poi dal XIII secolo a.C.  come il grande centro cerimoniale che si trova nella pianura costiera del Vera Cruz a San Lorenzo Tenochtitlàn, divenne probabilmente un santuario che attirava le popolazioni vicine e centro di commerci con un avanzato sistema per il controllo delle acque, edifici residenziali e religiosi ove troneggiano nove Teste Colossali. Tra il XII e il IX secolo a.C. San Lorenzo fu il più rilevante centro di quella cultura, iniziò poi la sua decadenza e venne abbandonato  nel IX secolo lasciando i monumenti sfregiati e   mutilati per motivi ancora ignoti. Venne occupato da una tribù vicina per un secolo e di nuovo abbandonato lasciandolo come piccolo villaggio agricolo che perse memoria dell’ antico splendore di  San Lorenzo.

Nell’ XI secolo a.C. cominciò a sorgere un’ altro centro olmeco nella regione  mentre fioriva il grande di  San Lorenzo, successivamente venne ampliato con edifici lungo un’ asse centrale nell’ armonia simmetrica con quartieri residenziali e grandi monumenti attorno ad una piazza circondata da colonne di basalto divenendo il più ricco centro  di quella civiltà a La Venta fiorito tra il X e il VI secolo a.C.

Dominata da un colle nel centro della città ove si trovava quello che è chiamato  complesso reale con i suoi edifici, l’ acropoli, la necropoli regale e  il centro cerimoniale dai grandi troni di pietra, steli e tra  le statue  quella detta dell’ Ambasciatore con le più antiche iscrizioni glifiche mesoamericane, una che raffigura un guerriero, un’altra il Serpente Piumato e vicino due sovrani che si fronteggiano,  mentre altre sei raffigurano esseri mitologici o spiriti.

Tra i resti di edifici, palazzi, altari e statue che ricordano l’ antico splendore come grande centro cerimoniale di quel che rimane nel sito di La Venta, si trovano  quattro delle più impressionanti e suggestive  Teste colossali. Anch’essa venne abbandonata alla foresta dopo il IV secolo come gli altri centri nel periodo dell’ ancora poco noto  declino  olmeco dovuto forse a cambiamenti climatici, intensivo sfruttamento agricolo e conflitti ponendo fine al suo lungo primo periodo che ebbe per secoli come  ultima splendida capitale e centro cerimoniale depositario di cultura e arte quella che fu la fiorente  La Venta.

Dopo la sua fine nel III secolo a.C.  iniziò il periodo dominato da una popolazione di medesima stirpe che originò la successiva cultura Epi Olmeca con religione, mitologia e tradizioni simili,anch’ essa dai notevoli livelli artistici che elaborò nuovi sistemi di scrittura detta epiolmeca, fondamento di quelle successive,, osservazioni astronomiche e un complesso calendario.

Occuparono anche l’ antica città olmeca di Teopantecuanitlan fondata nel XII secolo a.C. come centro cerimoniale nel territorio del Guerrero ove si trova Xochipala che ha continuato a fiorire per un lungo periodo tra il III e il XV secolo, ove sono state rinvenute numerose e pregevoli statuette di stile olmeco e il centro di Juxtlahuaca che ha lasciato ricche e raffinate  pitture rupestri nelle sue grotte.

Gli Epiolmechi  fondarono altri centri propri come il Colle degli Altari a Cerro de las Mesas sorto su un più  antico centro olmeco  e fiorito tra il IV e il VII secolo d.C., mentre  nella tarda età classica fino al X secolo lo fu El Tajín  fondato nel I secolo d.C., oltre alla grande città di Tres Zapotes che ne fu la capitale.

Era un antico centro olmeco  nella piana tra le montagne di Tuxtlas e la foce del fiume Papaloapan risalente al I millennio a.C. poi decaduto  dopo scomparsa di La Venta e San Lorenzo e occupato nel III secolo a.C. diventando poi  la fiorente Tres Zapotes della cultura Epiolmeca con un grande centro cerimoniale ove è stata rinvenuta la cosiddetta Stele C  risalente al 31 a.C. con iscrizioni e simbologie raffiguranti un giaguaro e  sul retro uno dei primi calendari mesoamericani, diverse sculture di stili diversi giunti dai commerci con altre culture e dai meridionali Maya oltre a due teste monumentali derivanti dallo stile olmeco .

Anche El Tajin era di più antica fondazione olmeca, dopo un’ occupazione degli  Huaxtechi dal III secolo divenne il più vasto centro delle coste orientali messicane ampliato con l’ edificazione in posizione più elevata  di quello che è definito El Tajin Chico, vi sorse il vasto centro cerimoniale ove  rimane la maestosa Piramide a Nicchie , i resti edifici residenziali, numerose sculture e il campo sacro della Pelota  fiorendo come grande città fino al X secolo quando iniziò la decadenza, duecento anni dopo gli edifici più rilevanti vennero distrutti per motivi ignoti e la città venne abbondonata dagli epiolmechi entrata poi nel territorio dei Totonachi che dominarono la regione dopo la decadenza di El Tajín fino all’ arrivo degli spagnoli.

Della più antica civiltà mesoamericana più d’ ogni altro rimangono le suggestioni di  quelle Teste Colossali dai volti enigmatici e lo sguardo che sembra scivolare sullo spazio e sul tempo attraverso la storia,  quasi a cercarne le origini nell’ arcaico mondo delle forze naturali e gli spiriti che aleggiano tra i resti di pietra.

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