Apache. Gli indomiti indiani del sud ovest

Apache. Gli indomiti indiani del sud ovest


Percorrendo i sentieri del fiero popolo Apache che ha resistito per mantenere lo spirito della libertà tra i grandiosi scenari del sud ovest nel mito di un’ altro Far west

Da secoli popolavano i territori nordamericani del sud ovest le comunità tribali chiamate dagli spagnoli discendenti dall’ antico Popolo Ancestrale degli Anasazi, quando nel XV secolo giunsero  i fieri e bellicosi Tin-ne-ah  o Dineh dalle regioni più settentrionali di stirpe e lingua athabaska,  guerrieri e razziatori vennero chiama dagli indiani del sud ovest  i  nemici o Apache, tra loro divisi in grandi tribù e bande di guerrieri che si imposero tra quei vasti territori e le regioni e settentrionali messicane.

La cultura Apache Tin-ne-ah

La loro mitologia racconta la creazione del mondo e dell’ universo popolato da divinità, su tutte dominano quelle che donano la vita a volte identificati con il Sole e la Grande Madre, poi gli Spiriti della Montagna o Gaane  e l’ essere mitico che chiamavano Coyote. Ogni manifestazione della natura contiene le sue forze che conferiscono poteri soprannaturali, nel’ universo spirituale i diyí ‘si  sono le invisibili forze che derivano da alcuni animali e piante, minerali, fenomeni naturali e figure mitologiche che possono essere acquisiti  attraverso riti e cerimonie.

L’ uomo medicina  è depositario della tradizione religiosa acquisita da rivelazioni mistiche e visioni tra le tribù  Chiricahua e Mescalero, mentre per i Jicarilla e le tribù occidentali attraverso  i rituali cerimoniali della pubertà e niziatici con  la Danza dell’ Alba, della  Lunga vita e le Sacra-Sacra. Alcuni animali  come serpenti, gufi, orsi e coyote  sono posseduti da spiriti  malvagi e possono provocare malattie, da esorcizzare con riti sciamanici e nelle cerimonie  vengono praticate diverse danze religiose,  come quelle degli spiriti, per invocare la pioggia, per propiziare e celebrare poi il raccolto.

immagini indiani apache

Come per alcune altre tribù Pueblo spiriti ed entità sono raffigurati in simboli e hanno forse appreso dai Navajo  la rappresentazione neii disegni dipinti sulla sabbia che vengono usati in particolari cerimonie dirette dallo sciamano o uomo medicina Hatalli che li traccia nella terra davanti una casa hogan facendo scorrere tra le dita la sabbia colorata così che i dipinti diventano gli spiriti che aleggiano nella cerimonia. I riti di guarigione assieme all’ uso di erbe medicinali sono accompagnati dal canto degli sciamani per ristabilire l’equilibrio del corpo sconvolto dalla malattia che può essere provocata da stregoneria e con essi se ne inverte il flusso malefico.

Gli usi religiosi, cerimoniali e di guarigione del  peyote risalgono al I secolo a.C. dalle popolazioni indigene come gli Huichol delle regioni messicane settentrionali, dove ne ho trovata la suggestione tra i Tarahumara della Sierra Madre, si diffuse poi più a nord tra l’ Oklahoma e il Texas in altre tribù come i Tonkawa, ma soprattutto tra le popolazioni di stirpe Athabaskan del sud ovest tra le varie comunità di  Lipan di stirpe  Apache come quelle dei Mescalero che furono tra i primi praticanti della religione del Cactus Divino Peyote  nelle regioni a nord del Messico e che lo introdussero alle popolazioni migrate dalle grandi pianure come i Kiowa e la nazione dei Nʉmʉnʉʉ o meglio noti  Comanche. Usato per secoli nelle pratiche sciamaniche di guarigione solo molto più tardi venne usato in quelle religiose come parte di una rinascita della spiritualità indigena nella Cerimonia Peyote, divenuta la sacra medicina che oltre alle infermità  fisiche combatte quelle spirituali, e allo steso tempo coinvolge la comunità come nella Danza degli Spiriti.

Le tribù Apache

Gli Apache si definivano Tin-ne-ah o Popolo Dineh  diviso in diverse comunità tribali e bande di guerrieri, i Mescaleros con le tribù Sehende e Iyutahende nel territorio del Rio Grande  limitrofo a quello dei Mimbreños di medesima stirpe, i Tsokanende chiamati poi  Chiricahua popolavano una vasta regione tra l’  Arizona meridionale, il Nuovo Messico, i territori messicani di Chihuahua e Sonora. Dal loro territorio  tra Colorado e Oklahoma i Jicarilla nel 1716 furono cacciati dalle loro terre da Comanche  migrando nel  New Mexico nord orientale, qui cercarono di evitare conflitti con gli spagnoli prima e statunitensi poi, ma a metà del XIX secolo opposero resistenza finendo sconfitti e confinati in una riserva nel1880.

Gli Apache occidentali  Dilzhe’e erano chiamati dai Chiricahua Stolti Ben-et-dine e  per gli spagnoli furono i Tonto che seguirono la storia delle altre tribù in conflitto con i bianchi fino ad essere confinati nella  riserva Tonto in Arizona, tra le tribù dell’ ovest erano anche quelli che furono chiamati San Carlos  dal fiume omonimo nel loro territorio. Quando nel 1848 gli Stati Uniti conquistarono al Messico  la regione  li scacciarono dopo  una lunga resistenza confinandoli  nel 1871 nella riserva di White Mountain in Arizona poi divisa con quella di Fort Apache nel 1897 dove questa gente abituata ad una vita libera ed errante è stata condannata ad una misera esistenza segregata.

indiani apache foto

Fino al XVII secolo Il territorio dei Lipan si estendeva tra  Colorado e il texano Rio grande fino a quelli messicani di Tamaulipas, Coahuila e Chihuahua, nel 1750  dai Comanche vennero scacciati dal territorio più settentrionale  entrando poi  in lungo conflitto con gli spagnoli e poi con i messicani che assieme all’esercito statunitense scatenarono violente campagne dal dal 1875 costringendoli a ritirarsi in Nuovo Messico, dove i sopravvissuti vennero anch’ essi confinati  in anguste riserve. Stessa sorte ebbero le altre  tribù considerate  di stirpe Apache per cultura e tradizioni come gli Arapaiva, Carrizo, ChibecuaBedonkohe.

Un popolo fiero e bellicoso che di oppose prima al  Messico della colonia di Nueva España nei suo territori  per tutto il periodo della dominazione spagnola e poi agli attacchi dell’ esercito dopo l’ indipendenza del  Messico nel XIX secolo, oltre ai lunghi conflitti contro i nemici settentrionali Comanche , spesso spinti ed armati dai bianchi contro di loro. Infine nella seconda metà dell’ ottocento le devastati e lunghe Guerre apache combattute contro i coloni e l’ esercito statunitense guidati da capi leggendari. Sono ancora ricordate tra i Tarahumara e gli indigeni della Sierra Madre le gesta del leggendario guerriero Miñaca nel territorio messicano settentrionale, come quelle del capo  di una spietata banda di guerrieri che i messicani chiamarono Miguel Narbona , ne divenne acerrimo e temuto nemico per scacciarli dal territorio del Sonora sconfiggendoli varie volte in sanguinari scontri  per anni dal 1847 e  le sue gesta furono continuate dai  suoi seguaci.

La battaglia contro i messicani a Pozo Hediondo nel 1851 quando per negoziare la pace si radunarono varie tribù attaccate sconsideratamente dalle truppe de dal giovane capitano Ignacio Pesqueira, dopo  furibondi scontri  riuscì a sfuggire all’ assedio  e il leggendario capo Mangas Coloradas che guidava i  Chiricahualo lasciò andare rispettandone il coraggio  mostrato in battaglia.

Le guerre Apache

Pochi mesi dopo vennero massacrati  apaches da un reggimento nel sud di Janos.  Il capo Juan Josè Compà  della tribù guerriera dei  Tsokanende Mimbreño con i suoi uomini vennero massacrati a S.Rita del Cobre  in Nuovo Messico nel 1835, unico sopravvissuto che sfuggì all’ agguato fu  Dasoda Hae che poi divenne condottiero della trbù chiamato  Kan-da-zis Tilishishen o Camicia Rossa per il suo abito e per tanto noto ai nemici come il valoroso e temuto Mangas Coloradas che ha combattuto a lungo contro gli eserciti messicano e statunitense fino al 1862. L’anno dopo con il suo popolo stremato dalla fame decise  di incontrare Il generale West per trattare la pace in cambio di viveri per la sua gente a Fort McLane di  Apache Tejo in New Mexico,  tradito, disarmato e catturato per essere ucciso con il corpo straziato, deportartando  il suo popolo stanco e affamato.  Il generale Carleton si sentì orgoglioso di quell’agguato criminale credendo di aver piegato la resistenza Chiricahua nel New Mexico sudoccidentale, ma altri capi  seguirono le gesta di Mangas Coloradas e lo scontro sarebbe continuato  per oltre un’ altro ventennio Le epiche gesta di Bidu-ya noto come Victorio, anche egli  fiero e valoroso capo  della tribù Mimbreño, che dopo anni di guerriglia sconfiggendo  in vari scontri il poderoso esercito americano, continuando assieme al capo Kutu-hala  delle bande Sacramento e Organ della tribù Mescalero noto come  Caballero rimasto ucciso poco  prima che Vittorio venisse  circondato dall’ esercito messicano a Tres Castillos nel 1880 con ottantasei guerrieri privi di munizioni che combatterono fino alla fine  con asce e coltelli contro centinaia di nemici. Anche il generale che guidò le campagne contro gli Apache George Crook lo riconobbe come grande condottiero  nelle sue memorie :“Se fosse stato un bianco, allora sarebbe entrato nella storia come uno dei più grandi generali che l’umanità abbia conosciuto. “

Dal 1820 il capo dei Limpia Mescalero  Gomez  con le incursioni dei suo guerrieri nel Coahuila e Il Chihuahua fu in conflitto con i messicani  e una quindicina di anni dopo rifiutò la proposta del  governatore del Chihuahua assieme ai  Kiowa di un’ alleanza contro gli antichi nemici delle tribù Comanche che venne accolta da altri capi Chiricahua e Mimbreño nel 1835 continuando le incursioni contro i messicani fino al 1843.  Nello stesso anno il capo Barranquito riunì le bande dei Sierra Blanca  e Mescaleros continuando i conflitti con i messicani dai territori della Jornada del Muerto alle montagne di Limpia, Chinati e Chisos. Nel  1857 l’ ormai anziano Barranquito si ritirò e alla sua morte  i territori furono divisi tra i figli Santana  alla guida dei dei Sierra Blanca Mescaleros e Zhee-ah-nat-tsa noto come Cadete che ne divenne il portavoce.

Quando dilagò la rivolta dei  Tchihende   chiamati Mimbreños  nel 1861 assieme all’ altra potente tribù Apache dei  Chiricahua, si unirono bande dei Mescaleros  guidati da Kutu-hala che i messicani chiamarono  Caballero, capo delle tribù Sehende dei Sacramento assieme al capo  San Juan, con lì appoggio del condottiero dei guerrieri  Limpia e Chisos  Alsate.

guerriero apache

Guerriero Apache

Contro i Mescaleros intervenne l’ esercito statunitense al comando del generale  James Carleton che occupò parte del territorio emettendo un proclama nel 1862 che tra l’altro ordinava specificatamente:”…l’uccisione di tutti i maschi indiani di quella tribù, in qualsiasi luogo e in qualunque momentoe la cattura e deportazione a Fort Stanton delle donne e dei bambini..” centro della campagna militare fu Fort Stanton con il comando affidato a Christopher Carson, esploratore, avventuriero e poi militare che è ricordato come Kit Carson nell’ epopea del Far West, qui nel poco nobile ruolo di esecutore degli spregevoli orini del generale Carleton.

Dopo la campagna militare  diversi capi  Apaches si arresero con la popolazione stremata  che fu deportata in Nuovo Messico nella riserva di Bosque Redondo in condizioni insostenibili che nel 1865 provocarono la fuga dei Mescaleros per tornare sulla Sierra Blanca guidati da Santana e Cadete, mentre altri si rifugiarono tra i monti di Limpia e Guadalupe condotti da Caballero e San Juan unendosi alle indomite bande dei Mimbreños che continuavano la guerriglia fino il Texas dove combattevano anche i Comanche, poi  dilaniati in conflitti tra i capi. Nel 1870 venne istituita la riserva di Tularosa e venne inviato Joseph Hoy Blazer a trattarne l’ ingresso dei Mescaleros, Cadete vi venne assassinato nel 1872, il nuovo capo Roman venne imprigionato assieme a Santana.

Duecento rinchiusi nella riserva evasero braccati dai militari e nel duro inverno del 1875 la popolazione della riserva fu devastata dalla miseria ed epidemie,  mentre il  capo Alsate delle tribù meridionali continuava le ostilità assieme alle bande dell’ altro irriducibile capo Carnoviste. Della fiera stirpe guerriera Chiricahua era K’uu-chish  o Legno ardente genero di Mangas Coloradas che divenne famoso come Cochise quando riunì tutte le bande dei guerrieri Tsokanende Chirichua assieme al figlio Tahzay, i fieri capi guerrieri Nolgee, Skinya, i due Pionsenay e gli altri fratelli ndomabili Chihuahua e Ulzana che scatenarono la guerriglia dalla loro roccaforte tra i monti  Dragoon in Arizona.

Nel 1871 vennero inviati i contingenti militari comandati dal generale  George Crook  che indusse i Chiricahua a trattare con Cochise  la rinuncia alle ostilità  per portare i suoi guerrieri nella riserva di Tularosa del Nuovo Messico, il fiero Cochise con un manipolo di guerrieri rifiutò di esere rinchiuso e continuò la guerriglia. Nel frattempo lo scout e agente per gli affari indiani Tom Jeffords aveva stretto una solida amicizia con l’ irriducibile capo e sostenne il trattato proposto dal generale O.Howard offrendo condizioni di vita migliori ai Chiricahua  nella riserva in Arizona ove terminò l’ epica  resistenza di  Cochise che si spense  pacificamente nel 1874.

Mentre continuava ad echeggiare l’ eco delle gesta  del capo Baishan detto Cucillo Negro, Il condottiero dei Tchihende centrali  Delgadito, il grande capo  Dasoda-hae celebre come  Mangas Coloradas , il successore che divenne il leggendario ed indomito capo  Cochise  e Il capo Mescalero della tribù Sierra Blanca Santana, tra i monti e i deserti dell’ antico territorio tribale Apache dal Nuovo Messico all’ Arizona continuarono le gesta del  Ulzana con le sue bande in una logorante guerriglia, come quelle di Bakeitzogie che fu chiamato Dutchy per l’ aspetto vagamente teutonico e del valoroso i Chato.

L’ irriducibile Geronimo

Io sono nato nelle praterie dove il vento soffia libero e non c’è nulla che ferma la luce del sole. Io sono nato dove non c’erano catene”.

geronimo leggenda guerriero apache

Il leggendario condottiero Geronimo

Tra tutti protagonista assoluto della resistenza di questo popolo e di tutte le lunghe guerre Apache fu l’ indomito e leggendario condottiero dei  Bedonkohe e Chiricahua onorato come capo Goyaalè. Da giovane sciamano di stirpe guerriera le sue epiche gesta iniziarono quando la soldataglia messicana dal colonnello Josè Marìa Carrasco attaccò la gente inerme del suo villaggio a Kasyeh nel 1851 mentre lui era in viaggio, gli uccisero la madre, la moglie ed i figli e da quel momento divenne l’ implacabile nemico dei messicani che lo chiamarono Geronimo.

Per gli Apache fu il grande difensore  della sua gente combattendo prima contro gli odiati messicani che da sempre devastavano i villaggi Apache e e poi contro l’espansione statunitense, con i suoi fidi condottieri come il figlio di Cochise Naiche, suo cugino  e compagno di battaglie Juh, il padre di una delle sue moglie Nana.

Dopo aver combattuto per oltre venticinque anni fronteggiando valorosamente ogni contingente militare veniva inviato a reprimere la sua fiera opposizione, rimase alla fine con un pugno di guerrieri che attaccavano in un estenuante guerriglia le forze statunitensi, poi l’armata del  generale  Nelson Miles a  Skeleton Canyon in Arizona lo costrinse infine alla resa nel  settembre 1886.

La promessa di poter far poi ritorno alla sua terra fatta dal generale Miles non fu mai mantenuta e dopo essere imprigionato nella lontana  Florida a Fort Pickens, e nel 1894 fu deportato  a Fort Sill, in Oklahoma.  Il grande ed impavido Geronimo che difese la cultura del suo popolo passò il resto della vita lontano da esso nel suo glorioso mito, usato dai vecchi nemici come attrazione alle manifestazioni internazionali  di Omaha, Buffalo e all’ esposizione universale di St. Louis nel  1904, confinato a Fort Sill si spense nel febbraio del 1909 dopo aver confessato il suo pentimento per la resa  “Non avrei mai dovuto arrendermi: avrei dovuto combattere fino a quando non fossi rimasto l’ultimo uomo vivo

 

Percorrendo gli antichi sentieri di quella gente in quello che era magnifico  dominio di una natura selvaggia che li rendeva liberi, si percepisce la fierezza della loro tenace lotta contro chi voleva sottomettere il loro spirito indomito nell’ arroganza di un mondo che ha travolto il loro spirito ricordato dal canto Apache del risveglio alla vita.

“Potente Sole, dacci la luce perché ci guidi, perché ci aiuti.Guarda come sorge, guarda come la terra ne risplende,e come gode lo spirito nel petto,ascoltando la musica del Sole.Svegliati! Svegliati!La terra ti sorride.Svegliati, e sta’ pronto al giorno che comincia.La madre della vita ti sta chiamando,ti saluta, e allora… forza, Svegliati!”

 

Colorado New Mexico Arizona

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