Africa Meridionale

Zimbabwe

Dal Monomopata allo Zimbabwe

Nell’antica cartografia africana era delineata la costa del Mozambico ove nel centro arabo di Sofala giungevano avorio, oro e metalli da un regno dei territori interni chiamato Monomotapa, quando vi giunse Vasco da Gama e poi altri portoghesi sulla rotta per l’ asiatica Via delle spezie, gli abitanti raccontavano della splendida capitale di quel regno con favolosi palazzi e cinta da possenti mura chiamata Gran Zimbabwe. Da millenni quei territori dove è sorto lo Zimbabwe erano popolati dai nomadi boscimani cacciatori e raccoglitori del popolo San che poi furono integrati da tribù bantu definite ottentotti di allevatori sedentari Khoi che giunsero in quei territori generando la cultura Khoisan, mentre continuarono le loro tradizioni nomadi quei boscimani che furono spinti nel vicino deserto del Botswana dove ne ho trovati gli ultimi sopravvissuti. Dai bantu agricoltori sedentari Khoisan venne quel popolo Gokomere dalle incerte notizie, accogliendo i Lemba che si trovano nella regione e che per ipotetiche similitudini tradizionali sarebbero associate da una delle tribù bibliche israelite giunta qui chissà con quale migrazione come i Falascia ebrei si fermarono nella settentrionale Etiopia. Lasciando i miti e tornando alla storia da quei bantu discendono gli Shona con una propria cultura e lingua che occuparono la regione settentrionale Mashonaland. Crearono poi il potente regno Monomotapa con la sua leggendaria capitale Zimbabwe edificato dai Kalanga che era uno dei grandi clan originari degli Shona, fiorita tra il XII e il XV secolo come il più grande insediamento di quell’ Africa Australis a lungo ignota agli europei. Cinta da poderose mura, con vasti recinti e piattaforme di pietra che contenevano case e palazzi sulle vie diramanti dall’ acropoli sul colle suprema fortezza e santuario della suprema divinità Mwari. Nel XV secolo iniziò a declinare per la grande concentrazione di abitanti e l’eccessivo sfruttamento del territorio, assieme a rivolte popolari e crisi del potere. Le dinastie regnanti si divisero in vari stati autonomi e ad ovest dopo la caduta di Monomotapa a metà del XV secolo gli Shona della dinastia Torwa fondarono il primo regno Rozwi che all’ inizio del XVII con la dinastia Changamire estese il suo dominio dalla capitale a Danangombe, la fiorente città di Naletale e la poderosa cinta da mura di Khami che hanno lasciato le loro rovine . A lungo quella storia del del Monomotapa e dei succesivi regni fu dimenticata fino all’inizio al XIX secolo quando furono riscoperti i resti della mitica Zimbabwe e ancora riescono da incantare nella loro pietrificata imponenza che sorge dalla savana. Nel 1834 il l’ ultimo regno Rozwi fu invaso dal potente popolo Ndebele giunto dal meridionale Sudafrica che con il loro condottiero Mzilikazi dilagarono in tutto il territorio del Matabeleland fondando la loro capitale Bulawayo sopravvissuto per una cinquantina di anni fino al sovrano Lobengula che fu costretto a cedere all’ espansione della potente Compania britannica dedita allo sfruttamento minerario e commerciale di Cecil Rhodes colonizzando il territorio che prese in suo nome Rhodesia. Intanto si era scatenata una rivolta guidata dagli Ndebele che scatenò la guerra chiamata Chimurenga con una violenta repressione massacri, villaggi distrutti, popolazione razziata e l’ esecuzione dei ribelli terminata nel 1897, ma con l’ insanabile conflitto razziale tra bianchi e neri. Successivamente il territorio settentrionale dello divenne una colonia britannica fino all’ indipendenza dello Zambia, mentre a sud rimase lo stato protettorato della Rhodesia fino al 1964 quando fu reclamata l’ indipendenza anche qui dal Fronte del segregazionista Ian Smith che l’ anno dopo la proclamò unilateralmente inaugurando un regime con la supremazia della minoranza bianca durato quindici anni. I neri erano esclusi dal possesso di terreni, dalle attività commerciali e professionali, ridotti a manodopera sfruttata e sottopagata nei campi, fabbriche e miniere che portò a rivolte e una lunga guerra condotta dai guerriglieri del partito Zapu e il comunista filocinese Zanu durata fino al 1979 quando vennero indette libere elezioni e l’ anno successivo fu eletto primo ministro Robert Mugabe divenuto presidente nel 1987. Durante il primo periodo del suo potere lo Zimbabwe divenne democratico e florido con una rinata armonia tra bianchi e neri, città ordinate, tutela di diritti per tutti, ripresa dell’ economia, istruzione, salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, che ben ricordo per essere stato chiamato come consulente dal suo ministero per il turismo, dopo aver viaggiato dappertutto in quel paese in una affollata conferenza stampa affermai convinto che Zimbabwe is the best country in Africa riportato nei soddisfatti titoli dei giornali. Pur ben conoscendo l’Africa in tutti i suoi paesi in gran parte governati da manipoli di corrotti e dittatori, non avrei mai pensato alla parabola di questo personaggio divenuto il padrone di un territorio che ha portato in breve al disastro economico ed umano da dittatore senza freni, tra violenze e corruzione, immerso in una crisi perpetua ed è questo lo Zimbabwe che si ritrova con rabbiosa nostalgia.

Viaggio in Zimbabwe

La capitale Harare che ricordavo tranquilla ed ordinata ormai supera di gran lunga il milione e mezzo di abitanti, speculata da palazzi e quartieri, divenuta caotica e miserabile dalle quotidiane violenze e crimini vari, la si può vedere distesa dal colle di Kopje , scendendo per i centrali giardini dove la gente si incontrava a spasso o ascoltare e peiodici concerti,da qui per gli edifici storici come la Town House e la Cecil House, sulla Takawira Street si trova il Makombe e lungo la Mbuya Nehanda il vecchio Market Hall. Nel museo della National Gallery si percorre la storia dell’ arte e cultura africana, allontanandosi dal centro l’ animato mercato Mbare che è circondato ora da una baraccopoli.

La storia di quella che era la vecchia Rhodesia è legata alla sua variegata geografia ove dominano i suggestivi territori dei parchi e riserve naturali, ho attraversato questo paese in alcuni viaggi da quelli limitrofi, ma solo quando l’ ho percorso in un affascinante circolo ne ho compreso quel legame. Si comincia a ritrovarlo ad una trentina di chilometri dalla capitale nel Mashonaland passando per i villaggi degli Shona si raggiungono i rilievi granitici di Domboshava dal suggestivo ambiente dove l’ antica popolazione ha lasciato nicchie dipinte. Nella regione del Mashonaland occidentale verso nord a Chinhoy si trova il suggestivo spettacolo delle grotte ove la leggenda racconta fossero dal terribile Nyamakwere che terrorizzava la popolazione, fu sconfitto dall’ eroe Chinhoyi e qui rifugio per la sua gente e i clan antenati degli Shona e qualche altra tradizione dice dei Matabele. Si entra in un dedalo di gallerie che collegano scure caverne e piscine naturali che splendono di inteso blu cristallino alla luce del sole che penetra dall’ alto, attorno la vegetazione con molte specie botaniche endemiche, una gran varietà di uccelli, alcune scimmie, babbuini e piccoli mammiferi.

Nel territorio tradizionale degli Shona scendendo si passa per la città di Kadoma e ad est attraverso la regione omonima si arriva alla cittadina di Masvingo sorta nel cuore del favoloso regno medioevale che fu chiamato Monomotapa e poco distante si trovano le vicine rovine dell’ antica e fiorente città che ne fu capitale nota come Zimbabwe descritte tra i primi dal missionario gesuita portoghese Dos Santos nel XVII secolo “Sulla cima di questa montagna vi sono ancora frammenti di antiche mura e rovine di pietra (…) gli indigeni assicurano di aver saputo dai loro antenati che un tempo questi edifici appartenevano al palazzo della regina di Saba. (…) Altri raccontano che le rovine appartengono a una residenza di re Salomone. (…) Non posso fare delle affermazioni certe, e tuttavia penso che il monte Fura o Afura potrebbe essere la terra di Ophir” Era impensabile che fosse opera di africani e pertanto dovute ad un qualche biblico evento ed invece fu degli antenati degli Shona che popolano questa regione .Rimasero poi a lungo dimenticate fino a quando questo parimonio di pietra venne riscoperto nel 1871 dall’ esploratore tedesco Karl Mauch e appare sul rilevo granitico dalle pareti che sembrano fondersi agli enormi massi innalzati verso l’ acropoli fortificata dominante i resti di recinti e palazzi dell’ antica città di Zimbabwe.

Tornando a nord nell’ orientale regione del Manicaland si trova il massiccio del Nyangani che domina il grande parco Nyanga percorso da vari fiumi come il Pungwe che con le sue cascate che precipitano suggestive a Mutarazi con la foresta e la savana popolate uccelli ed antilopi di vario genere, scimmie, kudu,iene, bufali, leopardi e leoni. Da qui si stende il territorio montuoso del Chimanimani dai suggestivi picchi di quarzite, dominata dal monete Selinda si stende la lussureggiante foresta di Chirinda che ospità una straordinaria varietà botanica con alberi e piante anche endemiche, animata da una gran varietà di uccelli di varie specie, scimmie, piccoli mammiferi ed alcuni leopardi passando per la città di Mutare sul confine si entra in Mozambico. Continuando ad est si trova il suggestivo territorio con antichi siti graffiti tra le rocce e che ospita il grande parco Gonarezhou con oltre quattrocento specie di uccelli, antilopi endemiche, licaoni, zebre, ippopotami, giraffe, mandrie di bufali, branchi di elefanti, leopardi e leoni in gran parte concentrati nella vicina riserva di Malilangwe. Nel 2002 è entrato a far parte del grande parco transfrontaliero del Gran Limpopo assieme ai limitrofi a sud oltre il fiume del Sudafrica e quelli dell’ orientale Mozambico .

La regione occidentale del Matabeleland è il territorio più popolato degli Ndebele ove a sud si trova il capoluogo Bulawayo che fu fondata dal sovrano Lobengula come capitale del loro ottocentesco regno, da quella vecchia kwabulawayo è sorta la seconda città del paese, un tempo centro industriale, ne rimangono le memorie sugli ampi viali alberati affacciano gli edifici coloniali e il municipio verso i parchi del centro e i giardini botanici, fuori dal centro centro lungo la Old Falls Road si trova il Mzilikazi Arts and Crafts Center con la produzione artigianale tradizionale. Lasciato Bulawayo procedendo per i suggestivi dintorni verso i colli granitici di Matobo scolpiti da antiche erosioni si stende l’ omonimo parco Matobo, dalla savana popolata da uccelli vari, aquile nere, facoceri, kudu, gnu, impala, zebre, giraffe, rinoceronti e leopardi, tra le rocce e le grotte abitate nella preistoria dipinte dagli antenati dei boscimani verso la diga di Maleme ove si trovano giraffe e rinoceronti bianchi. Poco distante si trovano le rovine della città di Khami che fu fiorente capitale del regno Butua dalla metà del XV secolo per duecento anni creato dalla dinastia Torwa regnante sul popolo Kalanga. Da qui ad ovest passando per la cittadina di Plumtree si entra nel vicino Botswana e ad est attraverso la pianura verso il grande Limpopo che scorre lungo il confine con il Sudafrica.

Continuando a nord ovest si trova il vasto parco Hwange, il più grande e spettacolare tra tutti per varietà degli ambientitra colli granitici, vegetazione e savana che s’ allunga verso l’ arido deserto Kalahari, il suggestivo territorio del parco ospita una ricchissima fauna con oltre quattrocento specie di uccelli, piccoli mammiferi, vari generi di antilopi,zebre, giraffe, serval, iene, licaoni, rinoceronti, almeno quindicimila bufali e ben trentamila elefanti, oltre a predatori con ghepardi, leopardi e leoni. Un ambiente unico che pulsa di vita dalle immagin indimenticabili e questo Hwange nel 2012 è stato inserito nella realizzazione del più grande parco naturale al mondo Kavango Zambezi . Esteso per oltre quattrocentomila quadrati che ad est va dall’ Angola alla più meridionale Namibia e la striscia di Caprivi e qui con il territorio dello Hwange compreso tra il confinante Zambia ad ovest l e più a sud con il Botswana, il bacino del fiume Okavango con il suo vasto Delta e il territorio del Chobe, la confluenza dell’ omonimo fiume attraverso il Cuando sul corso del grande Zambesi fino alle sue spettacolari cascate . Tra monti, pianure savane e foreste ospiterà una ricca flora subsaharina con almeno tremila specie di piante diverse e un centinaio endemiche , gran parte della fauna africana, con seicento specie di uccelli, mammiferi di vari tipi, gazzelle, antilopi, zebre, giraffe, i cosiddetti Big Five di bufali, rinoceronti, leopardi, leoni e la maggiore concentrazione di elefanti.

Risalendo il confine con il Botswana fino ad incrociarsi con quello dello Zambia dove il maestoso fiume Zambesi precipita nella magnificenza delle cascate Vittoria, davanti in territorio zambiano si apre il magnifico parco Mosi oa Tunya che si estende qui nel parco Vittoria dove continua la foresta fluviale di miombo con una gran varietà di uccelli , nella savana Baikiaea facoceri, grandi antilopi nere e orix, impala, zebre, giraffe e mandrie di bufali. Su tutto dominano le suggestive immagini di quelle grandiose cascate e ne ricordo la suggestione apparsa da entrambe i lati seguendo i sentieri di Livingstone che le ha riscoperte. Continuando lungo il confine con lo Zambia lo scorrere dello maestoso Zambesi è stato interrotto dalla diga che ha formato il vasto lago Kariba scacciando gran parte delle tribù con I loro villaggi del popolo Tonga, secolari depositari dello spirito del fiume Nyami con le sue storie e leggende. Dal villaggio di pescatori Maokobe navgando nel lago si trovano numerose isole incrociando quelle dette delle Antilopi e dei Serpenti, Maaze, Mashape, Chete, Sekula, Sampa Karuma, Chikanka, fermandosi nella più suggestiva Spurwing e l’ isola di Fothergill. Vi si trova la grande riserva naturalistica che si stende nel territorio di Matusadona ricchissima di uccelli e una gran quantità di animali come antilopi. gazzelle, impala, zebre, bufali, molti elefanti, alcuni rinoceronti e leoni in ogni stagione ma che si concentrano in quella estiva dalle scarse precipitazioni. Poco a sud si trovano i rilievi ove si aprono gole e foreste dominate dal Monte Tundazi che racchiudono il parco Chizarira esteso nella savana con molte specie di uccelli anche endemiche, gazzelle delle rocce, bufali, elefanti, leopardi e leoni, da qui sul il corso del fiume si trovano le paludi del Mana Pools dalle lagune popolate da coccodrilli, ippopotami, uccelli vari attorno bufali ed elefanti.

Chiudendo il cerchio del viaggio lo Zambezi continua il suo corso millenario tra monti, foreste, savane e lagune che conservano la memoria di antichi popoli, non conosce i confini tra i paesi che si sono spartiti questo lembo africano, così come gli animali che arrivano in ordinati gruppi di specie assegnate dalla natura in quei tramonti che uniformano di vermiglio cangiante un mondo arcaico di struggente bellezza.

© Paolo del Papa, Itinerari Africani: Zimbabwe

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