Asia OrientaleBirmania

Yangon

Cercando la storia e la cultura della Birmania la prima volta che ci sono stato l’ ho trovata tra le più affascinanti città dell’ Asia orientale, tra vie, edifici e templi che ne raccontano la storia, gran parte della popolazione in abiti tradizionali longyi e dappertutto monaci nelle loro vesti, ad ogni tempio e pagoda cerimonie di vario genere, gente in meditazione o con offerte votive, tutti in una quasi disarmante gentilezza a contrastare la cupa atmosfera dei regimi susseguiti nel paese. Tornandoci, a parte il sorgere di nuovi edifici e quartieri moderni, quell’atmosfera e la gente non mi sembrava cambiata di molto ed ancora in questa città si riesce a capirla viaggiando a ritroso nella sua storia.Dalla metà del XVIII secolo fino alla fine del successivo la nuova dinastia di Konbaung regnò sul paese nuovamente riunificato dal suo primo sovrano Alaungpaya che prese il centro di Dagon fondato nel X secolo dal popolo Mon attorno al lago ove splende la Pagoda d’ Oro Shwedagon, rimasto per secoli un veneratissimo santuario con un piccolo villaggio fino al 1755, quando venne ingrandita e divenne la capitale adagiata sul Golfo di Martaban nel delta del fiume Irrawaddy che fu poi chiamata Rangoon dagli inglesi dopo la conquista nel 1852 con il dominio durato quasi un secolo.

La vecchia Rangoon

La lunga dominazione britannica ricordata dai vari edifici di stile coloniale come il municipio, il palazzo della Corte Suprema, la stazione ferroviaria centrale e l’ hotel Strand, all’ epoca risale anche l’ animatissimo Bogyoke Aung San Market noto come il mercato di Bogyoke che dirama in un dedalo di vie con vecchi negozi e bancarelle che espongono merci di ogni tipo, dall’abbigliamento, tessuti e sete all’ artigianato, dall’ antiquariato e arte a gioielli, pietre preziose, giada e rubini. Passando per il palazzo Karaweik che splende sul lago Kandawgyi si può arrivare lungo il fiume ove si trova la pagoda di Bothataung edificata in di epoca Mon era tra le più antiche della città, fu distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita come la si vede e su un’ isola quella di Kyaik Hmaw Wun, dall’ altra parte si stende il vasto quartiere di Thanlyin .Tra i vecchi quartieri che si stendono nel centro di Yangon si trovano, edifici , templi e affascinanti e pagode come quella di Sule Paya in una piazza tra la via omonima e la via Maha Bandula, il nome deriva da Sule Sularata, potente spirito Nat che secondo la leggenda viveva nel luogo ove erano sepolte le reliquie delle tre reincarnazioni del Buddha.La pagoda di Sule è di antica fondazione Mon, ingrandita nei periodi successivi fino al XV secolo con la cupola dorata come la si vede nell’ inusuale forma ottagonale, che continua fino alla guglia sormontata da un ombrello cerimoniale hti, la reliquia dell’ Illuminato all’ interno ne fa uno dei templi buddisti più venerati, quotidianamente animato da fedeli con offerte votive. Nell’ altro centrale quartiere di Tamwe sulla via Shwe Gon Taing si trova la pagoda Chauk Htat Gyi che conteneva la grande statua del Buddha disteso, poi restaurata all’ inizio del XX secolo e posta al riparo come veneratissima immagine del Chaukhtatgyi policroma dalla veste dorata, sulle piante dei piedi sono raffigurati i centotto auspici lakshanas del Buddha in rosso ed oro. Attorno otto santuari corrispondenti ai giorni del calendario buddista che divide il mercoledì in due, ognuno dei quali accoglie i fedeli nati nel giorno corrispondente,nei pressi alcuni monasteri e l’ animatissimo di Ashay Tawya con la scuola buddista per i monaci. Dall’ altra parte della strada la pagoda Nga Htat Gy dalle pareti affrescate con le raffigurazioni dei seguaci dell’ Illuminato e Bodhisattva, ove si erge un’ altra grande statua del Buddha seduto dalla veste dorata. Non distante su un rilievo costruita in epoca moderna maconservando gli stili tradizionali l’ elegante Maha Vijaya o Maha Wizaya , lo stupa centrale dall’ interno rotondo sormontato da una cupola con il santuario che contiene le venerate reliquie donate dal regno del Nepal ove nacque il Buddha a Lumbini e circondato da varie immagini dell’ Illuminato, la cupola è dipinta con raffigurazioni di animali, mentre le pareti affrescate da paesaggi e storie del Buddha.

La Pagoda d’Oro Shwedagon

Davanti, affacciato nei pressi del lago Kandawgyi, sul colle Singuttara ove sorgeva il centro dell’ antica Dagon, si erge la magnifica Pagoda d’Oro Shwedagon sull’ omonima via, tra le più venerate dai birmani e grande centro di pellegrinaggi, dall’ alta e splendida cupola dorata con la guglia decorata da diamanti. La leggenda vuole risalga quando il Buddha Gautama era in vita, incontrato da due fratelli birmani mercanti in India che ne ebbero otto capelli da custodire su un colle della loro città che all’ epoca era chiamata Okkalapa, ove i tre precedenti Buddha erano stati lasciando le loro reliquie. Al ritorno cercarono per anni il luogo invano, fino a quando lo spirito Nat chiamato Sularata, che aveva incontrato nel passato i tre precedenti Buddha in visita della città, indicò il colle di Singuttara dove avevano lasciato le loro reliquie sepolte e lì venne edificata la Shwedagon. Oltre il mito, per la storia è la più antica pagoda buddista birmana fondata in epoca Mon nel VI secolo, ingrandita ed arricchita dai regni e le dinastie successive con lo stupa principale che custodisce sacre reliquie del Gautama e dei tre precedenti Buddha. La storia della pagoda è raccontata dall’ iscrizione in antica lingua pali, in mon e birmano su una pietra della piattaforma voluta dal sovrano Dhammazedi regnante alla fine del XV secolo, simile a quelle di Kalyani che fece incidere su pietra a Pegu , noto anche per aver fatto qui edificare un’ alta torre nel 1485 che conteneva la gigantesca ed omonima campana di Dhammazedi, saccheggiata nel 1608 dal governatore portoghese del Syriam birmano per fonderla mentre veniva trasportata su fiume la zattera affondò e da allora la campana giace sul fondo Si accede da quattro portali guardati da grandi statue di leoni mitici Chinthe bianchi dalla testa dorata comuni a gran parte dei templi birmani, sulle pareti superiori degli ingressi decorazioni raffigurano le storie del Jataka sulle precedenti vite del Buddha. Al centro del vasto tempio dalla piattaforma con altri minori che lo circondanosi erge lo stupa principale che racchiude le reliquie dei quattro Buddha precedenti e i sacri capelli dell’ ultimo, quotidianamente animato da devoti con offerte e pellegrini nella circumambulazione rituale pradaksinà in sanscrito. Agli angoli della pagoda ottagonale i santuari che contendono immagini dell’ Illuminato, un animale ed un astro associato ad ognuno, ove i fedeli nati nel giorno corrispondente pregano recando offerte, proseguendo nella suggestione della Shwedagon si trovano altri templi e santuari, prima di essere trasferita nello stupa centrale la reliquia di sacri capelli era conservata nella pagoda Naungdawgyi aperta solo agli uomini, che contiene una grande statua del Buddha disteso, più oltre il grande Padiglione delle Campane del XVIII secolo che ospita una gigantesca campana, in un altro troneggia una grande statua del Buddha seduto dalla veste dorata, Il Padiglione delle preghiere con mirabili statue lignee, un’ altro ancora affrescato dalle storie del Jataka. Una pagoda simile all’ indiano tempio Mahabodhi ove Buddha ebbe l’ illuminazione è ricca di decorazioni sacre, procedendo tra gli altri padiglioni Pyattha dai tetti su vari livelli riccamente decorati e i simili Tazaung tutti contenenti immagnini dell’ Illuminato, in un’ indimenticabile atmosfera con pellegrini e devoti recanti offerte, monaci di ogni età e congregazione.

 

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