America MeridionaleArgentina

Argentina – Patagonia

Viaggio al confine del mondo

Racconta Antonio Pigafetta che nel 1520, durante la navigazione attorno al mondo con Magellano, sostò nella baia di San Julian sulla costa meridionale argentina trovando aborigeni dall’alta statura e grandi piedi e li chiamò patagones, dei misteriosi giganti si persero le tracce,ma tutto l’immenso territorio meridionale del sud america divenne la Patagonia, dove le Ande scendono, in susseguirsi di massicci, picchi, laghi e ghiacciai, formando il Grande Hielo Continental fino alla Tierra del Fuego, la punta estrema del continente che si protende verso l’ Antartide ai “confini del mondo”. Le Ande patagoniche si sviluppano in ripide vette oltre i tremila metri dal San Valentin al Fitzroy e le Torri del Paine, una delle ultime regioni al mondo difficilmente accessibili e ancora poco esplorate in qualche zona, un territorio lunghissimo e molto stretto che divide imponente l’ Atlantico dal Pacifico. La prima penetrazione in Patagonia avvenne attraverso le immense pianure occidentali da coloni provenienti dalla lontana Buenos Aires che vi si stabilirono allevando bestiame, lungo la costa atlantica sostavano le navi prima di doppiare Capo Horn e le baleniere per i loro massacri di cetacei al largo della penisola di Valdez dove in luglio le balene si raccolgono per l’accoppiamento.La penisola è diventata uno dei maggiori santuari naturali del mondo e raccoglie enormi colonie di foche, leoni ed elefanti marini che vivono indisturbati sulle scogliere frastagliate dalle onde e dal vento mentre al largo soffiano le balene e poco distante Punta Tombo è animata da oltre un milione di pinguini che a migliaia si tuffano in mare e si muovono a gruppi in attesa del periodo degli accoppiamenti esibendosi in grida e danze d’amore.

L’aspra regione andina patagonica è rimasta inviolata a lungo prima che gli esploratori si avventurassero nell’ambiente grandioso e selvaggio di cui parlavano gli indigeni per i quali molti luoghi erano sacri,come il grande lago Nahuel Huapi nella regione di Bariloche sul confine tra Cile e Argentina che vide la prima colonizzazione. Più a sud la via di penetrazione tra le strette valli dominate dai picchi innevati e i ghiacciai, raggiunge il Lago Viedma, dal nome dello scopritore spagnolo che vi giunse nel 1786 aprendo la prima via nelle Ande Patagoniche, poi il Lago Argentino, intravisto dal comandante del Beagle Robert Fitzroy con cui Charles Darwin stava compiendo la storica spedizione nel 1843, ma scoperto da Luis Piedrabuena in una spedizione organizzata nel 1867 che lo chiamò Laguna del Rio.La prima grande esplorazione della regione fu opera di Francisco Moreno che risalì il Rio Santa Cruz ed entrò nel lago nel 1877 chiamandolo Lago Argentino,dove scoprì il grande ghiacciaio lacustre che porta il suo nome dal quale si staccano in boati enormi iceberg che si tuffano e vanno alla deriva come isole di ghiaccio tra l’acqua e il cielo di intenso blu, che contrasta con le brune pareti rocciose dove planano i condor nel vento australe. Per gli indios tehuelche che popolano l’aspra regione da epoche remote,gli iceberg che navigano imponenti sul lago sono manifestazioni dei walichu, i misteriosi spiriti malefici che dominano la natura più prorompente e selvaggia e attentano la vita degli uomini, anche qui i grandiosi ambienti andini sono avvolti da quall’anima indigena che si perde nella storia e nel mito e che la furia dei bianchi non hanno dissipato.

Ancora una volta si aprì una via per avanzare nel continente con violenza attraverso le lande patagoniche e fu la Guerra del Desierto del generale Julio Argentino Roca contro gli indios per strappare loro l’ultimo lembo del continente tre secoli dopo la furia di Pizarro, celebrata nel Museo Patagonico di Bariloche: “.pacificaron definitivamente al desierto austral dominado por los salvajes” Cominciò la caccia agli indios, al salvaje tehuelche, che la domenica prima della messa i coloni abbattevano assieme alla selvaggina in allegre battute di caccia dopo che le truppe di Rocas ne sbaragliarono gli ultimi fieri guerrieri della pampa armati di lance e di antico coraggio .L’ultima e più pacifica via fu aperta dal salesiano ed esploratore italiano Alberto Maria De Agostini, che iniziò a scoprire l’ultimo lembo delle Ande australi da Punta Arenas ascoltando le storie dei sopravvissuti indios Tehuelche, Yahgan e Ona,per quasi venti anni percorse gli antichi sentieri segreti degli indigeni dal canale Ultima Esperanza alla Tierra del Fuego esplorando accuratamente il Lago Argentino, le montagne e ghiacciai “Roma”, “Don Bosco” e “Murallon” affrontando il gelo e le tempeste del Hielo Continental, fino a raggiungerne il cuore nell’altipiano gelato e frustato dai venti australi che chiamò “Italia”, proseguì con il ghiacciaio Uppsala e il Monte Moyano per svelare gli ultimi segreti delle Ande, ma molti sono rimasti nelle antiche leggende e nei miti degli indios e altri sono scomparsi con loro.Da Ushuaia la vista si perde sul mare che a flutti impetuosi riflette l’infuocato tramonto australe e dove annegano le Ande dopo migliaia di chilometri di vette ghiacciate e silenziosi altipiani,vallate dagli antichi pascoli di lamas e vigogne,laghi di cobalto e fiumi che dilagano nelle foreste tropicali,le mute rovine degli antichi americani dove il vento fa gemere gli spiriti degli antenati e maledice l‘Eldorado,qui la terra si ricongiunge al mare e segna il confine del mondo.

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