America MeridionaleArgentina

Argentina – Ande

Sulle vie dei conquistadores

La via di penetrazione dei conquistadores in Argentina seguiva un’antica pista incaica che collegava gli altipiani boliviani a quelli argentini attraverso uno dei paesaggi più selvaggi e suggestivi delle Ande ancora popolati dai discendenti dei Figli del Sole che continuano a strappare i poveri raccolti e i pascoli per le greggi di lamas alla Madre Terra Pachamama con i loro immutabili volti di pietra.Poco oltre il confine boliviano si ergono le rovine della fortezza incaica di Pulcara de Tilcara, dove le antiche mura diroccate si confondono tra le rocce rossastre e i grandi cactus quasi che facessero da sempre parte del grandioso paesaggio del territorio degli indios coyas, i cui villaggi sperduti nell’altipiano erano un tempo collegati dalle carovane di llamas con i centri più meridionali dell’impero Tahantinsuyu ed ora raccolti nel piccolo centro di Huamahuaca, al fondo della valle dalle magnifiche formazioni rocciose d’ocra.I coyas si raccolgono tra le case d’ argilla del villaggio arroccate per il loro secolare mercato dove la locanda di Fortunato Ramos, poeta e musicista indio, accoglie i pochi viaggiatori e racconta le antiche storie accompagnato dall’arpa, il flauto e il charango, aspettando la Semana Santa per ricordare l’arrivo dei demoni conquistadores con le loro diabladas inebriati dalla chicha e dagli spiriti che evocano con antiche danze e riti misteriosi.Lungo le piste polverose si incontrano i piccoli villaggi di La Cueva, Uruya, Casabindo e Cachioca con i loro poveri campi di mais e patate e il tempo che si è fermato al rumoroso arrivo degli spagnoli che avanzarono su questa via verso sud per ricongiungersi al mar della Plata e l’Atlantico.

Nel 1593 fondarono Salvador de Jujuy, i cui vecchi quartieri si sviluppano attorno alla cattedrale in gloria alla cattolicissima Spagna che fecero decorare di fregi e statue dagli indios mescolando il loro barocco all’arte indigena, tra i vecchi quartieri coloniali si erge il Palazzo del Governatore,che vide le glorie del generale Belgrano durante le guerre per l’indipendenza dei coloni e la nascita dell’Argentina, bianchi si sostituivano ad altri bianchi nel dominio delle antiche terre indios.Più a sud fondarono Salta,da dove parte la ferrovia per il Cile su un’antica rotta incaica che serpeggia nella selvaggia Quebrada de Los Toros e risale i 4453 metri del Cerro de Chorrillos per discendere repentinamente verso il deserto di Atacama e la costa del Pacifico ad Antofagasta, in questa regione si aprono le Valles de los Chalchaquies, dal nome degli indios che le popolarono per secoli fino all’arrivo dei conquistadores contro i quali combatterono a lungo fino alla capitolazione in una fiera epopea che ancora ricordano nelle loro storie e i canti sommessi durante le feste.Il lago del Mar Chiquito rompe l’uniformità dell’altipiano che scende verso Tucumàn fondata nel 1565 ,più oltre Santiago del Estero fu costruita nel 1553 e divenne un importante santuario quaranta anni dopo,quando Filippo II vi inviò una parte della Sacra Sindone impressionata dal corpo sanguinante di Cristo alla quale i pellegrini bianchi e indios si rivolgono da quattro secoli per le sue virtù miracolose.Nella loro avanzata dalle Ande alla costa atlantica,gli spagnoli seminarono l’Argentina di ricche città coloniali anche nella sterminata pianura delle Pampas, dove ancora i gauchos inseguono il bestiame agitando le bolas e si raccolgono con canti tristi negli accampamenti delle immense aciendas,ricordando le gesta del Martin Fierro,lontani dal caos di Rosario e Còrdoba. Còrdoba fu edificata nel 1573 come tappa più importante della lunga via tra Lima e Buenos Aires e conserva il suo antico centro dalle splendide chiese,superba creazione barocca degli artisti spagnoli che vi incontrarono quelli indios,da dove la potente compagnia dei gesuiti dominò a lungo la fede e la politica della colonia,fino allo scontro per le comunità indigene Guaranì di Misiones nel XVIII secolo,ma spazzate via da un potere che non poteva tollerare indios “senza anima”organizzati predicando libertà e ugualianza: lo sterminio e la deportazione era sempre un rimedio sicuro.Attraversata l’immensa pianura delle Pampas,la via dei conquistadores nel sud si congiungeva alla colonia del Mar de La Plata,dove don Pedro de Mendoza nel 1536 aveva fatto edificare il primo quartiere di una città che fu distrutto da una rivolta indigena e ricostruito nel 1580,dopo aver sbaragliato definitivamente i legittimi propietari indios.Divenne Buenos Aires che si stese verso l’Atlantico a 1500 chilometri dalle Ande,attirando immigrati dalla Vecchia Europa che costruirono i loro quartieri di Palermo, San Telmo, La Boca, portando culture e tradizioni lontane che rivivevano nelle bettole del porto e tra i vicoli accompagnate da tanghi furiosi e sommessi.

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