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Amazzonia Boliviana

yungas amazzonia

Dalle Yungas all’Amazzonia

Lasciata La Paz verso il vicino ed aspro territorio nord orientale delle paceñas, come sono chiamate le province limitrofe a quella della capitale, si percorre la cosìdetta via mortale, dal tortuoso percorso a strapiombo che la rende tra le più pericolose al mondo, è la tormentata via delle Yungas che tutti chiamano Camino de la Muerte. Arrivando al centro di Coroico, passando il Castillo de los Patos e la cascata del Chaco, si giunge a Chulumani poco distante dalla riserva di Apa Apa con una grande varietà di uccelli nella foresta che si stende sul territorio nella selva alta delle Yungas popolato da una gran varietà di uccelli e di animali tropicali come felini, giaguari, puma, orsi dagli occhiali, tapiri, cervi, pacarana ed altri mammiferi.Scendendo a sud attraverso il territorio del Chapare, lambito dai contrafforti della Cordillera Orientale verso la regione a nord ovest di di Santa Cruz de la Sierra si trova il parco Ambirò ove si incontrano tre diversi ambienti tra quello andino, il bacino amazzonico e il Chaco settentrionale, tra essi la suggestiva riserva naturale di Amborò ospita una grande varietà di flora e fauna, foreste di Mara dal legno pregiato, varie specie di palme, felci giganti, orchidee, bromeliacee e molte altre piante tropicali. Oltre ottocento specie di uccelli in una delle più grandi concentrazioni al mondo, varie specie di mammiferi amazzonici, giaguari e i rari orsi degli occhiali. Questa e l’ intera regione delle Yungas boliviane che scende a sud ovest è coperta da vegetazione lussureggiante fino alle foreste con una gran varietà di fauna amazzonica, Il territorio si estende verso la regione di Cochabamba nel bacino del Chapare tra i rilievi montuos, profonde vallate coperte dalla foresta solcata da fiumi che precipitano in suggestive cascate, dove si trova l’altro parco di Carrasco con la sua riserva naturale ove sopravvivono comunità indigene che conservano le antiche tradizioni come quelle degli Yuracaré diffusi nel territorio amazzonico del Beni. Nella stessa regione verso quella del Beni si trova il Territorio Indígena y Parque Nacional di Isiboro Sécure che oltre a vasta riserva naturalistica accoglie le varie comunità indigene di Yuracarè chiamati anche Yurujare , come nell’ altro parco Carrasco qui rifugiate dopo l’ invasione del loro territorio tradizionale assieme a quelle dei Chimane o Tsimané, anche qui minacciate dalle coltivazioni di coca che hanno deforestato la parte meridionale del parco. Gran parte dei Chimanes si sono uniti nel Territorio del Consejo T’simane trasferendosi nella Reserva de Biosfera e Tierra Comunitaria del parco Pilón Lajas .

Il Beni amazzonico

Dalle Yungas, tra i territori di Franz Tamayo, Able Iturralde e Bautista Saavendra, seguendo il fiume Beni adagiata su una sponda si trova la cittadina di Rurrenabaque da dove navigando sul rio in un suggestivo ambiente si raggiunge la riserva naturalistica del vasto parco di Madidi che ospita quasi cinquemila specie diverse di piante, novecento di uccelli e duemila diverse specie di animali selvatici di ogni tipo come giaguari, bradipi,scimmie, tapiri e molti altri. Nel Madidi ci si muove in canoa con la guida di indigeni che ne conoscono ogni angolo ospitati nelle comunità.beni amazzonico Qui si sono rifugiati parte degli oltre Leco dal loro teritorio tradizionale devastato dalla deforestazione per gli allevamenti, l’ invasione di coloni, avventurieri e le compagnie minerarie. Continuando nell’ ambiente amazzonico del Madidi, nel territorio peruviano si estende nell’altra vasta riserva del parco Manu anch’ esso con la sua grande varietà di flora e fauna, nella foresta di entrambe i territorio hanno trovato rifugio comunità di indigeni Esse-Ejja e, sempre oltre il confine peruviano, si trova l’ altro grande parco con la riserva di Tambopata. Nella regione amazzonica boliviana si stende quella nord orientale del Beni dai limiti settentrionali lungo il confine occidentale del Brasile e a sud con il territorio tra la sierra che scende nella foresta del Santa Cruz, all’ estremità settentrionale nella provincia di Vaca Díez dove il Madre de Dios, scorrendo dal territorio peruviano, si congiunge con il fiume Beni che attraversa la regione e ne prende il nome, alla fine del XIX secolo vi fu fondata Riberalta tra le piantagioni di palma. Scendendo lungo il rio Beni oltre la cittadina di Rurrenabaque e il parco Madidi, procedendo a sud nella pianura tra le lagune si trova il capoluogo Trinidad, sorta alla fine del XVII secolo da una missione gesuita fondata sul fiume Mamorè e poi spostata nell’ entroterra per le varie inondazioni come la si trova, dal centro dove si erge la novecentesca Catedral diramano i quartieri della città, sulle vie più vecchie affacciano gli edifici e le chiese coloniali edificate fino al XIX secolo. Poco distante la laguna di Suarez con i centri Tanacarè e Paraiso e ad una decina di chilometri sul rio Mamorè i porti fluviali di Varador e Ballivian, sulla riva del rio Ibarè il centro di Loma Suarez e poco a nord la riserva di Chuchini. Il territorio continua nella vasta foresta attraversata da fiumi dalla ricca flora e fauna popolata da una grande varietà di uccelli, rettili, caimani, grandi roditori, orsi, puma, giaguari e altre specie di mammiferi. Nei Llanos, come è chiamata la savana tropicale di Mojos , sono stati rinvenuti tumuli e resti dell’antica cultura precolombiana di Moxo che ha popolato il territorio tra il I millennio a.C. al XV secolo, antenati degli indigeni che ne prendono nome come Mojeño . amazzonia lagunaVerso la fine del XVII secolo e per il successivo gran parte di quello che era chiamato anche popolo Moxo venne convertito dai gesuiti e riuniti nelle loro sistema sociale indigenista delle Misiones o Reducciones, sopravvissute anche dopo l’ espulsione dei gesuiti nel 1767 e lo smantellamento di tutte le Reducciones fondate nei territori coloniali spagnoli. Dal nome di quelle missioni derivano le comunità del popolo Mojeño come Ignacianos e Javerianos nel territorio di San Ignacio, Trinitarios in quello di Trinidad e Loretanos attorno alla missione di Loreto . All’ inizio del XX secolo molte si sono unite nella confederazione Central de Pueblos Étnicos del Moxeño, entrati con altre comunità indigene della regione nel Territorio Indígena y Parque Nacional Isiboro Sicuro noto come Tpnis nato nel 1965 e trasformato in territorio indigeno protetto dalla Tierra Comunitaria de Origen o Tco nel 1990 dopo le rivendicazioni della Confederación de Pueblos Indígenas de Bolivia nota come Cidob dell’ est boliviano, minacciato dal progetto per l’autopista Cochabamba Beni chiamata anche autostrada del Moxos. Proseguendo sempre in un suggestivo ambiente dominato dalla natura tropicale nel territorio di Ballivián delle Yungas meridionali , tra il fiume Quiquibey e il centro che ne prende nome come Moseténe, la foresta è popolata dai villaggi delle comunità indigene Mosetén che hanno cercato anch’ esse di trovarvi rifugio spinti dalla deforestazione in decenni di sfruttamento selvaggio delle risorse.

Santa Cruz

Scendendo dal Beni lungo la regione amazzonica del Brasile occidentale, tra rilievi e foreste tropicali si stende il vasto territorio sud orientale del Santa_Cruz, attraversata dalla parte nord occidentale a quella sud orientale dalle catene montuose per la Serrania di Santiago, San José, Sunsas e Chochis, che declinano a sud nei rilievi del Serrano scendendo magnificamente nell’ ambiente tropicale coperto dalle vasta foresta di Chiquitano fino alle grandi pianure fluviali meridionali verso il Gran Chaco che continua in territorio brasiliano note come gli llanos di Chiquitos .. bolivia yungasUna suggestiva varietà ambientale dalla ricca flora e la fauna con varie specie di uccelli tropicali oltre a tucani, ara, avvoltoi, falchi, arpie, urubus, chimango, rettili di varia specie ed enormi anaconda, mammiferi delle paludi come ñandú, aguarachay, guazuncho, guazù, yaguarundi, cervi guazuncho, nella foresta giaguari ed ocelot, lungo i fiumi yacarè, capibara e grandi lontre. Verso il territorio più orientale si stendono le immense pianure alluvionali del Pantanal che da qui vanno in gran parte nel territorio brasiliano e a sud est le foreste sub tropicali attraversate dal fiume Parapetí che si allungano anch’esse magnificamente verso il Gran Chaco dove si trova il Parque Nacional e Area Natural de Manejo Integrado con la vasta riserva di Kaa-Iya dalla ricca flora e fauna oltre la gran varietà di uccelli e moltre specie di rettili e mammiferi è tra i più popolati da felini e giaguari, come nel non distante Parque Nacional y Área Natural di Otuquis . Nella provincia Manuel María Caballero tra i rilievi dei contrafforti andini si trova la cittadina di Comarapa fondata all’ inizio del XVII secolo come Santa María de la Guardia e Mendoza, poco distante il suggestivo ambiente naturale di Laguna Verde che risplende con le sue acque dai toni smeraldo nel verde della foresta, procedendo lungo il Rio Grande, come fu chiamato dagli spagnoli il fiume Guapay, nelle pianure di Grigotà giunsero i conquistadores guidati dal capitano Ñuflo de Chaves che nel 1560 vi fondò la città di Santa Cruz de la Sierra consacrata alla Santa Croce della Montagna e nota come Santa_Cruz. Una rivolta indigena nel 1563 devastò la città che venne ricostruita trent’anni dopo sul fiume Pirai dove la si trova. Rimase un centro di frontiera fino al XVII secolo nella vasta regione popolata da indigeni e solo nel secolo successivo da qui partirono i missionari ad evangelizzarli, fondando le varie missioni o reducciones gesuite dei Chiquitos. Erano vere cittadelle ove si radunavano le comunità indigene evangelizzate, la più antica venne edificata nella seconda metà del XVII secolo a San Javier in un suggestivo ambiente naturale, poco distante dalla cascata di San Isidro quella di Concepción, continuando tra i rilievi coperti da foreste rimangono gli edifici e le chiese di San Ignacio , poco distante quelli di San Miguel, San Rafael e Santa Ana di Velasco verso il confine brasiliano che porta a Puerto Quijarro i resti della la cittadella sorta attorno la missione di Santiago , procedendo vicino al parco storico di Santa Cruz la Vieja e la riserva naturale di Kaa-Iya si trova l’ altra missione di San José , infine tra Santiago e San José de Chiquitos la cittella coloniale di Chochís con il Santuario mariano della Virgen de la Asunta. Fino al XIX secolo la città di Santa_Cruz continuò ad essere emarginata per poi crescere con la costruzione di strade e la della ferrovia divenendo uno dei più gradi centri del paese fiorendo sui grandi allevamenti, le piantagioni di cotone, canna da zucchero, caffè, cacao, tabacco, riso, soya, verdure e frutta tropicale, ancor più recentemente sulle miniere di manganesio e ferro di Mutin, e quelle che sfruttano i giacimenti auriferi, platino, argento e stagno. Divenuta ormai una metropoli con oltre un milione di abitanti a Santa Cruz rimane il centro coloniale che dirama dal casco viejo con la Plaza 24 settembre ove affaccia la Basilica menor de San Lorenzo nota come la metropolitana Cattedral edificata alla fine del XVI secolo da Diego de Porres, nel 1770 il vescovo Ramon de Herbos la fece ricostruire su progetto Antonio Lombardo e nel 1838 ancora ricostruita dell’ architetto francese Bertrés sontuosa come la si trova e con il ricco museo con la più antica e ricca collezione di arte sacra del paese. cammino yungas amazzonia boliviaTra palazzi ed edifici coloniali rimasti si trovano la chiesa di San Andrè dalle splendide navate lignee decorate e San Roque Montero, poco distante nell’ omonima cittadina il venerato Santuario di Cotoca sorto all’ inizio del XX secolo. Scendendo nella provincia di Cordillera a sud ovest di Santa Cruz tra i monti, si trova la cittadina di Samaipata popolata da varie comunità indigene della regione, poco distante l’antico sito sorto in epoca precolombiana chiamato El Fuerte fondato in epoca preincaica come centro cerimoniale dalla cultura del popolo di stirpe Arawak noto come Chané con al centro il tempio scolpito nella roccia,a divenuto poi una cittadella Inca a protezione dalle incursioni delle bellicose tribù guerriere sud orientali dei Guaranì. All’ arrivo degli spagnoli era già stato conquistato dai Guaranì che dominavano l’ intera regione e accanto al centro in rovina edificarono una cittadina poi abbandonata dalla popolazione nella nuova Samaipata poco più a valle. Nella stessa regione montuosa si trova Vallegrande fondata nel 1612 dagli spagnoli come Montes Claros de los Caballeros del Vallegrande, avamposto contro le incursioni degli indigeni Chiriguanos di stirpe Guaranì che popolavano i territori sud orientali. Fu il teatro della guerrilla ispirata al pensiero rivoluzionario del suo eroico condottiero e protagonista della rivoluzione cubana Ernesto Guevara, universalmente noto come El Che con il suo Ejército de Liberación Nacionalche, che prese nome di Ñancahuazú dal fiume che scorre nel territorio. Vi combattè l’ ultima battaglia con pochi seguaci tra i monti della quebrada del Yuro contro l’ esercito boliviano assieme a rangers e agenti della Cia statunitense l’ 8 ottobre del 1967, ferito e catturato per essere assassinato il giorno seguente in una scuola fatiscente nel villaggio di La Higuera vicino Villagrande, rimasto ignoto fino a quando non vi fu portato il Che assassinato.

La via della coca

indios dell'amazzoniaLa coca boliviana ha una lunga storia, fin da epoca precolombiana erano diffuse le piantagioni per l’ antico uso tradizionale curativo nella masticazione della coca delle popolazioni indigene andine che, solo secoli dopo l’ invasione spagnola e l’ arrivo dei coloni, ne è stata scoperta la propietà di narcotico con la sua trasformazione in pasta per ottenerne la droga che ne prende nome come cocaina. La coltivazione tradizionale si estese in vaste piantagioni concentrate nelle Yungas tra l’altipiano e la regione amazzonica che si estendono in parte nel territorio peruviano e quello che dai contrafforti andini scende per le pianure del Gran Chaco delle sud Yungas, negli ultimi decenni si sono moltiplicate nascoste nella foresta anche nella vasta regione amazzonica boliviana del Beni. Scacciando gli indigeni che abitavano da sempre, le zone dove sono sorte le piantagioni, sono coltivate e protette dai contadini meticci cocaleros divenendo crocevia per la produzione delle foglie ridotte nella pasta di coca alimentando il narcotraffico in Bolivia. Sono entrato nel territorio amazzonico boliviano anche seguendo la via progettata per la diramazione settentrionale della perimetral norte transamazzonica che stava devastando la regione distruggendo foreste, decimando popolazioni indigene e accogliendo manipoli di avventurieri, divenuta una delle vie della coca. Da Boa Vista nel brasiliano stato del Roraima la via scende attraversando il territorio del Rondônia, ove incrociano fiumi e affluenti amazzonici fino al grande fiume Madeira, seguendo la riva orientale vi fu fondato il vecchio porto fluviale commerciale dove è sorta la città di Porto Velho crocevia d’ ogni traffico amazzonico. indios amazzoniaLasciando la via principale attraverso la foresta orientale del Rondônia si entra nel territorio dove sopravvivono isolate le comunità rimaste degli ultimi indigeni Akuntsu, qui spinti come altri dalla costruzione della strada che porta a Guajarà Mirim sul fiume Mamoré, quando ho percorso questa via si traghettava sull’ altra riva per la quasi omonima cittadina boliviana che la fronteggia di Guayaramerín. Viaggiando in quella che pareva terra di frontiera tra l’ ovest del Beni, la capitale Trinidad e Santa Cruz de la Sierra nell’ omonimo dipartimento amazzonico, già all’ epoca la regione era infestata da avventurieri e trafficanti, tra vallate nascoste e lungo i fiumi nella foresta le piantagioni di coca, si sono moltiplicate per uno dei più grandi affari criminali della storia, curate e protette dai cocaleros sempre più minacciosi ed aggressivi con gli intrusi come ben ricordo, dalla semplice coltivazione ne sono poi sorti laboratori per estrarne la sostanza base della cocaina. Da queste ed altre piantagioni si è intensificato il commercio della droga esploso con la fornitura di coca al potente cartello colombiano di Medellìn, continuato anche dopo il suo declino alimentando una delle più lucrose e devastanti vie della droga che ammorbano il mondo. Tutto ciò s’aggiunge alla selvaggia deforestazione per gli allevamenti, sfruttamento minerario, l’ affannosa ricerca di petrolio, strade che hanno squarciato la foresta e faraonici quanto assurdi progetti per farne di nuove, finendo di devastare ambiente e popolazioni amazzoniche di indigeni boliviani che qui ci vivono da secoli.

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