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Kenya

[blockquote author=”Karen Blixen”]Il respiro del panorama era immenso. Ogni cosa dava un senso di grandezza, di libertà, di nobiltà suprema…Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore. Ci si svegliava la mattina, sugli altipiani, e si pensava: Eccomi qui, e questo il mio posto[/blockquote]

Quella di Karen Blixen è una sensazione che prende chi ha viaggiato veramente per tutto il Kenya e lo condivide come parte di una Mia Africa.

Storia Jamuhuri ya Kenya

[dropcaps]Su quelle coste incrociava una delle rotte sulla Via della Spezie percorse poi dagli europei , nel medioevale periodo shirazi erano sorti fiorenti città arabe, centri di commerci e per la tratta di schiavi, nel sultanato di Kilwa sulla costa tanzaniana e lungo quella del Kenya con insediamenti a Lamu nell’omonima isola, Gedi, la città di Malindi e la vicina Mombasa dove giunse tra i primi Vasco da Gama e i portoghesi vi si stabilirono.[/dropcaps]

Nel frattempo era sorta la cultura Swahili con una propria lingua e di religione islamica , la stessa regione costiera è popolata dai Giriama simili ai più merdionali Mijikenda di stirpe Bantu come i numerosi Kikuyu dell’ altipiano fino al monte Kenya che il conservarono la lingua gikuyu, le tradizioni e il culto del dio Ngai comune agli allevatori guerrieri Maasai, popolo di Nilocamiti come i Luo originari del Sudan e i settentrionali Turkana. Dall’ omanita Dhofar fino a metà del XIX secolo vi fu un inteso traffico poi il sultano Sa‘īd decise di trasferire la capitale da Masqat all’ isola di Zanzibar stabilendo il suo dominio su quelle coste che furono nel potente sultanato da dove partirono le prime esplorazioni africane cercando le sorgenti nilotiche, mentre l’ interno rimaneva sconosciuto popolato da tribù nilocamite che vi si erano stabilite da secoli. Con la Conferenza berlinese del 1884 si completò la spartizione coloniale africana e sorse quella orientale britannica, dopo la prima grande guerra prese anche quella tedesca e nel 1920 venne proclamata quella del Kenya.

Nel secondo dopoguerra la rivolta degli indipendentisti Mau-Mau appartenenti al popolo Kikuyu con altri movimenti portarono all’ indipendenza nel 1963 e il primo presidente Jomo Kenyatta in carica quindici anni fino alla morte e l’ elezione di Arap Moi dal lungo potere confermato nelle elezioni del 1992 e le successive cinque anni dopo. Il suo regime terminò nelle elezioni del 2002 con la vittoria di Mwai Kibaki generando un conflitto etnico tra le varie popolazioni sedato a fatica solo con una accordo di condivisione governativa con il rivale Raila Odinga eletto primo ministro fino alle elezioni del 2013 e la vittoria di Uhuru Kenyatta figlio del celebre Jomo. Nel frattempo dalla sanguinosa guerra civile somala era sorto il criminale regime delle corti islamiche Midowga Maxkamadaha islaamiga e lo scatenarsi dei manipoli assasini militanti Al Shabaab anche nel vicino Kenya come nell’ attacco al centro commerciale Westgate massacrando sessantatrè tra uomini donne e bambini inermi e la strage nel campus universitario di Garissa con centocinquanta studenti ammazzati e alcuni decapitati, oltre i tanti tra attentati e assalti di questi criminali islamici che terrorizzano il territorio con i loro sanguinari raid su gente inerme come è costume del vile terrorismo islamista che ho trovato nel resto del mondo.

Questo è il Kenya come lo si trova, con le sue città sparse nelle varie provincie del Jamuhuri ya Kenya dalla lunga storia legata alla sua geografia, vasti territori con una popolazione variegata in diverse etnie, popoli e tribù, il dominante dei Bantu portatori di una propria civiltà migrati nell’ antichità in originando la cultura Swahili con una comune lingua e di essa l’ etnia del popolo Kikuyu è la più numerosa assieme agli islamizzati Swahili che vivono sulla costa assieme ai Taita e I vicini Mijikenda. All’ interno le tribù del popolo Meru e le vicine comunità di quello Embu diffusi nella regione centrale del monte Kenya , in quella dell’ ovest vivono i Luhya e nella regione est il popolo Kamba, mentre i Kisii hanno I loro villaggi nella Rift Valley. Nella regione nord orientale I popoli cusciti probabilmente originari dell’ antica Nubia sono giunti attraverso il Sudan meridionale, vi si trovano le tribù nomadi dei Gabra nel deserto Chalbi tra il centro di Moyale sul confine etiopico e Marsabit, ad est i nomadi Somali e poco a sud i villaggi delle tribù sedentarie dei Rendille che condividono la regione con I Borana di stirpe etiopica Oromo. Gran parte del territorio interno per la Rift Valley le grandi pianure e i monti delle Highlands è abitato da popoli Nilocamiti gli agricoltori ed allevatori sedentari Kalenjin divisi in vari gruppi, le numerose tribù Luo diffuse anche nel Sudan meridionale da dove provengono, il Congo orientale e il vicino Uganda , il grande popolo Maasai con le varie confederazioni tribali con lingua, tradizioni e costumi simili dai Samburu ai settentrionali Turkana.

La costa

Sull’ intera costa africana orientale Swahili nel medioevale periodo Shirazi arabo sono sorte fiorenti città che hanno lasciato memoria, qui in Kenya nell’ arcipelago che prende nome dall’ isola nota come Lamu abitata dai Kore con l’ omonima città araba medioevale di Lamu che dirama dal Forte per gli antichi vicoli, quartieri, suq e moschee, da qui si può raggiungere Manda, la vicina kiwayu e l’ altra isola chiamata Pate dove comparve il primo scritto in lingua swahili nel XVIII secolo con il poema Utenzi a ricordo delle gesta musulmane, sulla costa settentrionale si trova Faza e la medievale Siyu , su quella orientale il vasto sito di Shanga fondato nel VII secolo.

Nell’ arcipelago con la splendida isola Kiwayusi trova il magnifico parco marino Kiunga con una cinquantina di isolette tra le barriere coralline. Malindi sorta sulla foce del fiume Galana a lungo porto della Tratta schiavista araba e sulla rotta delle spezie dopo l’ arrivo di Vasco da Gama che ha lasciato la sua cappella da dove dirama la città portoghese e oltre la casa delle colonne, la lunga storia Malindi è ricordata dagli antichi edifici e vari luoghi fino alla quattrocentesca moschea. Dalla storia di Malindi procedendo lungo la costa il parco marino che si stende legandosi all’altro splendido parco poco a sud nella vicina Watamu allungandosi nell’ insenatura corallina Mida creek, nota per le magnifiche spiagge, anche Watamu ha la sua storia che si ripercorre nella riserva della foresta Arabuko si trova il sito con le suggestive rovine dell’ antica città medioevale di Gede.

Passando per Mtwapa, nella zona popolata dai Mijikenda si giunge a Mombasa, percorrendo la centrale Biashara, la lunga via Moi e l’ altro viale intitolato a Kenyatta fino quartiere Nyali oltre il ponte che la collega all’ omonima isola sorge la vecchia Mombasa visitata nel medioevo dal grande viaggiatore arabo Ibn Battuta e come la più settentrionale Malindi tappa sulla rotta cinese del navigatore Zheng he e raggiunta da Vasco da Gama divenendo centro africano per la via delle spezie asiatica con il forte portoghese di Jesus sorto alla fine del XVI secolo come fortezza a difesa della città vecchia che si stende tra suq, baazar ed edifici religiosi.

Nairobi

Da qui partiva la ferrovia coloniale che collegava Mombasa al lontano Uganda attraverso paesaggi suggestivi, percorrendo una parte del parco Tsavo giunge alla caotica capitale Nairobi , ricordo il fascino di quella ferrovia con il treno dai vecchi vagoni che non credo la nuova via ferroviaria abbia conservato, su essa sorse la capitale Nairobi cresciuta da dismisura sotto i colli Hgong. Fin dalla prima volta che ci sono stato mi è apparsa caotica divenendo sempre più disastrata negli anni, oltre a quella data da vedere ai turisti che transitano nel suo aeroporto internazionale è pietoso descrivere questa Nairobi con quasi cinque milioni di abitanti, solo una piccola parte vive tra l’ affaristico centro commerciale, i quartieri residenziali di Westlands e sui colli dell’ Upper Hill, nelle altre zone dilaga miseria e criminalità.

Nel sobborgo Kariobangi, il quartiere Mitumba e quello sorto sulla discarica Dandora nell’ indicibile miseria, derelitti che sopravvivono nella sporcizia, fame, malattie e flagellati dall’ aids, nello slum allucinante di Mathare sono ammassati in mezzo milione nella più estrema povertà, nella baraccoli periferica di Kibera duecentomila e altrettanti in quella di Korogocho sorta su una discarica. Imperversa la criminalità dalle bande e ubriachi di chang-aa ai potenti clan mafiosi mungiki di indicibile violenza, anche al servizio di alcune fazioni politiche, terrorizzando gli avversari esposizione di teste mozzate e analoghe amenità. Il quartiere Eastleigh si è riempito di rifugiati somali creando la Little Mogadiscio enclave musulmana senza legge e centro d’ ogni traffico di organi, droga, armi dominato dai criminali islamici al shabaab.

Ad una decina di chilometri si torna alla natura con il riserva faunistica di Nairobi dai corsi d’ acqua e gli stagni popolati da ippopotami e minacciosi coccodrilli , una gran varietà di uccelli che sorvolano la la savana animata da gazzelle , antilopi oryx, molte giraffe che pascolano con le zebre, passaggio degli gnu, mandrie di bufali e neri rinoceronti, esemplari di leopardi e famiglie di leoni.

Montagne, fiumi e laghi

Lungo la grande Rift Valley kenyota s’ elevano maestose le montagne da suggestivi ambienti naturali a cominciare dalle Ngong nei pressi della capitale Nairobi, dopo il Kilimanjaro il massiccio monte Kenya è la seconda vetta africana dall’ alto dei 5199 metri la montagna domina il suo magnifico parco. A nord-est del grande lago Vittoria verso l’ Uganda, il massiccio vulcanico Elgon è il più antico e vasto della Rift Valley un tempo nelle sue caverne vivevano gli Elgeyo, chiamato Masaba dai bantu ugandesi Masaba e Monte del Seno Ol Doinyo Ilgoon dai Maasai che si incontrano ai limiti del suo vasto parco naturale Elgon ricco di fauna e dove nella caverna Kitum si trova il cimitero degli elefanti che misteriosamente vi vengono a morire .

Continuando lungo la Rift Valley a sud est del Lago Naivasha si trova il monte vulcanico Longonot, la montagna dalla Ripide Crest Oloonong’ot per i Maasai. Sempre nella Great Rift poco a nord del lago Nakuru si erge il suggestivo cratere Menengai che dall’ alto offre una magnifica vista sul lago e il vasto territorio che fu culla dell’ Australopiteco africano e da qui si può raggiungere il lago Elmenteita dove si trova il sito preistorico Kariandusi risalente al Paleolitico Olduvaiano. Il vasto territorio kenyota è percorso da vari fiumi , dai colli Ngong vicino la capitale sorge il Galana attraversando lo Tsavo orientale ove precipita nelle cascate delle rapide Lugard proseguendo ad est fino alla costa.

Il lungo Tana nasce dalla catena montuosa Aberdare scorrendo a sud attorno al monte Kenya, il fiume Ewaso scorre nelle pianure ad est della Rift Valley per attraversare le riserve di Shaba e la vicina Buffalo, infine il Mara attraversa il territorio del Masai Mara scorrendo nella pianura di Serengeti per entrare nel lago Vittoria. Si susseguono laghi suggestivi dal più settentrionale lago battezzato Rodolfo in onore del principe astro ungarico dall’ esploratore ungherese Teleki e l’austriaco Hohnel , noto come Turkana dalle tribù del popolo dei Turkana che vi vivono da secoli. A Nakuru si trova lo splendido lago che racchiude l’ omonimo parco naturale con la grande riserva di uccelli acquatici di varie specie e lo spettacolo unico delle vaste colonie di fenicotteri rosa, lo spettacolo si ripropone nel vicino lago chiamato Elmenteita polveroso dai Maasai e da qui si prosegue per il lago Nai’posha noto come Naivasha alimentato dal fiume Turasha che entra nelle sue paludi assieme al Malewa e il vicino Gilgil .

Più oltre , dalle sponde abitate dai Njemps si apre il lago Baringo dove nuotano ippopotami e minacciosi coccodrilli, partendo dal lago si stende un vasto territorio popolato dai Samburu, i villaggi , Rendille con i vicini Pokot e delle varie tribù Kalenjin, tra il parco Tsavo ovest e il tanzaniano di Mkomazi si trova il lago noto come Jipe ricco di pesci, uccelli e fauna di palude. Sulle coste del lago Bogoria da secoli vivono le tribù del popolo Pokot con all’ interno la ricca riserva naturale con una gran varietà di uccelli, aironi di varie specie, pellicani e magnifiche colonie di fenicotteri rosa che animano il più meridionale lago chiamato per questo rosa di Magadi.Tra tutti il lago più vasto è il Nyanza ribattezzato Vittoria alimentato dal fiume Kagera sulla sponda occidentale e l’ emissario è il corso iniziale del Nilo che viene dall’Uganda, laddove tra le mitiche montagne se ne cercarono a lungo le sorgenti fino alle esplorazioni di Burton e Speke e gli altri che seguirono svelandone il mistero .

I grandi parchi

[blockquote author=”Antico proverbio africano”]Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre.[/blockquote]

Un’ antico proverbio africano racconta l’ equilibrio e lo scandire della vita nelle magnifiche riserve naturali dei grandi parchi , scrigno della più ricca fauna africana con una gran varietà di animali in vasti territori condivisi da sempre con i popoli tradizionali in un secolare equilibrio. Lungo la Rift Valley si stende l’ omonima regione che va dal meridionale Nyanza al settentrionale lago chiamato Turkana fino agli aridi deserti, un vasto territorio popolato da agricoltori Kikuyu sedentari, gli ultimi gruppi raccoglitori e cacciatori come gli Ogiek rifugiati nella foresta di Mau, allevatori Pokot seminomadi come i Samburu, ma è soprattutto territorio dei Maasai e a nord delle tribù Turkana. Popolano le vaste pianure ove sorgono maestose montagne e si inseguono i laghi in magnifici ambienti naturali dalla ricca e variegata fauna che ne fanno uno dei più affascinati territori africani.

Venendo da nord si trova il lago chiamato Turkana per l’ omonimo popolo con i suoi villaggi che ho trovato assieme agli El Molo già all’ epoca in via di estinzione, ma oltre all’ incontro con i Turkana questo suggestivo lago popolato da migliaia di coccodrilli e ricco di pesce che da sempre sostenta le tribù degli ultimi El Molo, è anche uno dei patrimoni naturali kenyoti con il parco nell’ isola centrale e in quella meridionale, mentre sulle sponde orientali si trova il Sibiloi. Scendendo da Loyangalani attraverso il territorio dei Turkana, ove si trovano anche Samburu e villaggi di Rendille , si arriva all’ altro lago settentrionale Baringo lungo le sue rive vivono i pescatori Camus chiamati anche Njemps, poco a sud il lago vulcanico Bogoria con la sua riserva naturale che racchiude oltre cento specie di uccelli e grandi colonie di fenicotteri rosa, attorno grandi antilopi Kudu, i più piccoli dik dik e del genere impala, mandrie di zebre, branchi di iene e famiglie di ghepardi.

Ad est nella suggestione dell’ ambiente vulcanico dominato dall’omonimo monte si trova la foresta della riserva settentrionale Marsabit con una varietà di uccelli che sciamano tra le lagune ove si abbeverano zebre, branchi di gazzelle e altre antilopi, soprattutto della specie bushbuck nella savana con kudu, mandrie di bufali e maestosi elefanti , assieme a leopardi e vari leoni . Nel teritorio popolato dalle tribù Samburu si trova la riserva ove si stende il parco che da essi prende nome Samburu con la savana animata da giraffe reticolate zebre , branchi di elefanti , mandrie di bufali antilopi generuk, del genere oryx e piccoli dik dik oltre ad impala prede di leopardi, veloci ghepardi e diversi leoni.

Dalla cittadina di Meru nei pressi del monte Kenya lungo il fiume Kathita, si raggiunge l’ omonimo parco della riserva Meru adagiato nella savana ondulata animata da gazzelle, antilopi kudu e piccoli dik dik , oltre zebre ed eleganti giraffe locali. Nella parte settentrionale si moltiplicano elefanti e mandrie di bufali , neri rinoceronti che pascolano con facoceri, poi la savana diventa foresta alimentata da corsi d’ acqua popolati da coccodrilli e numerosi ippopotami , tra la vegetazione leopardi e dappertutto famiglie di leoni.

Continuando tra i villaggi ove rimangono le tradizioni della gente Samburu si entra nel territorio dei Kikuyu che chiamano Kirinyaga il maestoso monte Kenya ove per la tradizione risiede la divinità suprema e creatrice Ngai comune anche al popolo Maasai, attorno si stende il territorio dell’ omonimo parco parco con la foresta che ospita procavie arboricole e galagoni piccoli carnivori genette e scimmie colobi tra gli alberi, ai margini elefanti delle foreste e rinoceronti neri e leopardi, verso la savana antilopi acquatiche , tragelafi e del genere cefalofi , mandrie di bufali e famiglie di leoni.

Ad ovest verso il confine con l’ Uganda si trova la foresta pluviale di di Kakamega animata da una grande varietà di uccelli , scimmie e altre specie di mammiferi, nei pressi del monte Elgon si apre l’ omonimo parco Elgon nel suggestivo ambiente montuoso tra pareti rocciose e gole con sorgenti termali, corsi d’ acqua e cascate, foreste di bambù e altre piante fiorite, varie grotte come le le caverne di Kitum.

Sulle sponde del lago Vittoria si trova il parco Kimusu con le paludi dove nuotano ippopotami, tra la vegetazione manguste coda rossa cercopitechi verdi, scimmie rosse e del genere tantalus, la savana animata da antilopi di vario genere, impala, la piccola monticola e la grande sitatunga, branchi di zebre, maestosi rinoceronti bianchi, iene maculate, leopardi , veloci ghepardi e più piccoli servalo oltre a leoni.

Tornando nella regione amministrata dalla centrale cittadina di Nakuru nei pressi dell’ omonimo lago circondato da paludi, bassa foresta e savana, originalmente oltre ad ippopotami vi si trovavano antilopi acquatiche, iene e alcuni leopardi sono stati poi introdotti esemplari di rinoceronti bianchi e una particolare specie di giraffe, ma il lago Nakuru è celebre per la varietà di uccelli e le grandi colonie di fenicotteri . Procedendo nel centro di Gilgil si raggiunge i piccolo lago noto come Elmentaita , oltre al suggestivo ambiente naturale è parte di questa culla africana dell’ evoluzione umana con il sito preistorico di Kariandusi risalente al Paleolitico inferiore scoperto nel 1928 da Louis Leakey che vi rinvenne i resti di un Homo erectus simile all’ Australopiteco che trovò nella tanzaniana Olduvai e più tardi il figlio Richard a nord rinvenne i resti dell’ ominide Turkana. Da qui all’ altro lago chiamato Naivasha con una gran concentrazione di ippopotami e animato da pellicani e vari uccelli acquatici, aquile pescatrici, le nere e le più piccole spilogaste , le africane cicogne dal becco giallo e marabu . Poco a sud verso il massiccio vulcanico di Longonot si trova il parco della riserva Hell’s Gatel dallla savana popolata da gazzelle Thomson, oryx, antilopi reedbuk, del genere Klipspringer e le piccole oreotragus , roditori procavie delle rocce e babbuini , branchi di zebre che pascolano con giraffe e mandrie di bufali , tra i predatori ghepardi , diversi leoni e raramente nascosti leopardi .

Nella regione centro meridionale di Nyandarua verso l’ omonima catena montuosa si stende il parco della riserva Aberdare sull’ altipiano Kinangopin un suggestivo ambiente rilievi dove precipitano i trecento metri delle cascate Gura, la savana popolata da rinoceronti neri, branchi di elefanti e varie specie di antilopi predate da leopardi e rari esemplari di pantere nere. Nella lunga Rift Valley kenyota il lago più a sud è il Magadi con le sue colonie di fenicotteri rosa, varie specie di uccelli lacustri e pellicani , attorno struzzi e la savana con antilopi di varie specie, zebre, sulle rive meridionali alcuni elefanti e qualche famiglia di leoni.

Ad est si stende il grande parco diviso dalla ferrovia che collega Mombasa alla capitale nello Tsavo occidentale e in quello orientale tra rilievi desertici nella savana, acacie e palme, attraversato da piccoli fiumi e stagni dove nuotano ippopotami che convivono con i coccodrilli, attorno gazzelle, grandi antilopi e branchi di zebre, alte ed eleganti giraffe, mandrie di bufali e possenti rinoceronti, maestosi elefanti , fameliche iene che contendono le prede ai ghepardi, i più nascosti leopardi e i sovrani leoni, dal lago Jipe verso il confine tanzaniano iniziano le foreste sui colli vulcanici di Chyulu e a nord dello Tsavo ovest si trovano le cascate Mzima , oltre le pianure all’ orizzonte la spettacolare vista del maestoso Kilimanjaro.

Simile varietà di fauna si trova nell’ altro vicino parco verso il confine tanzaniano è l’ Amboseli magnificamente adagiato sotto il maestoso Kilimanjaro , in particolare numerosi branchi di elefanti . Da sempre territorio dei Maasai , il suo suggestivo ambiente naturale e la ricchissima fauna della grande riserva nel parco Masai Mara è tra i più celebri e visitati dell’ intero continente, si stende per oltre trecento chilometri quadrati di savana che continua parco tanzaniano limitrofo del Serengeti ove transitano spettacolari migrazioni di gnu e altri animali per i pascoli stagionali, antilopi, gazzelle Thomson e la specie Grant, diffusi gli impala, branchi di zebre e numerose giraffe. La straordinaria varietà di animali è presente dappertutto, ma in alcuni periodi si concentrano nelle zone più esterne in grandi branchi di elefanti, mandrie di bufali e vari rinoceronti negli stagni e corsi d’ acqua gli ippopotami ben separati dai coccodrilli, una gran varietà di uccelli di ogni dimensione, avvoltoi africani, falchi cuvierii struzzi , grandi marabù , rapaci serpentari, tra i predatori i leopardi e la più grande concentrazione di leoni africani.

I popoli delle savane

Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli.” Così recita un proverbio Maasai a significare il secolare equilibrio con la natura come per tutti i popoli Nilocamiti , allevatori di fiera stirpe guerriera con cultura, tradizioni e mitologia simili dalla comune origine, per molti l’ eroe mitico Menelik generato dal biblico Salomone e Bilquis la Regina di Saba diffuso dal testo Kebra Nagast etiopico del V secolo , riferimento alle antiche origine camite di questi popoli che sono migrati seguendo il corso del Nilo conquistandone vasti territori, per essi quell’ eroe mitico salì e scomparve sul Kilimanjaro e da allora la maestosa montagna è divenuta sacra in attesa del suo messianico ritorno per guidare la riconquista dell’ antico territorio.

Il bestiame non è solo sostentamento, ma anche lo strumento della tradizione che conserva la cultura e la saggezza degli antenati fondata sul modo trat­tare e organizzare il bestiame che condiziona l’ esistenza di tutti i Nilocamiti . Unica divinità creatrice è Ngai che si venera nel monte Kenya, è sceso sulla terra la prima volta in un’ età mitica re­mota dominata dal disor­dine quando portò il bestiame convertendo i popoli in allevatori che qui divennero i Maasai e tutti gli altri che vivono nelle savane mentre altri rimasero Dorobo cacciatori. Tra i nilocamiti si trovano le tribù dei Luo originari del Sudan meridionale popolano una vasta regione che va dal Sudan a nord fino al Congo orientale e l’ Uganda a sud ovest, parte della Tanzania più a meridione e il Kenya ad est, verso l’ Uganda orientale vivono circa seicentomila Teso.

I cinque milioni di Kalenjin popolano l’ orientale regione della grande Rift Valley, divisi in varie tribù e popolazioni della medesima stirpe, cultura e tradizioni definite come Kalenjin, simili ai Nandi che vivono in parte concentrati nelle colline dell’ orientale territorio chiamato con il loro nome Nandi Country . Poco a nord da Eldoret si stende la regione abitata dagli Elgeyo agricoltori ed allevatori come i vicini Marakwet divisi in clan diretti dall’assemblea dei capi asiswo, verso il ago Baringo si trovano i villaggi dei Kipsigis con i vicini Tugen, i simili Lembus e i più numerosi Pokot , diffusi anche in altre zone.

A sud est del lago vivono i Camus chiamati anche Njemps, con cultura e tradizioni simili i Sabaot ch popolano il territorio dell’ Elgon sotto l’ omonimo monte con i vicini Terik di stesse origini ma con propria lingua. Sono chiamati con il dispregiativo Dorobo “coloro che non hanno bestiame”le tribù di cacciatori e raccoglitori divisi in vari gruppi, i più numerosi sono gli Ogiek nelle foresta di Mau oltre il lago Nakuru e quelle del monte Elgon sul confine con l’ Uganda. Il vasto territorio popolato dai Samburu va dalla provincia del fiume Ewaso alla settentrionale regione del grande lago ove vive il piccolo popolo in via di estinzione degli El Molo e che prende nome dai simili Turkana anch’ essi discendenti dal grande popolo Maasai e ne sono parte con lo stesso modo di vita, religione, costumi, e i comuni riti che hanno scandito la storia di questo popolo dei grandi altipiani e le savane.

L’ esistenza di tutte queste tribù di origine Maasai riunite nelle quattro grandi confederazioni Loitai, kaputie, Kinopop e samburu, si fonda sulle famiglie patriarcali legati in clan e gruppi di età ove si accede con proprie ceremonie, uniti nell ’ ol-osho guidato da un consiglio di anziani ed un capo assistito dall’ Ol’oibon o Laibon, colui che padroneggia la magia, che conosce i segreti della natura e degli uomini, che può entrare in contatto con le divinità. Ad essi per rango ci sono i guerrieri della casta Moran sprezzanti ogni pericolo che vanno cercando per misurare il co­raggio, ne ho incontrati di quelli che avevano ucciso il leone armati solo di lancia e si pavoneggiavano con la sua criniera, così come uomini e donne di nobile portamento e antica fierezza, gli ultimi signori di questa savana così armonica tra gli esseri umani e gli animali che pare un ricordo d’ una epoca mitica persa nella storia.

(c) Paolo del Papa, Itinerari africani:Kenya.

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