La cultura di Chavìn

La cultura di Chavìn

Una delle prime grandi culture andine precolombiane dalla storia legata alla mitologia fondata sul misterioso culto del Giaguaro


Nella regione delle  Ande settentrionali peruviane tra il IX e il II secolo a.C. fiorì la Cultura Chavìn che fu la prima a fondarsi sulla variegata tradizione religiosa andina influenzando le altre culture contemporanee e successive, la divinità suprema che ha ispirato il mito andino della creazione e il venerato Viracocha delle altre civiltà peruviane, associato alla vita e la fertilità raffigurato mentre impugna un bastone per mano in una statua del Nuovo Tempio della città sacra di di Chavìn a Huantar. Nello stesso sito un’ altra celebre rappresentazione è nella lastra di granito nota come la stele di Raimondi ove è incisa la figura della divinità con zanne ed artigli dal  significato religioso e cerimoniale simile all’ altra stele di Yauya, la probabile icona cerimoniale Huanca  rappresentata nell’ obelisco di Tello è anch’ essa rappresentazione della divinità  che  nella tradizione religiosa  di questa cultura si affiancava a quella del Giaguaro dall’ aspetto feroce raffigurato in gran parte delle sculture, ceramiche e tessuti nella raffinata  arte Chavìn. La rappresentazione della suprema divinità  sembra aver ispirato le raffigurazioni delle altre culture  preincaiche diffuse nelle regioni andine e costiere peruviane, come quella del Dios de los Palos, come è chiamata la  figura centrale che stringe bastoni nelle mani tra le decorazioni della  Puerta del Sol edificata  della cultura fiorita sull’ altipiano boliviano nota come civiltà di Tiahuanaco. Come nelle contemporanee e successive culture andine, le cerimonie religiose di Chavìn coinvolgevano l’ intera comunità in varie ritualità accompagnate da sacrifici negli spazi cerimoniali, con altre più riservate nella solennità dei templi. Le cerimonie accompagnate da sacrifici con l’ uso di piante e sostanze allucinogene erano essenziali nel culto di Chavìn , come in gran parte delle tradizioni precolombiane,  culminando nella  pratica sciamanica dei sacerdoti che potevano comunicare con il mondo divino raggiungendo lo stato di trance masticando foglie di coca  e assumendo sostanze allucinogene ricavate da funghi e il cactus Echinopsis Pachano noto come san pedro che apparivano tra i fumi simile ad incenso sulla sommità dei templi nell’atmosfera sacrale accompagnata da canti e suoni di trombe.

Chavìn de Huantar

Capitale e grande centro religioso di pellegrinaggi  era Chavìn de_Huantar sorto alla confluenza dei fiumi Mosna e Wacheksa che per oltre cinque secoli fu tra i fondamentali centri di irradiazione culturale nella regione andina, a metà del VII secolo a.C. venne edificato il complesso dell’ antico  Templo Ccome un vasto semicerchio con due scalinate al centro, le mura rivestite da lastre di pietra incise con figure scimaniche ed esseri dagli artigli e zanne di giaguaro con sulla testa serpenti simboleggianti la visione spirituale. All’interno un labirinto di gallerie e cunicoli portano al monolite di Lanzòn  che si erge per quattro metri e mezzo tra le strette pareti ove è raffigurato un essere sovrannaturale dalle  zanne e artigli decorato da serpenti che volge una mano in basso e l’ altra in alto come dominio sui mondi terreno e celeste. Centro del consacrato alla divinità del Giaguaro con la sua simbologia sciamanica che dominava la cultura di Chavìn, era anche probabilmente il sito di un più un antico oracolo ove si recavano i pellegrini a consultarlo lasciando poi offerte in conchiglie, ossidiana, ceramica ed oro. Dal venerato Lanzòn dal profondo simbolismo  come gli altri monoliti rivenuti a Chavìn de Huantar, canali di pietra diramano tra le gallerie del tempio ove scorreva l’ acqua sotto pressione dal rumore impressionante che accompagnava le profezie dell’ oracolo e gli altri riti. All’antica religione e il culto sciamanico di Chavìn nel V secolo a.C. venne consacrata l’ estensione del centro sacro con quello che è chiamato nuovo Templo, edificato su tre piani con il portale tra una colonna che reca un’ aquila simboleggiante l’ aspetto femminile e l’ altra un falco quello maschile nella dualità divina di Chavìn. Sulle mura esterne rimangono un centinaio delle molte teste sporgenti che le decoravano rappresentando le trasformazioni sciamaniche dall’ umano al giaguaro, all’ interno l’ obelisco di Tello  finemente decorato da serpenti e caimani in una scena che probabilmente rappresentava il mito della creazione. Davanti al tempio si apre una vasta corte che accoglieva le cerimonie con i vari rituali, sacrifici e culti sciamanici dei sacerdoti accompagnate dai canti e suoni sacri come in gran parte di altri centri religiosi  andini successivi. Il grande tempio di Chavìn è ciò che più rimane a raccontare la storia di quella cultura, da esso diramano i resti degli edifici residenziali in mattoni adobe che accoglievano la popolazione,  dal III secolo a.C. Chavìn de Huantar con il suo grande centro religioso iniziò a declinare per probabili lunghe e ripetute siccità, forse accompagnate da terremoti frequenti nella regione, non vi è memoria nei resti di conflitti o guerre e rimane ancora un mistero come era organizzata la società, mentre ne rimase l’ eredità artistica in gran parte delle successive  civiltà andine. L’arte Chavin rappresenta la sua cultura fondata su miti religiosi con immagini di giaguari, serpenti e rapaci dal significato simbolico, esseri soprannaturali antropomorfi dal feroce aspetto con zanne ed artigli che dovevano impressionare gli umani al cospetto del mondo divino. Oltre la scultura, furono tra i primi maestri dell’ arte tessile andina che si ritrova nelle tradizioni e costumi delle altre popolazioni, così come quella cultura  come fu tra le prime a raggiungere un’ alto livello nella  ceramica Chavìn  dai lucidi colori rosso, nero e marrone, spesso finemente decorata da raffiguarazioni di piante, animali ed umani, religiose e mitologiche. Della loro arte rimangono anche recipienti e ciotole di legno intarsiate di madreperla e decorate in turchese, maestri del metallo con gioielli e gusci d’ oro, corone, pettorali, bracciali, maschere e  trombe cerimoniali.

Rimangono questi resti di Chavìn e la sua arte che ha ispirato  le tradizioni delle altre culture andine, l’antica  storia che sfuma nel mito e dagli echi di cerimonie perdute nei misteri che l’ avvolgono  aleggia lo spirito divino del Giaguaro.

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