Spagnoli nel Pacifico

Spagnoli nel Pacifico

I navigatori spagnoli in cerca di nuove rotte nel Pacifico alla ricerca della Terra Australis poi dimenticate

data-ad-format="auto">

La rotta di Magellano non incrociò nessuna delle migliaia di isole  atolli sparsi nel  Pacifico e l’avventura di una nuova traversata fu giudicata l’ impresa più ardua per qualsiasi navigatore, nel frattempo la scoperta del Nuovo Mondo  America e le successive esplorazioni avevano intensificato le vecchie rotte dell’  Atlantico monopolio dell’ impero spagnolo che andava depredando quei territori dalla conquista del precolombiano Messico  e dell’ incaico Perù ad opera di Pizarro  accumulando enormi ricchezze. Dopo la scoperta di Balboa voleva estendere i suoi domini anche sulle rotte del  Pacifico per collegarsi all’ asiatica  Via delle Spezie sempre più dominata dagli europei e che avevano fatto la fortuna dell’ impero portoghese ormai in declino.

 

Garcia Jofre de Loaisa

L’ incarico fu affidato a Garcìa Jofre de  Loaìsa assieme al capitano Juan Sebastian Elcano che aveva portato a termine l’ impresa di  Magellano e  con una   flotta di sette vascelli  la spedizione  partì dal porto galiziano de la Coruña il  24 luglio 1525, attraversato l’Atlantico a gennaio con due navi scese lungo la costa argentina della Patagonia. Tra furibondi venti e tempeste la spedizione continuò con i vascelli che  si perdevano continuamente di vista, tentando invano di prendere lo Stretto scoperto da Magellano  due naufragarono, uno tornò indietro ammutinato e i restanti quattro riuscirono infine a prendere la rotta del  Pacifico, subito perdendosi di vista colti da tempesta. Il  Santiago riuscì a raggiungere  la costa messicana , del galeone San Lesmes  si perse ogni traccia, mentre il Santa María del Parral attraversò il  Pacifico fino all’ Indonesia giungendo alle  Sulawesi nel mare di Celebes dove nell’ isola di Sangihe l’equipaggio fu sterminato dagli indigeni e i pochi sopravvissuti catturati.  Solo  il Santa Maria de la Victoria riuscì nella missione raggiungendo prima le Filippine meridionali e  Luzon , poi finalmente a  settembre  del 1526 le Molucche ove terminava l’ antica Via delle Spezie , erano sopravvissuti solo in ventiquattro dell’ equipaggio e il capitano Urdaneta, catturati dai portoghesi che poco tolleravano intrusi in quei mari che controllavano da tempo e  rimpatriati nel 1536.

 

Andrès de Urdaneta

Dopo la spedizione nel 1542  di  Lòpez de Villalobos nelle Islas del Poniente tra le Filippine meridionali e  Luzon iniziò il dominio spagnolo con la creazione dell’ Adelantado filippino nelle Indie orientali spagnole e  Miguel Lòpez Legazpi ne divenne governatore fondando poi  Cebu nel 1565  sulla costa del Visayas e il primo centro di Manila sei anni dopo nella settentrionale Luzon che divennero i più importanti centri di espansione in Asia orientale  e che si dovevano legare con le altre colonie spagnole della lontana  America attraverso la ricerca di rotte nel Pacifico. Anni prima dopo vari tentativi solo nel 1525 il veterano e abile navigatore Andrès de Urdaneta trovò una via più rapida seguendo i venti soffiano nel Pacifico dalle coste americane verso l’ Asiae raggiunse l’  Indonesia anche lui senza incontrare nessuna isola o terra d’Oceania, ma i suoi calcoli per il ritorno risultarono inesatti, perchè quei venti non cambiano direzione per tornare indietro  e rimase a Timor per alcuni anni con i mercanti che aveva portato per le Isole Indonesiane, tornando in patria nel 1536. Molto tempo dopo, ripartì da  Acapulco nel 1565 con una flotta di galeoni fino alla filippina Luzon e per il ritorno scoprì una rotta più settentrionale che incrociava il Giappone trovando i venti che soffiano regolarmente ad est e permettono la rapida traversata del Pacifico fino alle coste della Nuova Spagna messicana , aprendo la rotta del Galeone per la poderosa Flota de Indias  che trasportava argento, oro e spezie  tra Manila e la messicana Acapulco, la più rapida e frequentata per quasi tre secoli, fino all’inizio della navigazione a vapore.

 

Alvaro Mendaña de Neira

Nel 1557 ormai il Perù conquistato violentemente da Pizarro era di fatto  Vicereame spagnolo e al suo reggente Garcìa de Castro si rivolse  il navigatore Pedro  Sarmiento de Gamboa che aveva raccolto storie di ricche e lontane terre nell’ immenso oceano d’occidente  tra i sottomessi indios che si ritenevano ancora  figli del sole incaici. L’idea di raggiungere quel mitico e sconosciuto continente Oceania lo indusse ad armare una spedizione affidata però a suo nipote Álvaro Mendaña de Neira che si trovava nel Vicereame del colonizzato Perù. Anche lui  aveva appreso l’ antica leggenda Inca custodita dai saggi della Valle Sacra  sull mitico sovrano Tùpac Yupanqui che un secolo prima della conquista spagnola  affrontò il grande oceano Pacifico  con una zattera di balsa e le canne di totora del  Titicaca all ‘ uso degli indios Urus che popolano quel lago in  Bolivia, tornando pieno di tesori. Ne seguì la rotta leggendaria partendo dal porto di Callao  nel

novembre 1567 con l’ammiraglia Los Reyes di Mendaña de Neira e la più piccola  Todos Santos che imbarcava Pedro  Sarmiento de Gamboa, che doveva essere da supporto per calcoli e rotte e ancor prima della partenza iniziarono profondi contrasti tra i due anche sullo scopo della missione. Sarmiento pensava ai tesori di quelle terre da scoprire, Mendaña a “civilizzarne” la popolazione pagana da convertire, entrambe comunque a sottomettere e colonizzare ogni nuova scoperta. All’inizio di  febbraio del 1568 incrociarono l’ atollo di Nui nell’arcipelago Tuvalu battezzata Santa Isabel, giunsero poi nelle Salomone dove i buoni rapporti iniziali con gli indigeni  deteriorarono rapidamente per le pretese di rifornimenti e per gli usi della cultura locale che inorridirono gli spagnoli come in un banchetto ove s’ offriva “ un quarto di un ragazzo comprensivo di braccio e mano” e sembra che il rifiuto di quella prelibatezza offese non poco gli indigeni. Comunque con una più piccola e rapida imbarcazione esplorarono  le Salomone tra le isoleMakira ribattezzata San Cristobal,  Choiseul Lauro, Malaita e la grande  Guadalcanal, in continui malintesi e conflitti con gli indigeni, al fine della permanenza agli inizi di agosto 1568 iniziarono i contrasti tra de Gamboa che voleva fondare un colonia e Mendaña  che voleva continuare il viaggio, comunque le navi ripartirono sulla rotta nord est incrociando l’ isola diWake e l’ arcipelago delle Marshall, tornando ad ovest verso la costa della Nuova Spagna messicana ove giunsero a gennaio 1569. Proseguendo nel ritorno in  Perù ricominciarono i conflitti con Gamboa che fu messo ai ferri, la causa delle rispettive relazioni di viaggio così diverse tra loro da essere di poco aiuto per le successive  spedizioni nel Pacifico. Fatto certo che non erano state scoperte terre d’ una qualche ricchezza come risultavano le Salomone, tantomeno raggiunta alcuna Terra Australis o continente Oceania .Il buon de Neira impiegò decenni per convincere il re spagnolo Filippo II ad un altro viaggio e finalmente organizzò la spedizione per affrontare di nuovo le rotte del  Pacifico con l’ammiraglia San Isabel, la capitana San Geronimo ,il galeone San Felipe e la fregata Santa Catalina imbarcando anche coloni e Mendaña de Neira portò la moglie Isabel Barreto con la sorella e tre fratelli della consorte e pilota dell’ammiraglia era il portoghese   Pedro de Queiròs. La flotta salpò il 9 aprile 1595 da Callao facendo rotta per la  Polinesia incrociando solo le isole Marchesi a luglio dove gli spagnoli si scontrarono quasi subito con gli indigeni che li avevano accolti ammazzandone un paio di centinaia prima di ripartire e durante la lunga navigazione si perse di vista la San Isabele mai più ritrovata. Proseguì fino alle Salomone  fermandosi nell’ arcipelago di Santa Cruz  e la baia Graciosa  divenne la prima colonia europea nell’ inesplorata Oceania, ma anche qui le buone relazioni con gli indigeni precipitarono in risse e vittime, mentre s’alimentavano conflitti tra gli spagnoli e imperversavano febbri tropicali che uccisero anche Mendaña a metà ottobre. La moglie Isabela prese il comando, ma l’osilità degli indigeni e la mancanza di scorte rese l’ impresa difficoltosa così labreve esistenza della colonia spagnola nelle Salomone terminò con la partenza dei sopravvissuti  il 18 novembre sulla San Geronimo per una difficile rotta ad est condotta fido Queiròs riuscendo a raggiungere Manila l’11 febbraio 1596, dpve poi Isabela sposò l’hidalgo Don Fernando de Castro e tornare nel Vicereame, mentre il San Felipe malridotto e ciò che rimaneva  dell’ equipaggio esausto arrivò molto dopo a Mindanao. La colonizzazione delle Salomone fu abbandonata e la scoperta tenuta segreta dimenticando quelle isole che furono riscoperte dal britannico Philip Carteret due secoli dopo, intanto s’era accesa la stella da abile navigatore del giovane portoghese  Queiròs.

Pedro de Quiròs e Luis de Torres

Nel frattempo Dopo il viaggio con Mendaña l’ ormai esperto  Pedro Fernandes de Queiròs riuscì a convincere la Spagna che nel Pacifico si doveva trovare un grande continente dell’ Oceania di cui aveva sentito parlare dagli indigeni delle isole scoperte che doveva essere la mitica Terra  Australis. Partì dal porto di Callao il 10 marzo 1605 con tre navi e trecento uomini navigando quattordici mesi per le Salomone e continuando in acque ignote fino a giungere nelle  Nuove Ebridi sbarcando in una splendida baia che Quiròs chiamò Tierra Australia del Espiritu Santo battezzezzando  in onore sua maestà cattolica e del papa, San Filippo e San Giacomo, Giordano il fiume che vi sfociava, mentre l’interno fu Nuova Gerusalemme. Nel suo fervore evangelico si scontrò con gli indigeni tenacemente legati alle loro tradizioni che non intendevano cambiare per abbracciare la nuova fede ad autorità, l’ equipaggio fu travolto da un’ epidemia e una parte si ammutinò al seguito del capitano Luis Váez de Torres passando per trovando il passaggio nello Stretto  che porta il suo nome  tra la Nuova Guinea e l’allora incognita Australia , incrociando le  Molucche  continuò fino alle Filippine meridionali e quindi Luzon nelle spagnole Indie orientali. Pedro Fernandes de Quiròs tornò nel Vicereame messicano  ad Acapulco con una difficile traversata e poi in patria nel 1607  ma i suoi entusiasti racconti sulla scoperta non ebbero successo, così come le relazioni di Luis  Váez de Torres  che portarono notizie di nuove terre nell’ ignota Oceania che anche questa volta  la Spagna tenne segrete le scoperte che furono dimenticate fino all’ arrivo in quelle  Nuove Ebridi del francese Louis Antoine de  Bougainville nel 1768.

© Paolo del Papa: Viaggiatori ed esploratori. Vol.Attraverso gli Oceani.Spagnoli nel Pacifico.

Photo gallery: Le rotte del Pacifico | Pacific Routes | Oceania

Precedente La Cina sui mari
Successivo Olandesi nel Pacifico

Autore

You might also like

Americhe

La conquista del Continente

Le terre scoperte dal grande Ammiraglio del Mare Oceano Colombo non erano il leggendario Cathay dei medioevali  viaggiatori europei e di Marco Polo,  tantomeno le estremità del modo nei pressi

Americhe

Balboa e il Pacifico

La spedizione di Alonso de Ojeda Dopo aver nominato Martìn Fernandez de  Enciso suo sostituto,  Alonso de Ojeda nel 1509 era partito da Santo Domingo  per fondare una colonia nella

Storia

Europei sulla Via delle Spezie

Via delle spezie: una storia antica Nella regione più occidentale dell’antica rotta delle spezie (o via delle spezie) il dominio musulmano si estese in tutta la costa dell’Africa orientale tra il IX