La Santeria Cubana

La Santeria Cubana

La ritualità della Santeria cubana dalle antiche tradizioni africane degli Orisha associati ai santi cattolici


Dopo l’ impresa di Colombo  e i suoi primi viaggi alla scoperta del Nuovo Mondo  che aprirono le le rotte dei Caraibi, la prima tra le grandi Antille  ad essere colonizzate fu Hispaniola ove sorse S.Domingo  estesa all’ altra parte dell’ isola divenuta la colonia francese di Haiti, dominando quelle rotte  con città e fortificazioni assieme alla  vicina Portorico e quella che divenne il centro da dove gli spagnoli mossero alla conquista del continente nella grande isola di Cuba. Consumato il rapido genocidio degli indigeni non adatti a lavorare nelle piantagioni, dall’ Africa occidentale vennero importati a migliaia uomini, donne e bambini dalle popolazioni razziate sulle Vie degli schiavi oltre oceano inaugurando la lunga e triste Tratta atlantica di quella gente costretta in catene nella miserabile esistenza vissuta per generazioni tra le piantagioni e il lavoro servile. Unico conforto erano le loro religioni africane che tramandavano le tradizioni di terre lontane ove non sarebbero mai più tornati, assieme agli antichi riti come quelli giunti dai paesi del Vudù.

Nel sincretismo tra quelle  religioni e culti tradizionali africani con il cristianesimo della colonia,  spesso identificando i santi cattolici con il  pantheon Umbanda  delle divinità e spiriti  Orisha,  tra la popolazione nera sorse il misticismo Santero della Santeria cubana,  ispirata come altri culti afroamericani  alla mitologia  e ritualità del popolo nigeriano dei Yoruba che fu il più numeroso ad essere portato in schiavitù nell’ isola dalla fine del XVI secolo fino all’ abolizione dello schiavismo nel 1880. I fedeli  definiscono la  Santeria la  Regla de Ocha di coloro che seguono il culto e i riti tradizionali  sulla  mistica via del Lucumì dedicati, divinità suprema è l’ onnipotente ed inconoscibile Oludarne, svelato dalle profezie di keji Olodumare noto anche come Orunmila che rappresenta il mistero, le forze occulte, la passione umana,  la magia e la morte nel divenire del rinnovamento.  La suprema divinità si manifesta al mondo e l’ umanità come il potente  Olorun nella sua rappresentazione in Òlórúnm che è il Padrone del cielo Orún , proprietario della vita, dà energia nella vita terrena, possiede i  colori, la luce, l’ aria e il  vigore, non ha attributi umani ma è puro spirito ed energia ed è in contatto con l’ umanità.  Tra la suprema divinità  e gli esseri umani gli Orisha sono guardiani ed interpreti del destino universale, emanazione di Oludarne, rappresentano principi della Natura e si esprimono attraverso gli animali, le piante e i minerali, alcuni furono umani e  per grandi meriti si trasformarono in spiriti. La vita di ogni essere umano è governata da un  Orisha che esige  rispetto, devozione ed offerte nelle cerimonie dirette dai Babalawo depositari della tradizione assistiti dalle sacerdotesse Apetebi  o Iyalosh, chimate Ayafà  se ne sono mogli e Iyafà se madri, consacrate allo spirito della divinizzazione  Ifá, celebrano gli orisha con danze, musica e libagioni, identificati con santi cattolici anche nelle messe, accompagnate dal ritmo di tamburi sacri bata, alcuni santeros raggiungono lo stato di trance diposseduti dallo spirito che comunica consigli e messaggi alla comunità per risolvere problemi spirituali, materiali e di infermità.

Gli Orisha della Santeri

Esiste una gran quantità di Orisha  derivanti dalle antiche tradizioni religiose africane  del popolo Yoruba , i più potenti vengono identificati con i santi cattolici nel sincretismo religioso e rituale della Regla de Ocha  come si definisce la Santeria  cubana con diverse rappresentazioni. Tra i più potenti Elegguà è uno degli spiriti Guerreros  assieme ad Ogun, Ochossi e Usun, nelle cerimonie è il primo ad essere invocato ricevendo offerte, legato alla manifestazione delle disgrazie umane Echu, è rappresentazione del bene e il male, colui che apre e chiude le porte del destino, del giorno e la notte, felicità e disgrazia. Detiene le chiavi del destino aprendone e chiudendone  le vie. Elegguà  è anche il protettore dei viaggiatori, nelle cerimonie apre il cammino dei riti raffigurato con i colori nero e rosso regante il bastone ad uncino garabato usato per aprire e chiudere il cammino degli uomini, nel sincretismo con il cattolicesimo Elegguà  come Anima Solitaria  è associato a Sant’Antonio da Padova e il  Santo Niño di Atocha. Oggùn o Ogun è rappresentato con il colori verde e giallo come il  solitario ed irascibile fabbro divinità dei metalli che in epoca mitica fece infuriare  Obatalà ed Elegguàe e dalla loro ira fu protetto dal fratello maggiore Changò. Forgiatore di metalli e protettore di tutti coloro che li usano, compresi i guerrieri e pertanto anche associato alla guerra e alla violenza. Un’ antica leggenda Patakì ne racconta la rivalità con il fratello Changò nell’ amore con la dea Oshùn che lo fece invaghire solo per riportarlo verso gli uomini che lo avevano disgustato per il loro agire. Vive nelle foreste  cacciando e aprendosi la via con il machete, pur non essendo considerata un’ entità malvagia, e un Orisha temuto per la scontrosità e la potenza delle sue armi, archetipo della violenza  insita nella natura umana, Il sincretismo con il cattolicesimo lo associa a San Pietro che in vita fu a volte scontroso ed  irruento. Figlio di Agallu e Baba, il potente  Chango è la divinità maschile del fuoco, delle tempeste con tuoni e  fulmini, signore della guerra, ma anche della bellezza virile, la musica e  la danza, deriva dallo  Shangò yoruba che nella mitologia fu il quattro sovrano del regno Oyo, sposo di  Obba che per il suo amore  si tagliò un orecchio,  ebbe relazione con la  della dea guerriera del vento Ochun,  moglie di Oggùn suo rivale e nemico, il mito lo vuole simbolo di virilità che si è  unito con tutte le divinità femminili del   pantheon Yoruba. Sovrano dei sacri tamburi Bata che accompagnano le cerimonie , rappresenta le virtù e imperfezioni umane come coraggioso, amico, divinatore e curatore, ma anche bugiardo  millantatore, giocatore, irascibile e dedito alla lussuria. Nelle cerimonie è rappresentato con i colori rosso e bianco, la corona e recante  uno scudo, la spada e una scure, sebbene maschile  simbolo della virilità nel sincretismo cattolico è associato a Santa Barbara. Condividendone  passioni e i piaceri, sua amante  è la divinità della femminilità, amore e  bellezza Oshun, la Signora dei Fiumi, protetta da Yemayà ed  Elegguà, raffigurata con il colore dorato è la Venere delle divinità, nel sincretismo cattolico  Oshun è associata con  Virgen de la Caridad del Cobre, patrona di Cuba. Una delle spose di Changó  è  Oya,  la Regina del vento, padrona delle tempeste, i fulmini e i  temporali,  Madre del Caos che porta spesso devastazione e grandi cambiamenti, costringendo gli umani alla ricostruzione, ma anche ispiratrice per l’ abbandono  di ciò che è vecchio e la nascita del nuovo. Anche Oya viene onorata con riti e cerimonie come gli altri orisha della Santeria e il sincretismo con il cattolicesimo la associa alle varie figure mariane della Vergine del Carmen, la Vergine della Candelaria e  Santa Teresa di Gesù. Yamoja o Yemaya deriva dalla divinità yuruba Madre della vita e Signora del Mare, chiamata anche   Yemana o Jemanja, dalle molteplici manifestazioni, come distruttrice  è simboleggiato dal mare in tempesta, ma anche fonte di vita protettrice della maternità e purificazione, invocata per ogni aiuto. Madre della vita e delle altre divinità, per alcune tradizioni è sposa o figlia Obatalà,  dea dell’ acqua associata al mare come  prima fonte  di vita, astuta ed indomabile giustiziera di oltragggi, ma anche amorevole madre dei suoi devoti figli. Nelle cerimonie Yemoja è raffigurata con i colori azzurro e bianco, per il sincretismo con il cattolicesimo associata alla  patrona della baia del’Avana Nuestra Señora de la Regla. Figlio di Yemayà e in  rapporto incestuoso è  Babalu Aye noto anche come  Omolu, Shonponno e meglio ancora  in yoruba Obaluaiye, rappresenta la divinazione e  benefattore dell’ umanità svelandone il futuro per consigliare la vita. Rappresentato come un  anziano, spirito  guaritore di varie malattie e molto venerato per invocarne la cura delle infermità, associato al cattolico San Lazzaro all’ Avana ha i suo santuario ove è raffigurato con la porpora vescovile, meta di pellegrinaggio con cerimonie  per gli infermi ogni anno il diciassette dicembre. Per altre tradizioni sincretiche con il cattolicesimo è associato anche al Cristo o San Francesco D’assisi raffigurato con i colori verde e giallo. La manifestazione del fuoco universale Oroiña , al centro incandescente del mondo dal potere che forma le montagne, ha generato  Aggayu o Colui che copre il deserto la sua voce, rappresentato nel vulcano e le profondità  della terra. Orisha dell’ aridità e i deserti, del fuoco e desolazione, iroso e bellicoso strumento di  Obbatala , in alcune tradizioni è  ritenuto padre dell’ altro potente Orisha  Orungán e colui che ha generato anche la divinità del fuoco e la guerra Shango. Nelle cerimonie è raffigurato vestito di rosso  con e sciarpe multicolori recante  un’ ascia a un bastone come strumenti del grande potere di Aggayu solà , danzando con bambini sulle spalle. Deriva dallo yoruba Oxossi, l’ orisha Ochosi, sciamano e grande cacciatore che si reca nelle foreste assieme ad Ogun per offrire la selvaggina agli altri potenti orisha Obatalà e Orofin, nelle cerimonie a lui dedicate gradisce offerte di animali cacciati e allevati, rappresentato nelle danze rituali con vesti viola, borsa e copricapo striati mimando scene di caccia con arco e frecce, nel sincretismo con il cattolicesimo viene associato a San Norberto celebrato al’ inizi di giugno, mentre per altre manifestazioni dell’   Umbanda  è identificato con San Sebastiano. Oko, chiamato anche Orishaoco, è depositario dei misteri della terra, la vita e la morte, della fertilità ed agricoltura, suo compito è coltivare la terra per nutrire l’umanità e gli altri orisha , mantenendo  cicli della vita e dare ai seguaci, salute, vitalità e  fecondità, invocato  nelle infermità ed allontanare la morte, per il lavoro nei campi e la maternità. Nella mitologia fu sposo  di Oya  per un certo tempo e poi dell’ altra divinità femminile  Yemoja , suoi compagni erano gli altri potenti orisha  Oosa Ogiyan e Shango, viene raffigurato con la rappresentazione fallica opa orisa oko come simbolo protettore della sessualità fertile e con un flauto di ossa, come messaggeri ha le api e veste di bianco, nella sincretizzazione con il cattolicesimo  è associato con Isidoro, santo protettore dei lavoratori. Tra gli altri potenti orisha, il Mestro divinatore e benefattore dell’umanità è Orula, depositario della sapienza, rivelatore del destino ai  suoi figli,  nel sincretismo cattolico associato a San Francesco d’Assisi. Gli Ibeji o Jimaguas sono i gemelli magici protetti da Shango legati alla mitologia Yoruba, il  primogenito è Taiwo mentre il secondo inviato per giudicare  se il mondo creato fosse bello  è   Kehinde,  le loro raffigurazioni proteggono la famiglia e ne vengono fatte scolpire copie di legno da un babalawo da onorare come reali, nel sincretismo con il cattolicesimo sono associati ai santi  Cosma e Damiano.

E’ l’ universo Santeria cubana che si spande per l’ isola tra riti, canti e danze nel mistico Sincretismo  religioso con  le sue divinità e spiriti che dall’ africano mondo degli Orisha si identificano ai cattolici santi coloniali ritrovando le antiche radici:

Desde el África vinieron y entre nosotros quedaron todos aquellos guerriero que a mi cultura pasaron

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