Samoa e Tonga

Samoa e Tonga

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Isole pescate dagli dei

In tempi remoti il dio polinesiano Tangaroa pescando nell’oceano tirò su un nuovo continente che stava facendo emergere, però la lenza si strappò e il grande territorio rimase sul fondo del mare, ma intanto aveva pescato le isole di Tonga e Samoa. Egli poi popolò le isole della Polinesia,  del resto d’ Oceania e i grandi continenti lontani di gente nera e bianca e mandò i suoi due figli Tubo e Vaka-Ako-Ouli con le loro mogli ad abitare Tonga, ma mentre il secondo era un gran lavoratore l’ altro amava oziare e, invidioso delle cose costruite dal fratello, uccise Vaka-Ako-Ouli. Tangaroa  fece partire la famiglia del defunto su grandi piroghe verso oriente dove li avrebbe accolti una grande terra fertile e felice, rese la loro pelle bianca come la purezza della loro anima e invertì il vento che da quel momento soffiò verso Tonga per impedire alle piroghe dei malvagi famigliari di Tubo, dalla pelle nera come la loro anima, di seguirne la rotta.

Samoa

Anche qui sulle rotte del Pacifico per la sua conquista alla ricerca del Continente Australis, giunsero gli europei, l’ olandese Jacob_Roggeveen arrivò a Samoa nel 1722, e poi  Cook, Bougainville e  La_Pèrouse cinquanta anni dopo, i nativi ancora affrontavano l’ oceano con le famiglie e gli animali su grandi piroghe a bilanciere cercando la rotta verso altre isole, molti tornavano con gli usi delle tribù che avevano incontrato,a volte crudeli sacrifici, tradizioni guerriere e antropofagia che impressionarono i Papalagi. Così chiamarono nella loro  lingua quella gente venuta da lontano, giacchè Il loro mondo non andava oltre le le Fiji e chiunque non vi apparteneva non poteva venire che da altri universi delle cui stranezze  il capo Tviaii di Tavea ne fece racconto  al germanico Scheurmann che scrisse un libro di successo. Anche qui la furia evangelizzatrice e le leggi dei bianchi cercarono di sconvolgere antichi equilibri e le divinità hotoua che li ispiravano furono trasformate nei demoni malvagi tèvalo dai predicatori, mentre l’ antico sistema feudale fu cambiato dai coloni in quella konisiensi, la “coscienza” individuale e clanica ancora ha un suo ruolo importante. Le antiche tradizioni rimasero e  si continuò a celebrare i matrimoni con le tau’olunga nelle  famiglie patriarcali sono legate tra loro nei clan dalle origini mitiche che hanno conferito loro il fluido magico vitale mana,a governare con gli altri consiglieri degli altri importanti clan veachi, Hou, egui e metaboulè. Per l’antico sistema feudale la casta più bassa è dei contadini toua del clan ky fonnoua, mentre al clan fahè guehè appartenevano i potenti sacerdoti ai quali rivolgersi per comunicare con spiriti e divinità. Nel 1889 Robert Louis Stevenson  sbarcò nell’isola di Upolu a Samoa e, come altri prima e dopo di lui, affondò l’ anima nei mari del sud fino agli ultimi baleni di vita che ha lasciato alla brezza dell’oceano cinque anni dopo dalla veranda della sua casa di legno a Vailima, che la ricordo si semplice e commovente austerità immersa in quel vasto giardino sorto attorno in suo a memoria. La Casa dei cinque Fiumi per gli indigeni che lo visitavano sulla  via dei cuori affezionati per onorario come Tusitala, ”il narratore di storie” e quando il suo grande mana lo lasciò ne portarono in corteo il corpo sulla vetta più alta da dove il suo spirito ancora protegge i villaggi come un grande antenato. Le vecchie storie dei capi famiglia matai raccontano di Tusitala, grande amico di re Mataafa e del suo popolo che protesse dall’ avidità dei bianchi, perchè tutto per i samoani è legato alla tradizione che si tramanda da infinite generazioni nelle fale, celebrando nel cerimoniale del Taualuga la costruzione completata di queste  grandi capanne aperte sparse nei villaggi tra i monti coperti di foresta e sulla costa che scivola candida e purissima con le su spiagge bordate di palme nelle lagune turchesi e smeraldo. Nel governarsi con il  Fa’amatai gli indigeni sono rimasti padroni della terra che appartiene alle comunità, coltivando tuberi, allevando maiali e pescando nel grande padre oceano creato dal dio Tangalo come tutte le cose del mondo, che insegnò agli antenati a costruire le grandi piroghe e a cercare le rotte per arrivare in queste isole che aveva fatto sorgere da potenti vulcani dove il mare è prodigo di pesce. Le grandi battute di pesca, le controversie tra clan e villaggi e tutto ciò che regola la vita della comunità è deciso nei fono, consigli dei capi matai dove la gerarchia è stabilita per rango, anzianità, saggezza, capacità oratorie e aristocratica cortesia. Coloro che non rientrano nel consiglio sono parte dell’ aumagw maschile che organizza la vita collettiva, l’ educazione dei giovani, l’ agricoltura, l’ artigianato e la pesca, mentre le donne che non sono sposate con notabili e le nubili o vedove si riuniscono nell’ aualuma per le loro attività, in un perfetto e secolare equilibrio. Nelle riunioni più importanti qui come la  sevusevu delle  Fiji e quella di Tonga si celebra la cerimonia cerimonia della kava, bevuta da tutti i partecipanti passandosi la coppa dopo aver recitato le formule rituali e i titoli di colui che le presiede, la bevanda riservata ai capi è preparata ritualmente da una giovane nobile taupo che presiede anche le danze femminili ad accogliere le visite di cortesia malaga, le stesse osservate dai primi naviganti europei incantati dalla loro grazia. Samoa ha conservato l’ incanto di Stevenson ed invita ad essere Tusitala nel suo perfetto equilibrio tra l’uomo e la natura che lo circonda magnifica ad Upolu. Nella piccola capitale Apia non so quanti ce ne siano adesso, ma qualche anno fa trovai di piacevole atmosfera quell’Aggie Greys messo su dall’omonima signora britannica negli anni ’30 per accogliere chi veniva nella cittadina che si lascia visisitare discreta e cortese tra le case coloniali sul lungomare e i salmi in antichi dialetti dalle chiesette che liberano i samoani con gli abiti della festa dopo la predica della domenica per la spesa nel Marketi Fou, tra il pesce fresco e gli ortaggi serviti dagli indigeni imponenti e tatuati. Le case si perdono sulla strada che si inerpica nell’ interno montuoso coperto di foresta fiorita che vive di fiumi e torrenti cristallini sprofondando magnificamente in precipizi di verde dove i rumori dei tropici sono coperti dal fragore delle cascate. I campi si aprono improvvisi attorno ai piccoli villaggi di fale senza mura e i pilastri dipinti dove scorre la vita quotidiana che a Samoa non ha bisogno di pareti. La strada tra i monti immerge nel cuore dell’isola e sfiora le cascate di Falefa e Fagaloa sacre ed imponenti nella foresta, valica il passo di Mafa e scende lungo la gola tropicale, dove precipitano le cascate di Fuipisia che contendono la bellezza selvaggia alle altre, poi s’ apre la costa che splende di lunghe spiagge bianche e deserte separando la foresta dalla laguna che degrada dallo smeraldo al turchese verso la barriera corallina dove si frangono le onde dell’oceano perso di blu all’orizzonte.

Tonga

Sulle rotte del Pacifico le Tonga furono trovate da Jacob Le Maire nel 1616 ed esplorate da Tasman nel 1643, ma fu Cook nel 1773 a battezzarle Isole dell’Amicizia per l’accoglienza degli indigeni che non era stata riservata agli altri, pochi anni dopo arrivarono i missionari a sconvolgere corpo e spirito dei tongani che erano rimasti isolati dal resto del mondo da quando gli antenati arrivarono dalle Fiji un paio di millenni prima. Le antiche tradizioni guerriere e gli scontri tra i dan continuarono, nel 1845 il grande capo Taufa’ahau ebbe il sopravvento e diventò re George TupouI con la benedizione dei missionari che gli trasmisero i rudimenti della monarchia costituzionale britannica con la quale il suo discendente Tupou VI governa il regno di Nuku’alofa dalla sua reggia nella capitale Tongatapu ove, quando ero da queste parti c’ era ancora il pio Taufa’ahau Tupou IV. Anche qui aleggia il fluido magico vitale mana, il più potente è quello dei sovrani Tui Tonga che esercitano il potere tra le antiche leggi e il sistema anglosassone, in verità a conoscere uno dei tanti nipoti dell’allora re Tupou IV non mi sembrò ch’emanasse tanto regale fluido ,ma si sa che le vie di quei misteri sono infinite.Tre gruppi di isole coralline formano il piccolo regno che si lascia riscoprire,la popolazione si concentra a Tongatapu di dove si stendono le piantagioni dai villaggi ancora saldi agli antichi costumi e tradizioni che onorano i defunti e la “foresta sacra”di Kolevai dove migliaia di volpi volanti e pipistrelli a volte manifestano la presenza di spiriti misteriosi che dominavano l’isola ai tempi degli antenati,i costruttori delle grandi mura e monoliti che rimangono patrimonio unesco nei monumenti con la porta megalitica di Ha’amonga’a Maui  ne’ pressi di Niutoua che celebra la leggenda di Maui , poco distante il Maka Fa’akinanga , ed oltre le medievali tombe reali piramidali langi ove riposa la stirpe del sovrano Tu’i Tu’itatui vicino all’antico villaggio reale Mu’a a Lapaha.Resti di pietra degli antenati che avvolgono di mistero Tonga e la sua civiltà persa nella storia e nella memoria, ma ne rimangono le presenze sovrannaturali tra le antiche rovine, la foresta e la costa di Ha’atafa dove l’oceano penetra con le sue onde violente nelle cavità rocciose e le soffia in alti getti che sembrano scaturire dal profondo della terra.

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