Bhutan nel Regno del Drago

Bhutan nel Regno del Drago


Il Buthan, incastonato tra i magnifici ambienti himalayani, vallate, foreste e risaie, tra antiche città e villaggi, templi, e monasteri, tradizioni secolari scandite da antichi culti e le cerimonie buddiste tibetane ove la storia è armonica con la grandiosa natura che l’ ha accolta nel suggestivo Regno del Drago

Percorrendo tutte le vie dell’ Himalaya e seguendo gli antichi itinerari dei pellegrini, oltre il  Karakorum dalKashmir per i massicci che dominano il Nepal e il vicino  mistico Tibet, forse più che negli altri suggestivi territori himalayani, sono rimasto affascinato dal Paese del Drago Druk Yul, l’antico regno del Bhutan incastonato nella grandiosità di quelle montagne e la sua natura incontaminata in armonia con l’antica  cultura e le tradizioni della popolazione.   Si dice che il lama tibetano Sheptoon La-Pha vi diffuse il Buddismo nella forma Vajrayāna del  Do-rje theg-pa, ponendo sotto la sua autorità la popolazione come dharma raja, titolo definito poi Je Khenpo, massima autorità del buddismo tibetano in Buthan derivato dalla scuola Kagyu o Lignaggio della Trasmissione che qui veniva seguita nella setta Drukpa. Il dharma raja era suprema autorità religiosa e regale, esercitando il potere attraverso i penlop che governavano i territori e i jungle che governavano fortezze e villaggi. Nel XVII secolo il paese fu riunificato da Ngawang Namgyal con l’ alto titolo di lama Zhabs-drung e a lui si deve la divisione del potere religioso del Je Khempo con quello del sovrano  Druk Desi,  fondando la lunga dinastia dei re buthanesi. La successione del Je Khempo dipendeva dalla sua verificabile reincarnazione di un predecessore defunto, spesso trovata tra le famiglie dominanti fino agli anni trenta del secolo scorso quando non fu trovata alcuna reincarnazione e terminò il suo ruolo di autorità spirituale.  Un regno chiuso ed isolato che subì anche invasioni, quando nel 1720 la Cina imperiale che invase il Tibet dominò anche parte del Bhutan, una cinquantina di anni più tardi vi fu il tentativo britannico mentre iniziava la colonizzazione dell’ India e nel 1864 il regno concesse all’ Inghilterra parte della regione meridionale in cambio di un protettorato finanziario e la protezione dai vicini. Intanto per tutto il XIX secolo  il Bhutan fu teatro di conflitti e guerre civili mentre i governatori locali si rendevano autonomi in contesa tra loro, nel 1907 il più potente governatore penlop Ugyen Wangchuck di Tongsa  da un consiglio di lama e notabili venne proclamato sovrano Druk Gyalpo con l’ approvazione britannica, continuando ad esserne  guidato negli affari esteri con il finanziamento annuale e rimanendo legato alla colonia indiana. Divenuto indipendente nel 1949 il nuovo governo indiano mantenne l’ accordo britannico con il Buthan versando il sussidio annuale e garantendo protezione, cedendo il Dewangir, parte  del territorio  indiano nordorientale Duar nel 1951. Intanto la Cina dopo la rivoluzione nel 1949 reclamò il il Tibet come parte della  Repubblica Popolare Cinese e dopo la sua invasione, il Bhutan per proteggersi consolidò il rapporti con il governo indiano uscendo dal suo isolamento per accoglierne le guarnigioni lungo il confine settentrionale e all’ epoca risale la costruzione delle  vie di collegamento stradali  che portarono nel regno himalayano i primi mezzi a motore. Nel decennio successivo il sovrano Jigme Dorji Wangchuck iniziò l’ apertura del paese riformandone l’ economia e la società fondata sul regime feudale, venne abolita la schiavitù e il lavoro servile, la restrizione delle tradizioni e polandria delle comunità Bhutia, la poligamia  e le tradizioni delle popolazioni originarie del Nepal. Vennero costruite nuove strade, ospedali e scuole statali che affiancavano l’ istruzione religiosa dei monasteri buddisti e anche l’assolutismo reale affiancò il suo potere con nuove istituzioni vagamente liberali, ma l’ apertura fu di breve durata per i conflitti tra fazioni e, quando fallì un attentato al sovrano nel 1965, il Buthan si chiuse nuovamente aderendo però alla Nazioni Unite nel 1971. L’anno dopo salì al trono il giovanissimo Jigme Singye figlio di Jigme Dorji Wangchuck che ratificò il trattato con l’ India e iniziò relazioni con la Cina, continuando il riformismo paterno investendo nella modernizzazione del regno, restando, ma legato alle tradizioni per preservare l’ ambiente naturale e la cultura del paese e nel 1988 proclamò l’ obbligo  a seguire le tradizioni buddiste tibetane del Buthan.  La popolazione hindu di origine nepalese si ribellò in un conflitto etnico con migliaia di profughi fuggiti in Nepal aprendo una contrasto tra i due paesi ancora non sanato, mentre il sovrano si impegnava a democratizzare il Bhutan rinunciando all’autorità assoluta. Al tradizionale consiglio dei capi villaggi Tshogdu ne fu affiancato uno dei ministri con un presidente eletto  che assolve i compiti di governo come  Primo Ministro e in seguito ne venne la proclamazione di una vera costituzione per uscire definitivamente dall’ antico isolamento e si cominciò ad aprire il paese ad un limitato numero di  visitatori stranieri regolati poi con l’ istituzione del Tourism Council che permette di entrare solo fruendo di itinerari prestabiliti organizzati dallo stesso, salvo l’ ottenimento di speciali permessi  per viaggiare individualmente in tutto il paese, come quello che mi fu conferito dall’ apposito ministero per motivi di studio e consulenza professionale. Favorendo ulteriormente la modernizzazione  del regno nel 2006  Jigme Singye Wangchuck lasciò il trono al figlio Jigme Khesar che indisse le prime elezioni dirette per il parlamento bicamerale e il Consiglio Nazionale completando il passaggio al sistema democratico e la crescita economica, sempre restando ferme la salvaguardia culturale ed ambientale continuando a limitare e regolare l’ accesso di visitatori. Ricordo che nei miei colloqui con i funzionari governativi era ciò che raccomandavo paventando una disastrosa apertura ad un turismo poco controllato ed inconsapevole che avrebbe devastato un paese così magnificamente legato ad un’ antica cultura perfettamente integrata ad un ambiente grandioso.

Natura incotaminata

Le maestose montagne settentrionali  si stagliano innevate in magnifici contrasti con il cielo terso di blu e l’ ocra che declina sulle valli smeraldo delle risaie  che si aprono nella regione centrale fino alle fitte foreste subtropicali meridionali, ambienti e clima diversi con  una varietà di vegetazione e fauna unica nella regione himalayana.  Tra le montagne settentrionali e le valli centrali i cervi  Cervus elaphus wallichii e della specie Barashinga  Rucervus duvaucelii, i lupi  Canis lupus chanco tibetani,  predatori come i canidi  Cuon  selvatici asiatici, gli himalayani orsi bruni  Ursus arctos isabellinus e del genere bradipo noto come orso labiato Melursus ursinus notturno e nelle foreste i panda dal manto rosso Ailurus fulgens. I rari leopardi detti delle nevi Panthera uncia tra le montagne e della specie nebulosa  Neofelis nebulosa nelle foreste meridionali ove si trovano gli elefanti Elephas maximus indiani e Bufali Bubalus bubalis asiatici, rinoceronti unicorni,  oltre famiglie di  tigri della specie bengalese  Panthera tigris tigris. Tra le altre specie rare i  camosci seraw noti come Takin Budorcas taxicolor whitei, i gatti orsini binturong Arctictis binturong, i maiali pigmei selvatici hog Porcula salvania, le lepri ispidi dell’ Assam Caprolagus. Si trova anche una a ricca avifauna ,  a centinaia le specie di uccelli, molte rare e in via di estinzione, come varie di rapaci himalayani,  aquile pescatrici, aironi endemici  di vario tipo,  buceri, tragopani, variopinti trogoni, pappagalli testa rossa, gru collo nero ed altre specie in gran parte concentrate nella regione meridionale.

Parchi e riserve naturali

Nell’Himalaya orientale il parco di Jigme Dorji è la più grande area protetta del Bhutan estesa  dalle foreste subtropicali meridionali alle montagne e ghiacciai sull’ estremità  nord occidentale salendo da un migliaio di metri agli oltre settemila del Jomolhari, i massicci del Tsherimgang e Jichu Drakey, ove laghi glaciali e ghiacciai alimentano i fiumi che scorrono a sud. Ad alta quota, ove fioriscono papaveri blu,  stelle alpine, orchidee e rododendri e altra flora endemica, vivono  leopardi delle nevi, orsi bruni e Takin, scendendo panda rossi, pecore blu e tigri bengalesi, oltre ad altri animali più visibili. Nella regione centro settentrionale la riserva di Wangchuck tra i parchi Jigme Dorji ad ovest e il Bomdeling ad est, a nord il massiccio del Gangkhar Puensum  con la montagna di settemilacinquecento metri dal picco inviolato.  Tra i contrafforti montuosi, i boschi e le vallate vi si trovano specie rare e protette come l’orso muschiato himalayano,  il leopardo delle nevi e la tigre reale del Bengala. L’area protetta reale del Royal Manas si estende dal territorio orientale di Sarpang attraverso lo Zhemgang fino a quello occidentale, aperta recentemente come parco del Manas è il più vasto degli ecosistemi subtropicali in Bhutan che preserva migliaia di specie faunistiche e botaniche, molte rare e in estinzione altrove. A nord confina con il parco Singye Wangchuck e a sud è collegato  con la riserva delle tigri bengalesi del parco indiano Manas in Assam. E’ popolato da varie specie di animali come il  leopardo nebuloso, orso bruno dell’Himalaya, la tigre del Bengala minacciata altrove, il rinoceronte unicorno e l’ elefante asiatici, il pangolino e il delfino gangetico, oltre lo scimpanzè chiazzato e il rarissimo primate  langur dorato Trachypithecus geei che sopravvive solo qui. Vi si trovano oltre trecentocinquanta specie di uccelli, alcune rare come l’aquila pescatrice di Pallad, l’airone ventre bianco, il cuculo di smeraldo il tordo testa blu e  il bucero dal collo rufoloso.  Il parco di Thrumshingla sui contrafforti himalayani dopo la sua apertura nel 1998 è chiamato anche Phrumsengla, si stende dalle montagne e le valli, che ospitano, leopardi delle nevi, panda rossi e piante rare, unico posto al mondo ove si sono avvistate tigri a tremila metri. Scendendo nelle foreste subtropicali si trovano quasi trecentocinquanta specie di uccelli che ne fanno una delle aree più apprezzate per lo studio e l’ osservazione della ricca avifauna del Bhutan. Nella regione centrale si trova il parco Singye Wangchuck dominato a nord dalle vette himalayane, le foreste ospitano varie specie di flora e animali come cervi mischiati, orsi bruni  e leopardi himalayani, panda rossi, Iangur dorati e più in basso  tigri del Bengala, oltre a quasi quattrocento specie di uccelli. La Riserva Naturale di Torsa a Jigme Kherar ad ovest del distretto di Haa, si stende tra i millequattrocento metri a quasi cinquemila tra valli, foreste e montagne, isolata e completamente disabitata. Lungo i confini tibetani a nord  e ad est con quelli indiani la Riserva di Bumdeling, oltre ad un centinaio di specie di mammiferi ospita  le più rare come panda rosso, leopardo delle nevi e  tigre del Bengala, varie  di uccelli stanziali e migratori come la gru dal collo nero e circa duecento specie di farfalle dai vari colori. All’ interno della riserva si trovano antichi centri e  templi, lo dzong di Singye, il gompa Rigsum e il suggestivo monastero  Dechenphodrang Lhaghang in magnifica posizione dominante la valle. Nella regione più orientale la riserva di Sakteng si stende dalle falde himalayane attraverso le vallate fino alle foreste, popolato da tribù nomadi isolate dove si è  diffusa la leggenda dello Yeti. Vi fioriscono  papaveri blu, rododendri, primule e genziane che lo  trasformano in un magnifico ambiente  multicolore a primavera ove si aggirano  cervi, volpi rosse, orsi bruni e lepri himalayane oltre panda rossi e leopardi delle nevi, alcune specie di uccelli endemici come  l’upupa, la cincia coda arruffata, il fringuello rosa, il picchio testa grigia, l’ ara dell’ Assam, il fagiano sanguigno e l’averla grigia. Le riserve più meridionali sono la Khaling lungo il confine indiano e la Phibsoo che ospita tigri, elefanti, cervi, gauri, cervi, langhe dorate e  buceri.

Trekking

Oltre ai suggestivi parchi e riserve, i grandiosi ed incontaminati ambienti del Buthan sono stati aperti ad affascinanti percorsi a piedi di varia durata ed impegno, dall’ antica capitale Punakha in un paio di giorni si percorrono agevolmente i sentieri di montagna  del Punakha Winter anche nelle suggestioni invernali, così come il percorso del Gangtey che in tre giorni attraversa suggestivi paesaggi, villaggi e monasteri. Sempre in tre giorni si affronta quello del Bumthang attraverso splendide vallate attraversate da fiumi cristallini trovando numerosi templi e gompa, dalla stessa base di partenza e medesima durata il Bumthang Owl partendo da Manchugang per il monastero di Tharpaling e attraverso altri ambienti naturali incontaminati, ove si trovano antichi templi e monasteri. Partendo da Punakha tra i magnifici scenari di Limukha e Chungsakha si raggiunge il Dzongkhag di Wangduephodrang  in quattro giorni con l’ agevole percorso di Samtengang  anche nel periodo invernale in bassa quota. Più lungo l’itinerario del Nabji Korphu di sei giorni in bassa quota attorno panoramico Dzongkhag di Trongsa, stessa durata con maggiore impegno quello di Dagala con partenza da Paro detto anche il trek dei laghi attraverso la suggestiva zona ricca di laghi incontaminati e cristallini dominata dall’ indimenticabile vista dei massicci himalayani dell’ Everest, il Jomolhari, il Masang Gang, lo Jichu Drake, il Gangche e il Kanchenjunga, con un indimenticabile percorso che passa per il monastero di Taktsang, i villaggi di Genekh, Pankha, Talakha e Chamgang fino a Thimphu, tornando a Paro attraverso il suggestivo passo di Dochula.  Sempre in sei giorni partendo da Timphu con il Druk Path si raggiunge  Punakha e Wangdue e  attraverso  il Bumthang in splendidi paesaggio naturale di pinete blu, alte creste e laghi incontaminati, oltre il passo Phephela proseguendo per il Ugyenchholing nella Valle del Tang incontrando isolati villaggi tradizionali, lhakhang e dzong fino a Trongsa. Almeno una settimana per il più impegnativo percorso del Jomolhari che parte da Paro per il vicino Dzong Drukgye salendo  a cinquemila metri attraverso vari paesaggi per lo spettacolare massiccio del Jomolhari,  passando per  Shana e Soi Thangthangka, da Jangothang a Chorapang e Shana, proseguendo a Thimphu e  Punakha, nel Bumthang fino a Wangdi. In una settimana percorrendo l’ itinerario del Merak Sakteng nella remota regione orientale che inizia dal villaggio di Chaling, vicino Trashigang e termina a Phongmay vicino Radhi tra magnifici paesaggi incontrando isolati villaggi, accampamenti di nomadi e chorten ad alta quota. Sempre nella regione orientale in otto giorni si segue l’ antica Via del sale da Samdrup Jongkhar per Nelang e attraverso splendide vallate verso Radingphu e Mongling fino a Demri Zam, passando poi  per Denchung e Cheya  terminando a Trashigang. Nel distretto di Thimphu nord occidentale il percorso del Jomolhari di otto giorni sale a cinquemila metri attraverso la varietà di ambienti con la loro ricca florea e fauna himalayane dominati dal maestoso massiccio del Jomolhari con la montagna sacra al buddismo tibetano. In nove giorni l’ impegnativo itinerario del Duer con le sue sorgenti calde, da Thimphu sale per oltre tremila metri  attraverso i passi di Dochula e Pelela per Trongsa entrando poi nella suggestiva valle di Bumthang, passando per gli antichi centri di  Jambay Lhakhang, Tamshing Lhakhang e il monastero di Kurjey. Seguendo il fiume Yoleng Chhu sale a Gorsume attraverso la foresta a Tsochenchen e Duer Tsachu fino ai quattromilaseicento metri di Gokthong, ridiscendendo attraverso le zone più affascinanti del  Bumthang a Wangdue e da qui allo  Dzong di Punakha, per tornare oltre il passo di Dochula a Thimphu. L’ itinerario del Rodung di dieci giorni parte da Trongsa e Jakar nel Bumthang, non sale ad alte quote ma è impegnativo per salite e discese ripide attraverso la regione centrale fino a quella orientale a Trashiyangtse, con tappe giornaliere tra magnifici paesaggi e villaggi da Ugyenchholing e Phokpey ad Ungaar, continuando per Taskila e Tangmachu fino a Menji, da qui passando per  Pemi e Taupang a Trashiyangtse da Trashigang torna a Samdrup Jongkhar. Partendo da Paro per due settimane il Jomolhari Laya Gasa lungo il confine tibetano è uno dei percorsi a piedi più spettacolari  tra i paesaggi più incontaminati del Bhutan, inizia a Drukgyel e  porta attraverso splendidi praterie di alta montagna popolate da fauna endemica, dominate dal maestoso Jomolhari, i massicci del  Jichu Drake e Tsherimgang ove si trova l’ antico e remoto villaggio seminomade di Laya con cultura e tradizioni unici. Con una decina di giorni in più l’ itinerario si può estendere nell’ impegnativo percorso detto  Snowman che da Laya porta  alle alte quote dell’Himalaya bhutanese.

Cultura, tradizioni e arte

Il popolo Bhutia migrato dagli altopiani tibetani nel IX secolo qui e nel vicino Sikkim come i Lepcha, che vivono in villaggi e piccole comunità tra le montagne modellate da secolari terrazzamenti agricoli per le loro risaie e allevatori di yak convivendo con le altre popolazioni nella condivisione del Buddismo che in tutta l’area himalayana si è diffuso nella forma tibetana  dalla dottrina che li accomuna come Rnyin Ma Pa. Praticano il culto delle molteplici divinità protettrici invocate attraverso formule esoteriche la cui origine é nota solo ai Lama che ne trasmettono il significato ai novizi nei monasteri, assieme al buddismo continuano l’ antico culto del Bon e forme di sciamanesimo. Nella società tradizionale è difusa la poliandria con matrimoni della donna più di un uomo contemporaneamente, ma il sistema familiare è patriarcale con la proprietà divisa tra figli e figlie. Tradizioni simili sono quelle  degli Sharchops diffusi nella regione orientale, migrati probabilmente nell’ VII secolo a.C. attraverso l’Assam, simili ai Monpa che popolano l’ indiano Arunachal Pradesh nord orientale.  Di stessa stirpe i  Layap tradizionalmente mercanti seminomadi in quello che chiamano il  loro territorio nascosto Be-yul, vivono in piccole comunità di agricoltori ed allevatori isolate tra le montagne, come altre popolazioni dalle origini comuni, per tenere unite propietà e famiglie praticano la poliandria e, assieme al buddismo tibetano, l’ antico culto himalayano del Bön. Nelle valli occidentali e centrali  gli  agricoltori Ngalop di origine nepalese come i Lhotshampa induisti migrati nel XIX secolo che vivevano in piccoli villaggi agricoli prima di essere in parte espulsi con le rivolte induiste dopo l’ obbligo di aderire al buddismo, qui come nel territorio nepalese  celebrano le loro festività religiose nel Dashain e l’ altro rituale induista del Tihar. Aldilà della religione hindu, cultura e tradizioni sono simili ai popoli di medesima stirpe come i  Gurung nepalesi buddisti come i Tamang , mentre animisti rimangono i  i gruppi di  Kiranti che popolano l’ arco himalayano. I nepalesi del Bhutan hanno tradizioni simili agli Sherpa, in maggioranza praticano l’ Induismo con il suo vasto panteon, culti e cermonie, mantenendone il sistema famigliare e di caste che separa i diversi livelli sociali, determinando le scelte  matrimoniali e tutti i tipi di  relazioni, ritenute poco compatibili con il buddismo tibetano.

Parte dell’ arte tibetana è ispirata dal  modello circolare mistico buddista  noto come Mandala, oltre alla ricca e variegata  iconografia nelle rappresentazioni del Buddah con le varie divinità illuminate e samsariche oltre le  figure religiose. Nelle statue, affreschi e dipinti tra le più raffigurate sono le rappresentazioni dell’ entità spirituale tantrica Dorje Shugden nelle sue emanazioni, le divinità femminili Dakini e quelle terrifiche come gli Yidam che rappresentano alcuni aspetti dei  Buddha cosmici. Il  primordiale  Adibuddha, i  vittoriosi Jina, la mutazione dell’ Ignoranza in saggezza Vairocana, quello della compassione  Amitabha de ed emanatore del grande bodhisattva Avalokitesvara. L’imperturbabile Aksobhya simboleggiante la trasformazionedella Collera nella Calma della Saggezza, l’ Infallibile Realizzazione Amoghasiddhi, la rappresentazione della saggezza Ratnasambhava emanatore del bodhisattva Ratnapani. Infine i Protettori del Dharma Dharmapala rappresentati in divinità terrifiche maschili e femminili, come il potente  Mahakala, il Giudice dei Morti  Yama e la divinità protettrice del Dalai Lama Palden Lhamo. Oltre alla vasta iconografia rappresentata dall’ arte religiosa tibetana, nella  simbologia gli Otto Simboli di Buon Auspicio astamangala o Otto Preziosi Simboli in tibetano bkra-shis rtags-brgyad sono i più antichi, principale è la Ruota della Dottrina Dharmacakra che rappresenta l’ineluttabilità nella catena delle rinascite e la dottrina che conduce alla liberazione dalla sofferenza. Il doppio scettro o Visvavajra simboleggia l’eternità della dottrina come  luminosa essenza della vera realtà, Il loto padma la natura del Buddha e gli esseri realizzati, simbolo del Bodhisattva dell’Amore Compassionevole Avalokitesvara  incarnato  nel Dalai Lama. Il Parasole chattra o in tibetano gdugs è simbolo della dignità regale e potere spirituale, i due pesci d’oro suvarnamatsya o in tibetano gser-nya  simboleggiano l’auspicio di non  cadere nell’oceano della sofferenza, il vaso del tesoro kalasa o gter-chen-po’i bum con il nettare della Conoscenza. La conchiglia a spirale  daksinavartasankha, in tibetano dung gyas-‘khyl, simboleggia il vittorioso suono dell’insegnamento del Dharma, il Nodo senza fine srivatsa o dpal be’ l’unione della Saggezza e del Metodo tantricamente thab-shes zung-‘brel  unione delle energie femminile e  maschile nell’ amore e la vita  infiniti. Infine lo Stendardo della Vittoria dhvaja, in tibetano rgyal-mtshan o anche dkyil-gdugs-ser-po, simboleggia la vittoria nella pratica del Dharma, della conoscenza sull’ignoranza e la paura per la felicità ultima. Le raffigurazioni delle entità mistiche e la simbologia sono parte della rappresentazione dipinta del Mandala che decora gli interni dei templi e monasteri, dipinto o ricamato su tessuti come Thangka. Tra le figure più rappresentate nella varia ritrattistica è il Prezioso Maestro Guru Rinpoche noto come Padmasambhava  che nell’ VII secolo introdusse il buddismo Vajrayana nella regione himalayana e venerato come secondo Budda dalla scuola Nyingma, assieme al bodhisattva della Grande compassione Avalokitesvara chiamato in tibetano Chenrezig Wangchug. Nei paesi himalayani il Buddismo  è derivato dal Mahâyânae con il tantrico Vajrayâna, assieme alla più antica tradizione religiosa e del Bön, ha ispirato l’ intera  Arte tibetana nelle sue varie forme .La particolare architettura dei Gompa, come templi che rappresentano i percorsi spirituali, le mura con le ruote di preghiera da far girare entrando nel  cortile ove sventolano le bandiere anch’ esse come preghiera, il portale protetto dai quattro Guardiani delle direzioni Lokapala dipinti o scolpiti accede alla sala delle preghiere con le  pareti affrescate che contiene i testi sacri, ove  i monaci recitano  i vari  mantra assieme ai principali di  Avalokiteshvara Om Mani Padme Hum, di Manjushri Om A Ra Pa Ca Na Dhih e il  Vajrapani Om Vajrapani Hum. Attorno si aprono le cappelle  con le statue  del Buddha e i  Bodhisattva , le scale portano al  piano superiore con le celle dei monaci e stanze per la meditazione, sul tetto tra le due statue di antilopi che assistevano  l’ Illuminato nella sua prima predica,  la ruota della vita e vi sventola la bandiera della vittoria per l’ illuminazione. Associati ai Gompa e monasteri o isolati sono i sepolcri o reliquiari Chorten con i resti o la memoria di Bodhisattva, monaci e mistici, emanano la presenza del Budda e l’ illuminazione.

Templi, Dzong e monasteri

In Buthan sono difusi centri religiosi e amministrativi noti come Dzong dalla massiccia architettura circondati da alte mura in pietra e mattoni dipinti di bianco  e ocra rossa nella  parte superiore a volte con  grandi cerchi dorati. Si accede da massice porte nei cortili ove si trovano i templi, il monastero e gli edifici governativi del distretto dipinti di bianco, rosso e altri colori vivaci con le simbologie buddiste degli  Otto segni di buon auspicio Ashtamangala e le svastiche di origine hindu che rappresentano il corso solare. In diversi Dzong si tengono i suggestivi Tshechu con le celebrazioni religiose e cerimoniali accompagnate dalle danze Cham che sfoggiano sgargianti costumi e maschere diverse, accompagnate da musiche eseguite con i tradizionali strumenti tibetani dai monaci dai diversi significati. Culminano con le sette rappresentazioni dello Shabdrung, iniziando dalla Choo-Shey accompagnata da canti gioiosi, la Dranyen Cham da strumenti musicali che  celebrano la diffusione della scuola buddista Drukpa,  la danza dei signori della cremazione Durdag, le otto manifestazioni di Guru Rimpoche è rappresentata dalla danza Guru Tshen Gye seguita da quella dei cappelli neri Sha-Na-Cam e infine la suggestiva danza dei demoni Tungam  he rappresenta le divinità terrificanti. Percorrendo tutte le vie dell’ Himalaya cercando le manifestazioni religiose e culturali tradizionali dal Nepal nelle sue zone più remote al mistico Tibet, posso assicurare che gli Tshechu del Buthan sono  tra i più affascinanti e suggestivi.

In tutto il Bhutan i tanti Dzong e templi gompa con i loro monasteri sono diffusi  tra le magnifiche  vallate e spesso arroccati o sulla sommità di alti colli rocciosi o sulle montagne in suggestive posizioni che le dominano. Nella regione occidentale tra la valle di Dopchari e quella di Paro il monastero sorto attorno al grande chorten di Jangtsa Dumtseg  costruito nella prima metà del XV secolo dal lama  Thangtong Gyalpo noto come il venerabile Chakzampa dalla struttura a mandala con i piani  corrispondenti ai diversi livelli di iniziazione, riccamente decorato dall’ iconografia ispirata alla scuola Drukpa Kagy,  ove tutti credono che arresta e scaccia i demoni. Sui colli settentrionali nella valle di Thimphu, salendo in un magnifico ambiente montano, il monastero di Tango appare nella suggestiva struttura bianca con  gli edifici circostanti e la torre centrale a tre piani costruita nel XVIII secolo da Druk Desi Tenzin Rabgye. Fu residenza del venerabile Pajo Drujom Zhipo e i suoi la discendenti che lo ampliarono e arricchirono con preziosi arredi, statue, affreschi e dipinti. Il venerato Zhabdrung Ngawang Namgyel nel XVII secolo meditava nelle vicine grotte e quando il Bhutan fu invaso dai tibetani e la tradizione vuole che la sua meditazione li fece sconfiggere, così il tempio fu a lui consacrato  e la statua di Chenrezig  Avalokiteshvara in  legno di sandalo ne divenne la venerata  reliquia. Poco distante il monastero di Chagri, noto come Chagri Dorjeden, venne fondato da Ngawang Namgyal unificatore il del Bhutan, centro di meditazione del lignaggio lamaista  dei Drukpa meridionali. In una suggestiva posizione da un’ altura che domina la capitale Thimphu si erge il monastero di Phajoding fondato nel XIII secolo dal lama Phajo Drugom Shigpo venerato come  Zhigpo  che fu tra i primi diffusori del buddismo di scuola tibetana  Drukpa Kagyu, qui considerato come emanazione di Avalokiteśvara. Era uno dei più decorati e ricchi di arte tibetana, ma andò decadendo finendo quasi in rovina, mantenuto da monaci che hanno cercato di conservare quel che rimaneva dell’ antico splendore. Poco distante su un’ altro colle lo  Dzong di Simtokha che significa in cima a un demone, costruito per sottomettere un demone che insidiava i viaggiatori nella valle  nel 1629  dal lama di alto lignaggio Zhabdrung. Al centro del cortile  una torre centrale Utse a dodici lati che contiene una grande statua del più venerato  protettore del dharma Dharmapala Yeshay Gonpo noto come la divinità  Mahakala, mentre all’ interno del dzong si trovano molte  statue e dipinti di vari Buddha, divinità e figure venerate come Le otto manifestazioni del Guru Rimpoche, Jampelyang il Bodhisattva della saggezza, Shakya Gyalpo, il Buddha della Compassione. Da una parte la residenza che ospitò il sovrano Zhabdrung Ngawang Namgyel e Jigme Namgyel padre del primo re Ugyen Wangchuck. Sempre nei pressi di Thimphu e  il fiume Wangchhu  lo Dzong Tashichho venne edificato all’ inizio del XIII secolo  dal Lama Gyalwa Lhanangpa, nella prima metà del XVII secolo  Zhabdrung Ngawang Namgyal vi fece costruire un’ altro più grande  quando quello più antico fu distrutto da un incendio nel 1771, tutti gli arredi interni rimasti vennero spostati nel nuovo ampliato più volte, successivamente du danneggiato da un terremoto nel 1897 e ricostruito nel 1902. Il  sovrano Jigme Dorji Wangchuck lo fece e restaurare e ingrandire dopo aver trasferito la capitale a Thimpu nel 1952.  Continuando nella nella valle di Paro si erge il maestoso monastero di  Taktsang dalle facciate  bianche decorate  e tetti dorati, quattro  templi principali e diversi edifici collegati tra loro da scale scavate nella roccia, quasi  tutti con terrazze dalla splendida vista sulla vallata. Davanti il santuario principale del monastero nel cortile si trova  la ruota di preghiera  avviata all’ alba dai monaci, l’ interno sontuoso sotto la  cupola placcata in oro e luci soffuse che illuminano le statue  dorate. Nella sala dei Mille Buddha scolpita nella roccia, si erge una grande statua che raffigura la  tigre  che, secondo la leggenda, scelse la posizione ove costruire il monastero portando qui Padmasmabhava. Sotto il monastero si trovano otto grotte e quella ove Padmasmabhava è entrato con la tigre è Tholu Phuk mentre quella ove  meditò è la  Pel Phuk, qui i monaci devono vivere  meditando per tre anni. Nel distretto di Paro  oltre un suggestivo ponte coperto passando per il tempio di Deyangkha sotto un colle dominato dalla torre  Ta Dzong del XVI secolo, si trova il Dzong di Rinpung  fondato dal lama Drung Drung Gyal nel XV secolo e ricostruito fortificato nel 1644.  All’ interno oltre al monastero con la sala di riunione e gli alloggi dei monaci si trovano gli  appartamenti del re Gyalpo’i Zimchung, il santuario Ungarwa e quello del Protettore, il santuario del Cristallo trasparente, il Tempio del Tesoro e dell’ Economo, il grande tempio delle Otto Manifestazioni, lo Stupa di Sandalo, la cappella del Lama e le cappelle consacrate al Budda Amitaba, al venerato Avalokiteśvara dagli undici volti, ad uno dei cinque Budda della Saggezza Akshobhya. Nella regione centrale del Wangdue Phodrang il monastero Gangteng fu  fondato da Peling Gyalsé Rinpoche all’ inizio del XVII secolo  nella  suggestiva valle di Phobjikha e divenuto uno dei centri per i  seguaci dell’ Antica scuola di traduzione Nyingmapa. A Lobesa nel distretto  di Punakha, dove la tradizione vuole che il lama Kunley sottomise il potente  demone  Dochu, venne edificato il maestoso  Chimi Lhakhang  con il suo chorten sorto alla fine del XV secolo. Verso il territorio orientale il tempio Yonphula Lhakhang fu fondato dal maestro tantrico Lama Karpo Rinpoch con il  monastero di  Yonphula, la tradizione vuole che il primo tempio fu  costruito da  un lama  venuto  dal Tibet su un lago abitato da un demone sottomesso dal lama e trasformato in una divinità protettrice Gonpo Maning Nagpo manifestazione di Mahakala. Il gompa è tipico butanese con ricchi arredi interni e dipinti nella sala di preghiera, ogni  anno vi  viene celebrato per tre giorni il raduno cerimoniale Tshechu  danzante  del Yonphu Choedpa. Nell’ omonimo distretto di Lhuntse  arroccato come una fortezza su un picco roccioso da una stretta valle si erge l’ imponente Dzong di Lhuntse fondato nel 1543 da Kuenga Wampo figlio ed erede del grande saggio Siddha Pema Lingpa venerato dalla  scuola Nyingma. All’ interno cinque templi con i  tre centrali consacrati al Prezioso Maestro Guru Rinpoche venerato come Padmasambhava diffusore del buddismo tibetano, uno alla dea hindu  Mahākāla e l’ altro nel piano superiore al Budda della Vita Infinita Amitabha invocato per rinascere nella Terra Pura e quello inferiore a Chenrezig Wangchug come viene chiamato in tibetano Avalokitesvara. Nel meridionale distretto del Bumthang, oltre agli antichi centri tradizionali, si trovano alcuni dei più affascinanti monasteri e dzong del Buthan,  Il tempio di Kyichu e lo dzong con il monastero di Lhakhang sono tra più antichi e venerati del costruiti a metà del VII secolo dal sovrano  tibetano Songtsen Gyampo assieme ad un altro centinaio che tradizione vuole abbia fatto edificare in un solo giorno sul corpo di gigantesco demone per rinchiuderlo nella terra tra il Tibet e il Buthan. Riccamente affrescati e decorati nello stile tibetano, il Kyichu Lhakhang ospita alcune delle reliquie più antiche e una statua del Buddha Sakyamuni del VII secolo, mentre il  Il pavimento in legno è intarsiato con turchese e altre gemme e pietre preziose. Anche qui si celebra uno dei Tsechu cerimoniali buthanesi con il Jambay Lhakhang Drup che è tra i più singolari celebrato dalla danza del tesoro notturna con danzatori nudi mascherati attorno al fuoco, propiziatoria alla fertilità. Continuando nel Bumthang si trova il monastero della roccia alta a Thowadra fondato nel XIII secolo Lorepa della scuola Kagyu su un antico eremo dove meditò Padmasambhava, alla fine del XVIII secolo divenne centro di una  comunità monastica Nyingmapa fondata da Changchub Gyeltsen discepolo del venerato Dzogchen Jigme Lingpa. Il gompa fu poi restaurato dal maestro  drukpa Choeje Ngawang Trinley e appare con un tempio principale e diversi edifici sovrastanti la rocca e  la sorgente sacra di Gelongma Pelmo con  il trono di pietra di Guru Rinpoche, frequentato da pellegrinaggi e luogo di meditazione con la  scuola monastica che segue la tradizione di Longchen Nyinthik. La sorgente  benedetta da Guru Rinpoche e Gelongma Pelmo venerata dai pellegrini con le  pietre ritienute  bagno delle dakini e il trono di Guru Rinpoche, i bambù di Thowadra sono sacri perché portati dal grande centro di di pellegrinaggio tibetano di Tsari. Seguendo la Valle di Chamkhar il grande monastero Tamzhing fu edificato nel 1501 dal venerato maestro della Nyingma Pema Lingpa e  continuò ad essere centro della sua scuola. Il santuario principale è dedicato alle Otto Manifestazioni del Guru Rimpoche Padmasambhava, come monaco sposato, seconda incarnazione del Buddha, mentre si accoppia con una sua yogini, come siddha dotato di poteri magici, come re del loto, come diffusore della verità, come consolatore e  infine come Dharmapala Protettore del Dharma. Al piano superiore ospita il gonkhang della divinità protettrice  Tsi’u Marpo e un santuario a consacrato a Tsepagme rappresentazione del Budda della Lunga Vita  Amitayus come Sambhogakaya, uno dei tre Kaya della dottrina Vajrayana. Sotto la sala di riunione dei monaci dalle mura affrescate  dai maestri lama  Gyalchog, Kundrey e Tshering., mentre i maestri di Pema Lingpa e Dromza si occuparono delle statue e i lama Chogyam e Kunga Chogyal delle opere lignee. Oltre alla sua scuola e le ispirazioni artistiche del monastero, il maestro Pema Lingpa elaborò le particolari danze sacre rimaste eredità dei monaci per mantenerne la fede tra tutte  le comunità locali nella celebrazione di uno  dei più affascinanti Tshechu del Buthan.  Nella stessa regione del Bumthang  e la sua valle, la cittadina di Jakar è dominata dall’ omonimo Dzong  noto come  il Castello dell’uccello bianco fondato nel 1549 dal lama tibetano Nagi Wangchuk che divenne fortezza  difensiva  dello  Dzongkhag orientale  e poi reggia del primo sovrano del Bhutan. Al centro l’ alta torre Utse e attorno alte mura parallele con un passaggio coperto collegate da altre  torri fortificate e una cisterna ove si rifugiava la popolazione dalle incursioni. Nei pressi della cittadina di Chamkhar si trova il grande monastero Tamzhing con il tempio costruito da Pema Lingpa nel 1501, al centro la statua di Guru Rinmpoche e il  grande affresco sulla parete  è uno dei più antichi del Bhutan, oltre ai ricchi arredi, statue e dipinti, la rete metallica che si dice fatta da Pema Lingpa quando era bambino considerata sacra. Con novanta monaci è diretto dal Rimpoche Lhalung Sungtruel considerato l’ undicesima incarnazione di Pema Lingpa,  luogo di culto per le comunità locali e di pellegrinaggio con migliaia di visitatori, come in altri dzong e monasteri di rango, a Tamzhing si celebra un grande Tsechu noto come Phalachoedpa per tre giorni nell’ ottavo mese del calendario bhutanese. Poco distante sulla riva sinistra del fiume Chamkhar il monastero di Kenchogsum, fatto edificare dal sovrano tibetano Trisong Detsen nel VII secolo , ispirato da Guru Rinpoche che lo consacrò, un’altra tradizione vuole che sia uno dei templi fondati tra il Tibet e il Buthan dall’ altro re  tibetano Songtsen Gampo nello stesso periodo, Nella prima metà dell’ XI secolo il terton  Bonpo Dragtshel trovò i testi  nascosti da Guru Rinpoche. Davanti il  piccolo tempio un pilastro che fu  un antico megalite e circondato da un recinto ove avviene la circumambulazione di preghiera attorno il santuario centrale contenente l’ antica reliquia di una campana in bronzo choedril con un’iscrizione dell’ottavo secolo, tradizione vuole che i suoi  rintocchi potrebbero essere ascoltati dai tibetani che  provarono a prenderla, ma era così pesante che la lasciarono cadere e così rimase rotta come la si vede. All’ interno le statue decorate del Budda Vairocana,, Guru Rinpoche e Avalokiteshvara più antiche, al  XIV secolo risalgono quelle dei grandi maestri Nyingmapa della tradizione Dzogchen cPema Lingpa e Longchen Rabjam, sulle pareti affrescate i dipinti di Guru Rinpoche e di Pema Lingpa, Longchen Rabjam e Jigme Lingpa  del XVIII secolo. Tra i rilievi della valle di Trang su una parete rocciosa il suggestivo Khandroma Lhakhang anch’ esso legato a Pema Lingpa il con il monastero di Kunzangdrak che ne contiene le reliquie tra gli arredi, statue, affreschi e dipinti. Sulla riva del fiume Tang Chuu vicino il villaggio di Misethang si trova il Tang_Rimochen, con il tempio sorto ove  Guru Rimpoche rimase in meditazione come Padmasambhava assieme alla Dakini Yeshe_Tsogyal e l’altra sua consorte celeste Mandarava che vi lasciarono le loro impronte venerate come le  strisce di tigri sulle rocce danno nome al luogo. Sulla parete rocciosa dietro al tempio vi sono anche quelle della piccola figlia del sovrano tibetano Thisongdetsen regnante nell’ VIII secolo lasciate durante un pellegrinaggio assieme a Guru Rimpoche e che vi morì bambina lasciando il suo sepolcro nascosto nella roccia assieme alle preziose  Chiavi mistiche del futuro. Sotto la parete rocciosa  Il tempio fu fondato anch’ esso  nel XIV secolo da  Pema Lingpa e oltre agli arredi sacri contiene un dipinto che rappresenta Milarepa, venerato maestro della scuola  Kagyu tibetana del XII secolo. Proseguendo ad est nella stessa  valle di Trang il monastero di  Lhodrak Kharchu domina dall’ alto il centro di Chamkhar, edificato in epoca moderna dal lama Namkhai Nyingpo Rinpoche per preservare la cultura tibetana finanziato dal re Jigme Singye Wangchuck. Mantenendo lo stile tradizionale butanese degli edifici e gli arredi, oltre la biblioteca, all’ interno si trovano varie aule, le residenze dei lama e monastiche, la grande sala di preghiera Tshokhang che ospita gli oltre quattrocento  monaci praticanti i tradizionali studi buddisti tibetani del lavoro shedra, le meditazioni drupdra e i  rituali.

Attraverso il Bhutan

Un  mondo ancora intatto da scoprire tra i magnifici ambienti himalayani, montagne, vallate e risaie, città e villaggi, templi, gompa, dzong fortificati e monasteri,  popolazioni che conservano tradizioni e costumi, tra gli antichi culti animisti Bon, lo sciamanesimo e il buddismo tibetano, le cerimonie e le suggestive danze  dei Tshechu che racontano mitologia e antiche leggende.

Lungo i confini con il  Tibet si stende la regione nord occidentale del Dzongkhag di Gasa, salendo a piedi con un lungo percorso tra i suggestivi  ambienti himalayani  a quasi quattromila metri si trova il villaggio di Laya, centro del popolo nomade Bjop dei Layap che praticano ancora gli antichi culti animisti del  Bön e lo sciamanesimo  assieme al budismo tibetano. Legati alle secolari tradizioni nomadi, ogni tre anni celebrano la loro cultura e ritualità religiosa nel Tsechu di Owlay, i nomadi e i montanari del Gasa si ritrovano per fiere e mercati con simili cerimonie nel villaggio di Tsharijathang ove ogni anno si tiene il suggestivo Takin. Proseguendo nel territorio del parco di Jigme Dorji si trovano i villaggi rurali tradizionali  di Adha e Rukha,  nell’ alto Gasa la suggestiva  valle del Lunana dominata dai ghiacciai con uno degli insediamenti  più remoti del Bhutan nel l villaggio di Lunana , centro dei nomadi allevatori di yak dall’ antica cultura himalayana.

Scendendo a sud ovest la valle di Paro si estende dal maestoso  massiccio del Jomolhari sul confine tibetano a nord fino alla confluenza dei fiumi Chuzom, Chhu e Wang Chhu, il fiume  Paro che le da nome attraversa cristallino  splendide risaie e campi coltivati con antichi villaggi e case tradizionali isolate tra l’ altipiano e i colli circostanti, sul fiume al centro della sua valle sorge Paro che fu capitale fino a quando fu spostata Thimphu nel 1962, ma rimase residenza estiva dei sovrani e i loro notabili. Dirama dalla  piazza centrale con la  grande ruota di preghiera per le vie ove affacciano edifici e palazzi, templi e monasteri, l’ antica torre  Ta Dzong con il suo museo ne raconta la storia. L’ imponente dzong di Drukgyal edificato da Zhabdrung Ngawang Namgyal nel 1646 per celebrare  la vittoria suelle armate tibetane come fortezza ove nel cortile sogni primavera si tiene l’ affascinante Paro Tshechu con l’ esposizione del  gigantesco Thangkha dipinto, le cerimonie e tra  tra le più suggestive danze mascherate del regno. All’ interno le sale del  Guru Throngdel con splendide statue, affreschi e dipinti della più ricca arte tibetana bhutanese, tanto sacri che i lama Thongdrol si adoperano a purificare i visitatori. Tra  Paro e i dintorni si trovano oltre centocinquanta tra templi e monasteri costruiti negli anni fin dal XIV  secolo, come il tempio  Dzongdrakha e il gompa  Kila  magnificamente costruiti su un lato della partete rocciosa,  tra tutti il Nido della tigre Taktsang Lhakhang che si erge ad oltre tremila metri  sulla roccia a strapiombo sul fondovalle. Il suggestivo monastero di Taktsang è il pià venerato centro religioso bhutanese edificato sull’ alta parete  rocciosa nel 1692 su  una grotta dove la tradizione vuole che nel VII secolo Guru Rimpoche  volò a dorso di una tigre   rimanendo in meditazione  tre anni, tre mesi, tre giorni e tre ore per sottomettere i potenti demoni malvagi che infestavano il luogo. Nella regione occidentale a sud di Paro lungo il confine con il Sikkim lo Dzongkha di  Haa  è una delle zone più isolate ed affascinanti del paese tra montagne, foreste e vallate con villaggi tradizionali,  gompa e templi, percorsa dai ritmi secolari dei nomadi. Lungo il lungo il fiume Haa Chu si trova la cittadina di Haa con il Dzong  Wangchulo ove si tengono le cerimonie e mercati delle feste estive con le celebrazioni della  cultura tradizionale, la vita dei nomadi e spettacoli funzioni religiose. Prima di divenire capitale nel 1962 Thimphu era antica residenza reale, fu restaurata ampliata come la si vede con i più moderni edifici  amministrativi, commerciali e residenziali, scendendo vicino al fiume Wangchhu da secoli si tiene il grande mercato centenario settimanale animatissimo ove giungono contadini con i costumi tradizionale da tutta la regione. La città è dominata da poderoso monastero fortificato dzong di Tashichho edificato all’ inizio del XIII secolo dal lama Gyalwa Lhanangpa come  Dechen Phodrang,nel 1641  Zhabdrung Ngawang Namgyal fece costruire il grande Dzong inferiore che poi accolse tutti gli arredi, satatue e dipinti dopo un incendio del più antico.  Danneggiato da un terremoto alla fine del XIX secolo venne ricostruito all’ inizio del XX e quando la capitale fu trasferita a Thimphu il sovrano Dorji Wangchuck lo fece restaurare nello stile tradizionale con la sala del trono,  gli uffici reali, i ministeri degliinterni e della finanza,.  Qui e altre piazze vicine si celebrano annualmente le  cerimonie tradizionali del Thimphu tshechu per tre giorni a partire dal decimo giorno dell’ ottavo  mese del calendario lunare, preceduto da altre cerimonie,  notti di preghiera e rituali per invocare le divinità, culminando nelle suggestive  mascherate dei cappelli neri Zhana chham e Zhana Nga chham, quelle dei signori del crematorio Durdag e delle divinità terrificanti Tungam chham, dal sovrano Dorji Wangchuck furono aggiunte le danze  mascherate Ched Boed che rappresentano  Guru Tshengye  nelle Otto Manifestazioni mistiche, le scenografiche Shaw Shachi e dei variopinti Atsaras protettivi. Oltre allo Tshechu Thimphu  dal XVI secolo tre giorni prima  si celebra per un giorno il Thimphu Dromchoe, introdotto da Kuenga Gyeltshen riconosciuto come l reincarnazione di Jampel Dorji, figlio di Zhabdrung Nawang Namgyel, con le danze sacre dedicate alla divinità protettrice del Bhutan Palden Lhamo. Al centro della città si erge Il Chorten Thimphu  dedicato al terzo Druk Gyalpo e alla pace mondiale, vi  girano attorno per tutto il giorno lama e anziani in preghiera come Sede della Fede o Mente del Buddha. Il chorten è uno straordinario esempio di architettura buddista dalla grande grande struttura bianca coronata da una guglia dorata  con magnifiche sculture e splendidi dipinti. Sull’alto di un colle nel parco di Kuenselphodrang all’inizio della valle meridionale la  grande statua in brozo dorato di Dordenma raffigura il Budda Shakyamuni che con i suoi cinquanta netri e tra le più alte statue buddiste al mondo, all’ interno oltre centomila statuette che lo raffigurano decorano la  grande sala di meditazione ove si trova Il trono del Budda. Lo Dzong di Simtokha  sopra il demone con la torre centrale Utse dodecagonale che contiene una grande statua della divinità Yeshay Gonpo o Mahakala, all’ interno dello dzong le residenze dei venerabili Zhabdrung Ngawang Namgyel e Jigme Namgyel, le sale di preghiera e delle riunioni deil lama riccamente arredate con  statue e dipinti delle varie rappresentazioni del Buddha, divinità e Bodhisattva, le Otto manifestazioni Guru Rimpoche, il Bodhisattva della saggezza Jampelyang, il Buddha Compassionevole  Shakya Gyalpo e molte altre. Da Thimphu si esce dalla sua valle per il passo di Dochula dalla splendida vista sull’ Himalaya, un ambiente unico e suggestivo con i centotto chorten Druk Wangyal costruiti sul valico per volere della dalla regina Ashi Dorji Wangmo Wangchuk. Sulla sommità il tempio  Druk Wangyal Lhakhang dedicato al sovrano Jigme Singye Wangchuck quarto Druk Gyalpo. Da qui si scende nella valle del  Dzongkhag che prende nome dalla città di Punakha che fu capitale dalla prima metà del XVII secolo al 1907.  Nella valle dal clima temperato si concentrano magnifiche risaie dai suggestivi cromatismi che variano con le stagioni, attraversata dai fiumi Pho Chhu e Mo Chhu che vi  convergono nella confluenza ove sorge lo splendido Pungtang Dewa chhenbi Phodrang, il Palazzo della felicità noto come  Punakha Dzong che si erge candido al sole riflesso sull’acqua, all’ interno oltre i magnifici arredi, statue e dipinti, si trova il sepolcro di  Zhabdrung Ngawang Namgyal l’ unificatore del Bhutan e la sacra reliquia Ranjung Karsapani emanazione di Avalokiteśvara che si dice sorta  miracolosamente dal corpo cremato del venerabie Tsangpa Gyarey, fondatore della Scuola Drukpa. Punakha è la residenza invernale del supremo lama Je_Khenpo dal XVII secolo  all’ epoca dello  Zhabdrung Rinpoche Ngawang Namgyal fondatore del Bhutan, quando i tibetani che cercavano di impossessarsi della preziosa reliquia Ranjung Kharsapani furono respinti dai bhutanesi giudati da  Zhabdrung Ngawang Namgyal che, per commemorare la vittoria,  introdusse la grande festa cerimoniale Tsheshu del Drubchen ove si rapresenta l’ epico scontro negli antichi costumi tradizionali con gli invasori tibetani. Recentemente dal settantesimo Je Khenpo Trulku Jigme Choedra  è stato introdotto anche il Punakha Tshechu come celebrazione degli insegnamenti e  le opere  di Zhabdrung Rimpoche. Poco distante dalla città si trovano le venerate  grotte dove meditò il  Guru Rinpoche, le  suggestive sorgenti calde e il  monastero di Chimi Lhakhang fondato alla fine del XV secolo dal lama pazzo del lignaggio del drago Kunga Legpa noto come   Drukpa Kunley, dall’ insegnamento poco ortodosso e proclamato  folle divino avadhūta. Introdusse i simboli fallici da dipingere sulle mura delle abitazioni per scacciare i demoni,  Consacrato come protettore della fertilità, qui le donne vengono in pellegrinaggio per invocarla ed essere benedette.  Proseguendo nel Bhutan centrale per il dzongkhag di  Wangdue Phodrang, nel suo vasto distretto si trova la splendida valle di Phobjikha con la sua ricca flora e fauna che ospita specie rare come leopardi delle nevi, panda rossi, tigri bengalesi, aironi dal ventre bianco, aquile maculate e gru dal collo nero. La cittadina  di  Wangdue che ne è capoluogo con lo Dzong fondato nel 1639 da Zhabdrung Ngawang Namgyel alla confluenza del Puna Tsang Chu ove si celebra l’annuale Tshechu di Wangduephodrang per tre giorni culminante con le danze del bue  Raksha Mangcham e le benedizioni del Guru Tshengye Thongdrol. In spledida posizione da un colle domina la valle il monastero di  Gangtey noto anche come  Gangtey Sanga Choeling Goemba, fondato  nel 1613 da Je Kuenga Gyaltshen in onore del maestro folle divino  Drukpa Kuenley e divenuto centro della scuola  Nyingmapa.Oltre il recinto attorno alla torre centrale sorgono cinque templi con la sala di preghiera e riunioni dei lama tshokhang in stile tibetano sostenuta da otto grandi pilastri di legno, all’ interno arredi sacri, statue ed affreschi. A sud della valle di Wangduephodrang passando per I villaggi medioevali di Gaselo e Nahee, l’ occidentale Dzongkhag di Dagana si estende fino al confine meridionale magnificamente coperto da foreste montane, antico territorio dei popoli Ngalop e Lhotshampa, vi si trovano i tre grandi megaliti sacri  noti come Il Pilastro del cielo  Do Namkhai Kaw, La roccia degli antichi passi Do Kelpai Genthey e La fortezza del cielo Tha Namkhai Dzong ove sorse lo dzong di Trashiyangtse fondato nel 1651 da Zhabdrung Ngawang Namgyel e nella zona si celebra il Tshechu Lhamoizingkha, tra gli altri gompa e monasteri lo Shathong Lhakhang , fondato dal maestro Shawa Ripa  nel XVIII secolo e lo Nyindukha Lhakhang nella stessa epoca.

Nel Bhutan centrale tra il dzongkhag di Bumthang e il limitrofo altro distretto di Trongsa si trovano siti storici e religiosi sempre immersi in suggestivi ambienti anturali, tra montagne, vallate e villaggi tradizionali, Il grande parco Thrushingla dalla ricca fauna con specie rare. Il Kurje Lhakhang edificato nel 1652 ove meditava il venerato  Guru Rimpoche,  Il grande monastero di Tamzhing fondato al sogere del XVI secolo su uno dei luoghi trovati dal venerato  Pema Lingpa. Procedendo La Torre dei guerrieri di Ta Dzong  costruita nel 1652 dal  primo governatore Chogyal Minjur Tempa con il santuario del sovrano Gesar Ling  che si erge magnificamente sulle vallate e la città Trongsa, dominata dal magnifico Chökhor Raptse noto come il  Trongsa Dzong edificato  nel 1648 come  sede del potere sul Bhutan centrale e orientale, dalla massiccia struttura in vari livelli  che scendono lungo il crinale. Tra i templi e palazzi di Trongsa, il raffinato palazzo del sovrano  Jigme Dorji Wangchuck noto come Thruepang, oltre l’ altro palazzo Eundu Choling poco fuori tra le risaie l’altra residenza reale di  Kuenga rabten, simile al grande stupa  Swayambhunath di Kathmandu e il candido chorten di Chendebji fondato dal lama Zhida nel XVIII secolo con gli occhi dipinti ai punti cardinali. Tra le numerose feste cerimoniali il suggestivo Tshechu annuale di tre giorni che si tiene a dicembre con lo spigamento del grande thanka sacro Thongdrole le tradizionali danze mascherate, mentre i lama benedicono i visitatori. Ad ovest il meridionale Dzongkhag di  Chukha ha come centro amministrativo la città di Phuntsholing  sul confine indiano del Bengala, si stende con colli e pianure coperte da fitte foreste subtropicali che ospitano varie specie botaniche endemiche e una ricca fauna. Popolate dai  Lhotshampa di cultura e tradizioni originari del Nepal giunti alla fine del  XIX secolo che vennero in parte espulsi  e i Ngalop tibetani legati alle tradizioni dell’ antico culto Bon e alle pratiche sciamaniche asieme al buddismo tibetano che qui ebbe grandi maestri fondatori di templi e monasteri. Tra tutti il lama Drakpa Jamtsho che nel XVII secolo fece edificare il venerato monastero  Jabar Goemba contenente la reliquia del sacro pugnale  Phurba  che la leggenda vuole vi sia giunto volando dal Tibet, nello stesso periodo venne fondato il Tshamdrak Goemba da Lam Ngawang Drakpa con le reliquie di cento antichi tamburi cerimoniali e una grande lastra di pietra attribuita ad Ap Chundu divinità guardiana di Haa.  A sud Il più occidentale Dzongkhag di  Samtse popolato fin dall’ antichità dalle comunità tribali Doya o  Lhop, successivamente i Ngalop e gli immigrati nepalesi Lhotshampa oltre alle comunità Bumthap, Tshangla, Ngalong, Khengpa e Kurtoep giunte successivamente. Per la varietà della popolazione sono diffusi sia l’induismo che il buddismo con templi di  entrambe le religioni così come in parte nel  centro meridionale Dzongkhag di Sarpang  che si stende con clima e vegetazione subtropicale fino al confine indiano dell’ Assam,  ne è il centro  Gelephu da dove si può accedere al parco Royal Manas con il suo suggestivo ambiente naturale ricchissimo di fauna. Più ad est lo Zhemgang è coperto da lussureggianti foreste che varie specie di fauna anche rara e in via di estinzione, è uno dei territori dove si praticano le antiche tradizioni religiose del Bon dirette dai sacerdoti Bonpo con con i culti  animisti e pratiche sciamaniche che convivono con il buddismo diffuso dai vari gompa e templi come i grandi Buli Lhakhang e Tharpa Choeling Lhakhang fondati dal venerato Terton Pema Lingpa, che trovò il mistico  Lago fimmeggiante  Mebar tsho nella valle valle di Bumthang oggetto di pellegrinaggi.

Il territorio orientale è una delle regioni meno conosciute del Buthan, anch’ esso  esteso in una natura grandiosa e incontaminata, tra gli Dzongkhag di Tashigang, Tashi Yangtse, Mongar, Samdrup Jongkhar e Lhuntse. Il grande Dzongkhag Trashigang si stende nella regione più ad est lungo l’Arunachal Pradesh indiano attraversato dal fiume Dangmechu, la città di Trashigang era un centro  frequentato dalle popolazioni seminomadi Merak e Sakteng, su un picco si erge La fortezza del buon auspicio nota come il  Dzong di Trashigang costruita a metà del XVII secolo contro  le incursioni tibetane. Qui si celebra il grande  Tshechu di tre giorni a dicembre con cerimonie e dalze mascherate che attira varie popolazioni seminomadi come i Brokpas dalle valli di Merak e Sakteng, i Khengpa e altre comunità tradizionali. Il Trashi Yangtse è popolato dagli Yangtsep e altre comunità tradizionali giunte dai vicini territori come i Tshangla, Brami, Khengpa e Kurtoep in un vario mosaico culturale, centro religioso ne è il venerato  Chorten di Kora con il candido stupa fondato dal lama Ngawang Lodrö nel XVIII secolo sul modello di quello nepalese di Boudhanath ove tra febbraio e marzo si tiene il grande Kora Tshechu. L’ alta montagna sacra del Gangkhar Puensum dalla vetta inviolata domina parte del  Dzongkhag di Mongar che si stende dai contrafforti himalayani per valli, altipiani, foreste e distese di rododendri tra antichi villaggi e suggestivi siti religiosi, amministrato dalla cittadina di Mongar Sorta su un colle sulla via del centro affacciano i vecchi edifici di  pietra  dalle faciate dipinte, accanto alla torre dell’orologio una grande ruota di preghiera e quartiri animati da mercati e popolazione dai costumi tradizionali, in alto lo Dzong di Mongar edificato negli anni trenta del secolo scorso nel perfetto stile bjhutanese antico.  Attraverso il territorio del  Mongar si trovano vari siti religiosi ogetto di pellegrinaggi ,  nel villaggio di Themnagbi su un colle rimangono i resti medioevali  dello Dzong di  Zhongar, il monastero Lhakhang di Drametse fondato nel XVI secolo da Ani Cheten figlia di Pema Lingpa è tra i più vnenerati della regione con la sua scuola lamaista, così come i sacro sito di Aja Ney  sorto su un luogo di meditazione  del  supremo maestro Padmasambhava a tremilacinquecento metri. Il  tempio di Yagang Lhakhang fondato nel XVI secolo da Sangdag figlio del venerabile Pema Lingpa e sul fiume Kurichu nel villaggio di Lingmethang si trova il Chorten di Jarung khashor costruito su modello nepalese. Anche in questo territorio si celebrano vari Tshechu con cerimonie e danze mascherate ove giungono le popolazioni dalle varie comunità della regione e l limitrofe. A nord l’antica ed isolata  regione di Kurtoe chiamata ora  Lhuntse tra spettacolari paesaggi con villaggi tradizionali come Gangzur, Khoma, Kilung e Dungkar,ospita diversi luoghi sacri e di pellegrinaggi, da un colle che domina il fiume Kurichu la poderosa fortezza Lhundub Rinchentse nota come Lhuntse_Dzong con il suo monastero fondato a metà del XVII secolo dal  dal Trongsa Penlop Chogyal Minjur Tempa su un più antico tempio  edificato da Nagi Wangchuk il secolo precedente, l’ rdificio sacro contiene arredi, statue e dipinti dell’ epoca. Nell’ omonimo villagio su un colle che domina il fiume Kurichu si erge il  tempio Lhakhang di  Kilung con le sue venerate reliquie come quelle custudite dai lama del monastero di Jangchubling fondato nel XVIII secolo da Pekar Gyatso. Tra le montagne il villaggio Dungkar è  dominato da un colle dove si erge la  casa nagtshang di Dungkar, antica residenza del Dungkar Chojie e la dinastia reale Wangchuck. Nel Lhuntsesi tengono particolari Tshechu diversi dagli altri bhutanesi, come le cerimonie Cha e Ha che invocano le divinità per e scongiurare disgrazie con danze, maschere e locali costumi tradizionali. Il sud orientale Dzongkhag di Pemagatshel ricco di vallate, foreste e splendide risaie e vari  siti religiosi come il santuario di  Yongla, il tempio  Kheri Goemba del XV secolo e il Lektiri Goemba nel villaggio di Goemba Singma, giungendo ai confini indiani dell’ Assam si trova l’ ultimo lembo di Bhutan nella città di  Samdrup_Jongkhar con il suo  Dzong e il vicino Dratshang che ospita i monaci e i lama, al centro della città si erge il suggestivo  tempio  Zangdopelri su tre piani decorato da magnigici affreschi e statue.

Attraversare il Regno del Drago non è solo un esaltante  viaggio in un mondo incastonato tra le maestose vette himalayane, valli superbe, altipiani, risaie e foreste, è un percorso in un mondo  legato alla sua storia tutt’ uno con la natura che l’  ha accolto e ne rimane memoria di un’ armonia che spero  non venga  violata come altrove.

© Paolo del Papa

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