Marco Polo

Marco Polo

Attraverso l’ Asia per gli itinerari e descrizioni nelle Meraviglie del Mondo di Messer Milione Marco Polo


Come di altri esploratori e viaggiatori del passato in tutto il mondo anche del grande Marco Polo ho ripercorso gli itinerari, cercando le sue descrizioni che ho ritrovato sulle vie e i luoghi confrontandoli con il suo “Delle meraviglie del mondo” che ci è noto come Il Milione.

Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v’à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna.”

L’ incipit del Milione annuncia uno dei più suggestivi racconti di viaggio che continua ad ispirarci, così come la figura del suo protagonista Marco Polo, il più grande tra quei viaggiatori medioevali che si avventurarono per le Vie dell’Asia ormai dominate dalle incontenibili  invasioni mongole. Le antiche carovaniere che incrociavano quelle vie erano insicure, solo pochi missionari e mercanti isi avventuravano tra i vasti territori dell’ Asia occidentale e centrale nel miraggio dell’ estremo oriente.

Da tempo i missionari nestoriani le avevano percorse, seguiti da avventurosi viaggiatori come  l’ ebreo spagnolo Beniamino di Tudela, Il ligure Andalò da Savignone, il francese André de Longjumeau, il fiorentino Giovanni de’ Marignolli e il concittadino Riccoldo da Monte di Croce, il lombardo Ascelino da Cremona assieme a Simone da San Quentino, Il siriaco Simeon Rabban Ata che nel 1240 raggiunse per primo la corte dei mongoli a Karakorum.

Ne vennero Mirabilia, ma anche  vere cronache di viaggi che iniziarono a tracciare quelle  vie asiatiche attraverso i domini musulmani e mongoli, tra tutte l’  Historia Mongalorum del francescano Giovanni da Pian del Carpine che fu ricevuto dal Gran Khan Güyük nel 1247 e aprì alle missioni dell’occidente cristiano, Giovanni da Montecorvino fondò la Dioecesis Zaitonensis a Zayton e il fiammingo Guglielmo di Robruck ha narrato di quei territori e popolazioni, ma nessuno è riuscito  a raccontarci il suo viaggio come il veneziano messer Marco Polo nel suo straordinario Milione.

I fratelli  Polo

Matteo Polo e suo fratello Niccolò erano noti ed intraprendenti mercanti veneziani che nel 1252 avevano aperto una base a Costantinopoli   “..messere Niccolaio Polo, lo quale fu padre di messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Gostantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li quali erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie per portare, e partironsi in su una nave di Gostantinopoli e andarono in Soldania “.

 Possedevano inoltre una succursale in Crimea, dominata in parte dal regno di Trebisonda  e dalle varie colonie genovesi, da dove conducevano ottimi affari con l’oriente, erano ben informati dai viaggiatori sulle vie da percorrere per commerciare direttamente senza intermediari bizantini o arabi. Riuscirono ad arrivare alle terre mongole dellOrda d’ Oro dove regnava Hulagu Khan e la vasta Persia governata dal potente Arghun, favorevole ad un’ alleanza tra mongoli e crociati contro il sultanato  dei mamālīk islamici.

Una controversa ed ostacolata idea che avrebbe mutato i destini del mondo e che svanì definitivamente quando  Berke  sovrano nel  Khanato Kipchak dell’ Orda d’ Oro si convertì all’ Islam. Attorno al 1260 erano in Persia, ma non si arrestarono come molti predecessori che si fermavano a Tabriz, continuarono sulle vie dell’Asia per giungere alla ricca Bukhara ove rimasero a lungo. Vi regnava Hulagu Khan fondatore dell’ Ilkhanato Hülegü-yn Ulus che dominava l’ Asia centrale dall’antica Turchia per l’ intero  Iran fino ai territori ad est tra l’ Afghanistan e il vicino Pakistan. Ormai benvoluti dal Hulagu nel 1263 ripartirono a seguito di una missione diplomatica diretta al potente fratello  Kublai Khan  che regnava sul cinese Cathay e che desiderava di incontrare gente proveniente dall’ occidente  ove vigeva il cristianesimo, ben noto ai mongoli per l’ antica presenza  nestoriana.

Così riuscirono a percorrere per primi la parte più orientale delle Vie della Seta in territorio tartaro attraversando la Persia orientale, l’ Afghanistan e il Turkestan Xinjiang abitato dal popolo  dei turchi mongoli Uyghuri , entrando nella regione del Gansu per arrivare al bacino del Fiume Azzurro noto come Yang-tze-Kiang e procedere per la leggendaria capitale Khanbaliq.

Quando li due frategli vennero al Grande Kane, egli ne fece grande festa e grande gioia, siccome persona che mai non avea veduto latino niuno. E dimandògli dello imperadore, che signore era, e di sua vita e di sua iustizia e di molte altre cose di qua; e dimandògli del papa e de la chiesa di Roma e di tutti i fatti (e stati) de’ cristiani. Li due frategli rispuosero bene (e saviamente), siccome savi uomini ch’egli erano; e bene sapéno parlare tartaresco.

Qui il Gran Khan Kublai contento della visita li incaricò di andare dal papa per farsi inviare cento dotti di tutte le sette arti   “Quando lo Grande Signore, che Cablai avea nome, ch’era signore di tutti li Tartari del mondo e di tutte le province e regni di quelle grandissime parti, ebbe udito de’ fatti de’ latini dagli due frategli, molto gli piacque, e disse fra se stesso di volere mandare mesaggi a messer lo papa “.

Nel 1266 i ripartirono con il salvacondotto imperiale, le tavole d’oro di comandamento, in compagnia di un nobile mongolo che se ne tornò indietro stanco e ammalato dopo poco. Sulle carovaniere centroasiatiche i ben più temprati veneziani arrivarono nel golfo di Alessandretta e si imbarcarono per San Giovanni d’ Acri, la roccaforte cristiana in Terrasanta da dove tornarono a Venezia nel 1269.  Cercarono i contatti con papa Clemente V che però era defunto e il conclave tardava a nominare il suo successore, così ripartirono pensando che il giovane Marco figlio quindicenne di Niccolò poteva avere un’ avvenire nell’ impresa di famiglia e  Marco Polo partì con il padre e lo zio per San Giovanni d’ Acri, continuarono attraverso la  Palestina e il Bilād al-Shām della Siria per l’ Armenia Minor di Cilicia.

 “Quando li due frategli videro che papa non si facea, mossersi per andarne al Grande Cane, e menarne co loro questo Marco, figliuolo di messer Niccolao. Partirsi da Vinegia tutti e tre, e vennero ad Acri al savio legato che v’aveano lasciato, e disserli, poscia che papa non si facea, voleano ritornare al Grande Cane, ché troppo erano istati; ma prima voleano la sua parola d’andare in Gerusale(m) per portare al Grande Kane de l’olio de la làmpana del Sepolcro: e ’l legato gliele diede loro.”

Marco sulle vie della Seta

Nel frattempo il nuovo papa Gregorio X li fece ritornare per affidare loro doni e gioielli per il Gran Khan e ripartire nel 1271 accompagnati da Guglielmo da Tripoli e Niccolò da Vicenza, due religiosi tanto dotti quanto arroganti e pavidi che fuggirono durante la traversata dell’  Armenia Minor minacciata del sultano turco mamelucco Baybars,  poi sconfitto dai bizantini. Ripresero la via attraverso la  Persia, ma trovarono la regione del Khorasan sconvolta da un conflitto  “Sappiate che in Persia àe 8 reami: l’ono à nome Causom, lo secondo Distan, lo terzo Lor, lo quarto Cielstan, lo quinto Istain, lo 6° Zerazi, lo 7° Soncara, lo 8° Tunocain, che è presso a l’Albaro Solo…..; quivi sono i mercatanti che li menano in India.Questi sono mala gente: tutti s’uccid[o]no tra loro, e se non fosse per paura del signore, cioè del Tartaro del Levante, tutti li mercatanti ucciderebboro.”

Ripiegarono dunque  ad Hormuz per imbarcarsi nel Golfo Persico khalij-e fārs e prendere l’antica rotta delle spezie. Vi trovarono una pestilenza e rinunciarono alla via marittima  informati che le coste cinesi erano inaccessibili per la guerra tra Kublai Khan e ciò che rimaneva della dinastia Song nella Cina meridionale. Ripresero la carovaniera e riuscirono ad attraversare l’ Iran orientale, qui Marco ebbe notizie di quel che chiama Veglio della Montagna che era lo shaykh al-jabal al-Hasan ibn-i Ṣabbāḥ di fede islamica ismailita al-ismāʿīliyyūn, supremo capo della setta dei Nizariti nota come degli “assassinial-Hashīshiyyūn dediti al consumo di hashish, nel secolo precedente  governava l’ Iran settentrionale prima dalla cittadella di Masyaf e poi dalla fortezza sul Caspio ad Alamut.

“…Ora dirassi del Veglio della Montagna… Nella sua corte, detto vecchio teneva giovani da 12 fino ai 20 anni, che li pareva essere disposti alle armi, e audaci, e valenti degli abitanti in quelle montagne, e ogni giorno gli predicava… questo è il comandamento del nostro profeta, che chi difende il signor suo gli fa andar in paradiso e se tu sarai obbediente a me, tu averai questa grazia: e con tali parole gli avea così inanimati che beato si reputava colui, a cui il Vecchio comandava, ch’ andasse a morire per lui…

Entrando in Afghanistan, dove passava una delle Vie della Seta sulla pista dei laghi Band ‘a Amir che li ricordo  apparire  con i riflessi blu e smeraldo nell’arido altipiano verso Bamyan ove restavano i Buddha colossali scavati nella roccia dagli antichi Battriani. La prima volta che sono stato in Afghanistan erano ancora lì magnifici ad incantare i viaggiatori dall’ epoca di Marco Polo come inestimabile  patrimonio e  ritrovati poi distrutti dall’ idiozia iconoclasta islamica dei talebani , ma questa e ben altre tra rovine e flagelli del fondamentalismo islamico si trovano su quelle vie dai sanguinari talebani e i degni compari di al-Qaida al sedicente stato al-Islāmiyya e terrorismo vario.

Seguendo l’ itinerario di  Marco Polo per quella che era la fiorente città di Balkh, ne ho trovato l’ antico  sito, ovunque  incontrò o rovine di città lasciate dalle orde di Gengis Khan, mentre ritornandoci restano le devastazioni dell’ odioso regime dei talebano che continuano a lacerare questo paese con la loro islamica  guerra. Continuando dall’ Afghanistan  si prende la via per l’ altopiano del Pamir  Bam-i Dunya e il maestoso massiccio dell’Hindu Kush, scendendo nelle regioni del Badakhshan  Badaxšân e il Beluchistan, che ricordo aver percorso mentre infuriava la guerra con una carovana per Kandahar attraverso lo spettacolare passo di Bolan,  tra imponenti montagne delle quali annota la bellezza, ammirandone le grandi miniere di lapislazzuli la cui produzione era controllata dal sovrano locale per non svalutarne il valore .

 “Sulla cima delle montagne, l’aria così pura e così salubre che era nota per ridare la salute….E’ in questa provincia che si trovano quelle gemme bellissime e preziose, i rubini balasci in certe rocce tra le montagne. Le pietre sono estratte per conto del re e nessun altro può scavare in quella montagna, pena la morte e la perdita dei beni; e non è neppure permesso portare le pietre fuori del regno perchè se il re permettesse a tutti di scavare le pietre, ne estrarrebbero tante che il mondo sarebbe saturo, ed esse cesserebbero di valore”.

Proseguendo si entra in Kashmir, percorrendo le vie dei pellegrini hindu e buddisti pe raggiungere gli sperduti santuari tra le montagne, continuando sulle vie dell’ Himalaya tra le alte valli che dal Pakistan settentrionale  permettevano alle carovane di yak di collegare i piccoli reami himalayani fino al Tibet. Le annotazioni del giovane Marco Polo  sono ricche di informazioni sull’ ambiente, le popolazioni e la fauna, proseguendo poi in regioni selvagge e deserte. “..non si vede nessun uccello vicino alle vette…il fuoco non ha calore come in altre parti,ad altitudini poco elevate e non cuoce lassù”

Dal Pakistan settentrionale a Gilgit si prende la lunga via del Karakorum salendo per gli oltre quattromila seicento metri del passo Khunjerab sulla frontiera cinese, di lì si oltre i monti Mutzaga nel Turkestan orientale  si giunge a Kashgar da dove i Polo ripartirono attraverso il Xinjiang ove incrocia la via che viene dai monti Tien Shan transito  dei nomadi Kazaki. Proseguendo nel territorio degli Uyghur lungo il deserto Taklamakan per il centro carovaniero di Yarkand e nell’ antico Regno buddista decaduto,  ove nella capitale  Hotan Marco annotò che era popolato da  “tutti seguaci di Maometto“, quindi l’ oasi attorno al lago Lop Nur “Lop è una grande città ch’è a l’intrata del grande diserto, ch’è chiamo lo diserto de Lop, e è tra levante e greco. È sono al Grande Cane e adorano Macomet.”.

Continuarono nella  fiorente città di Turfan dotata dell’ ingegnoso sistema idrico karez, non vide l’ alto minareto di Emin innalzato molto dopo e non menziona i resti dell’ antico monastero buddista di Toyuq.

“Il deserto è così grande, che ci vorrebbe un anno e più per attraversarlo da un lato all’altro. ma qui è meno largo, per passarlo ci vuole un mese…quelli che vogliono passare il deserto si riposano a Lop una settimana per rinfrescare se stessi e le bestie; poi si preparano al viaggio, prendendo vivande per un mese per sé e per le bestie, lasciando questa città entrano nel deserto”.

Il viaggio proseguì sulle piste della zona più inospitale attraversata dalla Via della Seta tra tempeste di sabbia e la calura che produceva tremuli miraggi e dove anche gli Uiguri islamizzati e gli Hui credevano si nascondevano spiriti malvagi, finalmente giunsero al centro carovaniero nella grande oasi di Dunhuang, avamposto occidentale dell’impero cinese con l’ antico centro buddista di Mogao dalle suggestive grotte e quattrocento templi nel deserto  che ho ammirato quale patrimonio  prezioso dell’ arte cinese ispirata dal  buddismo.

“…il Charchan dove i fiumi conducono le pietre preziose sino alla pianura,da cui vengono spedite in Cina..”. I veneziani continuarono lungo il deserto del Gobi, nelle sue note Marco Polo accenna alla vecchia città che fu capitale mongola di Karakorum  “Carocaron è una città che gira tre miglia, nella quale fue lo primo signore ch’ebbero i Tartari, quando egli si partiro di loro contrada. E io vi conterò di tutti li fatti delli Tartari, e com’egli ebbero segnoria e com’egli si sparsero per lo mondo.” ma è molto più probabile che da Kumul Hami percorsero parte della Mongolia  Öbür mongγol meridionale per poi prendere la carovaniera sulla Via della Seta attraversando il Gansu che ho seguito sul suo itinerario.

Il favoloso Cathay

Erano arrivati terre dominate dai mongoli dei quali il giovane Marco Polo cominciò subito a prendere nota, mai prima di lui era stata fatta una descrizione tanto accurata e precisa delle loro tradizioni e costumi, che ben spiegavano come fossero stati capaci di conquistare gran parte del mondo conosciuto in poco tempo. “.Sono coraggiosi,in battaglia e temerari..capaci di sopportare privazioni di ogni genere,e possono nutrirsi per un mese solo di latte delle loro giumente e degli animali selvatici che riescono a catturare…Gli uomini sono addestrati a rimanere a cavallo per due giorni e due notti di seguito senza smontare,dormendo in sella mentre i cavalli pascolano. Nessun popolo della terra li supera in risolutezza davanti alle difficoltà e in sopportazione difronte a privazioni e disagi. Sono capaci dei cavalcare per dieci giorni senza accendere il fuoco e preparare il cibo; durante questo periodo si nutrono del sangue dei loro cavalli:ognuno apre una vena del suo cavallo e beve”.

 

Marco Polo quando fu in quei territori tra la Mongolia e il cinese Cathay s’ informò su quella che più che leggenda si pensava esser vero, da tempo si credeva che un misterioso Presbyter Johannes cristiano regnasse da qualche parte degli ignoti territori asiatici, si cercava ove fosse questo Prete Gianni e il suo potente regno fantasticato ricchissimo e potente e la leggenda del cristiano Prete Gianni s’era rinvigorita con la misteriosa lettera indirizzata all’ imperatore bizantino Manuele I Comneno ove, oltre a dichiararsi sovrano delle terre asiatiche, propone alleanza per le crociate.

Illustri viaggiatori ne avevano poi riconfermato l’ esistenza, Giovanni da Montecorvino lo cita nella lettera sul suo incontro con il Khan Öngüt e Giovanni da Pian del Carpine nella sua Historia  Mongalorum racconta che  Ogüdai quando ereditò il trono del grande Gengis Khan venne sconfitto dall’ armata di “Indiani chiamati Saraceni neri, o anche Etiopi “ inviata dal leggendario re cristiano chiamato Prete Gianni .

 

Così ne racconta di ciò che aveva saputo anche  Marco Polo. Cinghi Kane  fece lo magiore isforzo che mai si facesse, e mandò a dire al Preste Gianni che si difendesse. Lo Preste Gianni fue molto lieto, e fece suo isforzo, e disse di pigliare Cinghi e ucciderlo; e fecisene quasi beffe, non credendo che fosse tanto ardito. Or quando Cinghi Kane ebbe fatto suo isforzo, venne a uno bello piano ch’à nome Tanduc, ch’è presso al Preste Gianni, e quivi mise lo campo. Udendo ciòe, lo Preste Gianni si mosse co sua gente per venire contra Cinghi; quando Cinghi l’udío, fu molto lieto “.

Proseguirono per Suzhou nello Jangsu e poi Xuzhou, dove attesero per un anno il permesso di proseguire, Marco Polo annotò usi e costumi della regione e le possibilità di commercio, trovando particolarmente interessante la lana di yak che riportarono a Venezia.  Ottenuto il permesso, entrarono nel bacino dello  Yang-tse e attraversando la regione di Ningxia  annotò essere popolata da cristiani Tenduc delle tribù Ongud visitate molto tempo prima dai nestoriani, quindi raggiunsero Lanzhou. Percorsero l’ ultimo tratto della Via  della Seta che passava per Xi’an e raggiunsero Qubilay nella sua residenza estiva di Kai-Ping-Fu a Shangdu nel 1275, dopo tre anni e mezzo e quattordicimila  chilometri percorsi erano finalmente al cospetto del Gan Khan “Signore di tutti i Tartari del mondo,di quelli di levante e di quelli di ponente” .

Attesero la fine dell’estate con grandi feste e banchetti, durante cui il giovane Polo raccontò il lungo viaggio al Gran Khan attirandone la benevolenza, poi si trasferirono nella splendida capitale Khanbaliq ove Marco  Polo osservò che lo splendore della corte di Changtou non era che una minima parte di quello della capitale dell’ impero Yuan cinese. Sempre circondato da dignitari e nobili dalla complicata etichetta ereditata dai cinesi sottomessi, il Gran Khan dava udienze in un fasto che impressionava qualsiasi sovrano o nobile straniero, le feste e i banchetti potevano radunare migliaia di persone in un lusso e ricchezza mai visti.

 Curiosamente egli amava circondarsi di maghi e negromanti che Marco considerò “diabolici” per le arti che esercitavano. “Essi hanno un aspetto sporco e indecente…inoltre, si dedicano a questa pretica bestiale e orribile: quando un colpevole è condannato a morte, portano via il suo corpo, lo cuociono sul fuoco e lo divorano..Sono così esperti nelle arti infernali, che si può dire siano capaci di fare tutto quello che vogliono…per mezzo della loro arte soprannaturale, essi fanno in modo che le caraffe di vino, latte o altre bevande riempiano le coppe da soli,s enza che siano toccate dai servi,l e coppe si muovono attraverso l’aria per un tratto di dieci passi fino a raggiungere la mano del Gran Khan. A mano a mano che egli beve, le tazze ritornano al posto da cui erano venute”.

Le descrizioni di Marco Polo sono sempre tratte da osservazioni reali e probabilmente fu testimone di illusionismo, sta di fatto che Qubilay gli chiese se i cristiani erano in grado di esibire tali prodigi che tanto lo divertivano, in caso contrario non aveva alcun interesse alla loro religione. I Polo rimasero impressionati dalla capitale mongola e Marco ne descrisse affascinato lo splendore dei palazzi, templi, strade e giardini, vi abitavano dodici nobili “baroni” che amministravano le trentaquattro province dell’ impero collegate tra loro da una grande rete stradale che si serviva di diecimila poste e duecentomila cavalli.

 “….quello che viene raccolto a Cambaluc raggiunge il Khan a Shaguntu la sera del giorno successivo, anche se la distanza è generalmente coperta con un viaggio di dieci giorni”. Una delle meraviglie era il Gran Canale imperiale Jing-Hang che collegava la capitale alla città di Zhejiang a al Fiume Azzurro Cháng Jiāng noto come Yang-tze-Kiang distante centinaia di chilometri ove potevano navigare grandi navi, il fiume irrigava sei province e collegava ben duecento città con un transito di duecentomila ogni anno.

Egli rimase ammirato anche dal grande fervore culturale con poeti, letterati, artisti e scienziati anche stranieri in un cosmopolitismo mai visto da occidentali, nel 1279 vi era sorto il più importante osservatorio astronomico del mondo diretto da un bizantino, a testimoniare che anche le scienze dovevano essere più evolute che in occidente, alimentate dagli studi cinesi, indiani, persiani, arabi, bizantini.

 I selvaggi nomadi mongoli a cavallo che dilagarono dalle steppe condotti da Gengis Khan come orde di demoni provenienti dall’ inferno del Tartaro, in meno di un secolo erano stati capaci di integrarsi a raffinate ed antiche culture che li trasformarono da guerrieri sanguinari, in portatori di civiltà.

Marco Polo è prodigo anche di note e descrizioni sull’ organizzazione burocratica ed economica dell’impero, nonchè delle grandi realizzazioni tecniche, molte delle quali giunsero in Europa secoli più tardi, descrizioni considerate anch’esse mirabilia dai suoi rozzi ed ignoranti contemporanei, mentre costituirono la più vasta raccolta di informazioni sull’Asia diffusa nel medioevo.

Non vi può essere più precisione in alcune descrizioni “tecniche”, come la fabbricazione e l’ uso della carta moneta sei secoli prima fosse concepita dall’altra parte del mondo. “..la sottile corteccia che c’è tra la scorza esterna e il legno dell’albero del gelso. Questa è fatta macerare e poi pestata in un mortaio finchè si riduce in polpa, poi è trasformata in carta….poi la taglia in pezzi quasi quadrati di dimensioni diverse…il funzionario capo,dopo aver intinto nel cinabro il sigillo reale affidato alla sua custodia,lo imprime su ogni pezzo di carta…le contraffazioni sono punite come delitto gravissimo..” .

Alla scoperta dell’Asia

Marco racconta che fu nominato governatore di Chinsai HangzhouOr avenne che questo Marco, figliuolo di messer Nicolao, poco istando nella corte, aparò li costumi de’ Tartari e loro lingue e loro lettere, e diventò uomo savio e di grande valore oltra misura. E quando lo Grande Cane vide in questo giovane tanta bontà, mandòllo per suo mesaggio a una terra, ove penò ad andare 6 mesi.” La città  descritta da Marco aveva la superfice di cento leghe e simile a Venezia perchè costruita sui canali del fiume Qiantang  Tsien-tang kiang vicino alla costa, aveva tre milioni di abitanti, seicentomila case, università e quartieri abitati da astronomi, scienziati, dottori ed eruditi, templi, palazzi e ponti a centinaia, quattromila bagni pubblici riscaldati a carbone, grandi strade pavimentate e fognature.

 Più probabilmente fu incaricato nell’amministrazione delle imposte al servizio del vero governatore della città, ma è tipico del veneziano esagerare un po’ le sue mansioni alla corte del Gran Khan, tuttavia le sue note hanno contribuito ad informare il mondo sulle vie dell’Asia per il remoto  Cathay fino a lui rimasti nelle nebbie di racconti e superstizioni.

Dopo l’ incarico a Chinsai, gli furono affidate altre mansioni che gli dettero l’opportunità di visitare varie regioni dell’impero e di regni stranieri durante i diciassette anni che rimase al servizio del Qubilay e nessun viaggiatore prima e molto dopo di lui le ha descritte così efficacemente. “.. al Gran Khan piaceva ascoltare il racconto di tutto quanto era nuovo..si sforzò dovunque andava, di ottenere informazioni esatte e prendeva nota di tutto quello che vedeva e sentiva”.

Fu nella provincia del Sichuan e all’ estremo sud dell’ impero nello Yunnan lasciando descrizioni di regioni tropicali ricche di risaie e colline attraversate da fiumi ai cui magnifici paesaggi si ispirarono per secoli i pittori cinesi, ricche città, centri e santuari buddisti, foreste tra i monti dove vivevano gli antenati delle tribù Triangolo d’ oro.

Visitò il remoto  Tibet  “Tebet è una grandissima provincia, e ànno loro linguaggio; e sono idoli e confinano co li Mangi e co molte altre province. Egli sono molti grandi ladroni. E è sí grande, che v’à bene 8 reami grandi, e grandissima quantità di città e di castella. E v’à in molti luoghi fiumi e laghi e montagne ove si truova l’oro di paglieola in grande quantità. E in questa provincia s’espande lo coraglio, e èvi molto caro, però ch’egli lo pongono al collo di loro femine e de’ loro idoli, e ànnolo per grande gioia. E ’n questa provincia à giambellotti assai e drappi d’oro e di seta; e quivi nasce molte spezie che mai non furo vedute in queste contrade. E ànno li piú savi incantatori e astorlogi che siano in quello paese, ch’egli fanno tali cose per opere di diavoli che non si vuole contare in questo libro, però che troppo se ne maraviglierebbero le persone. E sono male costumati.“

 Era al centro delle rotte carovaniere  himalayane e base principale della Via del Sale, che arricchiva il paese per la grande richiesta dalle popolazioni delle valli e dell’ India settentrionale, trasportato da carovane di yak. “.. vi sono sorgenti di acqua salata, dalla quale, facendola bollire in padelle ricavano il sale; quando l’acqua ha bollito per un ora, diventa una specie di pasta con la quale si fanno pani del valore di due dinari; questi pani, piani nella parte di sotto e rotondi di sopra, vengono messi su pietre bollenti vicino al fuoco, per farli asciugare e indurire…viene poi impresso il marchio del Gran Khan”.

La lunga missione lo portò nella Terra dell’Oro in Birmania, chiamata Suvarnabhumi dagli indiani che la colonizzarono secoli prima portandovi il buddismo, anch’ essa abitata da popolazioni che non mancò di descrivere tra città, monasteri e pagode. Le note sull’ India settentrionale, il  Bengala e l’ isola di Ceylon appaiono attendibili, così come la missione in Indocina nel Ciamba. “Sapiate che, quando l’uomo si parte dal porto di Zaiton e navica ver’ ponente e alcuna cosa ver’ garbino 1.500 miglia, sí si truova una contrada ch’à nome Cianba, ch’è molto ricca terra e grande. E ànno re per loro, e sono idoli, e fanno trebuto al Grande Kane ciascuno anno 20 leofanti – e no li danno altro – li piú belli che vi si può trovare, ché n’ànno assai.E questo fece conquistare il Grande Kane negli anni Domini 1278; or vi dirò de l’afare del re e del regno. Sapiate che ’n quel regno non si può maritare neuna bella donzella che no convegna prima che ’l re la pruovi, e se li piace, sí la tiene, se no, sí la marita a qualche barone. E sí vi dico che negli anni Domini 1285, secondo ch’io Marco Polo vidi, quel re avea 326 figliuoli, tra maschi e femine, ché ben n’avea 150 da arme. In quel regno à molti elefanti, e legno aloe assai; e ànno molto del legno onde si fanno li calamari “ .

Nella visita del Vietnam ove regnava la dinastia Champa forse ebbe notizia dell’ impero Khmer dominante tra la Cambogia e i monti del Laos , popoli e signorie lungo il  fiume Mekong, il regno thailandese Ratcha Anachak Sukhothai, ma è dubbia la visita di Cipango perchè il medievale Giappone Kamakura  era all’ epoca  minacciato dall’ invasione mongola  di Qubilay.

 “Zipangu è una isola in levante, ch’è ne l’alto mare 1.500 miglia.L’isola è molto grande. Le gente sono bianche, di bella maniera e elli. La gent’è idola, e no ricevono signoria da niuno se no da lor medesimi. Qui si truova l’oro, però n’ànno assai; neuno uomo no vi va, però neuno mercatante non ne leva: però n’ànno cotanto. Lo palagio del signore de l’isola è molto grande, ed è coperto d’oro come si cuoprono di quae di piombo le chiese. …. Ancora v’àe molte pietre preziose; no si potrebbe contare la ricchezza di questa isola. E ’l Grande Kane che oggi regna, per questa grande ricchezza ch’è in quest’isola, la volle fare pigliare, e mandòvi due baroni co molte navi e gente assai a piede ed a cavallo. …. Montoro ne le navi e misersi nel mare, e andaro di lungi di qui 4 miglia a un’altra isola no molto grande: chi poté montare su quell’isola si campò, l’altre ruppero. E questi fuoro ben 30.000 uomini che scamparo su questa isola, e questi si tennoro tutti morti, però che vedéno che non poteano campare, e vedeano l’altre navi, ch’erano campate, se ne andavano verso lor contrade; e tanto vogaro che tornaro in lor paese.”

Sta di fatto che le descrizioni del  Giappone medievale di quell’ epoca Kamakura sembrano plausibili così come la sconfitta della flotta mongola travolta dal Vento Divino Kamikaze. Da grande viaggiatore si informò presso i marinai cinesi che avevano navigato sulle rotte delle spezie più orientali riportando note su quei luoghi mai visitati come le isole  Andamane, la via dell’ Indonesia e le sue isole, il Borneo e le terre più remote dell’oceano che si stendeva immenso ad est del continente.

Nel 1291 ai tre veneziani si presentò l’ occasione di tornare in patria dopo diciassette anni di permanenza nel Cathay, convincendo Qubilay a incaricarli di accompagnare sua figlia da  Arghun Khan al quale era stata promessa in Persia sposa effettuando il viaggio per mare.  “Quando messer Niccolao e messer Mafeo e messer Marco furono tanto istato col Grande Kane, volloro lo suo comiato per tornare a le loro fameglie; tanto piacea lo loro fatto al Grande Kane che per nulla maniera glile volle dare.Or avenne che la reina Bolgara, ch’era moglie d’Argon, si morío, e la reina lasciò che Argon non potesse tòrre moglie se non di suo legnaggio. …ché gli dovesse mandare moglie del legnaggio della raina Bolgara, imperciò che la reina era morta e lasciò che non potesse prendere altra moglie. E (’l) Grande Cane gli mandò una giovane di quello legnaggio e forní l’ambasciata di coloro con grande festa e alegrezza.“

 

 I Polo ebbero missive per il papa e tutti i sovrani d’ occidente e si imbarcarono con una flotta di quattordici grandi giunche dal porto di Quanzhou Zaitun  sulla rotta lungo le coste dell’ Indocina , dopo aver sostato in un porto del  Champa e forse ad Oc Eo  nel delta del Mekong sulle coste del Vietnam che lasciarono prendendo la rotta dell’ Indonesia occidentale per per Sumatra chiamata da lui per primo Java Minor.

Quando l’uomo si parte di Cianba e va tra mezzodie e siloc ben 1.500 miglia, si viene a una grandissima isola ch’à nome Iava. E dicono i marinai ch’è la magior isola del mondo, ché gira ben 3.000 miglia. È sono al grande re; e sono idoli, e non fanno trebuto a uomo del mondo. Ed è di molto grande richezza: qui à pepe e noci moscade e spigo e galinga e cubebe e gherofani e di tutte care spezie. A quest’isola viene grande quantità di navi e di mercatantie, e fannovi grande guadagno; qui à molto tesoro che non si potrebbe contare. Lo Grande Kane no l’à potuta conquistare per lo pericolo del navicare e de la via, sí è lunga. E di quest’isola i mercatanti di Zaiton e de li Mangi n’ànno cavato e cavano grande tesoro.

 

Per i venti sfavorevoli la flotta attese cinque mesi durante i quali Marco visitò l’ interno descrivendone le mirabilia come i rinoceronti liocorni, popolazioni dagli strani costumi, antenati dei Batak, che descrive usi a divorare i vecchi genitori, annotò tutto ciò che vedeva e sentiva, occupandosi anche di raccogliere semi esotici da far attecchire in patria. “Or sapiate che, quando l’uomo si parte di Basma, elli truova lo reame di Samarra, ch’è in questa isola medesima. Ed io Marco Polo vi dimórai 5 mesi per lo mal tempo che mi vi tenea, e ancora la tramontana no si vedea, né le stelle del maestro. È sono idoli salvatichi; e ànno re ricco e grande; anche s’apellano per lo Grande Kane. Noi vi stemmo 5 mesi; noi uscimmo di nave e facemmo in terra castella di legname, e in quelle castelle stavavamo per paura di quella mala gente e de le bestie che mangiano gli uomini.

Finalmente la flotta riprese il mare incrociando le Andamane , ove afferma esservi selvaggi cannibali dalla “testa di cane”, poi arrivò a Ceylon battuta da un tifone, ebbe udienza dal sovrano che possedeva “il rubino più grande del mondo” al quale offrì in cambio “il valore di una città” a nome del Gran Khan, ma ne ebbe rifiuto e il re buddista gli donò alcuni capelli di Adamo trovati nell’omonimo Picco del monte Samanalakanda, sacro a ebrei, cristiani e musulmani.

 Quando l’uomo si parte de l’isola de Angaman e va 1.000 miglia per ponente e per gherbino, truova l’isola di Seilla, ch’è la migliore isola del mondo di sua grandezza. E diròvi come ella gira 2.400 miglie. E sí vi dico ch’anticamente ella fue via magiore, ché girava 3.600 miglia, secondo che dice la mapamundi; ma ’l vento a tramontana vi viene sí forte, che una grande parte à fatto andare sott’acqua.Quest’isola sí à re che si chiama Sedemain. È sono idoli e no fanno trebuto a neuno. È vanno tutti ignudi, salvo lor natura. No ànno biade, ma riso, e ànno sosimain, onde fanno l’olio, e vivono di riso, di latt’e di carne; vino fanno degli àlbori ch’ò detto (di sopra). Or lasciamo andare questo, e conteròvi de le piú preziose cose del mondo

 

Lasciata l’ isola la flotta risalì le coste indiane e pakistane frequente dalle veloci imbarcazioni arabe provenienti dalla yemenita Aden e l’ omanita  Dhofar, i cui marinai musulmani lo informarono sulle coste dell’ Africa orientale che stavano colonizzando in quel periodo shirazi, tra le varie la fiorente Zanzibar “  Zaghibar è una isola grande e bella, e gira bene 2.000 miglia; e tutti sono idolatri, ed ànno lor re e loro linguaggio….È sono tutti neri e vanno ignudi, se no che si ricuoprono loro natura; e sono li capegli tutti ricciuti. Elli ànno grande bocca e ’l naso rabuffato in suso, e le labre e li anare grosse ch’è maraviglia, che chi li vedessi in altri paesi parebbero diavoli.

 

Descrisse poi la gente e il territorio del  Madagascar. “Mandegascar si è una isola verso mezzodí, di lungi da Scara intorno da 1.000 miglia. Questi sono saracini ch’adorano Malcometo; questi ànno 4 vescovi – cioè 4 vecchi uomini -, ch’ànno la signoria di tutta l’isola. E sapiate che questa è la migliore isola e la magiore di tutto il mondo, ché si dice ch’ella gira 4.000 miglia. È vivono di mercatantia e d’arti. Qui nasce piú leofanti che in parte del mondo. “

 La navigazione proseguì fino ad Hormuz  su come i navigatori arabi chiamavano al-khalīj al-Fares  il  Golfo Persico, ma nel frattempo il Khan Arghun era morto e consegnò la promessa sposa al figlio Ghazan, portando a termine la missione. Dai marinai arabi ebbe notizie sulla rotta che incrociava  Aden sulla costa meridionale dello YemenLa provincia d’Aden si à uno signore ch’è chiamato soldano. È sono tutti saracini, i quali adorano Malcometto, e sono grandi nemici de’ cristiani. In questa provincia si à molte cittadi e molte castella, ed è porto ove tutte le navi d’India capitano co loro mercatantie, che sono molte. “

Descrivendo la costa dell’ antica Arabia Felix omanita del Dhofar, l’ ambiente, le città e la popolazione che da secoli prosperava sulla Via dell’ incensoDufar si è una grande e bella città, ed è di lungi da Escer 500 miglia, ed è verso maestro. È sono saracini ed ànno per segnore uno conte, e sono sotto il reame d’Aden.Ed ànno anche porto, e sono quasi al modo di questa di sopra di mercatantie. Diròvvi in che modo si fa lo ’ncenso. Sappiate che sono certi àlbori, ne’ quali àlbori sí si fa certe intaccature, e per quelle tacche si esce gocciole, le quali s’asodano; e questo si è lo ’ncenso. Ancora per lo molto grande caldo che v’è, si nasce in questi cotali àlbori certe galle di gomme, lo quale si è anche incenso. Di questo incenso e di cavagli che vengono d’Arabbia e vanno in India, sí si fa grandissima mercatantia “.

I Polo lasciarono il mare per proseguire con una carovana che veniva dall’ Iran attraverso l’anatolica Turchia  “Turchia si à uno re ch’à nome Caidu, lo quale si è nepote del Grande Kane, ché fue figliuolo d’uno suo fratello cugino. Questi sono Tarteri, uomini valentri d’arme, perché sempre mai istanno in guerra ed in brighe. Questa Grande Turchia si è verso maestro, quando l’uomo si parte da Qurmos e passa per lo fiume di Gion, (e) dura di verso tramontano infino a le terre del Grande Kane. “

 

Nel lungo racconto che venne pubblicato per la prima volta in francese come Le devisement du monde, sul Mar Nero ebbe notizie certe della grande Russia già conosciute nel viaggi di andata  “Rossia si è una grandissima provincia verso tramontana. È sono cristiani e tengono maniera di greci; ed àvvi molti re, ed ànno loro linguaggio. E no rendono trebuto se non ad uno re dei Tarteri e quello è poco. La contrada si à fortissimi passi a entrarvi. Costoro non sono mercatanti, ma sí ànno asai de le pelli ch’avemo ditto di sopra. La gente si è molto bella, i maschi e le femine, e sono bianchi e biondi, e sono semprice gente. In questa contrada si à molte argentiere, e càvane molto argento. “

Messer Milione

 Finalmente giunsero a  Costantinopoli da dove tornarono nella loro Venezia nel 1295 dopo ventiquattro anni. Convinsero i veneziani alla loro identità e mostrarono le ricchezze riportate, raccontando le loro avventure e le meraviglie di quei viaggi, la magnificenza del Gran Khan e i suoi “milioni”, così Marco diventò Messer Milione e si sistemò grazie alle sostanze accumulate e non per i giusti meriti dopo tale impresa.

Nel 1298 Marco partecipò alla battaglia di Curzola contro la flotta genovese dove fu catturato e incarcerato assieme a certo Rustichello da Pisa dettandogli il suo lunghissimo racconto di viaggio che divenne il libro “Delle Meraviglie del Mondo” che fu poi Il Milione. ”… né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno huomo di niuna generazione non vide né cercò tante meravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo”.

 La prima grande opera della letteratura di viaggio pubblicato in francese volgare nel 1298 come” Livre qui est appellé le Devisement dou monde” poi anche “Le livre des merveilles”, mentre  il celebre titolo Il Milione in italiano come lo leggiamo si deve probabilmente a quanto affermò Giovan Battista Ramusio riprendendo la tradizione popolare “…nel continuo raccontare ch’egli faceva più e più volte della grandezza del Gran Cane, dicendo l’entrata di quello essere da 10 in 15 milioni d’oro, e così di molte altre ricchezze di quei paesi riferiva tutto a milioni, lo cognominarono messer Marco Milioni”.

 

Ne fece riedizione del libro titolato i “Viaggi  di Messer Marco Polo” e  da secoli lo si conosce come Il racconto  di Messer Milione . Liberato nel 1299 e tornato a Venezia prese in moglie Donata Baoder dalla quale ebbe tre figlie,  l’ unica ormai a credere alle storie del suo viaggio diffuse nel testo che fu ridicolizzato e considerato  fantasiosa mirabilia, tanto perseguitato dalla gretta mentalità che, si disse, il povero Marco Polo moribondo fu costretto a rinnegare le sue storie per ottenere l’estrema unzione. L’otto gennaio del 1325 si spense uno dei più grandi viaggiatori della storia, al quale si ispirarono molti che partirono alla scoperta del mondo.

Fu capace di coniugare l’ entusiasmo per l’ avventura con l’ intraprendenza del commercio e la diplomazia, ma soprattutto la verità della cronaca con la poesia della fantasia, lasciandoci una storia affascinate che non sarà mai dimenticata. “Non ho raccontato neanche la metà di quanto ho visto”.

Estratto da: Paolo del Papa Viaggiatori ed esploratori. Vol. Asia : Medioevo,Marco Polo. ©

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