La lunga marcia dei Nèz Percè

La lunga marcia dei Nèz Percè


Il popolo dei Nasi Forati nella loro ultima lunga marcia cercando la libertà negata dagli invasori bianchi

Mentre  la grande nazione dei  Sioux con i  loro alleati del popolo  Cheyenne combattevano per difendere l’ invasione dei loro territori, anche iI Signori delle Praterie meridionali Comanche e gli indomiti indiani del sud ovest Apache erano da tempo scesi sul sentiero di guerra contro le poderose amate statunitensi. Intanto un altro popolo cercò di resistere alla devastante avanzata dei coloni che scacciavano i nativi dalle loro terre, quelli che i cacciatori di pellicce francesi chiamarono Nez Percé  dall’ uso di forare il naso per decorazione, ma i Nasi Forati si definivano  Niimíipuu o Popolo che cammina nella loro lingua Niimiipuutimt . Furono descritti  per la prima volta dalla spedizione di Lewis e Clark  nel 1805 come grandi comunità e abili allevatori di cavalli quando i  Nèz Percè  erano tra le  tribù più numerose e potenti degli  altipiani indiani occidentali, pescatori e cacciatori seminomadi che nel XVIII secolo con lì introduzione del cavallo divennero abili cacciatori di bufali estendendo il loro territorio più a sud adottando alcune influenze culturali dagli indiani delle pianure e più degli altri furono tra i più grandi allevatori e commercianti di cavalli Appaloosa.

Come le altre popolazioni indigene nordamericane l’ esistenza era intimamente legata alla tradizione religiosa e mitologica fondata sull’ animismo che conferiva uno spirito a tutte le cose e il legame personale con quel mondo era assicurato dallo spirito guardiano  wyakin,  protettore  e guida nella vita. Per la prima metà del XIX secolo continuarono la loro esistenza tradizionale accogliendo pacificamente i bianchi nei loro territori da dove poi furono minacciati di essere scacciati dal governo statunitense violando il trattato stipulato a Walla Walla  nel 1855, per essere ceduti ai coloni e i cercatori d’ oro e confinati in una riserva nell’ Idaho. Iniziava così la drammatica lotta per la patria dei Nasi Forati  con le tribù che furono costrette a scendere nel loro  epico  sentiero di guerra e a metà del 1877 fu inevitabile quella che fu chiamata la breve ed intensa  guerra Nèz Percè  nel loro tentativo di sfuggire alla deportazione nelle riserve per raggiungere i territori oltre il confine canadese.

La lunga marcia di capo Giuseppe

Erano guidati da Hinmaton Yalaktit o Tuono che rotola  noto come il grande capo Giuseppe assieme a suo fratello minore capo dei guerrieri Wallowa Ollokot, il capo degli  Alpowai Avvolto nel Vento Allalimya Takanin chiamato Looking Glass che finì anch’ egli ucciso combattendo valorosamente, Peo peo Hih Hih Pellicano Bianco o White Bird , Hemene Moxmox  o Fulmine Bianco dei guerrieri Wallowa chiamato anche  Lupo giallo e tra gli altri valorosi condottieri  il mezzosangue noto come Poker Joe . Ognuno dei capi guidava solo poche decine di guerrieri e contro di loro furono mandate ingente truppe ben armate comandate dal generale Nelson Miles che divenne il famigerato nemico degli indiani assieme al generale  Oliver Howard  che ne iniziò il lungo inseguimento, subendo la prima sconfitta di un suo reparto al White Bird Canyon nell’ Idaho il 17 giugno 1877.Nèz Percè Capo Giuseppe

All’ inizio  di Luglio  un altro suo reparto venne sconfitto dagli indiani in uno scontro a  Cottonwood e pochi giorni dopo con il resto della sua poderosa truppa il generale Howard tentò di attaccare di sorpresa un accampamento dove venne respinto subendo notevoli perdite nella battaglia combattuta a Clearwater e costretto alla ritirata.  Scontrandosi ancora con gli inseguitori  a Fort Fizzle in Montana verso la fine di luglio il Nèz Percè  varcarono il Lolo Pass  uscendo dall’ Idaho per entrare nel Montana occidentale nella valle del   Bitterroot  assicurando ai coloni che intendevano attraversare le loro terre in pace commerciando con loro. La marcia proseguì con la giuda di Looking Glass costretto ad affrontare l’ esercito che li braccava nella battaglia combattuta  furiosamente a Big Hole  all’ inizio di agosto 1877 con notevoli perdite nei due schieramenti, da dove i Nèz Percè si ritirarono per proseguire l verso il Canada. Dopo aver attraversato il territorio dello Yellowstone seguendo il fiume omonimo sfuggirono ancora alle truppe del colonnello Sturgis che li inseguiva da tre mesi affrontandolo poi nella battaglia del 13 settembre in Montana a Canyon Creek   riuscendo a sfuggire alla cavalleria che cercò di inseguirli dopo aver resistito a quest’ altro  impari scontro che non era riuscito a sconfiggerli nel Canyon Creek.

L’ implacabile inseguimento delle ingenti truppe statunitensi continuò fino a raggiungere e sconfiggere gli indiani che si batterono valorosamente nella battaglia tra i monti del Bear Paw in Montana poco distante dal confine canadese ponendo fine all’epica Lunga marcia per la libertà dei sopravvissuti con donne e bambini cercando rifugio nella drammatica  fuga in Canada . Con la sua gente e i pochi guerrieri rimati a difenderla, assieme ai suoi fidi  il capo Giuseppe fu costretto alla resa all’inizio di ottobre del 1877 dal poderoso esercito   del generale Howard e durante la trattativa pronunciò il suo celebra discorso”Sono stanco di combattere. I nostri capi sono stati uccisi….Voglio aver tempo di cercare i miei figli e vedere quanti riesco a trovarne. Forse li scoprirò fra i morti. Ascoltatemi capi! Sono stanco, il mio cuore è triste e malato. 

Da dove si trova ora il sole, io non combatterò mai più.”. Nelle trattative per la resa, Howard e Miles avevano promesso a Giuseppe che la sua gente sarebbe tornata  alla loro riserva  in Idaho,  ma il  generale comandante dell’ esercito nordamericano Sherman ne ordinò il confinio in un’angusta riserva del Kansas, all’ inizio di novembre i sopravvissuti con feriti, malati, anziani, donne e bambini furono deportati a  Fort Buford  nel North Dakota e poi caricati su un treno per il loro definitivo confinio lontano dalle loro terre nella riserva nei pressi di Leavenworth in Kansas. Nel 1885 del grande popolo Nèz Percè erano rimasti  268 sopravvissuto che furono rilasciati per tornare nei territori del nord ovest in una riserva, al grande  capo Joseph fu impedito di seguirli e venne confinato nella  riserva di  Colville  del Washington ove morì nel 1904. I luoghi ove hanno combattuto nella loro fiera resistenza è ricordato con il Parco Nèz Percè  e quelli della drammatica lunga marcia sono da percorrere dal Wyoming per  Idaho e il Montana seguendo l’ Historic Trail verso il confine canadese che non riuscirono a raggiungere, mentre la memoria del loro grande condottiero rimane nei discorsi di  Hinmaton Yalaktit che fu il Tuono che rotola e detto  capo Giuseppe .

La terra è madre di tutti e tutti devono avere su essa eguali diritti. È come sperare che i fiumi possano andare controcorrente il credere che un uomo nato libero possa essere felice, quando lo si costringe e quando gli si toglie la libertà di andare dove vuole.”

Utah Wyoming

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