Il lago Inle e le pagode dello Shan

Il lago Inle e le pagode dello Shan


Lago Inle

Nella regione centro orientale ove si stende lo stato Shan dall’altopiano emerge splendente come uno zaffiro il lago Inlay noto come Inle, popolato dai Figli del lago, come si definiscono le comunità degli   Intha, da secoli  vivono in villaggi su palafitte coltivando i loro giardini galleggianti e pescando  su piroghe che remano in piedi con una gamba. Nei colli circostanti i villaggi del popolo Pa-O che conservano antichi costumi e tradizioni assieme ad alcune alle comunità di origine cinese  Wǎzú, qui chiamati Wa, scendono ogni cinque giorni  per gli animatissimi e variopinti mercati rotanti nei cinque villaggi attorno al lago assieme agli Intha, frequentando assieme le antiche pagode, gli stupa e i monasteri che sono sorti nei secoli. Lo ritengo uno dei luoghi birmani più affascinati da scoprire navigando tra i vari villaggi  incrociando le piccole piroghe che sembrano scivolare nei giardini galleggianti, i variopinti ed animati mercati tradizionali, i templi buddisti quotidianamente frequentati da devoti che recano offerte e monaci e le periodiche cerimonie annuali nelle suggestive Feste dell’ Inle. Lungo un canale che lo collega al lago il centro di Nyaungshwe si anima all’ alba con il suo grande mercato, fedeli e monaci tra i vari templi e monasteri come il Shwe Yan Pyay in legno  di teak dipinto su palafitte dalle  grandi finestre ovali e il monastero Yadana Man Aung Paya dalla ricca  pagoda dorata con la guglia ad ombrello cerimoniale hti. Da Nyaungshwe in barca nel suggestivo ambiente lacustre si raggiunge il villaggio  su palafitte con il suo animato mercato galleggiante di Ywama e la vasta riserva naturalistica nel Santuario di Inlay Lake nota come  Wetland . All’estremità nord occidentale del lago sempre in barca si arriva a quello di Khaung Daing con le sue sorgenti termali  naturali, passando per il villaggio Inphaw Khone in fondo al lago, celebre per la tessitura tradizionale di seta e cotone, proseguendo  a Phaung Daw. Qui  si trova la grande pagoda con il suo stupa dorato dalla consueta guglia ad ombrello hti ornamentale, l’interno dalle pareti affrescate da storie buddiste contiene il santuario con cinque veneratissime raffigurazioni del Buddah del XII secolo interamente coperte da lamine d’ oro offerte dai fedeli tanto da renderle irriconoscibili.  Vicino la pagoda Phaung Daw Oo  con i suoi interni dalla ricca religiosità si trova la grande barca cerimoniale  che prende nome dalla raffiguarazione dorata dell’ uccello mitico Karaweik a prua mentre la coda si allunga sul retro, utilizzatanelle suggestive celebrazioni della  grande festa e le cerimonie di Phaung in ottobre  per trasportare in processione le venerate immagini dell’ Illuminato nel lago seguita da altre barche decorate spinte da centinaia di rematori nei diversi costumi tradizionali  per ognuna e decine di imbarcazioni con i fedeli in un’ indimenticabile spettacolo che ricordo come tra i più suggestivi in questo paese. Sempre in barca si continua la scoperta dell’ affascinante ambiente lacustre, dal fondo seguendo lo  stretto e lungo canale Inn Thein ad ovest si arriva al villaggio di Indein che ospita anch’ esso il mercato rotante dei cinque giorni animato dai locali Intha e i Pa-Oh delle colline. Per secoli grande centro religioso ricco di templi e pagode, si sbarca davanti il Bosco di Banyan come sono chiamate le pagode di Nyaung Ohak, in parte avviluppate dalla lussureggiante vegetazione da dove appaiono le sculture di esseri ed animali mitologici come i serpenti Naga e i leoni Chinthe, all’ interno di alcune si trovano le antiche raffigurazioni del Buddha, tra la  suggestione dei templi immersi nella jungla si sale sul colle per le altre pagode di Shwe Indein accedendo per un lungo passaggio coperto. Tra storia e leggenda il sito più antico si fa risalire al III secolo a.C., quando il sovrano indiano Ashoka  inviò i suoi più venerandi monaci a diffondere il buddismo nei territori asiatici orientali, la storia racconta che si inizò la loro costruzione con il sovrano Anawrahta  nel XI secolo, fondatore del regno che prese nome dalla Città dei Templi Pagan culla della cultura birmana, completati alla fine del XII dal successore dinastico Narapatisithuche qui fecero innalzare centinaia di templi divenuti noti come le pagode di Shwe Indein . Dell’ epoca a testimoniare che furono essi i primi costruttori non rimane nulla, da un’ iscrizione si sa che il tempio più antico risale al XIV secolo e tutti la maggior parte a quelli successivi fino al XVIII. Al centro del sito si erge il mitico santuario di Ashoka che custodisce un’immagine dorata Buddha nella posizione della meditazione Dhyanamudra.

Le sacre grotte di Pindaya

Lasciati gli ambienti, villaggi e pagode nel territorio dell’ Inle , proseguendo a nord nello stato Shan per la città di  Pindaya, da dove si schiude un altro tesoro tra ambiente e cultura nelle suggestive omonime grotte di Pindaya che contengono novemila  tra immagini e statue del Buddha di varie dimensioni, molte ricoperte da lamine d’ oro offerte dai devoti. All grotta più meridionale si accede dalla Caverna d’ Oro con la pagoda Shwe U Min che la leggenda vuole fatta edificare dal sovrano indiano Ashoka nella sua diffusione del buddismo in Asia e restaurata nel XII secolo dal sovrano  Alaungsithu, mentre la storia ne racconta la costruzione alla fine del XVIII secolo con la dinastia birmana Konbaung fondata dal sovrano  Alungpaya che riunificò tutti i territori del paese, dall’epoca  queste suggestive  grotte con il loro santuario è divenuto uno dei più venerati centri di pellegrinaggio del buddismo birmano. Tra i più preziosi scrigni iconografici dell’ aerte buddista con le migliaia di raffigurazioni dell’ Illuminato, i discepoli e le sue storie, altari, troni ornamentali, alcune nel tradizionale stile Bhisakkaguru che rappresenta in genere il Buddha della Guarigione o Bhaisajyaguru, diverso dalle più diffuse raffigurazioni birmane dell’ Illuminato e propria nella dottrina del Mahayana, facendo ritenere che fu santuario del Grande Veicolo o scuola  Mahayana Bhisakkaguru, mentre tutti glia altri templi e pagode birmani lo sono della dottrina Theravada. Fin dalla sua fondazione questo affascinate santuario con le migliaia di raffigurazioni sacre che appaiono aggruppate tra le nicchie ed altari nella suggestione delle sacre grotte rimane uno dei luoghi più mistici e venerati del paese.

Il labirinto di Stupa Kakku

Scendendo nella regione meridionale dello stato Shan a sud di Taunggyi che ne è la capitale si prosegue nel territorio più popolato dai Pa-Oh per alcune tradizioni e costumi  simili algrande popolo  Karen di medesima stirpe ove, attraverso i loro campi e villaggi si sale sui colli per trovare il Labirinto di Stupa come è chiamato  Kakku. Un’ altro indimenticabile luogo di mistica atmosfera che si snoda tra i duemilacinquecento stupa delle suggestive pagode nel sito di Kakku, al centro si innalza quello principale circodato dagli altri, tutti in mattoni intonacati e decorati da stucchi che culminano con la guglia ad ombrello cerimoniale hti, diversi custodiscono raffigurazioni del Buddha , i più antichi tra storia e leggenda sembrano risalire al I secolo d.C., la costruzione della pagoda principale è attribuita al devoto sovrano Alaungsithu nel XII secolo per diffondere il buddismo nel suo regno, ma la maggior parte delle migliaia di templi e stupa che incantano in questo immenso santuario sono stai edificati tra il XVII e il XVIII, attirando dall’ epoca fedeli e pellegrini che, al termine dell’ inverno nel mese di Tabaung a marzo assieme ai  Pa-Oh danzanti nei  costumi tradizionali e i fedeli oranti con le loro offerte, per nove giorni  animano le cerimonie nella grande festa delle pagode  di Kakku.

 

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