Genocidio Indiani d’America

Genocidio Indiani d’America


Viaggiando negli sconfinati territori nordamericani si va per regioni disabitate dove un tempo erano popoli dalla  secolare esistenza ed è difficile capire perché quella gente ne sia stata scacciata e sterminata. Seppur nella perversa logica di aprire il loro spazi vitali, l’ invasione dei bianchi ha edificato la sua nazione con centri e città sulle due opposte coste di quel paese scrivendone la controversa storia, ma rimane incomprensibile lo sterminio di quei popoli dalle foreste del nord ovest alle grandi pianure e i deserti meridionali ove di quella pretesa nuova civiltà si trova poco. Eppure in un pugno di decenni sono stati sterminati confinando i sopravvissuti in anguste e miserabili riserve solo per cacciarne i bisonti e commerciarne le pelli mentre per quella gente erano vita, tracciare  piste  di coloni e poi ferrovie verso l’ ovest,  inseguire l’ effimero miraggio di corse all’ oro e invadere terre nell’ epopea dei pionieri celebrati nel il mito del Far West che per gli indiani fu solo sangue e lacrime. Dal nord alle Grandi Pianure fino agli aridi territori meridionali cercarono di resistere valorosamente all’ incontenibile, devastante e sanguinaria avanzata di pionieri, coloni e avventurieri d’ ogni risma protetti dall’ esercito della grande democrazia statunitense decisa a farne  genocidio. Quella stessa che ha fondato  parte la sua storia con gli orrori della Schiavitù dei neri  e ha scritto il suo più nefando capitolo nei territori di quel Far West che ha celebrato come mito mentre ne ha consumato lo spaventoso Genocidio indiano.

I Pueblo del sud ovest e la resistenza dei Navajo

lo sono la voce della Terra.Tutto ciò che a essa appartiene è mio, tutto ciò che essa pensa è mio,
tutto ciò che essa soffre è mio, ed è mio tutto ciò che la circonda.Così tutto è perfetto.” Canto Navajo
.

Dopo ave rinvaso l’ impero messicano degli  Aztechi  e aver represso ogni resistenza dal 1535 ne fecero il  grande dominio della Nueva España sottomettendo ed emarginando tutte le popolazioni indigene, dalla colonia del  Messico iniziarono le spedizioni  oltre i confini settentrionali dei Conquistadores nei territori nordamericani tra il Texas, Arizona, Nuovo Messico, dove trovarono i discendenti dal Popolo Ancestrale degli Anasazi dalle comunità riunite in villaggi che chiamarono Pueblo, più ad ovest raggiunsero le terre occidentali affacciate sull’ oceano popolate dagli indiani della California e altre tribù  che cercarono di resistere all’invasione delle loro terre, alle violenze dei coloni e all’arrogante opera missionaria per distruggere tradizioni secolari nella cristianizzazione forzata. Continuarono ad essere decimati da epidemie, subendo violenze e sottomissioni, ridotti a schiavitù e al lavoro servile nei ranchos che occupavano le loro terre anche dopo l’ indipendenza del Messico, ma anche qui fu con l’ acquisizione statunitense di quei vasti territori che dalla metà del XIX secolo ne iniziò il genocidio. Durante la spedizione di Coronado  alla ricerca delle mitiche sette città d’ oro di Cibola in Nuovo Messico, gli spagnoli incontrarono il popolo degli  Zuni tra il fiume affluente del Colorado e le montagne omonime ed iniziarono i conflitti con gli indigeni nella guerra Tiguex che travolse il villaggi pueblos dei vicini indiani di Tiwa. Fu l’ inizio delle violenze su quelle popolazioni per dominarne i territori come quella di  Juan de Oñate che nel 1599 ordinò il massacro della Tribù del Pueblo di Acoma e quando la regione entrò nel vasto vicereame della Nueva España ne iniziò l’ invasione coloniale con la sottomissione degli indigeni che reagirono nella Rivolta Pueblo del 1680 duramente repressa. Intanto gli spagnoli erano avanzati invadendo le terre dei pueblo  Tewa  lungo il Rio Grande e l’ intero territorio tra Nuovo Messico e Arizona, vi trovarono i grandi villaggi di case Kiva dei Moqui noti come il popolo degli Hopi dall’antica cultura fondata su tradizioni secolari della loro vasta  Mitologia Moki  che, come le altre popolazioni Pueblo, derivava dai miti del Popolo Ancestrale Anasazi, come  Il loro antico e sacro centro di Oraibi, l’ esistenza era legata ai cerimoniali religiosi consacrati al potente spirito kachina e ad un mondo di entità e spiriti che armonizzavano la vita tribale degli Hopi ben presto travolta dall’arrogante presunzione di superiorità dei bianchi, ne rimane la memoria dei discendenti confinati nella Riserva Hopi in Arizona ove hanno cercato di mantenere quel che rimase dell’ antica cultura celebrandone le cerimonie e la mistica Danza del Serpente . A lungo cercarono di resistere le comunità dei Dinè o Navahuu come erano chiamati  dai vicini e noti come Navajo che popolavano un vasto territorio tra il Nuovo Messico e lo Utah in grandi villaggi dalle case hogan con al centro quelle usate per cerimonie, riti sciamanici e  guarigioni. Tutto derivava dal  mito della Creazione Diné Bahane’  attraverso tre mondi fino a giungere al quarto dove gli antenati guidati dal sacro popolo Diyin Diné  trovarono il loro territorio Dinétah che non avrebbero mai dovuto lasciare, si stendeva  tra le terre Sisnaajini  nel Withe Peack tra le Montagne Rocciose in Colorado, Tsoodzil  nel Mount Taylor in New Mexico, in Arizona centrale il  Dook’ooshild  nel  San Francisco Peaks e in Colorado nei monti  Hesperus Dibè Nitsaa .Da quella  mitica era questo è sempre stato il loro territorio sacro ove hanno condotto per secoli l’ esistenza nell’armonico equilibrio tra la gente e la natura celebrandola con le  tante cerimonie come quella della Via della Benedizione  Hózhǫǫjí, mentre la  Via Nemica  Ana’í Ndáá’ preserva il popolo dalle avversità, sempre accompagnate con la suggestioni dei riti, le danze  e i canti Navajo, per essi tutto era espressione delle antiche tradizioni come la musica che accompagnava le cerimonie nelle comunità, così come l’ arte della tessitura con la sua simbologia.  Fin dall’ arrivo degli spagnoli si opposero fieramente all’ invasione del sacro territorio nei lunghi conflitti Navajo iniziati nel XVII secolo, continuate contro i messicani e poi con i coloni nordamericani dopo che quelle terre divennero parte del sud ovest statunitense scontrandosi con i coloni Mormoni e le loro milizie nel 1847. Fu contro i coloni e l’ esercito statunitense che da scontri  ed incursioni  divennero le vere guerre Navajo combattute valorosamente fino alla resa e deportati con la tragica Lunga marcia del 1864 per essere  confinati a migliaia d assieme a cinquecento Apache Mescalero nella riserva in Nuovo Messico di Bosque Redondo  che gli indiani definirono  la triste terra di Hwéeldi, infine deportati nella riserva della  Nazione Navajo che chiamano Naabeehó Bináhásdzo, tra New Mexico, Arizona e Utah.

I Padri Fondatori sterminatori di indiani

Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso” capo Piccola Foglia

Quando i celebrati padri pellegrini britannici sbarcarono nel 1620 con il Myflower sulla costa nord orientale nella baia dove poi fondarono la loro colonia del Massachusetts, trovarono una delle comunità tribali che popolavano il nord est dal Canada al New England chiamate poi tribù dei boschi. Li accolsero pacificamente e li aiutarono a sopravvivere nel primo rigido inverno, insegnarono come coltivare quella terra sconosciuta, a costruire i primi villaggi e a vivere nel loro territorio e pochi sanno che furono quegli indiani a celebrare con loro il primo Thanksgiving day, agli stremati padri pellegrini portarono anche i tacchini che tanto allietano le ipocrite celebrazioni statunitensi, dimenticando quale ringraziamento riservarono ai loro salvatori. Il celebrato John Mason, fondatore della colonia con l’aiuto di quegli indiani,  fu il fanatico e sanguinario protagonista che li massacrò pochi anni dopo  sul Mystic e tutti gli altri luoghi ove i rozzi padri fondatori scatenarono la devastante guerra Pequot  contro le comunità indigene. Poco dopo i fanatici puritani della colonia  si scatenarono a convertire con la forza quei selvaggi come i Wampanoag che li avevano  aiutati, nel 1675 il capo sachem Metacomet, che era  stato ribattezzato dai britannici King Philip, reagì all’ arrogante pretesa di sottomissione e si alleò con i vicini Tunxis, il  Popolo della Palude delle tribù Podunk e quello della nazione  Chaubunagungamaug dei Nipmuc  , nel conflitto con i coloni  che venne chiamato   la Guerra di re Filippo. Combattendo valorosamente l’ anno dopo  furono sconfitti da oltre un migliaio di miliziani armati con armi da fuoco che impiccarono tutti i prigionieri riducendo in schiavitù i sopravvissuti e squartando per poi decapitare ed esporre le teste a Plymouth di Metacomet e il capo Anawan dei Pocasset, tutte le terre tribali furono occupate e gli indigeni in gran parte sterminati. Simile sorte subirono gran parte delle popolazioni indigene nei territori dove  sono sorti i centri e città dell’ East Coast che ne hanno cancellato la memoria. Questo fu il thanksgiving agli indiani che li avevano accolti pacificamente ed aiutati dei gloriosi padri fondatori con la loro banda di assassini.

Le guerre indiane del nord est

Pace non è solo il contrario di guerra, non è solo lo spazio tra due guerre… E’ la Legge della vita. E’ quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia.”Proverbio  Irochese.

Le coste più settentrionali del continente furono raggiunte dai navigatori europei nella ricerca del Passaggio nord ovest abitate da tribù di pescatori e cacciatori nomadi, nel 1535 Jacques Cartier  si avventurò negli ignoti territori canadesi del   Quèbec risalendo il fiume San Lorenzo  fino alle terre delle comunità di Uroni, come vennero chiamati i Wyandot, incontrando per primo le tribù Indiane della regione e il secolo successivo dopo altre spedizioni vennero fondate le colonie francesi  nel Nuovo Mondo. I contatti con le popolazioni indigene si ampliarono con le esplorazioni sui fiumi delle rotte canadesi e nel XVIII secolo gran parte del territorio tribale  entrò nella colonia della Nouvelle France  tra il Quebèc e la regione dei Grandi Laghi fino alla costa orientale, mentre più a sud si espandevano le Tredici colonie britanniche in conflitto con il dominio francese e le ignote malattie che avevano portato scatenarono devastanti epidemie di vaiolo e morbillo che decimarono le popolazioni indigene. Per il loro lucroso commercio di pellicce  gli europei fomentarono antichi conflitti tribali sconvolgendo le regioni settentrionali nelle guerre indiane fornendo le micidiali armi da fuoco. Nel nord est a metà del XVIII secolo vennero chiamate le  Guerre dei Castori, britannici e olandesi e armarono e spinsero le tribù degli Irochesi  contro le altre per espandere i domini nei loro territori e favorire le compagnie  europee che commerciavano le pellicce per acquisire il controllo delle terre tribali nella regione dei  Grandi Laghi, scatenando la guerra iniziata dal 1754 e durata nove anni che venne chiamata  franco indiana.  Nel frattempo gran parte del Canada divenne dominio  britannico con quel conflitto coloniale e nel 1763 le popolazioni indigene tra i Grandi Laghi, l’ Ohio e l’ Illinois reagirono alleandosi nella guerra Pontiac per scacciare i coloni inglesi, così chiamata dal condottiero il capo degli Ottawa e Chippewa Pontiac. Sebbene sconfitti gli indiani compresero che potevano unirsi per contenere l’ espansione europea ottenendo alcuni diritti su parte del territorio di quelle che vennero considerate le  Prime nazioni, ostacolate dai coloni che volevano tutte le loro terre, ne fecero  una delle rivendicazioni per loro guerra di indipendenza dalla madrepatria britannica e così anche l’ invasione dei territori indiani con lo sterminio delle tribù che li ostacolavano divenne uno dei diritti della decantata costituzione statunitense.

I popoli della costa occidentale

La lunga costa occidentale   nordamericana affacciata sul Pacifico che si stende dall’ Alaska   alla California era abitata da vari popolazioni e comunità tribali degli indiani nord ovest, le più settentrionali vennero chiamati dagli europei Flathead dalla pratica tradizionale di  deformare il cranio ottenendo una testa allungata e  piatta,  come il popolo Salish di pescatori e cacciatori, lungo il fiume Columbia i  Chinook   che estendevano i territori verso il Pacifico e i vicini  Kathlamet di medesima stirpe e tradizioni. Nella regione occidentale dell’ altipiano  tra il  Washington e  l’ Oregon fino al  Montana tra le altre si trovavano le tribù di cacciatori Palouse e gli  Skitswish chiamati dai francesi Coeur Alene, con l’invasione dei coloni nel 1858  alleandosi con i vicini  Spokane e Paiute settentrionali cercarono di reagire nella guerra Palouse, per finire  confinati dopo la sconfitta nella riserva Yakama. Nello stesso periodo le tribù canadesi del popolo Nlaka’pamux  si opposero ai  coloni e cercatori d’ oro in British Columbia nella guerra per il Fraser Canyon , poco prima  dopo il trattato di  Walla Walla  con il governo statunitense  nel 1855, gli indiani che si erano arresi furono costretti a lasciare  i loro territori, assieme alle tribù degli Umatilla e dei  Waluulapam chiamati  Walla Walla confederate per essere e trasferite nella riserva di Umatilla in Oregon. Dalla vita e  tradizioni simili ebbero lo stesso destino gli Spokane che popolavano l’ omonimo fiume che con i Waluulapam vennero  coinvolti  nei conflitti assieme ai  Cayuse contro l’ invasione dei coloni iniziata nel 1841 con l’ apertura della  la pista dell’ Oregon  che portò  una devastante epidemia di vaiolo,  reagendo nella guerra Cayuse iniziata nel 1847 e durata otto anni. Ad est di quel territorio si trovavano le comunità  degli Yakama tra il fiume omonimo e il Columbia che cercarono anch’ essi di  contenere l’avanzata dei coloni  e per tre anni dal  1855 reagirono con la guerra Yakima tra la regione  idel Washington e   l’altipiano nord occidentale.Tra l’ Oregon meridionale e la California settentrionale le tribù Modoc  di pescatori e cacciatori del popolo Klamath  con la prepotente avanzata dei coloni bianchi furono costretti a reagire nella guerra di Lava Beds   nel l 1872 durata un anno e anch’ essi sconfitti vennero confinati nelle riserve.

La fine degli indiani californiani

Dobbiamo proteggere le foreste per i nostri figli e i bambini che devono ancora nascere. Dobbiamo proteggere le foreste per coloro che non possono parlare per difendere sè stessi, come gli uccelli, gli animali, i pesci e gli alberi.”  Qwatsinas capo Nuxalk

Scendendo dalla costa nord occidentale si allungano i vasti territori che erano popolati dalle varie tribù dagli  indiani californiani  per secoli anch’esse vissute pacificamente fino all’arrivo dei bianchi iniziato nel XVI secolo quando i conquistadores spagnoli avanzarono oltre i confini settentrionali messicani  nei territori degli indiani Pueblo e poi navigando ad ovest sulle coste californiane.  Furono i primi europei ad incontrare gli  indiani della Baja California,  nel secolo successivo fino all’ inizio del XIX gli esploratori europei e nordamericani penetrarono nell’ intero territorio californiano. Quando anche la California fu dominio del vicereame della Nueva España,  nella seconda metà del XVIII secolo  i francescani  iniziarono a fondare le  missioni  che si diffusero cercando di convertire i popoli indiani californiani mentre i coloni ne occupavano vari territori con i ranchos schiavizzando gli indigeni e costretti al lavoro servile come genìzaros. Dopo il lungo periodo coloniale con le guerre per l’ indipendenza dalla Spagna , nel 1820, anche il territorio californiano entrò in quello settentrionale del Messico, continuando l’ occupazione  delle terre indiane e lo  sfruttamento servile nei ranchos. Al termine della guerra con gli Stati Uniti del 1846  durata due anni , venne conquistato anche il territorio della California che ne divenne uno stato e da allora la popolazione indigena stremata e decimata da un secolo di dominazione, venne travolta da un vero  genocidio  che alla fine del secolo ridusse gli  oltre centocinquantamila indiani californiani a meno di un decimo, ma la  strage iniziò nel 1848 quando il colono Marshall scoprì un giacimento aurifero, attirando migliaia di  cercatori ed avventurieri nella corsa all’ oro che invasero i territori indigeni con la violenza per fondare i loro centri e città, celebrata come uno dei capitoli dell’ epopea del west, quella   Gold Rush   fu il devastante  inizio della rapida  fine per tutti quei popoli vissuti per secoli liberamente con le loro stradizioni, cacciati, devastati dalle malattie portate dai bianchi, sterminati a migliaia e i sopravvissuti rinchiusi in miserabili riserve.

Le esplorazioni e l’ invasione del nord ovest

L’indiano appartiene alla terra, sia che si tratti della regione, delle foreste, le pianure, i pueblos o le mesas. Egli si inserisce nel paesaggio, tramite la mano che ha delineato il continente e plasmato l’uomo. Una volta cresciuto nel modo più naturale come i girasoli selvatici, egli appartiene come il bufalo apparteneva alle praterie.”  Orso in Piedi capo Oglala.

Le popolazioni dei vasti territori canadesi meridionali e quelli poco a sud ancora poco noti  vennero incontrate dalle esplorazioni a nord ovest , tra le varie le prime furono quelle durate tre anni dal 1769  di Samuel Hearne dal 1769 nei territori canadesi occidentali, continuate dal 1792 con lo scozzese Mackenzie e il canadese  che gli indiani chimavano Koo-Koo-Sint David Thompson. All’ inizio del nuovo secolo il geografo britannico Simon Fraser esplorando la regione incontrò varie tribù nei territori attraversati dal  fiume che porta il suo nome nella British Columbia. Diverse altre popolazioni indigene vennero  incontrate dalla  Spedizione Pike  del 1805 che prese nome dal  capitano statunitense che la guidava  Zebulon Pike, dai territori della Luisiana francese si avventurò in quelli a nord del Mississippi e nella successiva attraversò le Montagne Rocciose in Colorado.  I più numerosi contatti con le ancora poco note popolazioni si ebbero con la grande spedizione Usa  nel 1804 voluta dal presidente Jefferson che inviò i militari dei  Corps Discovery per traversare tutti  i territori settentrionali statunitensi da est ad ovest guidata dagli ufficiali  Lewis e Clark che per due anni incontrarono varie tribù. Oltre la regione del Red River rimanevano ancora ignoti varie regioni del sud ovest popolate da molte grandi comunità tribali e le misteriose sorgenti del grande Mississippi ove si avventurò da solo il grande esploratore italiano Costantino Beltrami, l’ unico che studiò costumi e tradizioni delle popolazioni incontrate  che lo onorarono come Kitky Okimaw dal cuore indiano. Dalla metà del XIX secolo iniziò l’ espansione dei coloni in quei territori e nelle Grandi Pianure  che si stendono ovest delle Montagne Rocciose o  Rockies  verso  le regioni attraversate dal corso del  Mississippi ad est, quelle verso  gli altipiani delle High Plains tra il Wyoming sud orientale e il Dakota meridionale  con al centro le nere colline Black Hills, sacre agli indiani Lakota  che le chiamavano chiamavano  Pahà sàpa , il Nebraska occidentale fino alle Sand Hills, dall’ Oklahoma e il Kansas occidentali al  Missouri, la regione orientale del Colorado e il New Mexico settentrionale fino al Texas settentrionale dove ad ovest si stende il grande deserto. Un immenso territorio in gran parte coperto dalla sconfinate  praterie da sempre popolate da animali  di varie specie con mandrie di  bisonti e  bufali a migliaia ove, fin da quando vi giunsero gli antenati di quelli che poi  vennero chiamati gli Indiani  delle pianure, interi popoli, comunità e tribù hanno fondato la loro secolare libera esistenza sulla caccia al   bisonte.

Le guerre indiane del nord ovest

Un popolo senza storia è come il vento sull’erba dove cresce il bufalo.” Proverbio Lakota.

il religioso  J.Louis Le Loutre  guidò un’ alleanza tra i guerrieri del popolo  Mi’kmaq e i coloni francesi che con tribù indiane della regione formavano la milizia degli  Accadiani assieme a quelle delle popolazioni  Wabanaki, iniziando un conflitto che portò a quella che fu chiamata  la guerra Mimac durata sei anni dal 1749 contro  le milizie coloniali  britanniche del nord guidati da C.lawrence e i contingenti militari del  New England  comandate dall’ ufficiale J.Gorham. Quello stesso anno  il governatore britannico E.Cornwallis emanò un decreto per pagare ai New England Rangers gli scalpi di tutti gli indiani uccisi senza distinzione tra uomini, donne e bambini, inaugurando lo Scalp Acts seguito nel 1756 dal governatore della Nuova Scozia C.Lawrence  per tutti i Mi’kmaq e altri indiani uccisi, poi  da quello della  Pennsylvania che mise un taglia per ogni scalpo di donne e bambini indiani nel conflitto che scatenò contro i Delaware o Lenape che popolavano la regione assieme alle comunità tribali del popolo Shawnee. Mentre cominciava  la storia  dei nuovi Stati Uniti nel 1776, dopo quelle del nord ovest anche per tutte le tribù indiane delle grandi pianure fu l’inizio della fine. Il primo e celebrato presidente  Washington  scatenò la guerra contro l’ alleanza degli indiani Shawnee che tradizionalmente popolavano regioni dell’ Ohio, Kentucky e la Pennsylvania  guidati dal capo Weyapiersenwah detto Blue Jacket , i vicini Delaware chiamati anche  Lenape  che erano condotti dal capo Buckongahelas, assieme ad alcune tribù settentrionali di Wyandot , quelle chiamate Chippewa del popolo Ojibwe , gli Odaawaa provenienti  dal sud canadese  noti come Ottawa  . Di simili stirpe e tradizioni dei NeshnabéPotawatomi e le tribù del Michigan sud occidentale e Ohio del  popolo  Miami  guidate dal grande  capo Michikinikwa Piccola Tartaruga e chiamata guerra della   Piccola Tartaruga meglio nota come la  Guerra nord ovest che finì con la sconfitta degli indiani costretti a  cedere gran parte dei territori  con un trattato firmato a Greenville nel 1795. Nel 1830 venne emanato il decreto del  Removal Act che obbligava le tribù del sud est a lasciare i loro territori per trasferirsi ad ovest del  Mississippi e dal 1850 per tre anni alcune grandi tribù dell’ ovest furono convinte che l’esercito statunitense li avrebbe protetti dall’ avanzata dei coloni sottostando a vari trattati che acconsentivano di tracciare piste e costruire forti nei loro territori adoperati poi per invaderli. Per le miserabili condizioni della loro riserva nel 1862 si scatenò la rivolta dei  Sioux Lakota nel Minnesota attaccando i coloni e i contingenti militari  mentre infuriava la guerra civile americana e  che venne chiamata  la guerra di  Little Crow  dal nome del fiero capo guerriero che la guidò Thaóyate Dúta detto Little Crow Piccolo Corvo,  dopo vari scontri il governo statunitense del celebrato presidente Lincoln reagì inviando un’armata e il capo con i suoi guerrieri fu costretto alla resa.

I popoli delle  Grandi Pianure

Io nacqui nella prateria dove il vento soffiava liberamente e dove non c’era nulla a bloccare la luce del sole. Io nacqui dove non c’erano recinti e dove ogni cosa respirava liberamente. Io voglio morire là, e non dentro questi muri.” Dieci Orsi capo  Comanche

Le grandi pianure settentrionali erano popolate dalla nazione delle Tre tribù Sahnish o Arikaree noti come Arikara che abitavano la regione del North Dakota  con i vicini  Mandan  e il  Popolo dei Salici degli Hiraacá noti come Hidatsa. Tra le varie popolazioni delle Pianure centrali si trovavano le tribù degli   Hinanaeina  chiamati dagli europei Arapaho che popolavano la regione di tra il Manitoba canadese e il Minnesota, la confederazione tribale dei Niitsitap  per le loro decorazioni ribattezzati Piedi Neri e le tribù degli Absaroke noti come  Crow. Più a sud tra il Nebraska e l’ Arkansas le popolazioni dei  Pawnee e Wichita  che, come le altre settentrionali e centrali, vennero coinvolte nella storia delle guerre indiane che devastarono i  territori dell’ ovest nel XIX secolo , celebrate nel mito del Far West tradotto invece uno spaventoso genocidio . Le varie comunità tribali del grande popolo Shoshoni abitavano la grande pianura attraversata dal sinuoso corso dello  Snake tra i territori dell’  Idaho, Wyoming e Utah di  cultura analoga al popolo Bannock , con vita e tradizioni simili alle  altre varie popolazioni indiane del Grande Bacino. Dopo gli scontri con i coloni  e l’ intervento dell’ esercito statunitense nel  1868 a furono costretti dal di Fort Bridger ad essere confinati nella riserva di  Wind River in  Wyoming eed altri assieme ai Bannok in quella di Fort Hall dove una decina di anni dopo si ribellarono e  furono coinvolti nelle Guerre Bannock. Le tribù occidentali degli Shoshoni Goshute popolavano una regione tra l’ Utah settentrionale e il Nevada asieme ai  Timpanog  di medesima stirpe fino al 1847,  quando i  fanatici pionieri Mormoni  ne invasero il territorio e gli indiani furono costretti a reagire  con una rivolta guidata dal capo Tondzaosha chiamato Pocatello nel 1850, sedata con vari massacri fino alla resa per essere richiuso con i sopravvissuti nella riserva di Fort Hall. Poco dopo le tribù espropriate e vessate iniziarono  guerra guidata dal capo Wakara, i coloni con le loro sanguinarie milizie aiutate dall’ esercito sconfissero i Goshute e Timpanog invadendone le terre rimaste confinandoli   poi nella riserva di Skull Valley   in Utah in condizioni miserabili ove ne sono sopravvissuti una trentina. Nelle Grandi Pianure gli ultimi a resistere furono i fieri Tsistsistas o Nostro Popolo delle tribù Cheyenne assieme alla  Grande Nazione degli indiani Sioux, quelli che vennero detti i  Signori delle Praterie  Comanche e i più meridionali  indomiti guerrieri  Apache del sud ovest.

Stragi e massacri

Questa guerra non viene dalla nostra terra, questa guerra è stata portata su noi e i nostri figli dal Grande Padre che sono venuti a prendere la nostra terra senza riconoscerle un prezzo limitandosi a fare cose malvagie. Questa guerra è solo una rapina, un furto della nostra terra.” Capo Coda Maculata

Nel 1864 dopo che alcuni Cheyenne avevano attaccato  un treno sulla ferrovia imposta su un loro territorio, il governo statunitense ordinò il raduno a Fort Lyon a tutte  le comunità indigene della regione per deportarle inviando il terzo Reggimento del Colorado comandato dal  colonnello John Chivington con l’ ordine di massacrare tutti gli indiani che trovava, attaccando la popolazione inerme come nel massacro  consumato nel villggio di Sand Creek sterminando tutti senza risparmiare donne e bambini. Con quella che è ricordata come la vile e sanguinaria Sand Creek . Poco dopo i Sioux, guidati da  Maḣpíya Lùta noto come Nuvola Rossa e l’ altro grande capo Tȟašúŋke Witkó degli Oglala Lakota chiamato Cavallo Pazzo riunirono i loro guerrieri per vendicare i soprusi americani e il massacro di inermi consumato a Sand Creek attaccando e uccidendo un reggimento dell’esercito.  Nei territori tra il Wyoming e il Montana per due anni dal 1866 infuriò la guerra del Powder River detta anche di  Nuvola Rossa così chiamata dal nome del celebre capo della grande tribù  Oglala e con loro i militari statunitensi non si trovavano davanti gente inerme, ma coraggiosi e combattivi guerrieri guidati da abili capi coraggiosi che li impegnarono in vari scontri. Sopravvissuto a Sand Creek si era adoperato  per la pace il capo Mokatȟavataȟ chiamato Black Kettle Pentola Nera, nel 1868 era accampato con la sua gente Cheyenne  e  venne attaccato di sorpresa dal sanguinario colonnello George Custer con la sua scatenata cavalleria massacrando a Washita sul fiume omonimo  in gran parte anziani, donne e bambini difesi eroicamente da un pugno di guerrieri in un vile ed impari scontro ricordato come la strage di Washita . In Oregon Rinchiusi nella miserabile riserva di   Klamath  assieme all’ omonima tribù che dava nome al quel confinio, nel 1872  gli indiani  Modoc fuggirono dalle miserabili condizioni della riserva guidati dal  capo Kintpuash Colui che colpisce l’ acquache venne  chiamato anche  Captain Jack , per tornare nel loro  antico territorio tra i monti vulcanici del Lava Beds nel nord est californiano. Resistendo a lungo all’ esercito statunitense che li aveva inseguiti scontrandosi duramente per una anno in quella che fu chiamata la  guerra Modoc. Dopo accanita resistenza la guerriglia degli indiani venne sconfitta costringendoli alla resa con i superstiti deportati ponendo fine anche a questa  impari guerra che  venne considerata la  rivolta Modoc  impiccando il valoroso capo  Kintpuash.

La resistenza di Sioux e Cheyenne

Quando un esercito dei bianchi combatte gli indiani e vince, questa è considerata una grande vittoria, ma se sono i bianchi ad essere sconfitti, allora è chiamata massacrocapo Chiksika.

Nel 1868 venne stipulato un trattato a Fort Laramie in Wyoming tra il governo statunitense e i Sioux che stabiliva il loro territorio tra il Powder river per il Wyoming fino alle sacre Pahá Sápa o Colline Nere  Black Hills, mentre tra il Wyoming  orientale e il Dakota meridionale venne creata anche  la riserva di  Standing Rock chiamata dagli indiani Nyaŋ Woslál Háŋ .Pochi anni dopo nel sacro territorio  Pahà Sàpa  dei Sioux, chiamato dai Cheyenne Moʼȯhta-voʼhonáaeva, nel 1874 furono scoperti giacimenti auriferi e cominciarono a giungervi cercatori ed avventurieri, l’ esercito statunitense ne trattò l’ acquisto con il capo dei Soux  Oglala Nuvola Rossa  e quello dei Lakota  Siŋté Glešká chiamato Coda Chiazzata che venne rifiutato. Alla fine dell’ anno successivo i cercatori d’ oro avevano invaso il territorio e il governo ordinò a tutti gli indiani di rimanere nei confini della riserva ritenendo ostili coloro che non ubbidivano, considerata un’ altra insopportabile vessazione nella regione delle Black Hills  iniziò l’aspro e sanguinoso  conflitto con i bianchi ricordato come la grande guerra Sioux del 1876. Celebrando l’ unione con una grande cerimonia e la  Danza del sole Wiwanyag Wachipisul fiume Rosebud, le  tribù Sioux guidate dai capi Tatanka Yotanka o Toro Seduto  degli Hunkpapae e Tȟašúŋke Witkó  degli Oglala Lakota ormai noto ai bianchi come Cavallo Pazzo si allearono con i Cheyenne del capo Éše’he Ôhnéšesêstse chiamato Due Lune. Nel giugno 1876 il governo decise l’ invasione di quei territori per riprenderli agli indiani inviando agguerriti contingenti, il generale  George Crook avanzò a nord  da  Fort Fetterman nel Wayoming, l colonnello John Gibbon nella regione  tra i fiumi Powder e Bighorn, da  est il generale Alfred Terry assieme a Capelli Gialli come gli indiani chiamavano il sanguinario colonnello George A.Custer. A metà del mese trovarono i guerrieri Cheyenne e Sioux sul torrente Rosebud in Montana che li sconfissero per la prima volta il 17 Giugno 1876  in quella che è ricordata la battaglia combattuta a  Rosebud.

Little big Horn

Gli indiani vennero attaccati poco dopo dalle truppe del generale Crook sconfiggendolo  in un duro scontro, inviò in avanscoperta il 7th Regiment della cavalleria statunitense comandato dal famigerato protagonista del massacro di Washita .Custer che decise di attaccare senza attendere il resto della guarnigione, questa volta non aveva difronte gente inerme da massacrare, ma i guerrieri della nazione Sioux, assieme ai più valorosi Cheyenne  e quelli della fiera tribù degli  Arapaho. Oltre all’ ormai celebre  Sitting Bull  Toro Seduto capo supremo  di tutti i Sioux con Crazy Horse  Cavallo Pazzo, le altre  tribù   Lakota  Hunkpapa assieme al capo Piji ribattezzato  Fiele erano guidati dall’ altro capo  Phizi conosciuto come l’ abile condottiero Gal che tra i loro avevano Il giovanissimo Heȟáka Sápa o Alce Nero divenuto poi  sciamano e capo degli Oglala, mentre con Ishaynishus chiamato Due Lune guidava i guerrieri Hotamétaneo’o,  noti come Dog Soldiers  dalla temuta fama,  l’ altro valoroso  capo Cheyenne Kâhamâxéveóhtáhe detto Gambe di Legno Wooden Leg. Quel 25 giugno del 1876 lungo l’ omonimo torrente attesero Custer e i suoi cavalleggeri  a  Little Bighorn  sconfiggendoli con la furia della vendetta, sopravvisse solo il trombettiere italiano  John Martini che era stato inviato a chiedere rinforzi. Un’  epica vittoria per gli indiani, mentre per i bianchi fu la disastrosa sconfitta ove rimase ucciso l’arrogante  Custer nella battaglia combattuta a Little Bighorn.

La lunga marcia di capo Giuseppe

«  Vorrei aver tempo per cercare i miei bambini e vedere quanti ne posso ancora trovare. Forse li troverò fra i morti. Ascoltatemi, capi! Sono stanco, il mio cuore è malato e triste. A cominciare da dove ora è il sole, io non voglio più combattere. » Capo Giuseppe.

E’ ricordata come la tragica lunga marcia dei Nez Percè l’ odissea del popolo che abitava le regioni  occidentali tra il Washington meridionale e i Oregon settentrionale, obbligati a cederle al governo statunitense nel 1855 e  confinati in una zona ristretta nella valle di Wallowa. Quando fu intimato di lasciare anche quella per trasferirsi in una riserva, si rifiutarono costretti al loro  sentiero di guerra  nel 1877. A guidarli era Hinmaton Yalaktit, il saggio e fiero Tuono che rotola dalla montagna nella loro lingua Niimiipuutímt  che dopo la sua conversione al cristianesimo divenne  Capo Giuseppe, con la sua gente e  guerrieri a proteggerla  prese la lunga via verso il confine canadese in un’ epica Lunga marcia, braccati ed inseguiti da oltre duemila militari comandati dal generale Howard che affrontarono con valore in diversi scontri   in quella che fu chiamata la guerra dei Nasi Forati. Inseguiti dal poderoso contingente statunitense comandato dal generale  Gibbon vennero  attaccati  dai soldati che respinsero a Clearwater , proseguendo la marcia  gli indiani continuarono ad essere inseguiti fino al’ agosto  del 1877 fino alla battaglia combattuta a   Big Hole  con la sconfitta dei valorosi  guerrieri guidati da Giuseppe  assieme al capo  Allalimya Takanin chiamato Looking Glass. L’ inseguimento continuò con altri scontri minori dopo la sconfitta di   Big Hole  che li aveva decimati e giunti a poca distanza dal confine canadese all’ inizio di ottobre vennero costretti all’ ultima battaglia tenacemente combattuta  per cinque giorni ma che finì con la definitiva sconfitta  degli indiani tra le montagne di Bear Paw. Costretti alla resa durante i negoziati al capo Giuseppe  il generale Miles promise il  ritorno  nel territorio dell’Idaho ,ma il comandante in capo statunitense  Sherman  li rinchiuse in un’ altra riserva lontana  in Kansas. Un’ altro popolo scacciato dalle proprie terre,  combattuto ed ingannato ed  oltre la tragica storia ne rimangono  memoria i  discorsi di Capo Giuseppe 

E’ più facile che i fiumi invertano il loro corso che un uomo che è nato libero sia contento di essere rinchiuso in un recinto e di non essere libero di andare dove gli pare..Hin-mah-too-yah-lat-kekht ha parlato per la sua gente.” echeggia come nobile e sommessa epigrafe del destino di tutti gli indiani d’America.

Gli indomiti Apache

Io sono nato nelle praterie dove il vento soffia libero e non c’è nulla che ferma la luce del sole. Io sono nato dove non c’erano costrizioni” . Geronimo

Dal 1820 il capo dela tribù Limpia dei Mescalero  Gomez  iniziò le incursioni nelle regioni messicane settentrionali contro i messicani fino al 1843, seguito dai Sierra Blanca  e Mescaleros guidati da Barranquito, nel  1857 i territori  furono divisi tra i suoi figli  Santana  alla guida dei dei Sierra Blanca Mescaleros e Zhee-ah-nat-tsa noto come Cadete. Nella seconda metà del XIX secolo  le  lunghe Guerre apache contro i coloni e l’ esercito statunitense guidati da capi leggendari. Sono ancora ricordate tra i Tarahumara e gli indigeni della Sierra Madre le gesta del leggendario guerriero Miñaca nel territorio messicano settentrionale, come quelle del capo  che chiamarono Miguel Narbona , ne fu  temuto nemico sconfiggendoli varie volte in sanguinari scontri  per anni dal 1847 , seguirono poi le imprese del grande capo Dasoda-hae chiamato Mangas Coloradas. Quando dilagò la rivolta dei guerrieri  Mimbreños o  Tchihende   nel 1861 assieme all’ altra potente banda della tribù Apache  Chiricahua, si unirono quelle dei Mescaleros  guidate da Kutu-hala che chiamarono  Caballero delle tribù Sehende dei Sacramento con il  capo  San Juan e il  condottiero dei guerrieri  Limpia e Chisos  noto come  Alsate. Mentre Alsate continuava il conflitto  assieme ai guerrieri del capo Carnoviste, iniziarono la guerriglia i  Chiricahua di  K’uu-chish  genero di Mangas Coloradas  poi famoso come Cochise quando guidò il suo popolo assieme ad altri  condottieri e i  fratelli i Chihuahua e Ulzana  dall’ Arizona. Contro i Mescaleros intervenne l’ esercito comandato dal generale  Carleton che nel 1862 in un proclama ordinava l’ uccisione di ogni indiano maschio di qualsiasi età e la deportazione di donne e bambini, centro della campagna militare fu Fort Stanton con il comando affidato a Christopher Carson che è ricordato come Kit Carson nell’ epopea del Far West, qui nel poco nobile ruolo di esecutore degli spregevoli orini del generale Carleton.La guerra fu continuata da Bidu-ya noto come Victorio, anche egli  fiero e valoroso capo  della tribù Mimbreño  in anni di guerriglia sconfiggendo  in vari scontri il poderoso esercito americano, per poi unisrsi alle altre bande. Il grande  protagonista della resistenza di questo popolo e di tutte le lunghe guerre Apache fu l’ indomito e leggendario condottiero dei  Bedonkohe e Chiricahua onorato come capo Goyaalè che dopo lo sterminio della sua famiglia nel 1851 , divenne l’ implacabile nemico dei messicani che lo chiamarono  Geronimo , continuò la sua guerra  contro l’espansione statunitense, con i suoi fidi condottieri come  Naiche  figlio di Cochise, suo cugino  e compagno di battaglie Juh e il padre di una delle sue moglie Nana. Dopo aver combattuto valorosamente  per oltre venticinque anni i militari inviati a reprimere la  fiera difesa della sua gente, Geronimo rimase con un pugno di guerrieri in  un estenuante , poi l’armata del  generale  Nelson Miles in Arizona a  Skeleton Canyon nel  settembre 1886  lo costrinse  alla resa. La promessa di poter tornare alla sua terra fatta dal generale Miles non fu mantenuta e venne  detenuto a Fort Pickens nella lontana  Florida, poi nel  1894 trasferito   a Fort Sill, in Oklahoma dove  passò il resto della vita lontano dalle sue terre   nel suo glorioso mito, usato come attrazione alle manifestazioni internazionali  di Omaha, Buffalo e all’ esposizione universale di St. Louis nel  1904,  per poi spegnersi ne suo confinio confinato a Fort Sill nel  1909 confessando  il suo pentimento per la resa  “Non avrei mai dovuto arrendermi: avrei dovuto combattere fino a quando non fossi rimasto l’ultimo uomo vivo“.

La fine di un mondo

Ho sentito che ci vogliono chiudere nelle riserve vicino alle montagne ma non voglio ubbidire perché mi piace vagare per le praterie, lì mi sento libero e felice ma quando mi chiudono e limitano è lì che impallidisco e muoio.” Satanta capo Kiowa.

Dopo l’ epica vittoria a  Little bighorn, sei mesi più tardi  agli inizi di  gennaio del 1877 a Wolf Mountain vi fu  l’ultima battaglia tra l’esercito statunitense comandato dal generale Miles contro  i guerrieri Sioux e Cheyenne guidati da Cavallo Pazzo che vennero sconfitti ritirandosi nei loro territori ormai inesorabilmente minacciati. Dalla sconfitta nello scontro a Wolf mountain passarono un anno a resistere senza più possibilità di fronteggiare il poderoso esercito statunitense, così  assieme agli alleati  Arapaho , con la promessa del governo di poter fare ritorno alle loro terre se non le fossero gradite, andarono   nelle riserve che trovarono desolanti. Molti le lasciarono  guidati da Dull Knife Coltello Spuntato e il fiero guerriero Ohkomhakit chiamato Piccolo Lupo riuscendo a tornare nel loro territorio in una più decorosa riserva. Dopo anni di scontri e battaglie nelle lunghe Guerre Sioux, nell’ ultimo decennio del XIX secolo tutte le trbù indiane avevano smesso di resistere relegate per sempre nelle miserabili riserve e solo i Chippewa tentarono di uscirne con una rivolta soffocata nel sangue.  Intanto il grande e leggendario capo  Toro Seduto si era rifugiato in Canada con la sua gente nel 1877 per poi arrendersi definitivamente  quattro anni dopo confinato anche lui in una riserva, ma il suo mito rimaneva sempre vivo e nel 1885 accettò di entrare nel circo Wild West che aveva organizzato il famoso  avventuriero William Frederick Cody noto come Buffalo Bill per esibirlo come lo sconfitto capo dalla sconosciuta lingua , credevano raccontasse avventure orituali, mente invece li insultava in ogni modo. Tornato nella riserva di Standing Rock in Dakota  ne venne ordinato l’ arresto, difeso da pochi fedeli fu ucciso assieme al figlio Piede di Corvo, il 15 dicembre 1890 il grande capo venne sepolto a  Fort Yates e con il vile assassinio di Toro Seduto terminava l’ epopea della valorosa resistenza nelle Grandi Pianure e ne rimangono le sue profetiche parole:

Vogliono la terra, nostra madre, come loro proprietà e costruiscono recinti per tenere distanti i vicini. Con le loro costruzioni e i loro rifiuti profanano la terra. I bianchi sono come un fiume che rompe gli argini e distrugge tutto ciò che incontra. Noi non possiamo vivere vicino a loro...”

Era la fine dell’ antico mondo degli  indiani, definitivamente segnata dall’ ultimo atto dell’ arrogante violenza contro un popolo esausto dalla gente ormai inerme. Dalla riserva che chiamavano Wazí Aháŋhaŋ Oyáŋke ove erano stati confinati a Pine Ridge nel Dakota meridionale, il  29 dicembre 1890 alcune centinaia di Sioux, seguaci di Wovoka,  mistico predicatore della tribù dei Paiute , si allontanarono per onorare con le cerimonie della  Ghost dance l’anziano e moribondo capodei  Sioux Miniconjou  Si Thànka o Heȟáka Glešká

noto come Big Foot Piede Grosso.  Raggiunsero il luogo sacro  ove scorre il torrente Wounded Knee che per loro era il Čaŋkpé Op e per tutti divenne tristemente noto come luogo del vile massacro a  Wounded Knee  dove oltre  duecento indiani inermi con donne e bambini furono sterminati dalla soldataglia del famigerato Settimo  reggimento cavalleggeri che si macchiò di un altro ignobile capitolo nella sua storia tanto celebrata  assieme ad un secolo di nefandezze nel mito del Far west. Si era celebrato l’ ultimo atto di quel mito che decantava lo sterminio di popoli nelle guerre indiane che ne fecero olocausto, la fine di un mondo che voglio ricordare con le parole del capo Hehaka Sapa Alce Nero

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto.”

Con esso a  Wounded Knee è sepolto ogni cuore che batte per quella tragica fine

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