Bosnia

Bosnia


“Non esiste luogo né vita diversa dalla nostra

Un tempo, appena ieri, appena ieri insieme sereni. Poi perché tagliati d’un tratto da una falce ottusa

E lasciati che il vento arso ci disperda

In un altro tempo senza dimensione?”

Scriveva nell’intenso poema “Fuochi di Bivacchi a Travnik” Eldo del Papa che ben conosceva questo paese soffrendone della tragedia mentre anche lui stava andandosene lasciando memoria ad ispirare chi vi si reca. Vi incrociano le vie balcaniche che collegavano l’ occidente all’est d’Europa NEL territorio limitato ad ovest da Croazia e Montenegro e ad est dalla Serbia, anticamente popolato dagli Illiri di propria lingua e ben militarmente organizzati scontrandosi poi con l’ incontenibile potenza romana dal 230 a.C. per due secoli di guerre illiriche e al fine ne fu parte di Dalmatia della provincia Illyricum nel romano impero. Alla sua caduta d’ occidente vi giunsero gli slavi e il territorio divenne vassallo dell’ limpero bizantino per oltre cinque secoli e dopo breve dominio del regno d’ Ungheria con il condottiero che ne fu sovrano Ban Kulin sorse il banato di Bosnia. intanto era sorta la dottrina dei pauliciani e tondrakiani d’Armenia condannata dalla chiesa armena, ispirando l’eresia del bogomilismo diffusa ne  paesi slavi da cui derivò il movimento dell’ eresia catara e qui il bogomilismo ebbe particolare rilievo. Con la vittoria nella Piana dei Merli a Kosovo polje, precipitò l’espansione balcanica degli ottomani e sorse la Bosnia ottomana che fu  provincia  Sandzak e poi Eyalet dei domini turchi con gran parte della popolazione bosnjac convertita all’ islam. Rimase  ottomana per  quattro secoli fino all’annessione austro ungarica della  Bosnia ed Erzegovina con il trattato di Berlino e i susseguirsi delle crisi definite poi da ragazzi affiliati alla Crna ruka e la pistola di  Gavrilo Princip che uccise Francesco Ferdinando e la consorte Sofia sul ponte Latino di Sarajevo in quell’ attentato a scintilla della grande guerra e il suo massacro. Alla fine fu nel regno di Jugoslavia di cui il  sovrano Paolo Karađorđević aderì allo scellerato patto tripartito con la Germania nazista e Italia fascista, sconfessato dal successore Pietro II e poco dopo con l’invasione nazifascista, parte del fantoccio Stato di Croazia di Ante Pavelić e i suoi sanguinari Ustascia scatenando la persecuzione dei serbi, oltre i  crimini e lager fascisti e dell’ esercito italiano qui com nel resto dei Balcani, infamia riscossa da tanti partigiani italiani combattenti con l’esercito di Liberazione che pose fine agli orrori e dalla vittoria sorse la Bosnia della Socialista Jugoslavia. Chi v’è stato all’epoca la ricorda e la rimpiange qui come nel resto di quella tranquilla Jugoslavia dalla Slovenia alla Croazia e Montenegro, dalla Macedonia alla Serbia,  pacifica e tollerante e dall’inimmaginabile tragedia a venire con la  disgregazione e la  sanguinose devastanti guerre jugoslave. Ritornando vent’ anni dopo a ricordare il conflitto croato musulmana, lo straziante  assedio di Sarajevo e via per la sequenza di orrori, le  memorie dei campi di concentramento  come Omarska, le fosse comuni da Tomasica a Perucac , la  violenza sulle donne come strumento di guerra con l’arma dello stupro. Lueghe e macabre liste dei dispersi e uccisi di da  MostarStolac a Livno e Čapljina, da Prozor e Trebinje a Nevesinje e  Gacko e tanti orrori  anche annotati  nei diari del boia Ratko Mladić. Tornare a Srebrenica ch’era popolata da bosnjaci ove Radovan Karadzic aveva inviato le orde del fido Ratko Mladić con i suoi ufficiali e le bande di Željko Ražnatović che coronava una  vita da boia, sicuri ch’era senza difesa sebbene sotto protezione Onu. Scatenarono quell’orrendo massacro che fu anche un genocidio europeo e fallimento delle nazioni unite  giacchè  dall’ Olanda ci aveva mandato i caschi blu che sono stati a guardare complici e ne è responsabile, come ha finalmente stabilito il dossier anni dopo, mentre s’ elargivano  ergastoli per genocidio  a qualche macellaio e un po’ di  verità su Sbrebrenica. L’ accordo di Dayton ha sancito la fine della guerra dividendo questo Paese martoriato sulla linea del fronte nella Republika Srpska ove più presenti serbi e croati e la Federacija a maggioranza bosnjaci musulmani il cui distretto Brčko condiviso con la Serbia . Dall’ epoca ottomana alla  Jugoslavia  per secoli in pacifica convivenza, poi presi da alimentati furori etnici si sono combattuti in quel  sanguinoso conflitto, tornare a dividerle con quell’ accordo è stato stolto viste le vicende che mostrano un’ instabile Bosnia. La convivenza religiosa fondava sull’amministrazione dei Sandzac ed Eyalet della Bosnia ottomana che garantivano certa libertà ad altre comunità, ma quella guerra sconvolse gli antichi equlibri con l’arrivo di  mujahideen arabi, terroristi dalla Cecenia e psicopatic  Talebani dall’Afghanistan affiancati all’ Armija Bosne i Hercegovine. Così anche qui quel ch’era un tollerante islam s’è avvelenato d wahhabismo e salafismo a conferma che il moderato ne è eccezione e che comunque religion das opium des volkes. Sembra vietato costruire chiese ma sorgono dappertutto nuove moschee e centri i che trasformano  paesaggio e  cultura, finanziati da ong islamiche, il whhabismo dell’ Arabia Saudita, oscure organizzazioni del Qatar e di islamizzazione turca, alcune promettono stipendi a chi si converte e qualcuno qui dice che s’inizia a far politica sotto il niqab. Assieme ad arabi estremisti  molti dei  combattenti della passata guerra sono rimasti  dedicandosi  dal narcotraffico alla Siria ove l’ al-dawla al-islamiyyaa,  noto islamico  stato  dell’isis, riceve armi dal Kosovo e Bosnia nonché milti per  isis e al qaeda. Venendo qui a farne inchiesta tra i wahabiti bosniaci si nota crescere il pericolo del radicalismo islamico e sembra divengano Bosnia e kosovo focolaio jihadista che si rifornirebbe da arsenale balcanico  aleggiando lo spettro del terrorismo con reclutatori anche in Italia. Lasciando le città per il  nord est nel distretto di Brčko all’entrata del villaggio Gornja Maca sventolano sinistre bandiere d’una comuità sedotta dall Isis e ad entrarci pare proprio colma di estremisti che assicurano esserne diversi di villaggi simili e molti altri lo saranno.

Viaggio

Per chi c’è stato quand’era Repubblica della pacifica Jugoslavia che s’è disintegrata e ne ha conosciuti gli orrori della guerra, viaggiare in Bosnia, che lo si attraversi dalla Croazia o dalla Serbia, sembra d’essere in un paese in transizione percorrendolo nella geografia e ambienti che ne hanno vista la storia.Tra montagne e riserve naturali la si chiama terra d’oro blu per i suoi suggestivi fiumi, dalle settentrionali regioni di Posavina e Una-Sana con la medievale Velika Kladusa e la cittadina di Bihać al parco del Nacionalni Una e il kozara nelle Alpi Dinariche che s’allungano sul confine della Croazia. Ad est verso la Serbia nel Tuzlanski la vecchia Tuzla, a scendere nel centrale territorio della Srpska presso Pale si trovano  le suggestive grotte di Orlovaka e le montagne di Vilika Guvno tra l’ Orlovača e il Palenski, di qui al territorio di  Karaulica e la zona di Grudica, proseguendo nel vicino territorio di Mlične Glavice , attraverso la valle di Rat per la regione di Malo Jezero e il magnifico Ramsko Jezero. Nella Bosanska Krajina si trov la città di Banja Luka dalla cinquecentesca moschea di Ferhadija che sembra aver ritrovato convivenza con le cattedrali di Cristo Salvatore e di  San Bonaventura, tornando nel Tuzlanski passando per Gradačac e Gračanica si trova il suggestivo lago Panonsko jezero e da Tuzla a Srebrenik dall’ imponente fortezza. Da Bugojno non distante si trova l’antico centro di Jajce, l’ affascinante città con il suo lago e l’ insieme architettonico è tra i patrimoni unesco bosniaci. La città di Travnik che fu centro medievale e ottomano  dominato dalla fortezza stari grad e il resto da vedere, tra la singolare moschea multicolore e la casa natale di Ivo Andrić che ha descritto il paese nei Racconti di Sarajevo e Il ponte sulla Drina.Da Breza si passa per la medievale Zenica , quindi  l’antica città di Visoko e il sito delle controverse piramidi bosniache, formazioni geologiche note tra fantasia,realtà e i deliri del pseudo archeosofista Semir Osmanagić. Ad ovest il Sutjeska dominato dal massiccio di Maglic sul confine del Montenegro e il parco Hutovo blato vicino a quello con la Croazia in Erzegovina. Verso Blidinje nel suggestivo paesaggio tra la montagna di Cvrsnica e la Veliki Vran, attorno al lago di blidinjsko jezero si stende il parco Blidinje che continua nella Gornja Grabovica, ricordata per un massacro tra i tanti della maledetta guerra ed ora aperta a percorsi naturalistici e il piacere del lago Buško, passando per Glavaticevo e il centro di Konjic magnificamente adagiato sul Naretva con uno degli antichi ponti ottomani anche qui rerestaurato, si può passare da Zavidovici anch’essa sconvolta dalla guerra che cerca di risollevarsi, ma sicuramente incantano le immagini della fortezza di Vranduk nell’omonima città reale presso Zenica, così come il resto si questo affascinate territorio di Bosnia, crocevia delle vie balcaniche. Venendo dal Montenegro e la Croazia oltre l’enclave bosniaco di Neum, passando per Čapljina, lungo i suggestivo fiume che gli dà nome, s’entra nel cantone Neretva dell’Erzegovina incontrando la cittadina di Ljubuški e poi l’ antica città di Trebinje con la cattedrale di Maria e il monastero di Tvrdos, sulla riva sinistra della Neretva s’adagia il patrimonio unesco nella cittadella medievale di Počitelj, procedendo nel cantone di Herzegovina Neretva ad est si trova l’ affascinante città di Stolac da visitare con le lapidi medievali di Stecci bastine nella necropoli di Radimlja e i suoi siti storici, oltre quella che sembra una pacifica ricostruzione in Bosnia. Dalla piccola Čitluk è facile trovare il  santuario di Međugorje consacrato alla Madonna dalle controverse apparizioni che qualcuno ha smentito,ben poco convincono il Vaticano e sembra per nulla per nulla il Papa, con buona pace di sospetta fede che di miracoloso ha sicuramente il suo business.

Mostar

Passando per la medievale  Blagaj si giunge all antica città ch’era di convivenza nella pacifica Jugoslavia, dagli orrori della guerra ne rimane patrimonio questa Mostar da scoprire, e’ raro leggermi in promozioni girando il mondo, ma qui  a stare nel piccolo ed affascinante Oldtown hotel nel cuore del centro è idealeVicino lo Stari Most che fu il ponte simbolo di Bosnia e a ragione patrimonio unesco con accanto la torre Tara da dove i ragazzi hanno ricomincaito a tuffarsi nella Neretva. La sua ricostruzione ha restituito identità culturale a tutto ciò che lo circonda raccontandone la storia, dal vicino storto ponte Kriva Cuprija  per le moschee, dall’ Hadzi kurt alla cinquecentesca Nesuh Aga sotto la torre dell’orologio di mostarska Sahat Kula,  dalla Karadjozbeg alla Koski Mehmed Pasha, dal complesso della  Nesuhaga Vučjakovića alla moschea Neziraga. Della passata convivenza rimangono altri edifici religiosi con le chiese cattoliche Katedrala Marije Majke e la crkva sv.Petra i Pavla, l’ortodossa Saborna u Mostaru e l’ebraica mostarom sinagoga e poi seguendo la mappa della città se ne trovano altri luoghi  tra i monumenti e le architetture, per i centri culturali e i musei, lungo le sponde passando sui ponti che raccontano questa Mostar. L’animato bazaar e il vecchio bagno turco per le residenze ottomane tra la Biscevic, la Kajtaz e la monumentale seicentesca  Muslibegovic, a contiuare la casa quattrocentesca Herceg Stjepan Kosaka del duca duca Stjepan, i più recenti palazzi austrongarici e la qui onorata residenza dello scrittore Svetozar Ćorović. L’orgoglio dal vecchio cimitero partigiano si tramuta in tristezza nei recenti riempiti dalla guerra ove croci e mezzelune forse almeno qui riusciranno a trovare pace.

Sarajevo

Che vi si giunga dalla Croazia o dalla Serbia sulle  vie balcaniche in Bosnia e se ne percorre la storia del resto dell’ Erzegovina, anche qui giunsero  gli slavi che divennero i bosnjaci convertiti all’ islam nell’ espansione balcanica nella Bosnia ottomana, ne fu  provincia  Sandzak e poi Eyalet dei domini turchi e Sarajevo venne fondata a metà del quattrocento da Isa-Beg Isakovic e ingrandita da  Gazi Husrev-beg, come ne rimane testimonianza nell’antico quartiere di  Bascarsija. Per chi l’ha conosciuta all’epoca la città di Sarajevo, che qualcuno dice  torna a brillare, la si ricorda per il tragico assedio e nei libri di scuola per l’ attentato che ha scatenato la grande guerra. Poco più che ragazzi quegli affiliati alla Crna ruka dai nomi slavi di Ilic, Popovic, Grabez, Nedeljko e Vaso Čubrilović che nessuno ricorda, ma tutti sanno del capo Gavrilo Princip che al ponte Latino sparò su Francesco Ferdinando erede austroungarico e la consorte Sofia in quell’ attentato che dicasi scintilla della grande guerra e il suo massacro. Qui fu però l’eroico patriota na Gavriloj strani, come diceva la targa rimossa durante l’occupazione nazifascista e sostituita dopo la guerra bosniaca con altra che lo definisce invece assassino, così come se ne ricorda l’ l’evento nel vicino muzejsarajeva. Capitando qui nella controversa commemorazione del suo centenario  quando questa città fu breve cuore d’Europa a celebrare un secolo che nasce e muore, devo anche ricordare che sono passati vent’anni dal fine della guerra e l’allucinante assedio di Sarajevo e così si va a rivisitarne i luoghi . Torna alla memoria la  via dei cecchini che la chiamavano  snajperska aleja, le tremende immagini dei massacri di Markale e la strage del mercato, se n’è fatto anche un museo dell’ assedio e poi si va sotto il monte Igman, che molti ne conservano la memoria delle olimpiadi invernali ove qui rimangono solo rovine, nel quartiere di Butmir e sulla Donji Kotorac  s’apre e sprofonda a collegare la città quell’ angusta galleria a monumento di forza e spirito così che per tutti rimane Il tunnel di Sarajevo. Dalla fortezza  medievale di Bijela Tabija che la domina, camminando sui percorsi nel centro storico per il vecchio quartiere sempre animatissimo della Baščaršija tra l’antico caravanserraglio Morica Han e la fontana sebilj, con la Muslihudin cekreja  che s’erge dal  baazar bursa.Questo affascinante quartiere di  Bascarsija è il centro di dove  s’irradia la città la tra le architetture delle moschee, dal memoriale di Vječna Vatra percorrendo lungo viale di memoria asburgica, si trova la moschea di Ferhadija d’elegante architettura turca. La si chiama moschea dell’Imperatore la cinquecentesca Careva dzamija dedicata al dominatore Solimano e dello stesso periodo la moschea di  Gazi husrev bey  nota  begova Dzamija con sontuosi edifici dalle raffinate decorazioni e l’ antica biblioteca islamica riaperta. Considerata monumento nazionale è la moschea di Ali Pasha sorta  anch’essa nel sedicesimo secolo nei canoni classici ottomani , allontanandosi si va al seicentesco monastero tekke di Sinanova Tekija edificato dal mistico ordine Mevlevi dei dervish bosniaci e nel quartiere Marijin dvor la ricostruita di Magribija. Appare moderna la  moschea di Kralj Fahd finanziata dal wahabismo saudita, cosi’ come la masjid Istiqlal donata dal presidente Suharto d’Indonesia dopo le devastazioni dell’assedio, entrambe centri della Sarajevo musulmana che qualcuno comincia a chiamare eurabia. A testimoniare la forse perduta tolleranza le chiese cattoliche e a Bistrik emergono le svettanti immagini della cattedrale del Sacro Cuore dagli interni interni sontuosi progettata da Josip Vancas ad inizi novecento come la vicina neogotica crkva sv.Ante Padovanskod accanto il convento francescano.Tra le chiese ortodosse lungo la trg fra Grge Martica s’ ergono le immagini dell’ imponente cattedrale ottocentesca Rodenjia Presvete Bogotodic dalle cinque cupole e gli interni magnificamente decorati, la più antica è la  vecchia chiesa ortodossa sulla mustafa baseskija consacrata agli arcangeli Gabriele e Michele dalla splendida iconostasi. Dell’ ebraismo si trovano le sinagoghe dell’ antica comunità ebraica fondata dai sefarditi nei quartieri Kortidzo e l’animato Velika Avlija ove sorse il primo tempio  devastato da incendi, ricostruito come lo si vede con il suo museo e il vecchio cimitero, poi la   sinagoga u Sarajevu sulla sinistra del Miljacka. I profughi dalle persecuzioni di Spagna portarono il trecentesco Haggadah, prezioso manoscritto miniato  della Haggadah di Pesach con scene  bibliche , tra le più antiche haggadoth dei sefarditi utilizzato durante la  Pesach che s’ammira nel Museo Nazionale. Lo si trova sulla Zmaja od Bosne questo museo nazionale e storico del Zemaljdki muzej con la sua  preziosa collezione di arte antica, di dove si può andare per un percorso tra i musei di Sarajevo. Attraversata dal Miljacka è anche la città dei ponti, il più antico è il ponte romano di Rimski most nel suggestivo Ilidza, diversi sono ottomani, dal ponte di Kozija Cuprija all’inizio della suggestiva miljacka Kozija su una delle antiche  vie balcaniche  per Costantinopoli, il cinquecentesco Seher Cehaja collega la Bascarsija al quartiere di Alifakovac dello stesso periodo at Plandiste sul Bosna .Dall’ ottocentesco Drvenija most austroungarico  al  nuovo ponte davanti la Naciolna Biblioteka bombardata durante l’ assedio e dalla distruzione v’è stata la rinascita come la si vede,  infine le immagini del latinska cuprija, quel  ponte Latino sul Miljacka teatro dell’attentato  a richiudere i percorsi in questa città di Sarajevo.Prima di riprendere le vie balcaniche ci raccontiamo con il giornalista e amico Faruk Caluk che pure si commuove a consegnare nella riaperta la biblioteca dell’ istituto italiano il poema “Fuochi di Bivacchi a Travnik”che dedicò a questo paese martoriato Eldo del Papa poco prima di andarsene proprio venti anni fa.

“Di nuvole si muore sulla spinta del vento

un tempo

verso l’abisso si cade

di nuvole più che di pietre siamo vissuti

odiando amando Il nostro vicino

Siamo redenti in un legno

di quercia”

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