Ayahuasca

Ayahuasca


Nella visione animistica del mondo per i popoli tradizionali dell’ Amazzonia  tutto è legato in una armonia tra uomo e natura, il corpo con lo spirito e l’ambiente, anche la medicina tradizionale è un percorso spirituale preceduto dalla depurazione del corpo per prendere la via dello spirito armonizzandolo con l’ universo naturale nelle pratiche dirette dallo sciamano guidando il percorso spirituale degli iniziati che si purificano per acquisire le energie e giungere ai livelli superiori di conoscenza trovando il proprio maestro interiore che lo accompagna nella vita. Per gran parte di quelle popolazioni indigene foresta pluviale amazzonia peruda sempre le pratiche sciamaniche si fondano sulla ritualità associata alla bevanda dell’ Aya-wasca o liana degli spiriti, l’ Ayahuasca, ricavata dall’ infuso della liana Banisteriopsis caapi nota come yagè e l’ arbusto Psychotria viridis chiamato da diverse popolazioni chacruna, che contengono sostanze come la dimetiltriptammina o Dmt dagli effetti allucinogeni e il potente alcaloide psichedelico Triptammina. La bevanda indica la via esoterica per curare il corpo e lo spirito e con essa gli iniziati diretti dallo sciamano comunicano con il mondo degli spiriti, denominata diversamente dalle varie popolazioni della regione amazzonica, ma l’ uso cerimoniale è simile nella tradizione di diversi popoli e comunità di indios amazzonici dallo sciamanesimo legato alla ritualità dell’ Ayahuasca o simili preparati allucinogeni.

I popoli dell’ Ayahuasca

In Peru è diffusa tra tutte le popolazioni della foresta  come fondamento dei rituali sciamanici con la denominazione originaria di Aya-Wasca o Ayahuasca, nel territorio attraversato dal rio Urubamba e i limitrofi, oltre ai Machiguengas e le popolazioni vicine ove rimane fondamentale nella vita comunitaria, tra le varie comunità tribali che ne fanno uso  si trovano  i Kachá noti come Urarina nella regione peruviano di Corriente e lungo i fiumi Urituyacu e Chambira, in parte anche gli  Amuesha o Yanesha peruviani e più oltre  le comunità di Omagua o Kambeba,  così come gran parte delle popolazioni tradizionali nei limitrofi territori dell’ Amazzonia boliviana. In altre regioni amazzoniche l’ Ayahuasca prende nomi diversi, ma sempre dal significato sciamanico rituale, in Ecuador è chiamata natema dagli  indigeni che popolano le foreste tra i fiumi Napo, Curacay, Aguarico e Coca nella regione nota come  Oriente, mentre da quelli che popolano le foreste nella limitrofa  Colombia tra i bacini fluviali del rio Putumayo e Caquetà con i loro affluenti è chimata Yagè.  Le tradizioni sciamaniche con l’ uso  rituale di piante allucinogene sono si trovano  nel  popolo Shuar noto anche come  Jívaro, dalle comunità  nel territorio ecuadoriano e in parte peruviano come gli Achuar, lungo i fiumi ecuadoriani Putumayo, Aguarico e Napo i Quijos o Quijos-Quichua, tra i territori ecuadoriano e peruviano ove scorrono i fiume Pastaza e Napo gli Zàpara, tra il rio Putumayo, Napo e Yavarì gli YawarYagua in comunità  tra le regioni peruviana e in parte  colombiana, dove si trovano gli ultimi Bora, più a sud  tra le regioni amazzoniche peruviana e quella  brasiliana gli  Amahuaca o Amakawa, il popolo di stirpe  Kampa noto come Asháninka, machiguengasgli Uomini Veri o Huni Kui come si definiscono le comunità tribali dei Kaxinawá, Il Popolo dell’ acqua o Mayoruna, come i quechua e gli indigeni andini chiamano i Matsès tra l’ Amzonas brasiliano e la regione peruviana di Yaquerana. I Manchineri tra gli stati brasiliani dell’ Acre e Amazonas  popolati anche dai Kulina, entrambe con con varie comunità sui fiumi peruviani  Purus e Juruà, così come gli  Yaminawà, tra quei territori e in parte in quelli limitrofi  boliviani gli Yawanawà.  Tra le popolazioni dell’ immenso territorio amazzonico in Brasile l’ Ayahuasca è chiamata anche Nixi-pae e Cha, l’ uso è diffuso assieme ad altre piante allucinogene da molte  comunità tribali del popolo Tukano, con la denominazione Daime è fondamento rituale del culto sincretico tra sciamanesimo e cattolicesimo del Santo Daime diffuso nel territorio amazzonico dell’ Acre, simile alla Jurema usata nelle cerimonie esoteriche tra la popolazione afrobrasiliana note come Culto della Jurema. Nella medicina tradizionale degli indigeni amazzonici e le pratiche sciamaniche, ai riti ayahuasca sono associate altre bevande e sostanze  nelle cerimonie dalle propietà curative ed esoteriche  come lo Yopo o l’ uso di soffiare nelle narici e sul volto il fumo di tabacco misto ad altre piante medicinali con  le cannule  Kuripe o con le lunghe pipe Tepi nella cerimonia del Rape. Nel bacino del fiume Orinoco verso l’ Amazonas simili cerimonie sono fondamento della ritualità sciamanica degli Yanomami inalando quello che è considerato cibo degli spiriti nella  polvere di yãkõana dagli effetti allucinogeni tratta dalla pianta virola del genere elongata  mescolata all’ altra pianta anadenanthera peregrina ridotta in polvere come Yopo  dagli effetti psichedelici che aiutano le visioni e la comunicazione shapu con gli spiriti, particolarmente gli hekura  che governano varie manifestazioni da interpretare. Tra diverse comunità tribali del  Xingu brasiliano  gli sciamani curano le infermità  e comunicano con gli spiriti aspirando fumo di tabacco con altre sostanze entrando in uno stato di trance per poi soffiare il fumo sull’ infermo scacciando il maleficio, attraverso le visioni provocate dagli allucinogeni controllano la relazione tra gli umani del villaggio e il mondo soprannaturale regolando le relazioni  tra gli uomini e gli spiriti, sa interpretarli loro per mutarne gli eventi che provocano. Sempre nella regione brasiliana del Mato Grosso simile ritualità è praticata da altre popolazioni indigene con sostanze allucinogene ricavate dalle piante della forestaindios amazzonia droga in infusi o inalandole con il fumo,  come nelle cerimonie sciamaniche dei  Bororo. Anche se in modo  minore l’ uso dell’ ayahuasca e piante allucinogene è comune anche tra diverse popolazioni esterne alla regione  tradizionale,  si trova tra i Tsàchila, che gli spagnoli chiamarono colorados per le tuniche variopinte e i capelli tinti di rosso, in gran parte popolano la regione ecuadoriana della città  di Santo Domingo che ne prende nome come Colorados. Sempre nel territorio dell’ oriente  ecuadoriano i Cayapas, meglio noti come Chachi, che popolano foresta del nord ovest in parte protetta dalla  riserva di Cotacachi chiamata anche Cotacachi Cayapas dal fiume che l’ attraversa. Nella regione orientale colombiana i Sikuani o Guahibo e più a nord verso quella meridionale panamense nella foresta del Darién la popolazione di tradizioni seminomadi un tempo chiamati Embera-Wounaan o Choco e noti come  Emberá, infine alcune comunità di Chiriguano, come sono chiamati gli Ava Guaranì orientali boliviani, sembra che molto più recentemente delle altre popolazioni indigene  abbiano adottato l’uso della Ayahuasca nei loro rituali sciamanici e curativi.

La cerimonia Aya-Wasca

Dalla regione andina della Valle Sacra  incaica per un lungo ed impegnativo percorso si scende per il rio Urubamba che lascia gli aspri rilievi fino alla foresta amazzonica navigando oltre il vorticoso  Pongo de Mainique con le sue temibili rapide per entrare  nel territorio popolato dalle comunità indigene degli Asháninka ancora legate alle ritualità sciamaniche con l’ uso dell’ ayahuasca, ma più di ogni altra popolazione ne è fondamento dell’ esistenza tradizionale per i vicini Machiguengas e da loro ne ho appreso i più profondi significati assistendo e partecipando alle cerimonie esoteriche di quella che ho definito sciamano amazzoniala Società dell’Ayahuasca, pubblicandone reportages e gli studi in Indios dell’ Amazzonia Peruviana per l’ Istituto Geografico Igm. All’ epoca tra quelle popolazioni amazzoniche era molto difficile essere ammessi a cerimonie del’ Ayahuasca se non acquisendo la fiducia della comunità e lo sciamano per poi seguirne le regole iniziatiche, ricordando bene che non si tratta di una droga allucinogena  da assumere per ridicole esperienze psichedeliche, al contrario un’ esperienza antropologica che richiede grande preparazione e molta cura per non risultare devastante. Ogni sciamano curandero ha il suo metodo per preparare l’ Aya-Wasca o la liana degli spiriti, come è qui tradizionalmente chiamata l’Ayahuasca, che viene tra­mandato segretamente per generazioni sciamaniche, in quel periodo si deve purificare con una dieta rigorosa che proibisce carne, alcolici, sale e ogni alimento dolcE,  oltre ad una completa astinenza sessuale. Il preparato si ottiene lasciando macerare per almeno dodici ore  piccoli pezzi  della liana Banisteriopsis caapi chiamata anche Yagè  assieme alle foglie dell’ arbusto Psychotria viridis noto come Chacruna che, come la Yagè è fodamento degli effetti allucinogeni dell’ Ayahuasca, aggiungendo altri  vegetali della foresta come il toe, il chirisnango, l’uchusunango e l’hayahuna, acquistando  un sapore amarissimo che assicuro disgustoso.

Lontano dal villaggio ove la foresta è  fitta in una capanna almeno due notti alla settimana si riuniscono gli iniziati della Società dell’Ayahuasca, in una mistica atmosfera tra altari improvvisati con  amuleti illuminati da tenui fiammelle, il curandero distribuisce la bevanda ripetendo frasi rituali  incomprensibili e canti sacri      ikaros accompagnato da flauti e percussioni di ossa. Gli iniziati gradualmente  assimilano gli  effetti dell’Ayahuasca, li ricordo prima agitati e sudati che rispondevano alle domande del curandero sulle loro visioni che nella prima fase sono disordinate geometrie policrome, quando diventano più  ordinate lo sciamano può iniziare ad interpretarle entrando  gradualmente in comunicazione con il mondo degli spiriti. Nella  fase successiva  le manifestazioni psichiche, progressivamente alterate dalla droga, si trasformano in visioni realistiche e piacevoli di paesaggi immaginari, bellissime fanciulle e volti amici, ma è il breve periodo che precede al­lucinazioni terrificanti che mettono a dura prova l’equilibrio dell’iniziato, quando  si supera il confine tra il naturale e il sovrannaturale, necessario per entrare in contatto con le forze invisibili della natura, tra da urla, scene di dispera­zione ed emozioni  violente che il curandero cerca di interpretare magica­mente. Nella fase finale lo stato allucinatorio arriva al culmine quando l’ iniziato subisce una sorta di sdoppiamento di personalità con la chiara percezione di essere spetta­tore delle  visioni che lo circondano e che coinvolgono un suo alter-ego. Manifesta estrema lucidità con la convinzione dell’irrealtà delle allucinazioni e la possi­bilità di interpretarle come chiaroveggenza, alla fine segue un torpore astenico e il sonno pro­fondo, mentre il  curandero ha raccolto tutto il necessario  alla sua interpretazione dei segni che questo contatto con le forze della natura e gli spiriti attraverso l’ Ayahuasca ha prodotto negli iniziati.

Anche lo sciamano per giungere a conoscere meglio il  mondo e potenziare l’ influenza benefica, deve fare uso prolungato  dell’ Ayahuasca preparazione ayahuasccome essenza esoterica per liberare le sue energie ed essere adoperate contro le forze malefiche e le cerimonie che sono fondamento della spiritualità sempre connessa con la vita comunitaria dei Machiguengas come per molte popolazioni amazzoniche. Gli effetti allucinogeni permettono  al subconscio di esprimersi liberamente e volte drammatica­mente rivelando con le visioni  le paure ancestrali e stesso tempo avere percezione  dei misteri del mondo che per essi  è la foresta con le sue forze in gran parte incomprensibili. Anche le malattie sono ri­sultato dell’influenza nefasta di quelle forze, spesso mediate dalla magia negativa praticata da alcuni temuti e disprezzati individui, oppure direttamente da spiriti maligni che possono entrare nella comunità sotto forma di animali. Attraverso l’ Ayahuasca e la sua ritualità queste influenze malefiche possono essere individuate nell’ infermo e il curandero può intervenire con un’in­fluenza benefica che equilibra e annulla quella negativa, le cerimonie collettive sono più magi­che ed esorcistiche che religiose, necessarie contro le influenze negative delle entità sovrannaturali.  In tal senso la credenza in una divinità creatrice è relativa, perchè se vi è stata una  creazione  l’artefice di essa è un’entità ignota e talmente lontana dal mondo che non vi è necessità di cercarne un rapporto religioso, mentre è  indispensabile quello mistico ed esoterico  con le forze  scaturite da quella lontana creazione, una gran varietà di entità invisibili che regolano il mondo accessibili solo con una comunicazione di magia divinatoria ed  esorcistica per individuare le varie in­fluenze positive e i mezzi per interpretarle.

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