L’America di Alexander von Humboldt

L’America di Alexander von Humboldt

Sugli itinerari in Sud America dell'esploratore Alexander von Humboldt e la filosofia della natura

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"La visione del mondo più pericolosa di tutte è quella di coloro i quali il mondo non l’hanno visto."

Alexander von Humboldt

Quante volte mi sono trovato a ricordare tra le più emblematiche citazioni dell’esploratore e scienziato tedesco Alexander von Humboldt cercando di raccontare il mondo viaggiando in tutti i continenti, egli fu tra i primi a vedere quel mondo in modo diverso  guardando la terra come un grande organismo pulsante di vita ove ogni elemento è in relazione con il tutto, in una nuova visione della natura che ha rivoluzionato il modo di intenderla e dove l’uomo ne è parte e deve preservarla, così come i popoli che devono trovarne equilibri ed armonia.

Alexander von Humboldt fu eclettico erede dell’Illuminismo europeo e del Romanticismo fucina di ideali, che aveva protagonista Goethe con la sua opera letteraria e l’originale concezione della scienza , le riflessioni dell’idealismo tedesco di Fichte e il contemporaneo Schelling, fino al pensiero rivoluzionario di Hegel. In quel laboratorio del pensiero a lui contemporaneo era cultore della natura nella supremazia della ragione e il trionfo della scienza, ne ho tratta ispirazione nei miei viaggi in America cercando di seguirne gli itinerari, così come ho fatto per gli altri protagonisti delle esplorazioni nel resto del mondo.

 

Alexander von Humboldt

Fratello minore del filosofo e linguista Wilhelm fondatore dell’omonima Università berlinese, Alexander von Humboldt si perfezionò in botanica e zoologia con George Forster, per le sue capacità di studioso fu invitato assieme al naturalista Aimè Bonpland alla spedizione del geografo francese Nicolas Baudin che fu però rinviata, così si recarono in Spagna rivolgendosi al funzionario e futuro ministro de Urquijo per organizzare una spedizione nelle colonie che in quel periodo cominciavano a liberarsi. Ottenuta l’autorizzazione Humboldt e il collega Bonpland all’inizio del giugno 1799 partirono dal porto spagnolo di Coruña imbarcando i migliori strumenti scientifici disponibili per le rilevazioni scientifiche. Sostarono a Tenerife nelle isole Canarie per un’ascensione sul vulcano Teide. In una ventina di giorni raggiunsero la costa venezuelana a Cumanà dove era possibile osservare una tempesta  meteorica proveniente dallo sciame più rilevante delle Leonidi provocato dalla cometa Tempel e da tali rilevamenti fu poi possibile stabilire la lista degli sciami e calcolarne la periodicità.

 

Le spedizioni in Sud America

Nel febbraio del nuovo secolo Humboldt e il compagno Bonpland iniziarono la loro avventura con una spedizione nella Guyana venezuelana dove il Rio Caronì va ad alimentare il grande Orinoco assieme all’Apure che proviene da sinistra assieme al Guaviare, il più piccolo da Meta e il fiume Arauca, in quattro mesi esplorarono il vasto bacino nella foresta tropicale formato dal gran fiume stabilendo che il canale Casiquiare lo collega al Rio Negro che si unisce al Branco e giunge allo spettacolare Encontro das Aguas nella brasiliana Manaus formando il maestoso Solimões Amazonas.

Alla fine di novembre lasciarono la Guyana venezuelana passando per Cuba e raggiunsero la Colombia sulla costa a Cartagena seguendo poi il corso del rio Magdalena e nel 1802 entrarono in  Ecuador prendendo una delle vie delle Ande che procede lungo la suggestiva dorsale dei vulcani dal più settentrionale Reventador al massiccio Tungurahua e l’imponente Cotopaxi, scalarono il  Pichincha e tentarono l’ascesa del maestoso Chimborazo giungendo ad oltre cinquemila dei suoi seimilatrecento metri.

Continuando attraverso le Ande la spedizione proseguì in Perù e dalla costiera Callao all’inizio di novembre Humboldt osservò e descrisse  il transito di Mercurio che fino all’epoca era stato osservato solo dall’astronomo francese Gassendi negli stessi giorni del 1631. Continuando sulla costa visitò le isole Chincha e le note Ballestas al largo della penisola di Paracas, vi trovò colonie di Spheniscus chiamati Pinguini di Humboldt e una gran quantità di uccelli marini che osservò e descrisse, studiandone le qualità fertilizzanti del guano. Riprese il mare per il  Messico che viveva gli ultimi anni da Vicereame spagnolo, ove rimase per un anno di studi interessandosi anche all’antico Messico precolombiano e ciò che ne rimaneva dopo la conquista spagnola, in particolare sul calendario elaborato dagli Aztechi svelato dalla Piedra del Sol ritrovata nel 1790, prima di ritornare Humboldt e il compagno Bonpland si fermarono negli Stati Uniti accolti dal presidente Jefferson per ripartire e giungere nel porto di  Bordeaux il 3 agosto 1804 a cinque anni dalla partenza del lungo viaggio.

 

Le opere di Alexander von Humboldt

I risultati della spedizione furono diffusi a cominciare da Vues des Cordillères et peuples indigènes de l’Amérique edito in francese nel 1818 e Ansichten der Natur tradotto Invenzione della Natura , ma tutta l’opera e i vari testi di storia naturale riflettono la sua concezione dell’armonia con essa. Nel bacino del fiume Orinoco coperto dalla foresta pluviale scoprì l’armonia della natura e ne fu primo paladino dell’ecologia, ne trasse studi e scritti di grande valore scientifico esposti in Voyage aux regions equinoxiales du nouveau continent tradotto da Thomasina Ross e pubblicati come Personal Narrative of a Journey to the Equinoctial Regions of the New Continent che furono preziosi a Charles Darwin nel suo celebre viaggio alla ricerca delle basi scientifiche dell’evoluzione e la sua teoria sull’Origine delle specie. La summa dei suoi studi emersi dagli avventurosi itinerari producendone una nuova concezione del mondo la si trova nella monumentale opera Il Cosmo con il primo volume pubblicato nel 1845 Kosmos Entwurf einer physischen Weltbeschreibung tradotto anche in italiano nel 1850 come Il Cosmo di Alessandro Humboldt Saggio di una descrizione fisica del mondo.

 

Sugli itinerari di Humboldt

Dopo quelli in Colombia ho seguito il suo itinerario nella Guayana dalla regione Bolìvar attraverso la Gran Sabana fino alla riserva della Sierra Imataca e nella foresta tra gli indios di etnia Arahuacos , proseguendo per i villaggi dei Pemòn e nel territorio Kavanayen per entrare nel vasto  parco nazionale di Canaima con le tuonanti cascate tra i massicci Tepui dominanti dall’Auyatepui e il maestoso Roraima. Gli indigeni chiamano Chinak Merù dove le cascate precipitano nell’Aponwao, lungo il rio Kamarang si trovano quelle di Cuquenan e la più alta del mondo nel  Salto Angel. Tra la Guayana venezuelana e brasiliano Amazonas  sopravvivono gli Ye’kuana e gli indios Maquiritare , ad occidente quelle dei Panare,  nel territorio Esequiba si trovano le comunità Wapixana e procedendo i villaggi dei Makuxi e gli indigeni Taurepang. Continuando per il delta paludoso dell’Amacuro nella foresta si risale il rio Orinoco fino al canale Casiquiare, ritrovando le comunità dei Kurripako e i villaggi dei Piaroa   da dove continuare nel territorio urihi a pree degli Yanomamö, in una difficile sopravvivenza nella foresta che rischia di travolgere questi ultimi indios Yanomami. Oltre la frontiera con il Brasile si raggiunge  Boa Vista e lungo il rio Branco cercando le comunità degli indios Arara si arriva  sul rio Negro fino alla confluenza nell’encontro das aguas del maestoso fiume con il vasto Solimoes dei portoghesi che gli spagnoli chiamarono Amazonas.

Dopo la Guayana venezuelana  seguendo gli itinerari di Humboldt anche in  Ecuador, ad ovest di Quito  dove si incrociano le vie  andine si trovano gli indios Tsàchila che dall’ uso di tingersi i capelli hanno ispirato il nome della coloniale Santo Domingo Colorados, proseguendo verso  Cotacachi  poco distante si trova la riserva del Cotacachi Cayapas e salendo tra i monti si raggiungono il laghi vulcanici  di Mojanda sotto il Cerro Fuya Fuya e il massiccio di Yanahurco e lungo il rio Chiriacu verso nord si trovano le comunità  degli indios Salasaca anch’ essi discendenti  Figli del Sole precolombiani come gli Otavalo e tutti gli indigeni  andini. Verso sud comincia una delle Vie delle Ande lungo la dorsale dominata dai vulcani dal maestoso Pichincha all’ imponente Cotopaxi,  si arriva al Tungurahua e la regione vulcanica del  Sangay con il suo parco, per il territorio  ove si ergono l’ Ayapunga e il cerro Saroche proseguendo si scende nella valle di Cajabamba  per riprendere la via nel Cantòn Guamote  ove si apre la regione del vulcano  Chimborazo popolata dagli indios Puruhà che da sempre convivono con eruzioni e terremoti. Dalla  coloniale Alausì parte il treno andino che sale alla Nariz del Diablo  tra  magnifici paesaggi, proseguendo si  scende verso la pianura occidentale, il clima andino cambia nell’umida calura tropicale  tra le piantagioni di banane, cacao e caffè dove i prodotti  vengono imbarcati  discendendo il rio Guayas fino alla costa a  Guayaquil con il porto animato dalle navi che caricano tonnellate di banane e da dove si parte  per le isole  Galàpagos dalla natura che ha ispirato Charles Darwin per il perfezionamento della teoria evoluzionista rivoluzionata con la suaOrigine delle specie.

Lasciando l’itinerario andino tra i vulcani di Humboldt e la natura delle Galapagos , viaggiando in Ecuador sono sceso ad  oriente verso il Rio Marañón che scorre verso il peru nel territorio degli  Shuar chiamati barbari Jivaros dai vicini come gli  indios  Awajún Aguaruna , nelle zone più isolate   sopravvivono anche i Bora , e comunità di Ocaina, poco oltre gli Orejon  di origini simili, proseguendo   tra gli ultimi Maijuna, nella regione oltre il Napo si trovano i villaggi degli  Arabela. La vera avventura da rivivere come un’ esplorazione all’ epoca è stata la spedizione sul rio Cononaco per raggiungere tra i primi gli ultimi Wahorani , chiamati selvaggi Aucas dagli altri indigeni che al tempo erano inavvicinabili e sperduti nomadi nella jungla.

Gli ultimi itinerari di Humboldt li ho percorsi tutti nel Messico precolombiano  e per le vie della sua conquista , nel vicino Guatemala e  dal meridionale Chiapas al nord tra gli indios Tarahumara, poi nei miei viaggi in Perù percorrendo le diverse Vie delle  Ande , attraverso il cuore precolombiano della  Valle Sacra   e per i territori delle varie comunità  indios.

Ho trovato ispirazioni in Humboldt leggendone gli studi seguendo i suoi itinerari e il suo spirito in tutti gli altri miei viaggi in America trovandone lapidaria la riflessione:

"Fin dalla mia prima giovinezza ho provato un ardente desiderio di viaggiare in terre lontane e inesplorate. È un sogno questo che caratterizza quell’età in cui la vita ci appare come un orizzonte sconfinato, quando nulla ha per noi maggiore attrattiva dei forti turbamenti dell’anima e dell’immagine di pericoli concreti."

Alexander von Humboldt

© Paolo del Papa Viaggiatori ed esploratori. Vol. America:Le ultime esplorazioni Alexander von Humboldt.

 

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